Vi presento il primo capitolo di una favola filosofica per bambini più o meno grandi… buona lettura. (continua…)

Considerazioni a margine di Se questo è un dio di Raniero La Valle (Ponte delle Grazie, Firenze 2008)
Rieti 18/03/2009

Il cristianesimo non è una dottrina, non è una teoria di ciò che è stato e sarà dell’anima umana, ma una descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo.
(Ludwig Wittgenstein)
Il problema oggi non è se davvero Dio è morto, bensì se non è morto l’uomo: per il momento non in senso fisico – benché anche questo gli venga minacciato – bensì in senso spirituale.
(Erich Fromm)
Se ci fosse da scegliere tra Cristo e la verità, sceglierei Cristo.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
(continua…)


La convergenza tra berlusconismo dominante ed integralismo cattolico sta minando le stesse basi della convivenza civile e distruggendo, giorno per giorno, i principi della nostra Costituzione. Il fronte è dovunque: al lavoro, per strada, a scuola, nei rari momenti di dibattito pubblico, nell’agire quotidiano. Resistere, resistere, resistere.
da http://www.repubblica.it
L’INTERVISTA. Parla l’ex presidente della Consulta “Dialogo sull’etica è impossibile con lo scontro tra dogmi”
Zagrebelsky: “Se il potere nichilista si allea con la Chiesa del dogma”
di GIUSEPPE D’AVANZO

L’Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, ha definito Beppino Englaro “un boia”. Credo che debba partire da qui, da un insulto atroce, il colloquio con Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale.
(continua…)

Questa testimonianza esprime al meglio ed in maniera sintetica quanto ho provato a raccontare e a spiegare in varie occasioni… meditate.
da http://chiarelettere.ilcannocchiale.it/post/2166597.html

Dopo la morte di Eluana Englaro e i provvedimenti del governo in materia di sicurezza

Testimonianza di Massimo Ottolenghi (Torino 1915), decano dell’Ordine degli avvocati di Torino

Situazione triste e allarmante quella in cui versa il nostro Paese: sono angoscianti le analogie con le vicende che io, testimone ultranovantenne, ho già vissuto sotto il fascismo, e che oggi non posso e non devo tacere.

La grave crisi finanziaria si presenta di nuovo come occasione per scardinare lo Stato di diritto. E offre la tentazione di svincolare il potere da qualsiasi ostacolo e controllo conclamando, nel caso di Eluana Englaro, il trionfo di un’invocata legge naturale o divina in spregio alle sentenze definitive dei supremi organi giudiziari.

La crisi si presta a individuare come nemici la Costituzione e i “diversi”, che appaiono come la fonte di tutti i guai, mentre il Parlamento è costituito da rappresentanti designati dalle segreterie di partiti anziché essere eletti dal popolo, così come era costituita la Camera delle Corporazioni durante il Fascismo.

Inoltre, con i nuovi provvedimenti avviati dal governo, la giustizia viene spogliata dal potere di avviare le indagini su notizie di reato; potere che viene invece conferito alla polizia giudiziaria, soggetta direttamente all’esecutivo. Nel contempo la polizia, depotenziata di mezzi, viene umiliata dal controllo di costituende ronde di volontari designati dai partiti: una nuova milizia costituita da squadre di tifosi e di facinorosi così come è accaduto sotto il Fascismo. E per controllare l’opinione pubblica e trasformare l’informazione in propaganda, non sarà più permesso divulgare prima del processo i contenuti delle intercettazioni sebbene messe a disposizione delle parti.

Si tende infine a trasformare i cittadini in delatori, a cominciare dai medici, che ora sono indotti a denunciare gli immigrati irregolari, in violazione dei loro principi deontologici. Mancano solo i capifabbricato e la taglia sui diversi. Non occorre neppure la marcia su Roma né il Concordato: bastano un nuovo uomo della Provvidenza e un Papa re.

Questo articolo merita di essere letto e meditato. L’uso che è stato fatto della vicenda Englaro dalla nostra degenerata classe politica è aberrante. Senza parole. Per quello che può valere, esprimo la mia più sentita solidarietà alla famiglia Englaro.
Ho il cuore dolente, il mal di stomaco e provo un infinito senso di vergogna.
Provo ribrezzo per il tronfio nichilismo della nostra classe dirigente, ribrezzo per il bieco cesaropapismo delle gerarchie vaticane.
L’articolo che segue è tratto da http://www.repubblica.it
(continua…)

Politica. Una parola pericolosa, a scuola. Conosco colleghi che, in nome di non so quale principio, escludono categoricamente si debba e si possa parlare di politica con i giovani. E mi riferisco, in particolare, ai nostri studenti delle superiori, i quali, negli ultimi due anni di corso, si trovano ad essere cittadini nel pieno godimento dei diritti politici. (continua…)


A domanda rispondo… un esperimento di estensione del “tempo scuola” tramite youtube. Tutto gratis naturalmente… approfittatene. I vostri commenti sono benvenuti!


Il grigio fa capolino
Al suono della campana
Il volto inespressivo
Ci indica la strada.

Un grande evento di democrazia
C’attende nella grande sala
Attende sudditi
E ai sudditi si chiede obbedienza.

E basta.
A lezione di democrazia
Ci si invita ad andare
Come armenti.

“Siate bravi”
E liberi sarete.
Di voi mi farò bello
E liberi sarete.

Cittadini-C-maiuscola
Fermi lì
A disposizione
Capire non serve.

Partecipare – figuriamoci
Basta la propria massificata fisicità
E liberi sarete
Silenziosamente accaldati.

Non voi per me
Io per voi
Che vostra è la scuola
La MIA scuola…

Il mini-racconto di prima fa il “paio” con quest’altro. Stesso tono ma scritto da un collega (nord-est?). Si potrebbe quindi evocare il bel rotondo spirto razional-ironico-dialogante-critico del nostro beneamato collegio dei “carenti” (soprattutto in senso filosofico-erotico), del quale, ahimé, faccio parte – provvisoriamente – anch’io…

da: http://www.docentinclasse.it/content.php?article.444
BRAVE NEW SCHOOL
RELAZIONE CONCLUSIVA DELLA VISITA ISPETTIVA DI PROTEZIONE
yorick giovedì 27 novembre 2008

Anche stamane, ultimo giorno della mia lunga Visita Ispettiva di Protezione, davanti all’Istituto Superiore di Creazione e d’Eccellenza Multi e Interdisciplinare c’è il solito andirivieni di scooter, automobiline e motociclette. Gli alunni disordinatamente entrano dal portone principale e strisciano il badge identificativo per segnalare il loro ingresso. Che avviene dalle 8.05 alle 8.45 per agevolare un buon deflusso ed evitare l’eccessiva calca, riducendo così statisticamente gli episodi di rissa, un tempo molto frequenti. (continua…)

Vi presento un articolo di “fanta-scuola” scritto da una studentessa di Parma. Davvero merita una riflessione “sentita” e “partecipata”. Come si fa? Facile. Basta recuperare un po’ dello spirito che i liceali-classici-reatini dispiegano, generalmente, durante le loro assemblee d’istituto.
Il mondo è grande e la vita è breve. Wake up!

da: http://scuola.repubblica.it/contributo/istruzione-produzione/548/?id_contrib=24
ISTRUZIONE : RACCONTA LA TUA SCUOLA
di Virginia Canali (liceo classico Romagnosi di Parma)
ISTRUZIONE = PRODUZIONE di studentepensante (Medie Superiori) scritto il 19 11 2008
Una voce metallica mi ricorda il mio ritardo mentre timbro il cartellino all’entrata di scuola, oggi ci ho messo più tempo a entrare perchè sono arrivate alcune piccole scuole non meritevoli di continuare a esistere e si sono accorpate al nostro Istituto, la ressa è quasi insostenibile. Mi trascino verso il mio piano, passo davanti a una decina di Classi Differenziate, alcuni ragazzi che sono con me storcono il naso e fanno battutacce su un presunto “odore” che sentono davanti a queste aule, non ribatto, non ne ho voglia. Salgo le scale fino al mio piano, contrassegnato con un cartellino con scritto sopra “QI alto, piano:G.P.”.

(continua…)

Maschere oscenamente vuote
Si agitano su palcoscenici tremolanti
Un osceno pensare di sapere quel che non si sa
Un osceno ciarlare muto di significati

E l’aria si fa grigia
Irrealmente vuota di uomini
Vaporosamente verbosa
Verbosamente irreale

Cifre e norme dimenate
Braccia che non catturano acqua
Vanamente tentare di non affogare
La bocca piena di niente

Difficile da ingoiare
Ma l’imbecillità non prevarrà
Perché dietro il vapor acqueo delle ciarle
C’è roccia ed energia

Dietroavantisottosopra
Donneuomini qui nel presente
Carnesangue così eloquentemente silente
Da risultare impermeabile

L’imbecillità non prevarrà
Basta un raggio di sole
Un lieve evaporare
Un duro scintillio di realtà

La scuola non è fatta di cifre
Murabanchiscalegessoregistri
Statisticheverbalipagellecampanelle
Bensì di donneuomini terribilmente reali

Per questo l’imbecillità non prevarrà miei cari Voi
Che lordate di escrementi la nobile arte della politica
Che incartocciate la vostra triste egopatia in decreti e circolari
Che trangugiate e sputacchiate bile sotto forma di parole

L’imbecillità non prevarrà
C’è roccia ed energia
Non urla la verità
Sta.

http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1083664/Obama-Berlusconi-faces-race-row-calls-Americas-black-president-suntanned.html#comments
Una breve panoramica dei principali quotidiani britannici, statunitensi, spagnoli, tedeschi, francesi, è utile per farci uscire dal tragico provincialismo e dall’ottusità che contraddistingue la nostra classe dirigente e i nostri media servili… occorre fare qualcosa, concretamente, altrimenti se lasceremo che la nostra immagine all’estero venga sfigurata e storpiata dai personaggi cabarettistici che presidiano le istituzioni finiremo con l’avere seri problemi anche per emigrare… a meno che non ci sia una forte richiesta di pagliacci, da qualche parte del mondo…
Dear readers, the question here is not to laugh or not at these ridiculous words. Racism is son of ignorance, as history teaches us. I’m Italian and I’m a teacher. This Government self elected with an antidemocratic electoral law (a sort of plebiscite that remembers the Acerbo-law – 1924, just before starting Fascist dictatorship) is really dangerous for us. Behind these words there’s a way of being, thinking and doing in politics that really frighten many of us. They want to destroy and to fall silent Italian public school and university. And they have just started…


Per un giorno abbandono il mio esilio montagnardo: vado a Roma come un pellegrino trecentesco. Anzi ritorno nella mia Roma. Avverto forte l’esigenza di un “pellegrinaggio laico”: per una volta voglio stare nell’evento, la manifestazione dei lavoratori della scuola, voglio vedere con i miei occhi, sentire con le mie orecchie, rabbrividire di freddo con la mia pelle. Essere parte di qualcosa senza dover tenere un telecomando in mano o fare click con il mouse su un film youtube. (continua…)

Tante parole non fanno il volo di un uccello. Difficilmente un discorso sulla “rotondità” sarà rotondo. E parlare della scuola non fa la scuola. Uno sguardo può salvarti, se tieni gli occhi aperti e il volo di una farfalla ripagarti di tanti attimi sgocciolati via, se solo smettessi per un attimo di pensare il tempo.
Non si educano i bambini: ci si lascia educare da loro. Con loro si impara ad imparare. Tutto il resto è sciocchezza. Sciacquarsi la bocca con un po’ di silenzio. Acchiappare la farfalla. Domani è sempre tardi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima della forca – estremo rimedio al criminale incallito – per i reati minori c’era la pubblica gogna. Quella di una volta era fatta di legno. Un trave sezionato in due parti e ricucito alla bell’e meglio con cerniere di ferraglia, con al centro tre buchi, uno più grande e due più piccoli, l’uno per la testa, gli altri per le braccia. Posizionato in qualche piazzetta, dove la brava gente faceva mercato o si riuniva ad ascoltare e a commentare le flash news del tempo – chia chia – attendeva con lignea stolidità che il malcapitato di turno vi fosse condotto dagli sgherri dell’autorità costituita. Un giro di chiave nel lucchetto arrugginito e clink! tutto era pronto. In nome di Sua Eminenza, Monsignor il Prefetto Pontificio. La brava gente finalmente aveva un buon argomento in carne ed ossa da mettere sotto le gengive sdentate. E per dare una mano a verdurari e fruttivendoli a smaltire i resti della giornata: finocchi abbruniti, cavoli marcescenti, frutti trasformati in verminai si trasformavano in proiettili improvvisati da accompagnare ad improperi biascicati, biechi sfottò rinforzati da qualche innocua bestemmiuccia in direzione del delinquente abbracciato nel legno. Sua la colpa di essere quello che era, né troppo grande nel male per esser temuto, né così linguacciuto da arringare la brava gente (al limite si poteva ovviare al disguido con un bel morso equino), figlio di nessuno, nemmeno di Cristo che abitava la chiesetta lì vicino. (continua…)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Usiamo le parole per utilità. E questo è assolutamente naturale. Le parole ci aiutano ad orientarci nel mondo. Ed il mondo in cui viviamo noi umani è assai più complesso del semplice nord-sud-est-ovest. Senza la geografia delle nostre visioni “culturali” vagheremmo spauriti e come inebetiti attraverso la quotidianità. Sin da neonati insieme al latte succhiamo dal seno materno voci, narrazioni, canzoni, nenie, simboli, rappresentazioni dell’ambiente circostante: la realtà è concentrata in una ninna nanna ed il suo ritmo è dolce e rassicurante come il battito cardiaco della mamma. (continua…)

A settembre 2008 (per l’esattezza 5 e 7 settembre) cadeva il settantesimo anno dalla emanazione delle leggi razziali di epoca fascista. Sarà che sono distratto, ma non mi è parso di cogliere un accenno che uno su TG e altro trash televisivo. Ci si ricorda solo di quello che fa comodo, mentre imperversa la patriottica questione del salvataggio (finto) di Alitalia.

Con un certo ritardo, chiedo venia, voglio dedicare alla memoria di quell’evento una breve poesia di Bertold Brecht. Da meditare per la sua estrema attualità.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht
Berlino, 1932

Personaggi: Bambina, Drago, Mostro magico, Gatto con gli stivali, Ciuccio Magico, Pifferaio
Scenari: Montagna alta alta, casetta a valle, castello
Oggetti: scatola e seme, bacchetta magica, microfono, armadio, scotch

C’erano una volta delle montagne enormi sulle quali viveva un mostro magico. Da queste montagne, così alte da essere inaccessibili, proveniva una musica di tromba. Su queste montagne nessuno poteva salire. Era pericoloso. Ma un giorno una bambina di cinque anni riuscì ad arrampicarsi sulle montagne. Era una bambina piccola ma alta e molto esperta. Aveva costruito una scala per salire sulle montagne perché voleva prendere un seme di pesca custodito in una scatola delle patatine. Sulle montagne cadeva una pioggia verde. Man mano che saliva la scatola si allontanava sempre di più e la bambina, nonostante i suoi sforzi, non riusciva a prenderla. La scatola era spostata da un drago invisibile, che a volte appariva, a volte scompariva. Era cattivo questo drago e molto dispettoso. Ma ad un certo punto la bambina riuscì ad afferrare la scatola e a fuggire dal drago. Il drago, però, aveva aperto la scatola e il seme era caduto. La bambina strisciando per terra lo recuperò, lo chiuse nella scatola, la sigillò con lo scotch e la chiuse in un armadio.
Il drago gridò “vendetta, vendetta!” e si mise a cercare il seme dappertutto, senza riuscire a trovarlo. Anche la bambina si era nascosta dentro una casetta che assomigliava ad una scatola. Il drago si aggirava nei paraggi chiedendosi ad alta voce “dov’è il mio seme?”. Siccome il drago cattivo stava per trovare il seme la bambina pensò di prenderlo con sé e di rifugiarsi in un castello brutto, scuro, nero, di fuori. Dentro, invece, era tutto un altro mondo, multicolore! Giallo, rosso, blu, azzurro, verde, arancione, celeste, viola e bianco (con un pochino di nero). La bambina nascose il seme in un forziere dorato. Un posto sicurissimo.
Il mostro che nel frattempo era rimasto sulle montagne e che aveva i piedi e le mani appiccicosi, decise di scendere. Entrò nel castello dove si trovava la bambina e cercò di spaventarla per costringerla a consegnargli il seme. A questo punto la bambina tirò fuori il suo ciuccio magico. Era un ciuccio parlante. Non si capiva niente di quello diceva. Solo la bambina era in grado di capirlo. “Andate via cattivi! Via brutto drago, via brutto mostro!” – diceva. Ma i due mostri spaventosi fuggirono lo stesso: sentivano la puzza che emanava dal ciuccio. Ed era una puzza terribile. La bambina allora si trasformò in una fatina. Prese la bacchetta magica e “abracadabra” la bacchetta si trasformò in un microfono. E con il microfono chiamò il gatto magico con gli stivali. Con un’altra parola magica trasformò il mostro in un giocattolo e il drago in un topolino. Il gatto con gli stivali con un altro “abracadabra” venne trasformato in un pifferaio magico che con la melodia del suo flauto ammaliò il topo e lo immobilizzò. La bambina-fatina ritrasformò il pifferaio in gatto e gli ordinò di mangiare il topolino. Con un balzo fu sopra di lui “miaooooo” e lo divorò. Poi la storia è finita.

Autrice, sceneggiatrice, art director: Angela Dipalo
Segretario e “facilitatore”: Francesco Dipalo

Care amiche/cari amici,
il 26 maggio 2008 alle ore 17.00 sono stato invitato a tenere una conferenza/incontro sul tema LA CONSULENZA FILOSOFICA E IL LINGUAGGIO DELLE EMOZIONI: UNA RAZIONALITÀ AL “FEMMINILE”? nel quadro della manifestazione ‘ISOLINA E LE ALTRE…’ Mostra d’arte contemporanea sulla condizione femminile e sulla violenza sulle donne (Palazzo Marcotulli, Rieti, Via Garibaldi 241).
In vista di tale incontro, al quale – impegni permettendo – siete tutte invitate, vorrei aprire tramite questo blog un canale diretto con voi, donne più o meno giovani, studentesse liceali, universitarie, mamme, mogli, sorelle, amiche, ecc. per affrontare insieme un tema che forse sta a cuore a molte: ESISTE UN APPROCCIO SPECIFICAMENTE FEMMINILE ALLA RIFLESSIONE FILOSOFICA? Qualcuna tra voi avrà pure un cassetto di ricordi nel quale frugare, ricordi di liceo, ma anche e soprattutto esperienze e riflessioni tratte dalla propria autobiografia, tali da mostrare la specificità del proprio essere donna nell’accostarsi ad una questione di tipo “filosofico” (etica, religiosa, esistenziale, politica, ecc.).
COSA SIGNIFICA PER VOI ESSERE DONNA? SI PUÒ PARLARE, SECONDO VOI, DI UN MODO TIPICAMENTE FEMMINILE DI PENSARE LA REALTÀ? “RATIO” SIGNIFICA “MISURA”, CRITERIO DI MISURA. È CORRETTO PARLARE DI UNA RATIO AL FEMMINILE, DI UN MINIMO COMUN DENOMINATORE CHE CONTRADDISTINGUE IL VOSTRO APPROCCIO ALLA VITA? LE ANTICHE CATEGORIE BASATE SUL DOPPIO YIN/YIANG, MASCHIO/FEMMINA, RAGIONE/SENTIMENTO, GUERRA/PACE, FORZA/DEBOLEZZA, ECC., A VOSTRO AVVISO, SONO ANCORA DOTATE DI SENSO? COME VIVETE/AVETE VISSUTO IN QUANTO DONNE LA VOSTRA ESPERIENZA DI INCONTRO CON LA FILOSOFIA DURANTE IL LICEO?
Insomma, mi piacerebbe ascoltarvi, questa volta, come “donne” e non come persone o interlocutori asessuati, focalizzare l’attenzione sulla vostra femminilità per tentare di arrivare, attraverso il confronto, ad un universale più o meno condiviso e condivisibile di “visione del mondo al femminile”.
Prima di passare ai concetti potremmo partire da qualche storia…
Ci state?

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