Pubblicato in: filosofia, politica mente, scuola

PROVATECI VOI A SPIEGARE AD UN GIOVANE COS’È POLITICA


http://it.youtube.com/watch?v=JzZk82vPxhs&NR=1

In genere non accade. Quando provo a parlare di storia o di filosofia politica in certe aule regna un silenzio disumano. Devo fare i salti mortali per tenere desta l’attenzione, per infondere un po’ di eros in quelle anime infiacchite, devo ricorrere a tutti i miei espedienti di istrione per accendere un luminicino di interesse in quegli sguardi assenti. Ma è accaduto.
Aver compiuto diciott’anni proprio a ridosso della data delle elezioni – o meglio di quello squallido rituale che qualcuno, per ignoranza, abulia, o peggio, per malafede, continua a chiamare “elezioni democratiche” – può rappresentare, a volte, uno stimolo sufficiente a porsi il problema e a sollevare timidamente la mano per fare una domanda.
A diciott’anni, del resto, si fa la festa, si prende la patente e si vota. È ancora un passaggio rituale nella vita di un giovane, il cui significato più profondo, tuttavia, ha ormai un sapore poco più che “archeologico”. Semplicemente, nella gran parte dei casi, la “maturità” da rito d’iniziazione alla maggiore età, con il suo consapevole carico di responsabilità comunitarie, civili e politiche, da “modus essendi”, si riduce ad una lista telegrafica di cose da fare, o peggio, da mettersi in tasca. Un’agenda di scadenze a breve e lungo termine e via. Responsabilità è solo chiacchiera, simulacro, o al massimo, il vademecum del “bravo ragazzo/a”, che fa quello che ci si aspetta da lui/lei, a cominciare naturalmente dai “compiti”, segue il corso di teatro, partecipa al certamen, indossa la giacchetta o si mette il rossetto come si deve. I creativi, quelli che, nonostante la scuola, hanno scoperto d’aver il fuoco dentro, sono affamati di senso e sognano di dedicare la loro vita a qualcosa di nobile e dignitoso, non si vergognano delle loro emozioni, hanno il coraggio d’aver paura e vogliono assaporare la propria anima prima di risputarla, sono giudicati, in genere, degli “irresponsabili”.
Ma insomma, una mano si alza: “professore che cosa devo votare? Io non c’ho capito niente…” Niente panico: è un segno di vita, non una provocazione. “Non posso dirti cosa votare o cosa non votare. Devi essere tu a deciderlo. Quello che posso fare è provare a chiarirti/vi qualche termine, concetto, categoria della politica. Per esempio, dato che stiamo parlando della rivoluzione francese, potremmo provare a vedere cosa significano locuzioni come “destra” o “sinistra”, “rivoluzionario”, “riformista”, “moderato”, “conservatore”, “reazionario”. Sono luoghi comuni della politica, che hanno avuto origine dal primo parlamento francese e sono usati a tutt’oggi, seppure con significati diversi. Due secoli di storia rappresentano molta acqua sotto i ponti.” Per farvela breve, ho fatto lezione, con tanto di schema dell’arco parlamentare alla lavagna. Ho detto molte cose, ma per la prima volta da quando insegno storia e filosofia mi è sembrato di non aver detto assolutamente niente. Niente che avesse un significato concreto per me, intendo.
Voglio svelarvi un piccolo segreto. La prima (ma non l’unica, né l’ultima) cartina di tornasole di una “buona lezione” – non mi fraintendete: mi sforzo quotidianamente di fare in modo che le mie “lezioni” siano quanto di meno convenzionale e scolastico si possa immaginare (ma la mia immaginazione, ahimé, è limitata) – consiste nella fluidità del dialogo interiore e nella soddisfazione personale. Esaminando testi filosofici, documenti storici, spunti di riflessione biografica ed autobiografica, o, come preferisco, reagendo a stimoli concreti che mi giungono dai miei interlocutori confilosofanti (che ne siano o meno consapevoli) o che mi vengono gettati tra i piedi dall’urgenza della vita quotidiana (checché se ne dica, si continua ad amare, magari sottovoce, a soffrire, ad incazzarsi, a ridere, a morire), lavoro, in primo luogo, su me stesso, scopro nuove relazioni di senso e significato, respiro a pieni polmoni la gioia di scoperte inedite. Grazie ai miei giovani confilosofanti, mi affaccio a prospettive di vita e di umanità che non avrei mai immaginato possibili, rinverdisco antichi entusiasmi, pratico con assiduità e maggiore scioltezza esercizi filosofici senza tempo. Mi lascio possedere e mi diverto, insomma. Se smettessi di amare quello che faccio insieme ai ragazzi (che non sono “classe”, ma persone in carne ed ossa, uniche ed irripetibili chance di relazione ed apprendimento esistenziale e simbolico), onestamente, proverei in tutte le maniere a cambiare lavoro. Il segreto, l’unico segreto del mestiere, consiste nel saper improvvisare – checché ne dicano gli idioti militanti che vorrebbero programmare tutto, stilare classifiche con punti a favore e contro, misurare, monitorare, somministrare test, ed altre tragiche idiozie del genere. E per ben improvvisare, occorre mettersi in gioco in prima persona, provare a praticare quel che si dice, empaticamente. Saper stare sul palcoscenico della vita relazionale, saper ascoltare gli umori del “pubblico”, declinati in maniera soggettiva e personale, e avere il coraggio di sporcarsi le mani con quelli. Programmi, voti, interrogazioni, scrutini sono soltanto macchinari di scena. O retoriche quinte dietro le quali nascondersi, riempiendosi la bocca di parole che non significano più niente.
Forse ora siete in grado di capire meglio il mio smarrimento al termine di quella “lezione”. Non sono riuscito a dare al discorso un senso compiuto, condiviso, in grado di “mordere (e far mordere) la realtà”. Non c’era alcuna eco dentro di me, e quindi non riuscivo nemmeno a percepire eco di ritorno dal mio “pubblico”. Mi rendevo conto di essermi “manualizzato”, “tecnicizzato”, “disanimato”. Insomma, non mi sono divertito affatto.
Per usare altre parole, non sono stato all’altezza della sfida, non ho dato e non ho ricevuto. Insomma, ho perso la mia quotidiana battaglia contro il “nichilismo”. Non la guerra, beninteso. Quella continua.
Oddio, NICHILISMO, un’altra parola difficile. Tranquilli. Non voglio annoiare nessuno con citazioni filosofico-letterarie. Con nichilismo intendo quello stato d’animo, quella sensazione a tutto tondo che ti prende quando avverti distintamente che si è verificato una sorta di “corto circuito” tra quello che pensi e fai e il valore che attribuisci a pensiero ed azione. Quando vita concreta – stomaco, cuore, testa – e significato si allontanano, facendo “ciao ciao” con la manina e procedendo ognuno per conto suo, in quella terra di nessuno che s’allarga tra di loro si diffonde, evaporando, la spessa bruma del nichilismo. È quel senso del nulla assoluto che va oltre l’insensatezza relativa, che anestetizza le emozioni, finanche rabbia, vergogna, indignazione e ti lascia tramortito. È quando facciamo le cose “così tanto per”. Ma insomma, se volete incontrarlo in carne ed ossa, questo “ospite inquietante” della nostra epoca, la cui comparsa Nietzsche aveva profetizzato più di un secolo fa, basta che facciate un salto ad una di quelle aberranti pantomime scolastiche che chiamiamo “collegio dei docenti”. Si fa per dire, of course.
Ma che c’entra il nichilismo con la politica? o meglio: perché ho finito col perdere proprio quella “battaglia”? quali potrebbero essere le cause della sconfitta? Come un buon generale che cerca di trarre qualche vantaggio analizzando una sconfitta, ci ho riflettuto a lungo, da una prospettiva didattica e pedagogica. La risposta era dietro l’angolo, ahimé. Anzi, ahinoi. E non c’entrava nulla né con la didattica, né con la pedagogia. Era di natura “politica”.
A suggerirmi la risposta è stato il ricordo di una questione, apparentemente innocua, postami da una ragazza al termine della mia esangue dissertazione intorno all’origine delle locuzioni “destra” e “sinistra”: “scusi, ma la Lega (di Bossi) in base a questa classificazione è di destra o di sinistra?” Apriti cielo. Voi cosa avreste risposto? Io ho provato a balbettare che, essendo passata molta acqua sotto i ponti (sempre la stessa “acqua” di prima, nella quale, questa volta, avrei voluto annegare), qualsiasi risposta sarebbe stata “fuori luogo”.
“Fuori luogo”, capite? Non nel senso di “utopico” – “ou-topos”, in nessun luogo, in quanto “ideale”, al quale ispirare il proprio agire per mutare in meglio lo status quo. Bensì proprio nel senso nichilistico del termine: fuori “asse”, fuori “sentiero”, assolutamente “spaesato” e “spaesante” rispetto alla forbice vita concreta e valore, significato (qualunque esso sia). Proprio nella “politica”, che dovrebbe rappresentare il luogo deputato alla riflessione dialogica intorno al Bene comune, quello della Polis, il baricentro relazionale, la fucina in cui si fondono e si forgiano simboli e valori, in cui si elaborano gli orizzonti di senso e significato dell’intera collettività, proprio lì, il nichilismo si manifesta in maniera più dirompente. Il luogo della “cura”, del “coltivare” e “coltivarsi” (il rapporto tra “coltura” e “cultura” non si ferma alla mera assonanza), il luogo dell’Altro, è diventato un deserto. L’ “interesse” è appassito, si è ripiegato all’interno degli angusti confini dell’individuo, che senza più un territorio di caccia comune, sprovvisto di una mappa ideale che gli suggerisca in quale direzione muovere i suoi passi, vaga ramingo nelle contrade desolate del Nulla.
Con “politica” la gran parte dei giovani (e non solo) intende a malapena il vago chiacchiericcio televisivo, flatus vocis del tipo “fascista” e “comunista”. Non sa dialogare, ma solo dibattere. Non sa ascoltare, ma solo alzare la voce a coprire Niente. Ma della politica non può fare a meno, come l’uccello non può fare a meno di volare: siamo “animali politici”. E così le aspirazioni che bruciano dentro rimangono dolorosamente inespresse e incancreniscono, perché manca un lessico adeguato per esprimerle, per dar loro corpo ed anima. Manca un corredo di simboli, di logoi che siano minimamente in grado di intercettare il sentire comune, di collegarsi con la realtà di tutti i giorni, che dicano pane al pane e vino al vino. Non sanno nulla di PIL e di debito pubblico, perché giustamente non li riguardano in senso sentimentale, non sanno cosa si nasconda dietro la tragicomica dicitura “popolo delle libertà”, perché nessuno ha insegnato loro ad essere veramente liberi. Finiscono col misurare tutto in termini di “denaro” perché solo il mercato si interessa a loro, e l’unica libertà che pare suggerirgli è quella di spendere e di comprare. Non sanno nulla di “democrazia” perché non la praticano, né a scuola, né in famiglia, né in società.
Questa “politica”, questo teatro di maschere che non rappresentano e non nascondono più nulla, ha fallito proprio nel suo scopo principale: la cura delle generazioni future attraverso la trasmissione del saper (vivere) delle vecchie.
Ho provato vergogna dinanzi a quegli studenti. Mi sono vergognato di me stesso come uomo, come adulto, come padre, come insegnante, come rappresentante delle “istituzioni”. La capacità di vergognarsi è già di per sé un piccolo antidoto contro il nichilismo. Quindi, alla fine della lezione mi sono ripreso. “Neanche io ci ho capito niente di queste elezioni” – ho avuto la forza di ammettere. “Non ti devi vergognare di ammettere di non capire ciò che non è comprensibile, perché parole e realtà sono divergenti”.
Sinceramente, credo che l’unico modo di fare politica, oggi, consista nel battere con fermezza la strada dell’ “anti-politica”. Decostruire, smitizzare, smascherare il niente che si nasconde dietro la facciata ufficiale della cosiddetta “politica” è l’unica “politica” che riesco a concepire. Certo, rimane sempre la strada del disimpegno, del “lathe biosas”. Ma è un rischio troppo grande da correre nell’epoca del nichilismo. Il fraintendimento è dietro l’angolo. Un po’ come lasciare un bambino piccolo vicino ad una presa elettrica non protetta: la tentazione di mettere le dita in quei buchini è irresistibile. “Vivi nascosto” non è uno stile di vita davvero praticabile nell’era di internet e dei collegamenti satellitari. È per pochi, pochissimi saggi o alienati.
Non andare a votare. Non saprei esprimere in altra maniera, ora come ora, la mia “pre-occupazione” per le future generazioni. Ma forse mi verrà in mente qualcos’altro. Chissà. Ad ogni modo, coltivare una sensibilità cosmopolita ed i mezzi concreti per esprimerla (le lingue) potrebbe tornare utile…

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).

9 pensieri riguardo “PROVATECI VOI A SPIEGARE AD UN GIOVANE COS’È POLITICA

  1. Ehi Gioggy… scusa il “nome d’arte” dietro il quale mi nascondo… sono Valentina (se conosci più Valentine.. sono quella che è venuta a Scai, con cui hai fatto un viaggio in treno x l’Aquila ultimamente….) Un bacione… _Alfa_

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  2. In questa pagina leggo il “malessere politico” italiano e in questa sua frase:
    <>, in particolar modo quello della nostra realtà reatina…
    Fatti recenti di cronaca, riguardanti la “nota” consulta studentesca(l’istituzione politico-giovanile per eccellenza), vengono a sostegno della sua tristemente reale tesi (anche se più che una tesi questa è una cruda constatazione…).
    La città di Rieti è pervasa, a mio avviso, da un clima di meschina superficialità e come di consueto il tutto è condito da una buona dose di violenza e arroganza.
    Non è esente da ciò neanche la politica del territorio che rivela tutta la sua putridità proprio in coloro che dovrebbero invece rappresentare una speranza per il futuro: I GIOVANI.
    Come possiamo affrontare il problema??
    Lei suggerisce la via dell’antipolitica ma a mio avviso è quanto di più dannoso sia possibile fare, io penso che occorra ritrovare quel pathos che la politica per sua natura richiede, recuperarlo sottoforma di partecipazione e di sana lotta:
    abbandoniamo la strada della politica muscolare, dei grandi numeri e ricerchiamo la strada dell’ideologia (a volte si pecca anche di eccessivo realismo).
    Riprendiamoci inoltre il potere decisionale che per la natura democratica della nostra repubblica ci spetta di diritto, liberiamoci del preponderante “controllo partitico” che tanto ha inquinato la politica degli ultimi anni, non scordiamoci allo stesso tempo però che (scusate la volgarità dell’espressione, essa è quanto di più evocativo e verosimile esista) la politica è, è stata e sempre sarà “SANGUE & MERDA”…

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  3. Che piacere ieri ritrovare la sua foto in un giornale reatino…e che piacere rileggere le sue parole! Chissà se si ricorda di un’alunna di nome Silvia, che più semplicemente chiamava per cognome -Rossi-, nella 3D di qualche anno fa; anche a noi ha provato a spiegare cosa fosse la politica, ma io in questo caso dovevo far parte della folta schiera dei poco illuminati in materia, di cui parla sopra. Molto più illuminanti erano per me le sue lezioni di filosofia, che ancora ricordo con piacere…e con affetto. Silvia

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  4. Sai Giorgia volpina,credo che tu abbia fatto un pò di confusione leggendo il mio discorso con voi e me stessa.
    Partendo dal presupposto che io ritengo l’uomo in sè un attimino più intelligente e sociale di quanto magari puoi ritenerlo tu,credo fermamente che quest’ultimo abbia capacità e spirito per autoregolarsi nella cultura sociale in cui è costretto a vivere.Io non posso scegliere un rappresentante,non ci sarà mai nessuno che mi potrà rappresentare,io ho i miei pensieri e le miei idee e fino a quando quel rappresentante non verrà a rapportarsi con me non potrà mai rappresentarmi.Non so se hai ben capito ciò che voglio dire,cerco di farti un esempio,come può un Berlusconi,come un Veltroni di turno rappresentarmi senza aver mai dialogato con me,senza aver sentito il mio parere,senza avermi mai guardata negli occhi?Ognuno poi la pensa come vuole,io credo nell’anarchia non come caos allo stato brado,ma come mezzo per vivere in una cominutà legale (perchè nel senso stretto della parola anarchia vuol dire senza governo e non senza leggi)e armonica senza che alcuno si imponga sull’altro…E’ utopia pura?Io continuo a crederci!!Mi definisci passiva,no,perchè io la mia politica la faccio,la faccio dialogando con gli altri,la faccio e l’ho sempre fatta in ogni piccolo gruppo che mi ha visto donna sociale,quale classe,famiglia,rapporti umani in generale…Si,davvero vorrei vivere nell’anarchia, e sai perchè,perchè ho studiato,ho letto e mi sono informata e non smetterò mai di dirlo…e facendo cultura ho rafforzato il mio pensiero,allargate un pò i vostri orizzonti non vi incancrenite in visioni prestabilite per voi da non si sa chi…non voglio star qui a fare politica,non è nella mia indole,solo riflettete su quello che intendete veramente voi per Stato,per comunità,per destra,sinistra,semplicemente per Uomo (con la U maiuscola)…cosa fa più onore alla dignità dell’Uomo??pensateci e fatemi sapere cosa ne pensate…

    P.S.Alfa,se mi chiami Gioggy devi conoscermi molto bene :P Chi sei? *_____*

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  5. Non ho mai votato.
    So poco o nulla di partiti, della storia della politica, dell’importanza di certe facce che vedo in tv. Dovrei, si, sono cittadina anch’io e basterebbe documentarmi, leggere e farmi un’idea su cosa vorrei per la realtà del nostro paese, e il gioco sarebbe fatto, non avrei problemi a votare nè a ragionare di politica.
    Ma come mai solo ora a vent’anni sento l’esigenza di capirci qualcosa di più? Questo fatto, da cittadina quale sono, è forse ancora più grave. Non sono il tipo che sbandiera ideologie politiche e forse questo è un male minore rispetto a quanti fanno l’esatto opposto, cioè fanno si che tutto il loro essere si riassuma nei più svariati simboli. Sinceramente non sono mai stata capace di rapportarmi nemmeno con sconosciuti che nel loro approccio mandavano avanti discorsi di politica di tipo…non so, se dico “autistico” mi capite? In pratica si parlavano addosso dandosi ragione da soli e mandando a quel paese chi cercava di smentire. Che parlino pure, insomma, tanto siamo più che abituati ai parlatori! In fondo chi sono io per impedire a qualcuno di cianciare. E forse non ci serve farci spiegare il linguaggio politico nel dettaglio da un Dipalo nella scuola, in modo totalmente avulso dal resto delle discipline scolastiche e dagli altri insegnanti. Semplicemente possiamo ammettere a noi stessi che non siamo pronti ad interessarci di politica, che non sapremmo proporre qualcosa di effettivamente attuabile nella società, che non ce ne frega ancora nulla, che i nostri 18 anni ci portano con la mente e con lo stomaco da tutt’altra parte. Certo è che se si decide di ragionare di politica spesso ci si ritrova soli con questa esigenza, cioè non è che telefoniamo all’amico e gli chiediamo di uscire per parlare di politica. Ma in un contesto più ampio può uscire fuori qualcosa, voglio dire che possiamo accorgerci di provare le stesse cose e avere qualcosa in comune, come ad esempio questo profondo malessere dovuto alla mancanza di informazione o di fiducia da parte nostra. Allo stesso tempo, non credo che la scuola sia pronta ad offrirci questo tipo di servizio..anche perchè vallo a trovare un “insegnante di politica” appassionato e deciso a far crescere una comunità di studenti come cittadini, a far maturare in loro un interesse che vada oltre le valutazioni scolastiche (caro Dipalo lo so che lei ci prova con tutte le sue forze e forse le domande che mi pongo oggi sono i risultati della sua bizzarra persona), o meglio un corpo di docenti che si metta d’accordo in anticipo sull’importanza e la necessità di orientare i giovani. Ma questo lo vediamo improbabile già nelle nostre scuole, dove presunti “team” di docenti non lavorano affatto insieme per ricercare dei punti in comune tra le varie materie e proporre un progetto orientativo più o meno concorde ma si buttano soldi per finti laboratori, i certamen eccetera.
    Devo forse dire la mia su cosa sia meglio tra politica e antipolitica? Direi tutto e niente. Non istruirei nessuno, non sarei d’aiuto a nessuno. Allo stesso modo, se nelle aule parlamentari si strilla che è meglio questo o quest’altro perchè probabilmente si teme di avere il pene meno prestante dell'”avversario”, e queste stesse scene le dicono in tv dei giornalisti dal tono di voce inespressivo, noi tutti che cosa dovremmo raccapezzarci di buono? Che lezione, che esempio di buona politica ne abbiamo tratto? Allora dobbiamo pensare che una politica che non si fa capire dai cittadini non può chiamarsi politica. E per cittadini non si intendono uomini e donne di mezza età, ma soprattutto giovanissimi come noi, che ci troviamo catapultati nel mondo delle responsabilità dal giorno dei nostri 18 anni in poi, mentre fino al giorno prima leggevamo favole e barzellette (e non è detto che questi stereotipi non si ritrovino negli uomini di politica). Ad ogni modo di interrogativi ne ho molti, e non è detto che imparare il significato di destra e sinistra mi aiuti a formulare una qualche risposta. Anche se mi auguro di non trovarla, per non incorrere involontariamente in opinioni preformate. Per adesso va bene ragionare di politica..
    Mi dispiace molto per la terzaD di quest’anno che si starà scapicollando per prendere appunti e immagazzinare, immagazzinare nozioni da rivomitare davanti agli estranei della commissione.Imparerete poi a spendere le vostre energie in modo migliore in futuro ;) un saluto a tutti i partecipanti.

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  6. Ho letto il commento di Giorgia R.
    Non sono d’accordo nel fatto che la soluzione migliore sia fare anti-politica e non avere un governo. Cioè come puoi lamentarti per la situazione in cui ci troviamo e poi dire che non sei mai andata a votare? Tra l’altro, votando, tu non scegli quello che ti “comanderà”, tu scegli il tuo rappresentante, scegli quello che ritieni più vicino alle tue idee e gli dai fiducia, gli dici . (e poi speriamo bene!) Ma se tu non provi a porre la tua fiducia in qualcuno che fai? Davvero vuoi vivere nell’anarchia? Che poi la nostra forma di governo non ci piaccia, o che la nostra politica sia ben lungi dall’essere sana e onesta, sono d’accordissimo, ma l’anti-politica è la passività! E la passività non è produttiva, affatto.
    Ora devo andare, a presto!
    Giorgia

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  7. Ciao Prof… come al solito i suoi interventi mi lasciano senza parole… io in questo campo mi sento davvero ignorante, ignorante nel senso che non sò, o meglio prima non sapevo priprio niente ora sò qualcosa in più, che vuol dire realmente politica, xké fino all’altro ieri quando mi si chiedeva ma sei di destra o di sinistra? Ma tu quali mano alzi? io rimanevo lì impalata come una fessa, come se mi stessero parlando in arabo, xké al solo sentir nominare la parola politica mi veniva il voltastomaco (reazione fisiologica normalissima, se si considera che mi venivano subito in mente faccie del tipo Berlusconi, Prodi, Veltroni,Napolitano; fini, Bossi…………)mentre ora mi piace proprio..! è stupendo il poter dialogare insieme sulle questioni riguardanti TUTTI, la collettività, la società!! Il prendere decisioni in sieme x non cadere nell’anarchia… il saper gestirsi ed organizzarsi.. Eh si proprio stupendo….. Ok fine del sogno…! è paradossale ma le sue ore sono quelle più interessanti ma allo stesso tempo rilassanti, sono quelle in cui sembra che faccio di meno (xké il mio polso non si contrae sotto la morza del dolore, xké non devo sforzare la memoria per ripetere a pappagallo paradigmi o mappe, come diceva gioggy) ma dove in realtà FACCIO TAAAAAAAAAAANTISSIMO… o più semplicemente mi faccio una cultura… vale a dire prendo conoscenza di me e delle cose che accadono intorno a me, metto in gioco tutte le mie capacità intelletive (spesso facendo un buco nell’acqua macchissene!!!), mi metto in gioco io x prima…. e mi diverto!!!!! Bella prooooooooof…. Grazie x saper fare il suo lavoro…. (è paradossale ma è così!!!) _Alfa(quella che frequenta cattive compagnie!!)_

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  8. Combattere per l’anti-politica è l’unico modo per far politica?No.Sono da sempre convinta che far anti-politica è comunque politica,ed è,sempre a mio parere,la più giusta.
    Ho 20 anni e non ho mai votato in vita mia proprio per questo motivo.
    Credo fermamente in una società dove si possa tendere ad annullare qualsiasi forma di autorità imposta,credo nella capacità dell’uomo di autoregolarsi in società.
    Credo quindi nel non-senso del governo ma al contrario credo nelle leggi,ma credo in regole e convenzioni liberatamente determinate ed accettate da una comunità interessata,e non espresse da un gruppo di “potenti” che possano decidere per gli altri.Non credo nel caos e nel senso dispregiativo di tale pensiero come poteva pensarlo un William Godwin post settecentesco,credo invece in un nuovo ordine che si contrappone al caos selvaggio dell’autorità, un tipo di società basato sull’orizzontalità che crea armonia.
    Tutto ciò deriva esclusivamente dai miei studi e da ciò che le istituzioni mi hanno trasmesso…potere…solo potere e “schiavismo” ho ricvuto dalla vita.
    Le regole genitoriali,dei professori…”I più vanno avanti,tu no…”perchè devo votare un gruppo o una persona che poi mi dovrà governare?Chi è quella persona per potermi governare?Chi è quella persona per decidere delle leggi per me?e se io non sono daccordo?Non ho e non avrò mai voce in capitolo…posso anche votare una fazione,o l’altra ma quella fazione e quindi quella persona e quel tipo di pensiero non sarà mai il MIO pensiero…(tanto per ritornare agli aggettivi possessivi!).
    Forse l’idea utopica del formare cittadini durante gli anni del liceo mi è sempre sembrata talmente lontana che mi ha portato sempre più a maturare certe ideologie politiche.
    Senza governo,non senza leggi,questo mi piacerebbe.
    Ho incontrato tanta,troppa gente che sparla su ideologie buttate li,per sentito dire;tanti,troppi ragazzi si mettono in mostra con simboli e facce e non sanno nulla del pensiero e del vissuto di quelle facce…
    Io non me ne sono mai vantata ma prima di parlare leggevo,perchè almeno sapevo cosa rispondere riguardo la politica,sin dai primi anni dell’adolescenza…leggevo e sapevo rispondere perchè per me aver cultura,in qualunque campo è anche saper rispondere,e con molta gente con la quale ho tentato un dialogo politico mi sono trovata davanti solo ed esclusivamente frasi fatte,frasi lette sui muri o cori da stadio inneggianti un Che Guevara di turno o un Mussolini urlante.
    In questa massa fortunatamente non sono mai caduta,forse anche io ho portato una maglietta con Ernesto Guevara,ma perchè ci credevo e soprattutto in un lasso di anni che vanno dagli 11 ai 13…poi ho capito innanzitutto che se si ha una ideologia,se si sente un certo tipo di musica,se si crede in qualche ideale,non occorre metterselo addosso con una maglietta o con una toppa sui pantaloni;inoltre capii che quella non era la mia ideologia…che bisognava andare oltre,bisognava leggere,documentarsi,farsi una propria ideologia.
    Io a scuola ho imparato forse l’1% di tutta la mia cultura…il resto l’ho vissuto da sola,ho visto,ho letto,ho meditato…ma non a scuola…da sola…perchè la scuola non me ne ha dato modo,perchè a scuola si deve correre dietro ai calendari delle interrogazioni e perchè a scuola si deve ripetere a robottino una mappa concettuale,perchè non nascondiamoci dietro ad un dito,i cento della scuola sono stati e sono da sempre i robottini che hanno il pulsantino dietro la testa ON-OFF…
    Li dentro si premia questo tipo di atteggiamento,non chi sa veramente,non chi ci piange fra i versi di Saffo,ma quello che li traduce perfettamente e chi ne sa i paradigmi di ogni verbo.
    La politica?Nessuno mi ha mai istruito a scuola,nessuno mi ha mai spiegato cosa era destra e cosa era sinistra,non può esistere in ogni scuola un Dipalo che ti fa capire alcuni concetti ma che giustamente non può mettersi a spiegare il programma di Veltroni o quello di Berlusconi…si dovrebbero educare i giovani a scuola sin dai primi anni del Liceo,si dovrebbe fare “Educazione politica,o meglio alla politica”…ma tutto ciò arriverà mai nelle teste incallite e incancrenite dei nostri ministri???

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  9. prof! è stato bellissimo.
    è il primo intervento che leggo, detto in sincerità. ma è davvero bello.
    la parte finale, quella delle conclusioni per intenderci, è da discuterci per una vita intera!
    quindi il problema di fondo sta nel fatto che a noi elettori non tornano i conti. perchè quello che ci dicono non corrisponde a quello che fanno. quindi, noi ci riduciamo a votare per simpatia, poichè lo sappiamo che tutto quello che ci dicono è un falso, non è la realtà, la parola non corrisponde all’azione. lo sappiamo che è tutta una presa in giro, parlano per parlare, e noi votiamo per votare. adesso ci sono due domande che mi sorgono:
    1-allora come/quando avrà fine questa presa in giro, questa nostra estraneazione alla NOSTRA vita politica? perchè se loro dicono A e fanno B, e noi, nonostante il voto, siamo passivamente in balia di loro, impossibilitati nel prendere decisioni, noi non partecipiamo alla politica, non svolgiamo il ruolo di demos in questa democrazia. quello che voglio dire con questa domanda è che io (io=ragazzo qualunque) sono tristemente consapevole di non svolgere la mia funzione. sono tristemente consapevole che stando le cose così il mio voto ha il valore di un non voto. sono tristemente consapevole che il mio interesse è uguale a un non interesse.
    2-la seconda domanda è strettamente collegata alla prima. a casa ogni tanto mi metto a vedere ballarò o programmi del genere, i quali però papà non vede perchè dice che lo innervosiscono. infatti a fine di ogni discorso (sulla politica) lui mi ripete che la politica italiana di oggi è tutta una grandissima presa in giro. adesso, se ho compreso bene, il suo intervento mi conferma un po’ questo concetto. e allora io che devo fare? io voglio interessarmi, io provo a interessarmi, provo a capire e a imparare. ma io elettore che devo fare? inoltre, io Giorgia sono molto interessata al riguardo, tra le mie prospettive per il futuro c’è anche una donna in politica, ma adesso che devo fare? come devo iniziare? in televisione se ne capisce davvero poco, nonostante io mi sforzi di comprendere. a scuola (a parte con alcuni) parlare di qualcosa al di fuori del programma scolastico è tabù, e sa che succede? che finiamo per parlarne (in tre o quattro non di più) durante un’ora di buco, sapendone però poco o niente. non è giusto, non è istruttivo, non è formativo.

    vabe, mi pare di aver detto abbastanza per oggi.
    a domani!
    Giorgia

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