Pubblicato in: pratica filosofica

NICHILISMO E FEDE


iHo ricevuto da Luisella questo breve intervento intorno al Nichlismo. Illumina il problema da un’altra visuale, quella della fede. Vale la pena leggerlo con attenzione e soffermarsi un attimo a riflettere.

“Per ogni cosa umana vale il principio: più la si pensa e più si riesce a comprenderla. Ma per le cose divine, più le si pensa e meno si riesce a comprenderle.”
Mi è sempre piaciuto questo pensiero di Kierkegaard. Puoi farti mille domande, puoi articolare prove a favore o contro l’esistenza di Dio, alla fine come dice Pascal: “la vostra natura ha da fuggire due cose: l’errore e l’infelicità”. Su Dio si scommette. Dio fa problema, ha sempre fatto problema. Scrittori, filosofi, mistici, poeti si interrogano su Dio all’interno della fede o sulla soglia della non credenza. La fede è dono e scelta. Ma nessuno sceglierà una proposta di fede – quella cristiana, per esempio – se altri sono riusciti a dimostrare razionalmente e magari incontrovertibilmente che tale fede è impostura, alienazione, non-senso, oppio del popolo, ecc.
Le filosofie con cui si è aperto il ‘900 – positivismo, idealismo e marxismo – sono filosofie che hanno in qualche modo messo sotto processo Dio e declamata la sua morte, aprendo così la strada al nichilismo. Noi viviamo in base alle idee che abbiamo, al punto che “noi siamo le nostre idee”, dice il teologo Mancuso e quando non c’è più nessuna idea-guida per la quale vivere, l’essere umano diviene preda della sua depressione, la sua energia implode tristemente dentro di lui e la vita risulta una prigione, un buio labirinto. Chi crede in Dio crede nella bellezza ordinata della vita, crede nella vita come bene.
La religione è nata con l’uomo, porta in sé tutti i limiti che lo caratterizza. Importante non è essere persone di religione ma persone di fede. E la fede non ti dà una visione nichilista della vita. L’uomo è e resterà sempre “mendicante di senso” e, come dice il filosofo del linguaggio Wittgenstein “il senso della vita possiamo chiamarlo Dio”. Per me è così. Nell’ adolescenza ho attraversato anch’io momenti di crisi esistenziale, ma se devo dire la verità è l’uomo con la sua stupidità che mi ha sempre fatto problema, non Dio. Noi esseri umani ci precludiamo la speranza con le nostre scelte. E se è vero che siamo noi ad aver ucciso dio perché l’abbiamo reso “umano, troppo umano”, ridiamogli la dimensione giusta. Ho letto con interesse gli interventi profondi dei ragazzi, ma c’è troppa tristezza. Forse se guardiamo di più al di fuori di noi, e ci diamo da fare per migliorare anche solo un pezzetto di questo mondo, chissà che non si ritrova il senso del vivere e la gioia di esistere. “E se volete conoscere Dio, non siate solvitori d’enigmi. Piuttosto guardatevi intorno, e lo vedrete giocare con i vostri bambini” (Gibran, poeta libanese).
sr Luisella

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

4 pensieri riguardo “NICHILISMO E FEDE

  1. …e se la fede fosse invece solo e solamente un vero “oppio dei popoli”? Un’illusione, nata solo per tenerci buoni; anzi, in verità, per tenere buone quelle paure e insucurezze che da sempre tormentano l’uomo dentro di sé; per placere l’ansia di risposte su ciò che non riusciamo a capire, per avere l’illusione di comprendere ciò che non ci è dato conoscere, per “credere” di avere sotto controllo. Se fossimo solo esseri umani nel senso più effettivo e reale del termine, che una volta chiusi gli occhi, bum…! E’ fatta, la tua vita è passata, ed il mondo continua a girare benissimo anche senza di te, non importa ciò che hai fatto della tua vita…Se la fede, fosse tutto questo, una magre illusione?

    Non si può arrivarne a capo secondo me. Allo stesso tempo però credo che la vita sia una cosa profondamente diversa dalla fede, o forse così legata ad essa che ancora non riesco a comprenedere questo nesso. Credo che non ci si debba sforzare per rendere questo mondo migliore, per cambiarlo, perchè attraverso i miei occhi, lo vedo già così bello da sé. E vedo così bella la vita, nonostante i suoi pregi e difetti,nonostante i paradossi, nonostante ciò che non si capisce…

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  2. Innanzitutto vorrei dire di essere nuova a questo blog e ad interventi di questo tipo. Ma in nome di quel nomignolo datomi in famiglia di ” mamma filosofa”, provo a raccontare una mia personale esperienza e le riflessioni che da essa ne sono scaturite.
    Giorni fa ho visto in televisione un bel film: “Babel”. Si tratta di tre storie apparentemente slegate, che si svolgono in punti opposti del pianeta: Sud America, Marocco e Giappone.Sono storie drammatiche, dove i personaggi sembrano essere mossi da fili invisibili. Il Caos, il Caso regnano sovrani e sembra si divertano a creare le situazioni più assurde e disperate, ma non per questo meno realistiche ( già il titolo “Babel” ne preannunciava gli sviluppi)
    Il filo sottile che le unisce sembra essere ciò che poi il film rivela alla fine: i personaggi sono legati da rapporti, anche casuali, vissuti in precedenza. Scontato, no? Il finale ci solleva un po’. Tutto qui?
    Non è questa, non può essere questa la ragione finale del film.
    Il senso che lega le tre storie è per me un altro: in un mondo disperato, di disperati, dove il destino tragico degli eventi sembra sopraffare e travolgere tutto, dove la stupidità umana sembra essere senza fondo, ciò che rimette a posto i tasselli sparpagliati di questo puzzle impazzito è proprio il BENE che c’è nelle persone buone, la loro ricerca di giustizia; l’Amore in loro opera silenzioso, non fa rumore, ma dà speranza perchè non fa sentire solo mai nessuno.
    E’ il filo sottle che io ho intravisto nel film, che dà il senso alle storie, alla Storia, alla Vita Umana. Basta solo cercarlo perchè è lì, e si fa trovare.
    Non so se questo mio intervento sia pertinente al tema, ma quando si parla di ricerca del senso della vita, questa vita non ne ha, a prima vista.
    Solo guardando un po’ più in là, forse un po’ più in alto, che si riesce a trovare: e per me è amore, solo AMORE.
    E l’amore non si può spiegare, lo si puo’ capire solo raccontando il suo contrario, come del resto accade nel film.
    Maria

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  3. recentemente ho letto un saggio o meglio un resoconto di una conferenza tenutasi tra l’allora ancora cardinale (del santo uffizio per di più :-) ) Joseph Ratzinger e il filosofo ateo Flores D’arcais moderata, paradossalmente, da un ebreo come Gad Lerner.
    La domanda, molto semplice ( :-) ), a cui si cercava di dar risposta era:
    La parte più interessante di questo confronto fra D’arcais e Ratzinger verteva però sul concetto :
    La fede è qualcosa di razionale??
    Qui D’Arcais era riuscito ad ammutolire (cosa abbastanza difficile) il cardinale tedesco citando proprio un santo di santa romana chiesa: san Paolo.
    Egli infatti diceva che <> cioè che la fede è scandalo per la ragione…
    Arivando allora al dunque:
    perché negare l’evidenza della ragione con la fede e non accettare il nostro essere mortali??
    Infondo essere atei significa semplicemente ritenere che tutto si gioca qui, nella nostra esistenza, finita e incerta.
    Detto ciò, è davvero necessario essere uomini di fede o forse la fede è semplicemente una delle tante medicine al nichilismo stesso ?!!

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