Pubblicato in: pratica filosofica

ESISTE UNO SPECIFICO FILOSOFICO AL FEMMINILE?


Care amiche/cari amici,
il 26 maggio 2008 alle ore 17.00 sono stato invitato a tenere una conferenza/incontro sul tema LA CONSULENZA FILOSOFICA E IL LINGUAGGIO DELLE EMOZIONI: UNA RAZIONALITÀ AL “FEMMINILE”? nel quadro della manifestazione ‘ISOLINA E LE ALTRE…’ Mostra d’arte contemporanea sulla condizione femminile e sulla violenza sulle donne (Palazzo Marcotulli, Rieti, Via Garibaldi 241).
In vista di tale incontro, al quale – impegni permettendo – siete tutte invitate, vorrei aprire tramite questo blog un canale diretto con voi, donne più o meno giovani, studentesse liceali, universitarie, mamme, mogli, sorelle, amiche, ecc. per affrontare insieme un tema che forse sta a cuore a molte: ESISTE UN APPROCCIO SPECIFICAMENTE FEMMINILE ALLA RIFLESSIONE FILOSOFICA? Qualcuna tra voi avrà pure un cassetto di ricordi nel quale frugare, ricordi di liceo, ma anche e soprattutto esperienze e riflessioni tratte dalla propria autobiografia, tali da mostrare la specificità del proprio essere donna nell’accostarsi ad una questione di tipo “filosofico” (etica, religiosa, esistenziale, politica, ecc.).
COSA SIGNIFICA PER VOI ESSERE DONNA? SI PUÒ PARLARE, SECONDO VOI, DI UN MODO TIPICAMENTE FEMMINILE DI PENSARE LA REALTÀ? “RATIO” SIGNIFICA “MISURA”, CRITERIO DI MISURA. È CORRETTO PARLARE DI UNA RATIO AL FEMMINILE, DI UN MINIMO COMUN DENOMINATORE CHE CONTRADDISTINGUE IL VOSTRO APPROCCIO ALLA VITA? LE ANTICHE CATEGORIE BASATE SUL DOPPIO YIN/YIANG, MASCHIO/FEMMINA, RAGIONE/SENTIMENTO, GUERRA/PACE, FORZA/DEBOLEZZA, ECC., A VOSTRO AVVISO, SONO ANCORA DOTATE DI SENSO? COME VIVETE/AVETE VISSUTO IN QUANTO DONNE LA VOSTRA ESPERIENZA DI INCONTRO CON LA FILOSOFIA DURANTE IL LICEO?
Insomma, mi piacerebbe ascoltarvi, questa volta, come “donne” e non come persone o interlocutori asessuati, focalizzare l’attenzione sulla vostra femminilità per tentare di arrivare, attraverso il confronto, ad un universale più o meno condiviso e condivisibile di “visione del mondo al femminile”.
Prima di passare ai concetti potremmo partire da qualche storia…
Ci state?

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

8 pensieri riguardo “ESISTE UNO SPECIFICO FILOSOFICO AL FEMMINILE?

  1. Io non ho avuto alcuna parte nell’organizzazione dell’evento (una mostra d’arte). Sono soltanto stato invitato a latere dello stesso (gratis naturalmente). Quindi non dipende da me. Vedremo.
    Con “miei” libri cosa intendi esattamente? Di recente è uscito “Filosofia praticata” su consulenza filosofica e dintorni, editore di girolamo, Trapani (2008), ma è un volume a più mani. Questo credo si possa ordinare in libreria. Credo… ma a Rieti non tutto arriva. Peraltro c’è un gran numero di scritti disponibili in http://www.consulentefilosofico.it che si possono scaricare gratuitamente dalla rete. Approfittane se ti interessano…
    ciao

    "Mi piace"

  2. Un bacio al Professore,
    e buongiorno a tutti.

    Era da tanto che mi ripromettevo di rispondere in merito a questo argomento.

    Sono ancora vivi i ricordi i della scuola e lo sgomento del primo approccio a Nietzsche.
    Nel mio caso è stato proprio lui ad esplicarmi al meglio la mia condizione di donna.
    Seppur con enormi sforzi alla fine sono riuscita a permettermi di accettare che mi riconoscevo nelle sue parole.
    Ma sono un caso a parte.

    La mia domanda è: perché le donne hanno ancora così paura di mostrarsi donne?
    Di risposte ce ne sono mille e almeno 800 mi sono note ma… non ce n’è una che regga.
    Dalla discriminazione sessuale in poi, oggi, nessuna vale veramente la pena di essere presa in considerazione. Eppure, oggi, ci sono molte donne che temono di essere troppo donne.

    Questo non lo capisco.

    Ultimamente sono stata personalmente attacca dalla persona che ritengo il mio compagno di vita. La pietra dello scandalo era il mio manifestarmi. Il mio essere in quanto tale, il modo (a volte eccessivo, lo ammetto) di dimostrare amore incondizionato e altro.
    Al che ho risposto che non avevo nessuna intenzione di porre limite a ciò che esplode da me. Punto.
    Ferita? si, certo.

    Che c’entra, dite voi, tutto questo con il tema centrale?
    Secondo me c’entra.

    "Mi piace"

  3. caro Francesco,
    traggo il brano da un mio libro, il primo che scrissi, ed è un’interpretazione del mito di arianna. (Ne ho scritto un’altro su artemide e la verginità come talento….)
    Ovviamente andrebbe letto tutto ma con questo piccolo pezzo intendo descrivere cosa intendo per approccio specificamente femminile alla riflessione filosofica, bada bene lo faccio attraverso la figura di arianna.

    tutti conosciamo il mito di Arianna, altrimenti possiamo andarlo a leggere…
    comunque Arianna non è da considerare l’assassina del Minotauro per mano di Teseo, ma colei che riesce a domare l’elemento del Minotauro, pura forza istintiva, per farlo rinascere di nuovo dopo che Teseo lo avrà ucciso. Arianna pertanto è l’elemento portante e decisivo di una metamorfosi che vuole vedere non più un Minotauro imprigionato ma un Dioniso liberato.
    Così come Dedalo era intervenuto imprigionando il problema Minotauro nel labirinto, l’intervento femminile lo risolve liberandolo. Gli antichi sapevano benissimo che la ragione può far perdere la strada, che c’è un pericolo insito al pensiero che bisogna imapare a rispettare. E’ proprio lei, Arianna che ce lo ha insegnato; lei che percorre il rigido labirinto del logos, con la flessibilità di quel filo che si attiene al percorso e ai suoi confini. E’ proprio lei che non pretende di costruire altre strade, ma solamente di trovare il modo per percorrere quelle che il labirinto le ha fatto trovare. Arianna è una figura dominata dalla discontinuità sia nei suoi sentimenti che nel proprio modo d’essere. Dedalo, Teseo, Minosse invece, sono figure che hanno una continuità univoca: l’intelligenza, l’azione, il potere. Le figure femminili sembrano più complesse, hanno maggiore ricchezza: e’ proprio nella discontinuità che Arianna troverà la continuità del filo. Il labirinto era stato costruito come un groviglio rigido al quale il gomitolo si adatta, nel quale Arianna riesce a trocare il cammino che si piega perchè attinge ad una umanità più ricca, quella che ha conosciuto il mondo selvaggio degli istinti e li ha fatti rinascere trasformandoli nell’amore e nella razionalità che ricrea senza annullare. Il filo che Arianna ci porge è un lucido invito a danzare quel gioco che occorre giocare per ralazionarsi col mondo nella consapevolezza del carattere ineluttabile delle contraddizioni dell’esistenza.
    “tutto quel che è rettilineo mente. tutte le verità sono ricurve il tempo stesso è un circolo” diceva Nietzsche.
    “la perfezione è un’aspirazione maschile, mentre la donna per la sua stessa natura mira alla completezza…come la completezza è sempre imperfetta, così la perfezione è sempre incompleta e rappresenta perciò uno stato finale disperatamente sterile. ex perfecto nihil fit, dicono gli antichi maestri, mentre l’imperfectum porta in sè i germi di futuri miglioramenti” (C.G. Jung)

    la metafora di arianna descrive, a mio avviso, l’approccio specificamente femminile alla riflessione filosofica.
    un abbraccio
    beatrice

    "Mi piace"

  4. Buongiorno Prof!
    parlare di donne non si risolve in un clik. Innanzitutto, di quali donne parliamo? Donne alla “Sex&The City”, professioniste in carriera, mogli devote, madri preoccupate, casalinghe disperate, donne maltrattate, giovani madri? Le sfaccettature da affrontare sono tante; così come i ruoli che una donna può ricoprire e che può sentirsi “cuciti” addosso, molteplici. Personalmente, credo una ratio la femminile non solo esista, ma sia chiaramente riconoscibile. Diverse sono le esigenze,i pensieri, le decisioni che si impongono ad una donna rispetto ad un uomo. Un uomo non potrà mai trovarsi di fronte alla scelta se tenere o meno un figlio, o prima ancora se averne; o meglio, anche un uomo si trova di fronte alla decisione se voler diventare o meno padre, ma il cambiamento, la nascita di una vita…è tutto femminile. Non voglio scadere in discorsi femministi; non li ho mai sopportati. Semplicemente credo che una vera e totale, pulita parità tra donna ed uomo, non debba e non possa esistere. Evviva il relativismo dei punti di vista! Diverso è ciò di cui necessitiamo,diversi gliobiettivi nella vita e non ultimo diverso il modo di viverla; per questo, una ratio al femminile esiste nei fatti. Detto questo,APPELLO AL PROF DI PALO! una bella digressione sul ruolo della donna in ambito filosofico, ci starebbe tutta;) Un abbraccio, Silvia

    "Mi piace"

  5. Qualcuna deve pur cominciare…nella speranza che altre facciano lo stesso, cioè raccontino qualcosa di sè..dico “qualcosa” perchè si sa che spesso si finisce per dire un decimo di quello che si voleva dire, si ripensa in seguito “cavolo, mi sono scordata di raccontare di quando…” e cose del genere.
    Non si può essere esaurienti in un unico intervento. Comunque, pare che ci tocchi parlare di noi.. che esempi posso portare? Immaginando una Polis Ideale, Platone, in contrasto con la concezione dell’Atene del suo tempo, in sostanza considerava la donna al pari dell’uomo, cioè in grado di svolgere esattamente le stesse attività dell’uomo: la guerra, la preparazione atletica, la politica, la filosofia… Fa pensare però il fatto che questa idea sia rimasta appunto solo un’idea, qualcosa di utopico e di irrealizzabile.. Certamente noi donne ora siamo ben lungi da quel preconcetto (chiamatelo come volete) che vuole la figura femminile rinchiusa dentro a casa a badare ai figli, a ricamare, a cucinare, a servire il marito che torna stanco dal lavoro…
    Spesso si fanno sondaggi e si stilano percentuali sul seguente argomento: PREFERISCI UNA BRILLANTE CARRIERA O LA FAMIGLIA? Il punto è questo: esiste solo questo tipo di scelta nella vita? La donna è destinata ad essere un angelo del focolare o una lavoratrice incallita tutta telefono e computer? Oppure tutte e due le cose?
    La figura femminile è stata ed è voluta in mille modi diversi: divoratrice di uomini, brutta copia del politico, divorziata e in cerca di avventure, che ne so, se ne sentono così tante in giro! I discorsi degli uomini (quando sono in gruppo finiscono inevitabilmente per parlare di sesso droga e rock’n roll) sono particolarmente indicativi al riguardo: i loro gusti, le loro aspettative, le loro fantasie ci dicono in quanti modi la donna può essere dipinta in pochi minuti di conversazione, come fosse il manichino di una negozio a cui ciascuno mette a turno un abito diverso. Ascoltandoli con attenzione sono anche divertenti. Credo che le donne non debbano sentirsi perse o spaventate se non rispecchiano l’ideale di un qualunque uomo: innanzitutto, si scopre che la maggior parte delle loro argomentazioni e dei loro giudizi si reggono sul niente, sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano. Personalmente non vivo in funzione di certi angoscianti interrogativi tipo: non sta bene che una donna si interessi di questo, una donna in questa occasione dovrebbe tacere, una donna non si veste in un certo modo perchè, come qualcuno dice, l’abito fa il monaco..
    Io, me stessa, la Giulia che sta parlando adesso, approfondisce con passione la filosofia, ama il dialogo, ama la musica, ama la scrittura, è metereopatica… Come moltissime altre donne senza dubbio.
    Le potenzialità e le inclinazioni femminili non vanno mai ristrette, tutto va ricercato e tutto va approfondito. Qualcuno obietterebbe: e se il prezzo di tutto questo fosse rimanere da sola? Io risponderei: soli ci si rimane solo per scelta! Come il vagabondo che rompe con la sua promettente carriera di avvocato e il futuro progettato per lui dai genitori e vive alla giornata, viaggiando, apprezzando l’immensità della natura (a tal proposito ho visto un film tratto da una storia vera, che si chiama “Into the wild”, che consiglio a tutti) fino a morirne. Siamo così tante nel mondo che sarebbe impossibile non trovarci con altre desiderose come noi di ricerca, di poesia, di avventura. La donna ha davanti a sè un percorso il cui scopo finale non sempre si risolve nel “mistero della gravidanza” per dirla con Nietzsche, nonostante il desiderio materno sia pressochè diffuso tra le donne allo stesso modo. Ma anche in questo caso molta pressione la possiamo ricevere da standard culturali del nostro paese o dalla nostra appartenenza ad un qualche circolo religioso (non so bene quanti ce ne siano, nè quali siano i precetti). Credo che spetti alla donna l’educazione dell’uomo a qualcosa che vada oltre la lotta per la sopravvivenza, ma attenzione, non voglio fare di questa cosa una “missione”, altrimenti saremmo punto e a capo…
    E il fatto è proprio questo: perchè aspettarsi che la donna incarni modelli che non le stanno bene addosso? Si vive molto male con l’insanabile divario tra ciò che si è per natura e come il resto del mondo ci vorrebbe. Mi chiedo poi se questo problema sia sentito maggiormente dalle donne piuttosto che dagli uomini, o viceversa. Ad ogni modo, vorrei che le donne che capitano qui ogni tanto si pronuncino al riguardo, poi se volete potremmo organizzarci e fare qualche scherzo a Dipalo se proferisce una sola parola fuori posto sulle donne quindi parlate liberamente. ciao.

    "Mi piace"

  6. Da: cristina urbani [mailto:kristinakaos@hotmail.it]
    Inviato: lunedì 12 maggio 2008 13.54
    A: Francesco Dipalo
    Oggetto: RE: FILOSOFIA AL FEMMINILE

    Salve prof come al solito sono sempre in mezzo come mercoledì dunque io vorrei partecipare ma non ho ben capito quale sorta di esperienze dobbiamo raccontare cioè su quale argomento? presuppongo sia un argomento che metta in evidenza il nostro essere femminile…. l’universo complicato e complesso della femminilità può darmi qualke suggerimento!? grazie mille
    cristina
    ________________________________________
    Cara Cristina come al solito sei in mezzo e come al solito sei la benvenuta! È sempre bello quello che fai per te stessa e per gli altri… ma questo già lo sai.

    Il nostro modo di pensare – credo – quello più comune ed “automatico” si basa su una serie di stereotipi che raramente ci capita di mettere in discussione. Ti faccio alcuni esempi. La donna è sentimento e passionalità. L’uomo è ragione. Oppure: la donna non separa sentimento e ragione, mentre l’uomo li tiene separati. In amore: l’uomo separa sesso e sentimento. La donna no. E altre amenità del genere.

    Ora io mi chiedo (e non sono il solo: molte filosofe nell’ultimo secolo se lo sono chiesto) se tali distinzioni sommarie (che possono essere esposte in maniera più o meno superficiale, ma che ritroviamo anche nel pensiero di grandi filosofi – maschi, tutti maschi! – antichi e moderni, da Aristotele ad Agostino allo stesso Nietzsche) sono ancora avvertite come tali dai miei interlocutori e, soprattutto, interlocutrici, oppure se possono essere ripensate sotto forme diverse. E ancora: esse si basano su una condizione “naturale” oppure sono fatti storici e “culturali”? Mi vedo così perché, davvero, analizzando me stessa, mi ritrovo pienamente in questo tipo di aggettivazioni, etichette, oppure mi vedo così perché sono stata abituata a pensarmi sotto questa forma? Le parole descrivono adeguatamente la realtà, la condizione effettiva, autobiografica del mio modo di essere donna, oppure esiste un qualche “scollamento” tra la rappresentazione che sorge spontanea dalla mia autobiografia e l’ “immagine” culturale, astratta, che utilizzo per cercare di dare senso alla mia femminilità?

    Emancipazione significa libertà di pensare se stessi e di prendersi cura della propria esistenza in modo libero, autonomo, creativo, soddisfacente. Quanto sono libera, davvero, di pensare la mia femminilità al “femminile”? Quanto riesco ad essere “soggetto” rispetto ad una concezione (ahimé ancora dominante) che mi vorrebbe “oggettualizzata”, intrappolata negli stereotipi (maschili? patriarcali?) di bellezza seducente ed accogliente o comprensiva maternità? E quanto pesano questi stereotipi nella relazione che ho con me stessa e col mondo circostante?
    Ad esempio, è corretto dire che la donna è passione, emozione e l’uomo ragione? Non sarebbe corretto, piuttosto, fare riferimento a modi diversi di pensare razionalmente le proprie emozioni? Esiste un’unica forma di RAGIONE (che, guarda caso, sostiene, legittima, dà fondamento alle attuali forme di gestione – mascolina – del potere)? Davvero per poter essere considerata RAZIONALE e vincente la donna deve scimmiottare l’uomo, assomigliargli, pur restando al contempo oggetto di seduzione? È possibile pensare, ad esempio, un modo di fare politica al femminile?

    Spero di essere stato esauriente. Come vedi, non ho risposte prefabbricate, ma solo domande. Sono molto curioso perché non so. E non mi piace costruire castelli di carte in aria o insegnare pallide immagini di concetti, ma scoprire cosa pensano le persone (donne) parlando con loro. Tutto qui.

    Ciao e grazie
    Francesco D.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...