Pubblicato in: creatività

IL CIUCCIO MAGICO


Personaggi: Bambina, Drago, Mostro magico, Gatto con gli stivali, Ciuccio Magico, Pifferaio
Scenari: Montagna alta alta, casetta a valle, castello
Oggetti: scatola e seme, bacchetta magica, microfono, armadio, scotch

C’erano una volta delle montagne enormi sulle quali viveva un mostro magico. Da queste montagne, così alte da essere inaccessibili, proveniva una musica di tromba. Su queste montagne nessuno poteva salire. Era pericoloso. Ma un giorno una bambina di cinque anni riuscì ad arrampicarsi sulle montagne. Era una bambina piccola ma alta e molto esperta. Aveva costruito una scala per salire sulle montagne perché voleva prendere un seme di pesca custodito in una scatola delle patatine. Sulle montagne cadeva una pioggia verde. Man mano che saliva la scatola si allontanava sempre di più e la bambina, nonostante i suoi sforzi, non riusciva a prenderla. La scatola era spostata da un drago invisibile, che a volte appariva, a volte scompariva. Era cattivo questo drago e molto dispettoso. Ma ad un certo punto la bambina riuscì ad afferrare la scatola e a fuggire dal drago. Il drago, però, aveva aperto la scatola e il seme era caduto. La bambina strisciando per terra lo recuperò, lo chiuse nella scatola, la sigillò con lo scotch e la chiuse in un armadio.
Il drago gridò “vendetta, vendetta!” e si mise a cercare il seme dappertutto, senza riuscire a trovarlo. Anche la bambina si era nascosta dentro una casetta che assomigliava ad una scatola. Il drago si aggirava nei paraggi chiedendosi ad alta voce “dov’è il mio seme?”. Siccome il drago cattivo stava per trovare il seme la bambina pensò di prenderlo con sé e di rifugiarsi in un castello brutto, scuro, nero, di fuori. Dentro, invece, era tutto un altro mondo, multicolore! Giallo, rosso, blu, azzurro, verde, arancione, celeste, viola e bianco (con un pochino di nero). La bambina nascose il seme in un forziere dorato. Un posto sicurissimo.
Il mostro che nel frattempo era rimasto sulle montagne e che aveva i piedi e le mani appiccicosi, decise di scendere. Entrò nel castello dove si trovava la bambina e cercò di spaventarla per costringerla a consegnargli il seme. A questo punto la bambina tirò fuori il suo ciuccio magico. Era un ciuccio parlante. Non si capiva niente di quello diceva. Solo la bambina era in grado di capirlo. “Andate via cattivi! Via brutto drago, via brutto mostro!” – diceva. Ma i due mostri spaventosi fuggirono lo stesso: sentivano la puzza che emanava dal ciuccio. Ed era una puzza terribile. La bambina allora si trasformò in una fatina. Prese la bacchetta magica e “abracadabra” la bacchetta si trasformò in un microfono. E con il microfono chiamò il gatto magico con gli stivali. Con un’altra parola magica trasformò il mostro in un giocattolo e il drago in un topolino. Il gatto con gli stivali con un altro “abracadabra” venne trasformato in un pifferaio magico che con la melodia del suo flauto ammaliò il topo e lo immobilizzò. La bambina-fatina ritrasformò il pifferaio in gatto e gli ordinò di mangiare il topolino. Con un balzo fu sopra di lui “miaooooo” e lo divorò. Poi la storia è finita.

Autrice, sceneggiatrice, art director: Angela Dipalo
Segretario e “facilitatore”: Francesco Dipalo

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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