Pubblicato in: filosofia, politica mente

Per parlare da cittadini e non da sudditi…


«Ma per parlare praticamente e da cittadini – a differenza di quelli che si definiscono anarchici: io non chiedo l’immediata abolizione del governo, ma chiedo (E SUBITO) un governo migliore. Che ognuno faccia sapere quale tipo di governo ispirerebbe il suo rispetto, e questo sarà il primo passo per ottenerlo . Dopo tutto, la ragione pratica per cui – una volta che il governo sia nelle mani del popolo – si permette che una maggioranza continui a reggere lo Stato, e per lungo periodo di tempo, risiede non già nella probabilità che la maggioranza abbia ragione, e neppure nel fatto che la cosa sembri giusta alla minoranza, ma nel fatto che la maggioranza è materialmente più forte. Ma un governo in cui la maggioranza governa in tutti i casi, non può essere basato sulla giustizia – anche accettando questo termine nel nostro senso umano. Non può esserci un governo nel quale NON sia la maggioranza a decidere, virtualmente, su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, ma la coscienza? nel quale la maggioranza decida solo su quelle questioni cui è applicabile la regola dell’opportunità? Deve sempre il cittadino – seppure per un istante e in minimo grado abbandonare la propria coscienza nelle mani del legislatore? e allora perché ha una coscienza? Penso che noi dovremmo essere degli uomini, prima di tutto; e poi dei sudditi. Non c’è da augurarsi che l’uomo coltivi il rispetto per le leggi, ma che coltivi rispetto per ciò che è giusto. Il solo obbligo che io ho il diritto di arrogarmi, è di fare sempre ciò che credo sia giusto. E’ abbastanza vero quanto si dice delle corporazioni – e cioè che non hanno coscienza; e tuttavia una corporazione formata di uomini coscienziosi è una corporazione CON una coscienza. La legge non riuscì mai a rendere più giusti gli uomini, neppure di tanto; anzi, proprio a causa del rispetto che le portano, persino degli uomini di buoni principi si trasformano, quotidianamente, in agenti di ingiustizia».

Thoreau David Henry – Disobbedienza Civile

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).