Pubblicato in: politica mente

NOT IN MY NAME, NOT IN THE NAME OF MY DAUGHTER


La chiamano “Italia”. È la nazionale di calcio, ultima superstite di una liturgia laica dal sapore post-fantozziano il cui spettro si aggira nelle frequenze televisive gestite dalla casta dei padroni, ma pagate anche con i miei/nostri denari. Si aggira tra un revival canoro dedicato a padre Pio – povero santo – e gli sproloqui deliranti di un “ratto” con la faccia da uomo che continua a ripetere che noi poveri “idioti” italici siamo i più ricchi d’Europa, proprio perché lo siamo “idiotamente” ovvero nel privato (“idiotes” nella Grecia antica stava ad indicare il cittadino privato, di contro al “polites”, il cittadino tout court). La forbice tra debito pubblico e debito privato è quasi zero perché le famiglie italiche sono assai ricche, mentre le casse dello stato languono di debiti che appartengono ai miei, ai vostri bis-nipoti. Non specificano però che il numero degli “idioti” ricchi, anzi ricchissimi, diminuisce in maniera quasi direttamente proporzionale all’aumento del loro patrimonio, alla diminuzione dei servizi erogati al pubblico e al progressivo indebitamento della stragrande maggioranza delle famiglie italiche. Spesso rappresentate da poveri Cristi che non hanno gli onori delle cronache, se non quando rimangono schiacciati sotto i macchinari della fabbrica in cui lavorano. E noi, poveri idioti, quasi fossimo in preda ad un insano delirio collettivo, ci ostiniamo a pensare che undici fighetti tatuati, che presi tutti insieme dinanzi al dio-Mercato valgono due manovre finanziarie, CI RAPPRESENTINO… sbeffeggiati da un pugno di bancari, commercianti e postini neozelandesi, calciatori dilettanti, in gran parte sportivi e basta… NO io mi sento rappresentato dalla maestra elementare di mia figlia che lavora con grande passione e competenza per 1300 euro al mese, mi sento rappresentato dal bidello che mette in ordine i banchi scalcinati per l’esame di maturità dei miei studenti, mi sento rappresentato dal ricercatore precario che per 1200 euro al mese passa le sue giornate in laboratorio per scoprire l’ennesimo rimedio contro il cancro, mi sento rappresentato dagli operai di Pomigliano d’Arco che lottano per conservare condizioni di lavoro dignitose e conformi alla legge. Questa è l’Italia per cui faccio il tifo. SHOW MUST GO ON, BUT NOT IN MY NAME, NOT IN THE NAME OF MY DAUGHTER.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).