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Maturità anticrisi: specchio “ironico” dell’attualità


Le tracce relative alla prima prova della maturità, anno del signore 2010, brillano, nel complesso, per il loro attento riferimento all’attualità. Offrono ai maturandi – neocittadini nel pieno godimento dei loro diritti civili, politici e sociali, sulle cui giovani spalle dovranno poggiare i destini del paese – ricchi spunti di riflessione, su cui esercitare quel senso critico e quell’apertura consapevole e responsabile alla complessità nelle quali si riassumono, per così dire, le finalità ultime della scuola superiore statale.

Un testo di Primo Levi, interessante. Pensavo, prima di averlo letto, fosse tratto da “Se questo è un uomo” o da “La tregua”. Nazionalismi di cartapesta, razzismi naif, minoranze in fuga da questa o da quella parte del mondo, genocidi a gogò. E, dopo qualche giro di giostra, un Rosarno, tanto per gradire. Ma no. Roba da passatisti. Per fortuna si trattava di un’interessante spunto del Primo Levi “minore” (si fa per dire), innocuo bibliofilo borgesiano, che esalta il valore della lettura nella formazione dell’identità personale. Un’identità tutta “introspezione”, occhio che si scruta dentro. (Fuori meglio di no… magari si potrebbero scorgere i precari della scuola che protestano davanti a qualche provveditorato o qualche metalmeccanico “comunista” in sciopero).

E poi temi letterari ed artistici immortali. Quello luccicante di dorature e scanalato di ombre della “felicità”, quello sempreverde e un po’ vittimista del “piacere”. Roba da esteti “impegnati”. Beffardamente attuali anch’essi – ma occorreva un’ironia degna del più feroce tra i cinici antichi – per riuscire a cogliere il riferimento all’attualità. Seppure nessuna meraviglia che nel paese del premio Nobel per la letteratura Dario Fo si chieda – ci mancherebbe altro! La scuola è una roba seria eh! – molto, moltissimo ai neocittadini, in termini di spirito carnascialesco, di satira della satira. Quando si è condannati a non trovare lavoro, a non avere sbocchi sociali e civili, ad essere, cornuti e mazziati, bamboccioni a vita, ebbene, meglio ricercare la felicità a gogò. O il piacere (che per la stragrande maggioranza degli idiotes significa poi la stessa cosa: non stiamo a sottilizzare). O ancora la travolgente armonia della musica (ma per quella fra un po’ occorrerà fare le valigie dal momento che la scure della “manovra” si è abbattuta anche su teatri e fondazioni liriche). Pensare il disimpegno, insomma. O meglio, cianciare il disimpegno, visto che di Zenoni o di Epicuri all’orizzonte non se ne vedono, né si questiona più di tanto su quello che è e che dovrebbe essere il nostro concreto stile di vita. Individualmente, liquidamente felici (e qui il riferimento al passo del sociologo polacco Zygmunt Bauman, dobbiamo dirlo, era freudianamente appropriato).

Che dire poi del tema sul “giovanilismo” in politica? Esiste qualcosa di più appropriato per prendere per il culo il giovane neocittadino cui l’attuale “gerontocrazia” ha rubato il futuro? Ma no. Scherzavamo. Era un velato incitamento a “fare futuro“, un’altra palese ironia nascosta, anche un bambino lo avrebbe capito. Perché altrimenti proporre, in apertura, il tragico discorso con cui il 3 gennaio 1925 Mussolini di fronte ad un’aula parlamentare oramai prona e plaudente (l’opposizione se ne era andata sull’Aventino, oppure in qualche palasport a discutere se darsi o meno del “compagno” sia giusto o sbagliato, non ricordo più bene) inaugurava ufficialmente la dittatura? Giovinezza… giovinezza…? Per par condicio (questa espressione, i latinisti non me ne abbiano, mi fa venire il voltastomaco) ecco spuntare fuori anche Togliatti, Moro e… immancabilmente il Papa (Karol Wojtyla, l’ultimo meglio lasciarlo perdere ora che la Chiesa è sotto attacco). Ora, lo so il mondo si è rovesciato ed io farnetico, ma Togliatti, Moro e Wojtyla sono un conto, un conto è il loro appello alla gioventù, un conto le parole sprezzanti del dittatore. Perché offrire ai poveri studenti una possibilità, seppure minima dato che negli ultimi 20 anni non c’è stato alcun fenomeno di revisionismo, riduzionismo o, addirittura, negazionismo storico, di confondersi? Ma sì, giustamente, sono adulti e vaccinati… avranno colto da soli l’ironia del “lancio”, (pardon, della proposta) pubblicitario…

E le foibe? Vogliamo parlare delle foibe? Non si parla della foibe. Tutti parlano delle foibe, nessuno sa niente delle foibe. Foibe di qua, foibe di là. Foibe di su, foibe di giù. E non mi riferisco alla storia delle foibe, che merita rispetto (storiografico ci si augura, oltre che umano), ma al tormentone foibe, al suo uso strumentale, nazional-popolare… attualissimo anche questo no? L’unico errore, forse, consisteva nella collocazione sotto la tipologia C “tema storico”. Altro che storia questa è attualità! Burloni…

Dulcis in fundo, ora che il terrorismo islamico ha perso un po’ di mordente, la congiura internazionale sionista è demodè e i cosacchi non vanno più a cavallo (ma ci vendono amichevolmente il loro gas), ecco spuntare all’orizzonte niente popò di meno che… gli UFO! Una trovata, a dir poco, geniale… meglio alzare gli occhi al cielo, con speranza o timor panico, che guardare al nostro povero pianeta che muore soffocato dal cemento, dal petrolio che erutta da sotto l’oceano, da questo cancro umano che lo divora in nome del dio denaro. Un’attualità decisamente iper-futurista. “Verso l’infinito e oltre!

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).