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Ancora sull’occupazione del liceo Vian


A quasi una settimana dalla fine dell’occupazione del Liceo Vian, a quanto mi è dato vedere (ma la portata del mio occhio e della mia mente è assai limitata), nulla si muove.

Qualche speranza, lo confesso, l’avevo coltivata. Si chiedeva da parte degli studenti che hanno (avrebbero?) organizzato (l’organizzazione lasciava un po’ a desiderare…) l’occupazione una qualche forma di apertura, si sollecitava il “dialogo”. All’uopo si sarebbero convocati giornalisti di questa o quella testata, si sarebbe dato il giusto risalto all’evento “occupazione” in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica – che significa genitori, insegnanti, istituzioni, gente della strada – intorno ai più scottanti temi emersi a seguito della cosiddetta “riforma Gelmini”. Si lamentavano i tanti disagi e le “brutture” della scuola. Insomma, che dire, una “fiammata di spirito civico”, magari espressa in maniera non proprio corretta, ma di certo con quel sacrosanto entusiasmo che dovrebbe contraddistinguere le giovani generazioni.

Che diavolo, pensavo, qualcosa si muove, sotto le ceneri cova qualche scintilla di Politica (con la P maiuscola)! C’è qualche speranza che la scuola torni ad essere, in primo luogo, una palestra in cui si formano uomini e donne, cittadini e cittadine, tra un verbo coniugato e una formula mandata a memoria! Che bello!

Da una rapida ricognizione sulla rete (basta aprire google e scrivere “occupazione”, “liceo Vian”), invece, mi pare che, a parte gli ormai datati, quanto approssimativi, comunicati stampa della settimana scorsa, nulla abbia fatto capolino. Il precedente post del mio blog, che pure voleva essere uno spunto per continuare ed arricchire quel confronto tanto invocato, una palla al balzo per tutti i miei (e non solo) studenti è rimasto desolantemente solitario, nonché privo di commenti.

La routine quotidiana si è rimessa in moto come un tritacarne. Con i suoi soliti controcanti fatti di furbizie e tirare a campare, assenze strategiche, malcelata abulia, becero individualismo, et cetera.

Quando mercoledì alla fine della sesta ora ho lasciato l’aula della 3X, dove pure sedevano fino ad un attimo prima alcuni “campioni” della pulizia e del servizio d’ordine, fini osservatori di macchie d’umidità sui soffitti, polveri sottili, banchi non proprio lucidi, mi sono cascate le braccia.

Alcuni di loro la settimana scorsa si erano prodigati nella pulizia della scuola. Ma i banchi, al suono dell’ultima campanella, erano una distesa di cartacce, plastiche svolazzanti, confezioni di biscotti vuote. Ho sentito piombarmi addosso tutta la pesante inanità delle parole, dei discorsi, di quelle altre cartacce su cui sono impresse a stampa altre parole. I modi di essere contano più di mille parole.

Solo questo rimane di quella fiammata di “spirito civico” che ci si voleva rappresentare la settimana scorsa? Questo, insieme a qualche sorriso furtivamente rubato tra i corridoi vuoti della scuola, un paio di notti passate nel sacco a pelo, una partita a carte, una strimpellata alla chitarra, qualche lezione di “giocoleria”, un paio di interrogazioni rimandate. Tutte cose belle, per carità, ma c’era bisogno di “occupare”? Bastava andarsene un paio di giorni a fare campeggio al lago di Martignano, lasciando quelli che volevano, giustamente, fare lezione alle prese con aoristi e formule di chimica.

Se questi sono i risultati di mesi di discussioni, di magliette zuppe di sudore per il tanto sgolarmi andando su e giù tra i pertugi delle file di banchi, di pomeriggi passati a rispondere a messaggi, a proporre temi di riflessione attraverso la rete, a rompermi la testa su quale fosse il modo migliore per stimolare tizio o caia a prendere in mano la sua vita e ad essere migliore (non in senso “scolastico”), ebbene, debbo autodenunciarmi, nel vostro assordante silenzio, come un pessimo maestro.

Ma, insomma, la speranza è l’ultima a morire no?

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).

4 pensieri riguardo “Ancora sull’occupazione del liceo Vian

  1. Infatti la mia affermazione non era affatto generica, bensì circostanziata: vi erano precisi riferimenti spazio-temporali. In ogni caso il fatto in sé, preso isolatamente, con l’occupazione può anche “azzeccarci” poco, d’accordo. Si tratta, semplicemente, di un invito ad una maggiore coerenza. E riconoscerai che ne abbiamo bisogno un po’ tutti no? Già il fatto di parlarne è qualcosa…
    a domani

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  2. Non credo che la sporcizia che ha trovato in una classe sia un’ affermazione di controsenso all’ occupazione..molte persone non sono coerenti questo è vero,ma non si puo’ generalizzare.Il banco mio e di vik(e puo’ andare anche acontrollare)dopo la lezione viene regolarmente pulito ma non per essere coerenti semplicemente perchè magari abbiamo un pensiero relativamente diverso da altre persone.La lettera cerchero’ di mandargliela stasera se mi sarà possibile,dopo lo studio.E,per quanto riguarda il forum i miei compagni di classe lo hanno fatto e ha avuto degli ottimi risultati..spero,che prossimamente potremmo discuterne.
    Arrivederci,a domani.

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  3. Cara Caterina,
    questo blog è visibile a tutti, come lo sono tutti i blog. Del resto, lo scopo del mio intervento non era affatto segreto, ma pubblico. Perché pubblicamente volevo offrire alcune riflessioni intorno al tema dell’occupazione. Ma i miei interlocutori, naturalmente, siete voi. Il mio sito internet, cui il blog è collegato, è a disposizione degli studenti, come sai (che venga utilizzato o meno). L’articolo in questione (lo hai letto quello che ho scritto sabato 16 ottobre quando l’occupazione era ancora in corso? perché il secondo intervento è legato al primo…) l’ho diffuso, in primis, attraverso la mia pagina facebook, cui tutti voi siete collegati (ma forse non ti sei collegata nelle ultime due settimane). Quindi non era un segreto per nessuno. Ne ho parlato di persona anche con qualche studente, non con te (ma semplicemente perché non è capitato: ne ho 80 di studenti quest’anno). Della lettera cui accenni ho saputo solo oggi attraverso Susanna Finocchiaro e le ho chiesto di inviarmela via mail in modo da potermela leggere con calma ed eventualmente diffonderla (per ora non mi ancora giunta). Questo la legge lo consente. Internet è uno spazio libero, disponibile per tutti e non ci vuole alcuna autorizzazione. Tanto meno ci vogliono autorizzazioni per riflettere insieme su temi che ci interessano tutti quanti, studenti, professori, famiglie ecc. Era questo, del resto, il mio scopo. Mi dispiace soltanto che le mie considerazioni di sabato 16 ottobre non siano state recepite a tempo debito (tu sei la prima e unica persona, sin qui, che ha scritto qualcosa). Tutto qui. Peraltro non nutro alcun risentimento, tanto meno verso gli studenti. Il mio lavoro consiste nell’offrire stimoli, incendiare la miccia per dibattiti civilmente utili e costruttivi. Credo che sia questo il mio dovere.
    I fatti cui accenno nel mio secondo intervento sono per l’appunto fatti, non giudizi affrettati (tanto meno “accuse”). Contro il corso di giocoleria non ho assolutamente niente. Immagino sia stato (e possa ancora essere) bellissimo. Semplicemente mi limito a notare – come ho fatto oggi in classe tua – una persistente schizofrenia tra il dire e il fare, e anche tra la quotidianità e l’autogestione. La sporcizia che ho trovato nelle altre classi (non nella tua) è stata prodotta dalle stesse persone che notavano (e facevano bene a notare, beninteso) la sporcizia sui muri.
    Mi parli dei gruppi di studio. Benissimo! Vi faccio una proposta: perché non utilizzare il forum per costituire gruppi di aiuto on line? Magari potrebbero essere utili a chi abita lontano.
    Per quanto mi riguarda, come sai, per i 1500 euro mensili che mi danno, non cesso di seguire gli studenti anche il pomeriggio. La posta elettronica, facebook, gli appunti on line, e quant’altro servono a questo. E anche questi sono “fatti”. Che poi si abbia la reale volontà di sfruttarli, questi strumenti, beh questo non dipende da me…
    un bacione
    FD

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  4. A noi insegna di sospendere il giudizio,di prestare ascolto prima di trarre conclusioni e poi ci accusa su un sito internet?Avrei preferito magari, (e parlo solo a mia voce)piuttosto di trovarmi accuse su un blog visibile a tutti,una semplice discussione come ne abbiamo avute tante,ma ora mi attengo a provare a chiarirle i suoi dubbi sperando di riuscirci.
    Non so se lei sa che è stata richiesta un’ assemblea 2 giorni dopo l’ occupazione,questa è stata rifiutata dal preside che ce ne ha concessa una venerdi’ 29,dove,come da noi richiesto si spera ci sia il dirigente;in questa tratteremo e chiariremo i motivi dell’ occupazione dell’ edificio,e con professori e preside cercheremo di venirci incontro su quei punti che ci hanno spinto a un gesto cosi estremo.Oltre alla richiesta di un’ assemblea,abbiamo fatto una lettera con i motivi e le richieste degli studenti,ma questa non è stata firmata dal preside,per poterla far circolare per le classi LEGALMENTE.Che in questo paese si possa fare qualcosa di legale per manifestare e informare è cosa dubbia.Allorchè al piu’ presto queste lettere,che inizialmente erano dirette a personale ATA,professori e dirigente,dovranno essere distribuite come volantini all’ entrata di scuola.Detto qesto vorrei farle presente che l’ occupazione ha fatto emergere un senso di responsabilità e di capacità degli alunni di autogestirsi sorprendenti,oltre al fatto che il corso di giocoleria(cui non capisco il suo risentimento)si accompagnava a molte altre iniziative..pensi che c’ era addirittura un’ aula in cui gli alunni si aiutavano a vicenda nello studio..una sorta di quei corsi di recupero tanto famosi che ci hanno tolto.Spero tanto che venga Venerdi’ all’ assemblea e che a seguito di questo commento molto ristretto possa aver piu’ o meno chiaro qualcosa.
    Arrivederci,Caterina.

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