Pubblicato in: politica mente

Fine della storia


Oggi ho fatto una cosa che faccio sempre: lezione di storia. Mi piace. Probabilmente sono un “pervertito”. Perché continua a piacermi nonostante tutto. Nonostante si stia stretti in classe. Nonostante lo stipendio non basti più per pagare tutti i conti. Nonostante quest’anno non si sappia ancora nulla dei fondi d’istituto per tenere aperto il carrozzone.

Eppure mi piace ancora, dico. Perversamente, però, perché sento di aver superato un limite di non ritorno, oggi. Fino ad ieri ero fermamente convinto che parlare di diritti civili, diritti politici, sociali, economici, di eguaglianza dinanzi alla legge, raccontare le vicende della rivoluzione inglese, leggere e commentare il “patto del popolo” o il”bill of righs”, fosse buono e giusto per i miei studenti, fosse mio sacrosanto dovere professionale e morale, la base del “patto” chi ancora mi lega alla comunità come insegnante della scuola pubblica italiana. Ora scopro che fa troppo male. Che il dolore è insostenibile, per me, ma soprattutto per loro, i miei studenti. Perché la distanza tra la “realtà effettuale” della cosa (per dirla con Machiavelli), tra la presente situazione di inciviltà, di antipolitica, di imbecillità in cui è sprofondato questo paese e gli ideali cui il nostro sistema civile e politico dovrebbe ispirarsi è tale da lasciare storditi, inebetiti, malamente furenti. Come quegli animali ingabbiati che non potendo sfogare la frustrazione contro i loro aguzzini si massacrano vicendevolmente, a colpi di becco, magari, come fanno le galline in batteria.

Perché aiutare i ragazzi che la comunità mi affida a diventare “più consapevoli”, “più responsabili”, “maggiormente dotati di senso critico”? Continuo a comprendere la motivazione etica e pedagogica, per carità, per quanto surreale essa possa apparire. Tuttavia non sono certo che la gran parte sia in grado di reggere l’urto con il dolore, il furore, la disperazione che tale consapevolezza inevitabilmente genera. Forse è meglio donar loro una dolce, ovattata inconsapevolezza, una qualche soffusa aurea di irresponsabilità, acriticità, un indolente tanto per. Meglio non toccare il dente che duole, anche se lo si sa esser marcio: fin che non ci penso non soffro. Come se poi la sofferenza non stesse – che se ne sia consapevoli o meno – tra le pieghe della quotidianità, nell’aria densa e pesante al cambio dell’ora, nel vagare incerto tra un bagno e un ballatoio, nell’addormentarsi scompostamente sul banco…

Continuo, insomma. Non posso farne a meno. Magari accentuerò i passatismi rispetto ai contemporaneismi. Ci rifugeremo in qualche mondo dietro il mondo. Chissà. Mi piace ma mi sento male a farlo. Qualcosa del tipo: “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio. Sed fieri sentior et excrucior.” O un po’ come quel guerriero che, eccitato e nello stesso tempo disgustato dal sangue versato, se ne sta in disparte traendo profondi sospiri. Insomma, fine della storia. Evviva la storia.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).