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Thich Nhat Hanh: Nulla da cercare – La raccolta di Linji (10)


Da: Discorsi della sera

10

Durante una sessione della sera il maestro esordì con la seguente spiegazione: “A volte e necessario eliminare la persona, ma non le circostanze della persona, altre volte e necessario eliminare le circostanze della persona, ma non la persona. A volte e necessario eliminare entrambe: la persona e le sue circostanze. Altre volte non eliminate né la persona né le sue circostanze”.

In seguito un monaco chiese: “Cosa significa eliminare la persona, ma non l’oggetto delle percezioni della persona?”. II maestro rispose: “II sole sorge facendo della terra un ricamo. I capelli del fanciullo cadono bianchi come fili di seta”.

Il monaco chiese: “Allora cosa significa eliminare l’oggetto della persona e non la persona?”. II maestro rispose: “I comandi del re vengono trasmessi a ogni parte del mondo. Gli ufficiali di frontiera hanno dissipate le nubi di fumo”.

Il monaco chiese: “Allora cosa significa eliminare sia la persona sia l’oggetto?”. II maestro rispose: “I due distretti di Bun e di Phan non sono in comunicazione. La gente e isolata nel proprio mondo”.

Il monaco chiese: “Cosa significa non eliminare né la persona né l’oggetto?”. II maestro rispose: “II re entra nel palazzo di gemme. Anziani cantano nella campagna”.

 

COMMENTO

Questa parte dell’insegnamento è chiamata: “Le quattro vie per aiutare le persone” o “Le quattro relazioni”. Ogni relazione è un modo diverso di rispondere al discepolo. La relazione che usi per dare la risposta dipende dalla situazione e dal livello di pratica del discepolo. Le quattro relazioni sono: rimuovere il soggetto senza rimuovere l’oggetto; rimuovere l’oggetto senza rimuovere il soggetto; rimuovere sia il soggetto sia l’oggetto; non rimuovere né il soggetto né l’oggetto.

La prima relazione

Un monaco chiese: “Cosa significa eliminare la persona senza eliminare l’oggetto della percezione della persona?”. Sta domandando come possiamo rimuovere il soggetto (la persona) senza rimuovere l’oggetto. Il maestro rispose: “II sole sorge, facendo della terra un ricamo. I capelli del fanciullo ricadono bianchi come fili di seta”.

Tendiamo a concentrarci sull’oggetto e lo chiamiamo realtà. Non notiamo quanto la nostra mente intervenga nella nostra percezione. In filosofia questo si definisce ‘realismo ingenuo’. Per esempio guardiamo a un fiore come a una realtà indipendente. A volte, è meglio lasciare che i principianti continuino a praticare il buddhismo con questo modo di pensare. Per esempio, se qualcuno ci domandasse: “Perché c’è tanta sofferenza nella mia vita?” e volessimo rispondere usando la prima relazione (che rimuove il soggetto senza rimuovere l’oggetto), non diremmo: “La tua mente fa sorgere queste sensazioni di sofferenza”. Ci concentreremmo invece sugli oggetti concreti della sua vita che gli causano sofferenza e lo aiuteremmo a comprendere meglio quegli oggetti della sua percezione.

II maestro non sta dicendo che concentrarsi sull’oggetto sia una cosa cattiva. II sorgere della luce del sole, il fiorire dei fiori e il verde degli alberi creano un paesaggio che sembra un ricamo. Questo è un oggetto della percezione ed è bello concentrarvisi. Intanto un fanciullo gioca nel sole e i suoi capelli sono come seta bianca. Nella Cina antica i capelli dei bambini erano sempre neri. Cosi il maestro sottolinea le contraddizioni che sorgono quando ci concentriamo sull’oggetto senza il soggetto. Infatti, se non consideriamo il ruolo della nostra mente e ci concentriamo semplicemente su ciò che vediamo come una realtà indipendente intorno a noi, ci saranno contraddizioni.

II poeta vietnamita Nguyen Du diceva: “Quando una persona è triste, lo scenario non è mai felice”. II modo in cui ci sentiamo determina il modo in cui vediamo il mondo. Perché ci sono persone capaci di provare felicità guardando la luna e vedendone la bellezza mentre altri osservano la stessa luna come qualcosa di triste e deprimente? Non si può rispondere a questa domanda a meno che non si tenga conto sia del soggetto sia dell’oggetto.

La seconda relazione

II monaco chiese: “Allora che significa eliminare l’oggetto e non la persona?”. Sta domandando che cosa significa rimuovere l’oggetto senza rimuovere il soggetto. Viene chiamata manifestazione. Secondo questo punto di vista, tutto è una costruzione dalla mente. È il punto di vista della psicologia buddhista. Il maestro rispose: “I comandi del re sono trasmessi a ogni parte del mondo. Gli ufficiali di frontiera non hanno visto nubi di fumo”.

Tutto ciò che vediamo, sentiamo e ascoltiamo è la manifestazione della nostra coscienza. In questo caso riconduciamo la domanda alla nostra mente. Le cose che vediamo, ascoltiamo, sentiamo, ci causano sofferenza, ci portano via. Comunque, non sono realtà indipendenti al di fuori di noi, sono create dalla nostra mente. Così, con questa relazione ritorniamo alla mente per guardare ad essa e non riconosciamo come reali gli oggetti esterni alla mente. Rimuoviamo la realtà dell’oggetto, in modo che la persona possa tornare alla sua coscienza.

Per illustrare questo punto, il maestro Linji usò l’esempio dell’intero paese in allerta, nonostante i soldati alla frontiera non potessero vedere né fumo né polvere ovvero i segnali di guerra. Il maestro Linji viveva nella Cina nordoccidentale, non lontano dalla frontiera dove gruppi invasori minacciavano la sicurezza del paese; così questa immagine del fumo e della polvere era pratica e reale per lui, qualcosa che aveva visto e di cui aveva avuto esperienza. I soldati dovevano salire sul tetto del forte per scrutare l’orizzonte. Nuvole di polvere avrebbero indicato un esercito invasore e segnali di fumo sarebbero stati mandati per segnalare il pericolo. Avrebbero bruciato escrementi di lupo secchi in quanto capaci di produrre un fumo molto nero. Il fumo poteva essere visto da un altro forte lontano dieci o venti chilometri, dal quale sarebbe stato mandato di nuovo un segnale di fumo al forte successivo e così via di forte in forte, sino a che la notizia non avesse raggiunto il palazzo del re.

Nella risposta del maestro Linji c’è una contraddizione. Da una parte, a tutti è stato ordinato di prepararsi per la guerra; dall’altra parte non ci sono segnali di guerra. Allora non è neanche corretto dire che c’è solo la mente e non c’è l’oggetto della mente. Non ci può essere la mente senza l’oggetto della mente. La mente e l’oggetto della mente sorgono insieme. Se non c’è l’oggetto non può esserci il soggetto, la mente. E se non c’è mente, come può esserci l’oggetto? Il soggetto e l’oggetto esistono sempre insieme. Quando diciamo: ‘vedo’, dobbiamo vedere qualcosa. Quando diciamo che ascoltiamo, stiamo ascoltando qualcosa. Quando diciamo che stiamo pensando, stiamo pensando a qualcosa. Allora soggetto e oggetto sono inseparabili.

Che rimuoviamo il soggetto o l’oggetto, a seconda della situazione, usiamo questo modo di vedere come uno strumento nella nostra pratica personale così come nella guida di un’altra persona.

La terza relazione

II monaco chiese: “Allora cosa significa eliminare sia la persona sia l’oggetto?”. In questo caso sia il soggetto sia l’oggetto vengono rimossi. II maestro rispose: “I due distretti di Bun e Phan non sono in comunicazione, la gente è isolata nel proprio mondo”.

Il maestro Linji usò un’altra immagine di guerra e di isolamento, nella quale il contatto tra i due distretti di frontiera era stato interrotto. La gente di ogni distretto era isolata nel proprio mondo. Non potevano mandare notizie o ricevere ordini dal governo centrale. Non c’èra contatto con la realtà. La persona sedeva sulla montagna, persa nella sua meditazione, senza sapere cosa stesse accadendo a lui e all’ambiente circostante. In questa terza relazione, sia il soggetto sia l’oggetto sono rimossi. Non può esserci alcuna percezione quando non ci sono né il soggetto né l’oggetto della percezione. Ciò che pensiamo sia reale in realtà non lo è, non c’è. E non esiste nemmeno ciò che chiamiamo mente, la sorgente di ogni cosa. Come ci può essere la mente senza gli oggetti della mente, le cose? E come possono esserci gli oggetti della mente senza la mente stessa?

Questo non è un buono stato in cui stare sempre. Era pericoloso per i due distretti non essere in comunicazione l’uno con l’altro. Ma, per un momento, rimuovere sia il soggetto sia l’oggetto può aiutarci a vedere le cose in maniera differente come quando entriamo in una meditazione molto profonda, una profonda concentrazione chiamata stato di non percezione e non non-percezione. Dopo essere stati in questa concentrazione possiamo essere vivificati e vedere le cose più chiaramente.

La quarta relazione

II monaco chiese: “Cosa vuol dire non eliminare né la persona né l’oggetto?”. In questo caso sia il soggetto sia l’oggetto sono attivi. II maestro rispose: “II re entra nel palazzo di gemme. Anziani cantano nella campagna”.

Questo è il quarto caso in cui non si rimuovono né il soggetto né l’oggetto. L’immagine evoca pace dopo un periodo di guerra. Il re incontra i suoi sostenitori e sale sul trono. Ovunque in campagna la gente comune canta. Persino gli anziani escono nelle strade per cantare con i bambini. Questo è il ristabilirsi della relazione tra soggetto e oggetto. Non c’è più separazione tra loro. Ci sono sia il soggetto sia l’oggetto, ma non siamo vincolati dal guardare solo all’oggetto o solo al soggetto come nel primo o nel secondo caso, né rimaniamo intrappolati nel nichilismo del terzo caso.

Nello zen si dice: “Prima di diventare un praticante vedevo le montagne come montagne e i fiumi come fiumi. Quando ho cominciato a praticare, non ho più visto le montagne come montagne e i fiumi come fiumi e ho cominciato a vedere la loro natura interdipendente. Una volta sul sentiero ho visto di nuovo le montagne come montagne e i fiumi come fiumi, ma ora la mia visione e più chiara, la mia comprensione è più luminosa, non sono più catturato dalla visione che la montagna sia solo la montagna e che il fiume sia solo il fiume. Ora li vedo realmente, vedo la loro vera natura”.

Le persone comuni tendono a essere catturate dall’oggetto della mente, mentre i praticanti del sentiero tendono a essere catturati dalla mente stessa. Quando sia la mente sia l’oggetto sono rimossi, una volta superati sia la mente sia gli oggetti della mente, allora c’è il vero Dharma. Rimuovere l’oggetto è facile, ma rimuovere la mente e molto difficile. È facile per noi dire che non ci sono oggetti della mente e che c’è solo la mente. Ma dire anche che non c’è la mente è molto difficile, perché abbiamo paura di cadere nel nulla. La gente non osa lasciare andare la mente, si aggrappa alla mente. Riesce a lasciare andare gli oggetti della mente, ma non osa lasciare andare la mente. Perché? Abbiamo paura di cadere in un luogo dove crediamo che non ci sia nulla da sentire, da toccare, da raccogliere. Siamo spaventati che non ci rimanga niente. Ma il vuoto non significa il nulla. II vuoto è il primo vero mondo del Dharma. II primo vero mondo del Dharma è la quarta relazione e si tratta di un ritorno al realismo, a un realismo che non nega il soggetto o l’oggetto, ma che vede piuttosto la loro natura interdipendente.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).