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Pratiche basate sulla Raccolta di Linji


Il maestro Linji insegnava che ognuno di noi ha una mente brillante e luminosa. Se riusciamo a ritornare alla nostra mente brillante, allora possiamo essere come il Buddha e i bodhisattva. Quando la nostra mente luminosa è offuscata, significa che è ricoperta di afflizioni. Con la pratica della consapevolezza possiamo ritrovare la nostra mente brillante. La nostra mente è un giardino e il nostro giardino è stato a lungo ignorato. Il suolo è duro e dappertutto crescono rovi ed erbacce. La pratica consiste nel ritornare al nostro giardino e prendercene cura. Noi siamo il giardiniere, la nostra mente e la terra e nel suolo ci sono buoni semi.

Quando vogliamo addestrare un cavallo selvatico a tirare un carro o a portare un cavaliere, un metodo che possiamo usare è quello di legargli un laccio intorno al collo in modo da trattenerlo. Il cavallo lotta, ma non riesce a liberarsi. A poco a poco si calma e possiamo addestrarlo e utilizzarlo. Con la nostra mente è la stessa cosa. La nostra mente è il cavallo selvatico e la pratica di consapevolezza sono le redini che la trattengono in modo da domarla gradualmente e poterla padroneggiare. Abbiamo molti metodi per afferrare e trattenere la mente. II primo metodo è il respiro consapevole: la consapevolezza dell’inspirazione e dell’espirazione. C’e anche la pratica della camminata in presenza mentale nella quale rimaniamo coscienti del respiro e dei passi.

Se pratichiamo per alcune settimane, vedremo cambiare la situazione. Dobbiamo praticare con continuità e non solo superficialmente. Non si può fare senza entusiasmo. Dobbiamo essere determinati ad afferrare la nostra mente. Un periodo di pratica diligente e continua porterà sicuramente a una trasformazione.

Se non ritorniamo alla mente, non la tratteniamo e non la padroneggiamo, causiamo sofferenza a noi stessi e a coloro che ci circondano. Per padroneggiare la mente, dobbiamo prima di tutto afferrare il corpo. Il corpo e la mente vanno di pari passo. Il respiro appartiene al corpo, proprio come appartengono al corpo i piedi e le gambe. Se non riusciamo ad afferrare il respiro e a essere in contatto con il respiro e i passi, allora difficilmente terremo le redini della mente. La mente contiene il corpo e il corpo contiene la mente. Non crediate che questa pratica richieda troppo tempo. Possiamo praticare durante tutte le nostre attività quotidiane. Quando andiamo in auto a fare la spesa, cuciniamo o laviamo i piatti, possiamo praticare, vigilando sulla mente.

Usare le gatha rende la pratica facile e piacevole. Le gatha sono poesie zen che possiamo memorizzare e recitare interiormente in silenzio mentre pratichiamo la consapevolezza del respiro. Le gatha sono semplici e possono essere usate per accompagnare ogni attività.

PRENDERE RIFUGIO NELL’lSOLA DEL Sé

Inspirando, ritorno
all’isola in me.
Ci sono alberi bellissimi,
acqua, uccelli,
c’e il sole e l’aria fresca.
Espirando, mi sento al sicuro.

Questa e una gatha meravigliosa. Possiamo usarla quando la nostra mente e confusa, quando non sappiamo quale sia la cosa giusta da fare, quando siamo in una situazione pericolosa o quando stiamo per farci prendere dal panico. Quando torniamo al respiro, respiriamo in consapevolezza e recitiamo questa gatha, la nostra mente si calmerà subito. Una volta che ci sentiamo stabili, siamo in grado di vedere chiaramente ciò che dovremmo e non dovremmo fare per migliorare la situazione.

Ritornare a prendere rifugio nell’isola del se è l’insegnamento che il Buddha offrì quando aveva ottant’anni. Sapeva che dopo il suo ingresso nel nirvana molti discepoli, sia monaci sia laici, si sarebbero sentiti soli e avrebbero perso il loro luogo di rifugio. Quindi insegnò che dentro di noi c’e un’isola dove possiamo prendere rifugio. Quando ci sentiamo persi, soli, tristi, esitanti, disperati, quando non sappiamo quale sia la cosa giusta da fare, possiamo tornare a quell’isola ed essere al sicuro. Quell’isola è la nostra mente stabile. Quell’isola non è un luogo al di fuori di noi. Un respiro ci può portare immediatamente su quell’isola. In ogni persona ci sono semi di stabilità, libertà e sicurezza. Sono questi i semi che ci procurano un rifugio e ci proteggono. Quando prendiamo rifugio nella nostra isola, prendiamo rifugio in qualcosa di reale, non in qualche idea astratta o in qualche vaga nozione sul futuro. Possiamo usare questa gatha quando pratichiamo la meditazione seduta o la meditazione camminata. Quando sediamo, stiamo in piedi, camminiamo o ci sdraiamo possiamo praticare ritornando a prendere rifugio. Inspirando possiamo dire: “Ritorno a prendere rifugio”. Espirando possiamo dire “Nell’isola in me”.

Ritorno a prendere rifugio
nell’isola in me.

O possiamo dire:

Ritorno
prendo rifugio
l’isola
in me.

INSPIRANDO, ESPIRANDO

Inspirando, espirando,
sboccio come un fiore.
Sono fresco come la rugiada.
Sono solido come la montagna.
Sono saldo come la terra. Sono acqua che riflette
ciò che è reale, ciò che e vero.
Sono spazio, sono libero.

Buddha è la mia consapevolezza
che risplende vicino e lontano.
II Dharma è il mio respiro,
che sorveglia corpo e mente.
Il Sangha è i miei skandha
che operano in armonia.
Prendendo rifugio in me,
ritornando a me stesso,
sono libero.

Questa e un’altra gatha per prendere rifugio. Quando ritorniamo alla nostra isola, cosa incontriamo? Prima di tutto, incontriamo il Buddha, “la consapevolezza è il Buddha che splende vicino e lontano”. Buddha non è né fuori di noi né qualcosa di astratto. Buddha è consapevolezza. Al di fuori della consapevolezza, non possiamo trovare il Buddha. Quando qualcuno inspira ed espira in presenza mentale, dà origine all’energia della consapevolezza. Senza la sostanza della consapevolezza, il Buddha non può essere chiamato Buddha; quindi la consapevolezza è il Buddha. Così, quando ritorniamo all’isola in noi, incontriamo immediatamente il Buddha. Inspiriamo e sappiamo che stiamo inspirando. Facciamo un passo e sappiamo che stiamo facendo un passo. La consapevolezza è la luce. Quando beviamo acqua e sappiamo che stiamo bevendo acqua, questa è la luce. Quando beviamo acqua senza sapere che stiamo bevendo acqua, questa è la tenebra. Consapevolezza significa riconoscere quanto accade. E questo riconoscimento è la luce splendente. Quando c’e luce che risplende, non abbiamo più paura.

“Il Dharma e il mio respiro che sorveglia corpo e mente”. Quando si inspira con consapevolezza e si espira con consapevolezza, si chiama consapevolezza del respiro. Non respiriamo così di solito. Ogni giorno tutti noi inspiriamo ed espiriamo senza fermarci. Ma questo non è il Dharma. Quando inspiriamo e sappiamo che stiamo inspirando, quando espiriamo e sappiamo che stiamo espirando, questo è il Dharma. Non è il Dharma parlato o scritto, ma e il vero Dharma vivente. II Buddha vivente è consapevolezza e il Dharma vivente è consapevolezza del respiro. Quando c’è consapevolezza del respiro, questo Dharma vivente può proteggere il nostro corpo e la nostra mente. Quando siamo spaventati, allarmati, quando abbiamo ricevuto cattive notizie, quando stiamo per impazzire, allora ritorniamo al respiro e pratichiamo questa gatha. Inspiriamo ed espiriamo in consapevolezza. Alla fine questo inspirare ed espirare ci condurrà in uno stato di sicurezza.

“II Sangha è i miei skandha che operano in armonia”. I cinque skandha sono i membri del Sangha nel nostro corpo. Quando pratichiamo la consapevolezza del respiro, il respiro comincia a regolare e armonizzare i nostri cinque skandha col riconoscere e abbracciare corpo, sensazioni, percezioni, formazioni mentali e coscienza. I nostri skandha possono essere dispersi, opposti gli uni gli altri o in preda al caos. Con la respirazione consapevole, il Dharma vivente, i cinque skandha cominciano a riunirsi in un ritmo armonioso, in uno stato armonioso. In soli cinque o dieci minuti quell’armonia porterà pace e stabilità nel corpo e nella mente. Ritorniamo a prendere rifugio nei tre gioielli e a usare la loro forza per proteggerci. I tre gioielli non sono solo buddhisti, sono universali. Non sono oggetti di adorazione o devozione, ma energie reali. In una delle sue vite precedenti quando era ancora in cerca del sentiero, il Buddha incontro un demone che gli disse: “Conosco una gatha sul vero Dharma, ma te la leggerò solo se, dopo, accetterai di lasciarti mangiare da me”. E il corpo della vita precedente del Buddha disse: “Sì, se mi dirai quel giusto Dharma, ti permetterò di mangiarmi”. E fu questa gatha sul prendere rifugio che il Buddha apprese. Così, questa gatha, al solo udirla, è in grado di cambiarci la vita.

Questa gatha è valida in ogni situazione. Non importa quanto una situazione sia sottosopra, difficile, caotica, se sappiamo come ritornare al respiro e praticare questa gatha, allora saremo al sicuro. Ma non dobbiamo aspettare di essere in gravi difficoltà per farlo; possiamo usarla in ogni momento durante il giorno. Possiamo praticare questa gatha mentre mangiamo; possiamo masticare al ritmo di questa gatha. Se mastichiamo per la sua intera durata, il cibo diverrà molto leggero nella nostra bocca e sarà digerito facilmente. Invece di parlare di questo e quello mentre mangiamo, di pensare agli affari di questa o quella persona, di pensare a questo o a quel luogo, dimoriamo semplicemente in questa gatha mentre mangiamo. L’ho fatto così tante volte. È molto piacevole.

Possiamo anche godere di questa gatha praticandola durante la meditazione camminata. Nella meditazione camminata camminiamo più lentamente e diventiamo consapevoli di ogni passo. Quando camminiamo da soli possiamo fare una meditazione camminata molto lenta. Quanto lenta? Dipende da noi, ma a ogni passo dobbiamo avere il tempo sufficiente per vivere profondamente, sino in fondo. A ogni passo vediamo che siamo ritornati, abbiamo preso rifugio, siamo davvero sulla nostra isola e siamo profondamente in contatto con la realtà. Sinché non siamo in contatto con questa dimensione interiore, non solleviamo l’altra gamba. È come quando premiamo un sigillo su di un foglio di carta. Lo premiamo con forza e fermezza in ogni parte, in modo che l’inchiostro possa imprimersi sulla carta, completamente; allora solleviamo il sigillo. I nostri passi sono la stessa cosa. Quando non siamo completamente nel momento presente, camminiamo in modo che sembriamo inseguiti da un fantasma. Quando pratichiamo la meditazione camminata da soli, abbiamo la possibilità di camminare piano quanto vogliamo, in modo da imprimere in maniera appropriata il nostro sigillo. Se camminiamo con il Sangha, dobbiamo camminare con un passo più comune.

Possiamo usare le parole: ‘ora’ e ‘qui’ come parole di meditazione. Facciamo un passo e diciamo: ‘ora’. Non si tratta soltanto di dire questa parola, dobbiamo essere veramente in contatto con questo momento, allora possiamo fare un altro passo, come imprimendo un sigillo sulla carta, e dire ‘qui’. Solo quando siamo soddisfatti, possiamo fare un altro passo. E se non siamo capaci di essere veramente qui e ora, allora lasciamo che sia così, sinché potremo esserlo. Soltanto quando ne siamo in grado, profondamente e stabilmente, facciamo il passo successivo. Durante quei passi la nostra mente è del tutto sotto la nostra osservazione. Il laccio che tiene la nostra mente è ben teso, ma è molto piacevole. Possiamo camminare da soli in un boschetto di querce o lungo una strada trafficata. Possiamo praticare tutto ciò che vogliamo. A ogni passo cosi facciamo un passo nella realtà, non in un sogno.

DENTRO, FUORI, PROFONDO, LENTO

Dentro,
fuori,
profondo,
lento,
calma,
agio,
sorrido,
lascio andare.
Momento presente,
momento meraviglioso.

Questa gatha risulta preziosa, anche quando si deve trattenere la mente. È una gatha molto semplice, che possiamo praticare a ogni ora del giorno, sia nella meditazione seduta sia in quella camminata. “Dentro, fuori”, significa: “inspirando, so che sto inspirando. Espirando so che sto espirando”. “Dentro, fuori”, e solo un modo più breve di dirlo. Quando inspiriamo, sappiamo che avviene l’inspirazione. La nostra mente non pensa ad altre cose. La nostra mente si attiene al respiro. Attenersi al respiro, afferrare il respiro, significa avere il controllo sulla mente. La mente non corre più. Il respiro consapevole è la corda che tiene la mente e praticando quest’unico verso, possiamo mantenere la presa sulla mente. “Inspirando, ecco la mia inspirazione”. Riconosciamo l’inspirazione come inspirazione, Quando sto inspirando, so che sto inspirando e quando sto espirando, so che sto espirando.

Questa gatha è basata sui primi quattro esercizi insegnati dal Buddha nell’Anapanasathisutra, il Sutra della piena consapevolezza del respiro, “Profondo, lento”, significa: “L’inspirazione è diventata profonda, l’espirazione è diventata lenta”. Se pratichiamo la consapevolezza del nostro respiro che entra ed esce per uno o due minuti, è un successo, l’inspirazione diverrà più profonda e l’espirazione più lenta in modo del tutto spontaneo. Non si tratta di inspirare cercando di rendere l’inspirazione più profonda; l’inspirazione è qualcosa che non dovremmo mai forzare. Prima di praticare, l’inspirazione e l’espirazione sono brevi e poco profonde. Ma, quando pratichiamo anche per mezzo minuto o un minuto, allora l’inspirazione diventa più leggera, più profonda, più calma, più lenta e comincia a esserci spazio nel corpo e nella mente. Quando ci sono calma e leggerezza nel respiro, allora ci saranno anche leggerezza e calma nel corpo e nella mente. Inspirando provo un senso di benessere.
“Inspirando, la mia mente si è calmata. Espirando, mi sento a mio agio. Inspirando, sorrido. Espirando, lascio andare. Dimorando nel momento presente, so che e un momento meraviglioso”. Abbiamo un solo momento da vivere, ed e il momento presente. Se ritorniamo al momento presente, saremo in contatto con innumerevoli meravi-glie in noi e attorno a noi. Garantisco che dopo alcune settimane di pratica con questa gatha vedrete una trasformazione.

Quando proviamo una forte emozione, possiamo praticare questa gatha e l’emozione si calmerà; ciò si chiama calmare la mente. Praticare questa gatha provocherà il rilassamento del corpo e della mente. La mente non può essere rilassata se il corpo non è rilassato e viceversa. La gatha può essere praticata in ogni posizione: seduti, in piedi, sdraiati o camminando. Questa gatha non è meno preziosa di un koan. Vale più di cento pezzi d’oro.

Possiamo usare questa gatha durante la meditazione camminata. Nella meditazione camminata armonizziamo i passi con il respiro. Se, ad esempio, facciamo tre passi durante ogni inspirazione, diciamo: “Dentro, dentro, dentro”. E se a ogni espirazione facciamo tre passi, diciamo: “Fuori, fuori, fuori”. Dopo che abbiamo praticato con ‘dentro, fuori’ per un po’ proseguiamo con “profondo, profondo, profondo”, “lento, lento, lento”. Dobbiamo fare veramente esperienza del ‘dentro, fuori’ e del ‘profondo, lento’. Respiriamo con i nostri due piedi.

Ovviamente è possibile non fare uso di alcuna gatha e, tuttavia, muovere i propri passi nella realtà e dimorare in consapevolezza a ogni passo. Senonché quando la nostra mente è ancora un cavallo selvatico, dobbiamo adoperare un laccio per frenarla. Ma si tratta di un laccio molto piacevole e se un cavallo e già addestrato, non ne abbiamo più bisogno. Quando abbiamo praticato bene, ogni passo diventa un sigillo di pace e liberta impresso sulla terra. A ogni passo dimoriamo in consapevolezza e lasciamo sulla terra il sigillo della nostra pace e della nostra felicità.

QUI È LA TERRA PURA

Qui è la terra pura,
la terra pura è qui,
sorrido consapevole
e dimoro nel momento presente.
II Buddha è una foglia di autunno,
il Dharma è una nuvola fluttuante,
il Sangha è ovunque
la mia vera casa è qui.
Inspiro, sbocciano i fiori,
espiro, ondeggia il bambù.
La mia mente è libera
e ogni momento è gioia.

Questa gatha è adatta a una meditazione camminata di quattro passi a ogni inspirazione e quattro a ogni espirazione. Ci può portare molta felicità.

Se non riusciamo a essere in contatto con la terra pura nel momento presente, allora non possiamo sperare che in futuro ci sia una terra pura. Se riusciamo a essere in contatto con la terra pura nel momento presente, allora certamente ci sarà la terra pura nel futuro. Le meraviglie con cui torniamo a essere in contatto nel momento presente appartengono tutte alla terra pura. Il nostro stesso corpo appartiene alla terra pura; è qualcosa di meraviglioso, di miracoloso come la terra pura. La terra pura non è qualcosa che si trova al di fuori del nostro corpo e della nostra mente. In che modo e cosa adoperate per entrare nella terra pura? La consapevolezza, poiché la consapevolezza disperde l’oblio. Essa disperde il caos e porta saggezza e comprensione. Comprensione e saggezza ci permettono di vedere in profondità e di sapere che stiamo vivendo un momento meraviglioso, proprio ora, nella terra pura che si trova dentro e intorno a noi.

“Sorrido in consapevolezza e dimoro nel momento presente”. Non si tratta di un sorriso mondano o civettuolo, ma del sorriso della consapevolezza. Perché sorridiamo? Perché la vita e così meravigliosa. Basta che ci sia un solo respiro leggero e tutti i miracoli si manifestano. Gli uccelli stanno cantando, i pini stanno cantando, i fiori sbocciano; il cielo blu e le nuvole bianche sono proprio qui. Vivere così è veramente l’arte di vivere e dobbiamo farlo ora.

Proprio ora possiamo essere in contatto con i tre gioielli. Anche praticare questa gatha è prendere rifugio. II Buddha, il Dharma e il Sangha sono dentro di noi e ovunque intorno a noi, nelle foglie e nelle nuvole. II Sangha non comprende solo gli esseri umani, ma anche gli alberi, gli uccelli, i corsi d’acqua. La nostra vera casa è il momento presente, proprio qui e proprio ora. Non abbiamo bisogno di cercare la felicità altrove. II bambù che oscilla e i fiori che sbocciano sono tutte le meraviglie della vita. Inspirando ed espirando così la nostra mente è libera, non attaccata, non incatenata a nulla.

Possiamo usare questa gatha quando mangiamo. Noi non cerchiamo una terra pura e la felicita altrove. Abbiamo l’opportunità di mangiare in consapevolezza. Stiamo mangiando anche con il Buddha e con il Sangha delle origini. Non appartengono al passato. Sono qui presenti con noi proprio ora. II Buddha è consapevolezza, quindi non c’e momento in cui non possiamo stare con il Buddha.

SONO ARRIVATO, SONO A CASA

Sono arrivato
sono a casa
nel qui
nell’ora.
Sono saldo,
sono libero.
Dimoro
nella dimensione ultima.

Quando pratichiamo questa gatha possiamo subito essere felici. Se non siamo felici è perché non siamo riusciti ad andare e ad arrivare a casa. Una volta che siamo andati e arrivati a casa, allora abbiamo avuto successo e siamo subito felici. Essere saldi e liberi significa che abbiamo stabilità e non siamo trascinati dal passato o dal futuro; abbiamo la libertà. Stabilità e libertà sono le due caratteristiche della felicità e del nirvana. Ritornare a prendere rifugio significa ritornare al momento presente e prendere rifugio nell’isola del sé. Questa isola è la nostra consapevolezza, il nostro respiro e i nostri passi. La consapevolezza del nostro respiro e dei nostri passi e qualcosa di molto concreto in cui possiamo prendere rifugio.

Per favore, scrivete queste otto parole e appendetele in qualche posto dove potete vederle: “Ovunque voi siate, siate la vostra vera persona”. Potete scriverle su un pezzetto di carta della grandezza di una carta di credito, da tenere nel vostro portafogli e da tirar fuori come promemoria. Se riuscite a praticare queste otto parole siete degni di essere discepoli del maestro Linji e la sua continuazione. II maestro Linji ci insegnava che dobbiamo usare la nostra mente brillante e luminosa per tornare al momento presente ed entrare nel mondo della dimensione ultima, il regno del Buddha, la terra pura. Con il respiro consapevole, la camminata consapevole e questa gatha come aiuto per ritornare al nostro vero sé, possiamo essere persone senza impegni, con nulla da fare se non tenere la mano del Buddha e andare senza meta.

[Fonte: Thich Nhat Hanh, Nulla da cercare. Un commento alla raccolta di Linji]

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).