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Sandokai – L’armonia tra differenza e identità.


Meraviglioso lasciarsi cullare da questi versi…

Lo spirito del Grande Saggio dell’India si è trasmesso intimamente da occidente ad oriente.

Esistono differenze nelle capacità umane, che possono essere più o meno acute, ma nella Via non vi sono né patriarchi del nord, né patriarchi del sud.

La sorgente spirituale brilla chiara nella luce, gli affluenti si riversano nell’oscurità.

Attaccarsi ai fenomeni è causa di illusione, ma l’unione con l’identità non è ancora il risveglio.

Tutti gli oggetti dei sensi interagiscono tra loro e tuttavia non interagiscono.

L’interazione aumenta la solidarietà, senza la quale ciascuno resta sulla sua posizione.

Gli oggetti visibili variano nelle qualità come nelle forme. I suoni sono talvolta piacevoli, talvolta sgradevoli.

Nell’oscurità purezza e impurità si confondono. Nella luce purezza e impurità si distinguono.

I quattro elementi ritornano alla loro natura, come il bambino si volge alla madre.

Il fuoco arde, il vento è in movimento, l’acqua bagna, la terra sostiene.

Occhio e visione, orecchie e suono, naso e odore, lingua e sapori.

Così, per tutto ciò che esiste, le foglie si sviluppano secondo le proprie radici.

Il tronco e i rami condividono la stessa essenza, nobile o ordinario non sono altro che parole!

Nella luce esiste l’oscurità, ma non guardate solo il lato oscuro.

Nell’oscurità esiste la luce, non guardate solo il lato luminoso.

Luce ed oscurità differiscono l’una dall’altra come il passo in avanti dal passo precedente.

Ogni esistenza ha la sua utilità, espressa secondo la sua funzione e il suo posto.

Esistono in quanto fenomeni e si adattano come la scatola e il suo coperchio. Si accordano col principio come l’incontro di due punte di freccia.

Ascoltando le parole comprendetene il senso, non costruite categorie personali.

Se non comprendete la Via che si trova sotto i vostri piedi, come potrete conoscere il cammino sul quale procedete?

Quando si avanza nella pratica non si tratta di vicino o di lontano, ma la confusione crea ostacoli quali montagne e fiumi.

Voi che ricercate la Via, vi prego, non lasciate che i giorni e le notti passino invano.

[Fonte: Dojo dell’oceano di Buddha – Zen Soto – Vercelli, http://www.bukkaidojo.it/?page_id=237]

NOTA STORICA

Il componimento poetico Sandokai (in cinese Ts’an T’ung Ch’i), fu composto nell’ottavo secolo dal maestro Sekito (in cinese: Shi T’ou, 700-790 d.Ch.), discendente del sesto patriarca zen Eno (in cinese: Huineng, 638-713 d.Ch.) e insieme a lui una delle figure più eminenti di questa scuola.

Il titolo viene interpretato come “Fusione di Essenza e Funzione”, termini usati dai cinesi per indicare l’unità e i fenomeni, la Mente e i suoi riflessi, Nirvana e Samsara, differenza e identità.

Il poema sviluppa, attraverso immagini pregnanti e semplici, la concezione non dualistica della realtà, come dinamismo e continuo gioco di ombre e luci.

Le cose ed i fenomeni sono identificabili solo su un piano relativo, la luce delimita in modo apparente i contorni, l’ombra che gli oggetti sensibili proiettano appartiene alla realtà più profonda.

È il ricercatore stesso che senza indugio deve realizzare in se stesso l’unità intrinseca fra luce e oscurità, fra le radici e le foglie.

Dalla mente discriminante all’unità e dall’unità al normale funzionamento dei fenomeni: se non c’è ostruzione, nessun ostacolo si alzerà sulla via della libertà.

“Una volta, mentre leggeva un famoso trattato buddhista, Shi T’ou giunse al punto in cui si dice: – Soltanto un saggio può comprendere che le miriadi di esseri sono sé stesso -. Allora colpì lo scrittoio e disse: – Un saggio non ha sé, eppure non vi è nulla che non sia il sé. Il corpo della realtà è privo di forma: chi parla di sé e altri? Lo specchio rotondo è meravigliosamente terso: tutte le cose e i misteri del loro essere appaiono spontaneamente in esso. Oggetti e conoscenza non sono uno: chi dice che vanno o vengono l’uno dall’altro?”

(da “La trasmissione della luce” di Keizan, Ed. Ubaldini,1994, trad. Giampaolo Fiorentini)

SANDOKAI

Fusione di Essenza e Funzione

Sekito (Shi T’ou)

Verso Est, invisibile,

fluì dall’India

lo spirito del grande saggio,

mantenuto fedele alla sorgente,

limpido, come un ruscello puro.

Ingegno e ottusità esprimono la Via,

che non conosce Nord o Sud.

Nasciamo e ci attacchiamo alle cose

e poi creiamo illusioni,

inseguendo ideali.

Ogni porta sensoria

entra in mutua relazione col suo oggetto,

eppure ognuno rimane

separato nella sua unicità,

indipendente ma anche dipendente.

Nella forma differiscono,

e al tatto, le cose,

profondamente. Così le voci

di natura appaiono isolate:

alcune morbide, altre dure.

Parole come “alto” o “basso”

si fondono nell’oscurità;

la luce separa il torbido dal puro.

Le proprietà dei quattro elementi

si riuniscono, come un bambino

che ritorna alla madre. Ecco!

Calore del fuoco, vento in movimento,

l’umido dell’acqua, la terra compatta;

occhi per la vista, i suoni da sentire,

gli odori e sulla lingua

l’aspro e il salato gusto…

finiscono le cose relative,

ma, come foglie che spuntano dalla radice,

ricominciano, tornando alla sorgente

e “alto” e “basso” vengono ripristinati.

L’oscurità riposa nella luce,

ma non puoi spiegarlo con la visione scura;

la luce vive nell’oscurità,

ma non puoi spiegarlo con la visione chiara.

La luce si accompagna all’oscurità,

come i passi si alternano

quando si è in cammino.

Perciò le cose possiedono

in modo innato

la grande potenzialità:

funzione e riposo,

entrambe dimorano in esse.

Ecco! Ideale e reale si adattano

come la scatola con il coperchio.

Ecco! Essenza e fenomeni si incontrano,

come due frecce scoccate insieme.

Comprendi bene, ti prego, le verità

fondamentali di queste parole.

Ascolta! Non fare a modo tuo!

Se nemmeno sperimentare i sensi

ti porta alla verità del fondamento,

come speri di trovare la Via,

che certo non dipende

dalle distanze che percorri?

Mentre ti inoltri nel cammino, le differenze

fra ciò che sta vicino e lontano

si perdono; ma se tu ti perdi,

si innalzeranno montagne

e grandi fiumi ti impediranno la strada.

Soltanto ciò posso offrire a chi ricerca

la grande verità: non sciupare il tempo!

(a cura di Theodor Entai Rosenberg e Donatella De Col)

[Fonte: http://webspace.webring.com/people/mg/gattobucky61/zen/sandokai.html]

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).