Pubblicato in: didattica, filosofia

Platone tra mondo terreno e mondo iperuranio


Come può Platone sostenere che il nostro è un mondo retto da illusioni, apparenze e non da verità assolute e allo stesso tempo dichiarare il mondo delle idee come verità assoluta se lui stesso fa parte del mondo terreno? Grazie. :)

Cara ***, la mettiamo sul personale eh! La tua provocazione sembra avere la forma del cosiddetto argumentum ad hominem (consiste nello screditare un’affermazione o un’argomentazione attaccando la persona che la sostiene invece di confutare gli argomenti che questa persona ha esposto), argomento evidentemente fallace… in breve non solo Platone in carne, ossa e anima, ma nessuna creatura umana (neppure tu!) fa completamente parte dell’uno o dell’altro “regno del reale” (terrestre o iperceleste). La natura umana, secondo il Platone filosofo, è duplice come lo è la realtà: per quanto concerne la nostra componente corporea siamo immersi, mani e piedi, nel regno del divenire, avviluppati nella materia, nell’apparenza, ecc. ma per quanto riguarda la nostra anima, ebbene, apparteniamo a pieno diritto a quel mondo delle idee in cui soltanto risiede la Verità… il problema è che gran parte di noi se l’è dimenticato! Fare filosofia per Platone vuol dire esercitarsi a rammentarselo…

«L’anima, dunque, poiché immortale e più volte rinata, avendo veduto il mondo di qua e quello dell’Ade, in una parola tutte quante le cose, non c’è nulla che non abbia appreso. Non v’è, dunque, da stupirsi se può fare riemergere alla mente ciò che prima conosceva della virtù e di tutto il resto. Poiché, d’altra parte, la natura tutta è imparentata con se stessa e l’anima ha tutto appreso, nulla impedisce che l’anima, ricordando (ricordo che gli uomini chiamano apprendimento) una sola cosa, trovi da sé tutte le altre, quando uno sia coraggioso e infaticabile nella ricerca. Sì, cercare ed apprendere sono, nel loro complesso, reminiscenza [anamnesi]! Non dobbiamo dunque affidarci al ragionamento eristico: ci renderebbe pigri ed esso suona dolce solo alle orecchie della gente senza vigore; il nostro, invece, rende operosi e tutti dediti alla ricerca; convinto d’essere nel vero, desidero cercare con te cosa sia virtù».
(Platone, Menone, 79e-82b, in Opere complete, vol. V, pp. 275-79.)

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).