Pubblicato in: storia

Non giudicare…


Rudolf Höß aveva cinque figli. Pochi giorni prima di essere giustiziato scrisse loro una lettera d’addio e rivolgendosi al figlio maggiore Klaus così lo esortava:

«Diventa una persona che si lascia guidare soprattutto dal calore e dall’umanità. Impara a pensare e giudicare responsabilmente da solo. Non accettare tutto acriticamente e come assolutamente vero, impara dalla vita. Il più grave errore della mia vita è stato credere fedelmente a tutto ciò che venisse dall’alto senza osare avere il minimo dubbio circa la verità che mi veniva presentata. Cammina attraverso la vita con gli occhi aperti. Non diventare unilaterale: esamina i pro ed i contro in ogni argomento. In ogni tua impresa non lasciare parlare solo la tua mente, ma ascolta soprattutto la voce del tuo cuore».

Queste parole non sono state scritte da un missionario comboniano né da un monaco zen. E nemmeno da un intellettuale di “sinistra”. Bensì da un nazista doc, comandante ad Auschwitz, figura di primo piano nell’esecuzione della Endlösung der Judenfrage. Un individuo che Primo Levi ebbe a definire «uno dei maggiori criminali della storia umana».

Queste parole sono state scritte da un uomo il quale, dopo aver fatto passare per le camere a gas e per i forni crematori decine di migliaia di persone, solo con se stesso, in una cella gelida, attendeva a sua volta la morte per impiccagione.

Alla luce di questi fatti, credo ci si possa legittimamente chiedere: che cosa c’è in fondo all’animo umano? che cos’è un uomo? E, per quanto mi sforzi, non trovo migliore risposta del motto evangelico «non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato» (Luca 6,37). Di fronte a questo pensiero provo sconcerto. Come si può non giudicare? come si può non condannare? come perdonare?

E da dove vengono queste parole? un estremo inganno? una consapevolezza tardiva? un pentimento dell’ultimo minuto? Va al di là della mia comprensione. Non mi rimane quindi che sospendere il giudizio.

Nel silenzio, in ultimo, refluisce ogni pensiero, ogni discernimento, ogni emozione: anche la tenebra trascolora.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).