Pubblicato in: istantanee

Virtù del discorso


Virtù del discorso è che esso abbia anima.

Virtù del discorso è che esso risuoni nell’attimo per poi dileguarsi l’attimo dopo senza lasciar alcuna eco.

Virtù del discorso è che esso abbia la pazienza invernale del seme.

Virtù del discorso è che esso abbia la sollecita delicatezza di una brezza estiva che ti sfiori il volto con pudicizia.

Virtù del discorso è che esso brami il silenzio.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).

Un pensiero riguardo “Virtù del discorso

  1. Riflettendo sugli ultimi commenti e comparandoli con la leggerezza di taluni insegnanti che apostrofano gli allievi con etichette poco edificanti, ho ripescato dalla mia vecchia passione per la psicologia il ricordo di un articolo, che lessi tanti anni fa su una rivista specializzata, che si intitolava: “la forza dell’autorealizzazione dello stereotipo”. Ho faticato non poco per ricordare anche che si trattava del cosiddetto “effetto Pigmalione” e così fatto una piccola ricerca e voglio condividerla.

    “Questa locuzione fu introdotta in ambito psicologico da Robert Rosenthal.
    Pigmalione, re di Cipro e leggendario scultore, realizzò una statua di donna talmente bella che se ne innamorò. Chiese quindi a Venere di concedergli una sposa altrettanto bella e la dea esaudì la sua richiesta animando la statua stessa.
    Tornando a Rosenthal, egli sottopose ad un test di intelligenza gli alunni di una scuola elementare della California. Quindi, prese un campione casuale tra questi bambini e disse alle loro insegnanti che si trattava di bambini che, secondo il test, erano risultati particolarmente dotati.
    Ad un anno di distanza quegli alunni si erano effettivamente dimostrati i migliori della classe.
    E non si trattava soltanto di un giudizio dato dalle insegnanti, i ragazzini in questione erano migliorati in modo sorprendente.
    La spiegazione di quello che Rosenthal ha chiamato, appunto, effetto Pigmalione, è che le nostre aspettative possono influenzare in maniera radicale le nostre relazioni e le performance che possiamo ottenere dagli altri. Le insegnanti, credendo nell’alto potenziale di quei bambini, si comportarono con loro in modo diverso rispetto a quanto avrebbero fatto normalmente (più incoraggiamento, più stimoli…). E i bambini reagirono di conseguenza, ottenendo risultati migliori.
    Il comportamento delle maestre aveva consentito ai bambini di mettere in campo il meglio delle loro capacità.
    L’effetto Pigmalione influenza i rapporti umani, di qualunque natura essi siano, e purtroppo non sempre in maniera positiva.
    E’ quella che Watzlawick chiamerebbe una “profezia che si autorealizza”.
    Questo può spiegare anche perché alcune persone sembrano particolarmente sfortunate nei rapporti con gli altri: incontrano colleghi ipocriti, amici inaffidabili, partner egoisti, eccetera eccetera.
    In realtà, vengono trattati come si aspettano di esserlo.
    Chi si aspetta di essere tradito, mette in campo una serie di strategie che portano la dinamica relazionale proprio nella direzione che si vorrebbe evitare. In questo senso, la “profezia” del tradimento si “autorealizza”.”

    Ho riportato fedelmente questo post tratto dal blog alfonsofuggetta.it (anche se non ne condivido lo sconfinamento nei concetti di PNL paragonati, a mio avviso, in modo superficiale ) per sottolineare quanta distanza, a volte, ci sia tra le parole e la realtà, tra quello che si racconta di sè anche pubblicamente come insegnanti, terapeuti o educatori e la realtà che a volte è solo una proiezione meschina di pregiudizi che rende quelle stesse persone capaci di far spiccare il volo oppure di annullarlo per sempre.
    Le parole portano con sè un eco assordante e devastante soprattutto se vengono dette da coloro che abbiamo rivestito di autorevolezza.
    Qui non siamo più nell’ambito delle “carezze” ma in quello di una violenza psicologica che ha come effetto, nella migliore delle ipotesi, una paralisi esistenziale destinata a degenerare.
    Dare un’etichetta, soprattutto in classe davanti agli altri compagni, è dare un marchio sociale perchè, inevitabilmente, l’epiteto o il commento negativo diventano una faretra ben nutrita per l’arco dell’emarginazione.
    Ho una grande passione per la parola che nutre, che dà vigore, che mette in movimento, che crea e spinge a creare mentre disapprovo totalmente la parola che spegne ogni speranza, che blocca, che uccide.
    Un insegnante, un educatore, dovrebbe sapere usare le parole per accarezzare anche quando rimprovera.
    “Il silenzio è d’oro e la parola è di pietra” per me vale solo per quelle persone che non sanno tenere a freno la parola che ferisce solo per il gusto di ferire, che non sanno resistere alla tentazione del potere che esercitano con parole amare che distruggono l’autostima di chi le riceve.
    In tutti gli altri casi la parola è comunicazione senza la quale l’Uomo non cresce, non sviluppa le sue capacità, non esprime la sua totalità.

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