Pubblicato in: scuola

Sono loro che se ne devono andare …


Ho cambiato idea. Negli anni passati, agli studenti che mi chiedevano consiglio su cosa fare dopo il liceo, se li sapevo meritevoli e dotati di adeguati mezzi finanziari, spesso rispondevo salmodiando una specie di mantra: “ti sei informato/a sulla possibilità di proseguire gli studi all’estero?”

Credevo si essere “realista” e di fare il loro interesse, suggerendo loro di progettare una esistenza da “emigranti del sapere”. La mia, me ne rendo conto solo ora, era una visione molto ristretta e ben poco realista.

Ognuno di noi appartiene al mondo. È vero. Dove c’è umanità può esserci casa. Ma noi abbiamo già una casa. Quella dei nostri padri e delle nostre madri. A ben guardare è una casa molto bella, dignitosa, ricca. Vi hanno alloggiato grandi uomini e grandi donne in passato, lasciando tesori preziosi all’umanità con il loro esempio e le loro opere. E hanno molto sofferto e molto amato perché questa eredità giungesse sino a noi. Spesso, viaggiando tra genti di altri paesi, la bellezza della loro fama ci precede. È come se fossimo diventati tutti quanti un po’ miopi. Ci capita di non riuscire a vedere quello che gli altri vedono.

Ma oggi, finalmente, ho aperto gli occhi e ho visto. Ho visto che i giovani affidatimi dalla comunità affinché, nell’interesse comune e per il bene comune, mettendo a frutto le mie limitate capacità, provvedessi allo loro formazione di cittadini ed esseri umani migliori, sono persone meravigliose con enormi potenzialità volte al bene. Se solo fossimo un po’ più consapevoli di questo ci riterremo felici e fortunati. E chiederemmo ai nostri giovani di considerare la possibilità, restando, di rendere migliore la nostra casa e di onorarla con la loro presenza. O li lasceremmo andare sapendo che potranno passare un nobile testimone ad altre genti, presso altri lidi, cittadini del mondo.

“Per favore – diremmo loro – rimanete. Aiutateci a ripulire il terreno dalle tante erbacce che lo infestano, dalla nostra ignoranza, dalla pigrizia, dall’avidità. Aiutateci a trasformare paura e rabbia in fiducia e comprensione. Aiutateci a vedere più lontano, perché i nostri occhi sono miopi e la nostra fantasia, ormai, è al tramonto.”

Facciamo della nostra comunità una terra fertile in cui i giovani possano mettere radici e produrre buoni frutti. Coltivate la fiducia in voi stessi perché voi meritate fiducia. Ora basta. Non siete voi a dovervene andare …

“Triste quel padre, triste quella madre cui non rimarrà che specchiarsi negli occhi vuoti dei figli, secca la lingua, secchi gli occhi, arido il cuore. Conoscete la via che conduce fuori. Perdonateci se non vi accompagniamo alla soglia: abbiamo molto da fare. Non spegnete la luce. Grazie.”

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).