Pubblicato in: didattica, filosofia

Talete: un personaggio a cavallo tra storia e mito


Su Talete, che è stato considerato il primo filosofo della tradizione occidentale, si raccontano molti aneddoti. In effetti, dei suoi scritti non ci è rimasto praticamente nulla e anche le informazioni, di seconda e spesso di terza e quarta mano, che possediamo sul suo conto ci aiutano ben poco a ricostruire la visione del mondo di cui pure dovette essere portatore. La figura di Talete, in realtà, si colloca in quella specie di “zona grigia” compresa tra storia e leggenda. L’aneddoto, quindi, è forse l’approccio letterario che meglio fotografa la situazione di empasse in cui inevitabilmente finisce con il trovarsi involto lo storico della filosofia che volesse tentare, nonostante tutto, di andar oltre il piano del “personaggio leggendario” per approdare a quello del pensatore e dello scrittore.

Fermiamoci, quindi, al “personaggio Talete”. Essendo egli l’aprifila di una tradizione che attraverserà i secoli, come genere letterario – i lògoi philosophikòi – da una parte, ma, soprattutto, come “stile di vita” dall’altra, a lui vengono attribuiti virtù e vizi del “filosofo tout court“, così come doveva rappresentarselo l’immaginario collettivo della successiva Grecità classica ed ellenistica. Ma, come vedremo, alcuni di questi pregiudizi sono così “duri a morire” da risultare attualissimi anche a più di due millenni di distanza. Davvero, in un modo o nell’altro, il nostro legame con i Greci è assai forte …

I filosofi hanno sempre le testa fra le nuvole. Nel Teeteto Platone narra che un giorno Talete, uno dei Sette Savi, mentre se ne andava lunga una via di campagna assorto nei suoi pensieri, lo sguardo rivolto verso la volta celeste, non si avvide di un pozzo e inciampando vi cadde rovinosamente. In quel momento una servetta tracia (una barbara!) trovandosi sul posto rise di lui: “tanto sapiente, tanto esperto delle faccende celesti ma così sbadato da non vedere nemmeno dove mette i piedi!” Il pregiudizio è duro a morire. In realtà chi si dedica alla pratica filosofica, in genere, sviluppa una notevole attenzione alla realtà insieme alla capacità di essere presente a se stesso. Virtù assai rare, ieri come oggi. Ma insomma, a chi non è mai capitato di inciampare mentre era assorbito dai suoi pensieri?

I filosofi, se solo lo volessero, potrebbero fare soldi a palate. Ma non è a questa ricchezza che mirano. Nella Politica Aristotele, parlando della crematistica (l’arte di produrre e gestire le ricchezze, gr. chrémata) riferisce il seguente aneddoto. A Talete i Milesii rimproveravano lo stile di vita troppo austero e frugale. La vita teoretica (theoretikòs bìos), di cui egli era una sorta di simbolo vivente, vista la completa dedizione del filosofo alla ricerca scientifica mal si conciliavano con il successo negli affari e l’accumulo di ricchezze. I Milesii, si sa, erano gente di mare, mercanti, impresari. La potenza di Mileto si basava sulla capacità di maneggiare denari. Ebbene, Talete volle dare loro una lezione. Non a chiacchiere, ma coi fatti. L’unico linguaggio universalmente comprensibile. Prevedendo grazie alle sue conoscenze astronomiche e meteorologiche una stagione particolarmente favorevole alla raccolta delle olive, in inverno, raggranellata una piccola somma di denaro, fece incetta dei frantoi della zona, sia sulla terraferma, sia sull’isola di Chio. Nessuno si aspettava un raccolto eccezionale con tanti mesi di anticipo, e quindi il costo d’affitto dei frantoi era piuttosto basso. Venne il momento del raccolto. I contadini portarono quintali e quintali di olive a far macerare nei frantoi. E… sorpresa! Tutti dovettero pagar dazio a Talete che in poco tempo mise da parte una vera fortuna, rispetto al piccolo investimento iniziale. Chi ha orecchie per intendere intenda …

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).