Pubblicato in: didattica, filosofia

Sull’Antigone di Hegel


Domanda:

Volevo chiederLe lumi intorno alla figura di Antigone nella Fenomenologia dello Spirito di Hegel. Il prof di filosofia del diritto ha fatto la seguente affermazione: il diritto di Antigone e il diritto di Creonte si devono necessariamente riconciliare, e si riconciliano nel momento della morte di Antigone (e ha anche aggiunto che Hegel è un grande nichilista??!!).

Mi può chiarire questo punto?

Risposta:

La figura dell’Antigone sofoclea è molto complessa. La contrapposizione con Creonte può essere letta su vari piani. Provo ad immaginare quello cui si riferiva il prof di filosofia del diritto. Ovvero la contrapposizione tra diritto divino (Antigone) e diritto umano (Creonte). Antigone rappresenta una forma di diritto preesistente al diritto “positivo” (con quetso termine si intende quello stabilito dalle leggi dello Stato). Il gesto di ribellione all’intimazione legalistica di Creonte (“non seppellire Polinice: è un traditore della patria e in quanto tale non ha diritto alla sepoltura”) che Antigone espierà andando intenzionalmente a morte certa è dettato da una legge, quella divina, quella del sangue, che precede la legge positiva, una sorta di diritto “naturale” iscritto nella coscienza delle persone e che parla a voce più alta della legge imposta dall’ordine costituito. Potremmo dire anche che la voce di Antigone è quella della legge morale in contrapposizione al diritto propriamente detto. Quella legge che si fa sentire in maniera stridente quando il diritto positivo viola apertamente la moralità, l’essenza umana che ognuno di noi si porta scritta dentro (divina perché dettata direttamente da dio, o divina-naturale perché iscritta da dio nella natura). Il caso di Antigone riguarda la legittima sepoltura dei morti. Potremmo però fare altri esempi. La difesa dei criminali di guerra nazisti a Norimberga verteva intorno al concetto di “legalità” degli ordini ricevuti (“ho dovuto fare quello che ho fatto perché la imponeva la legge”). Sorge spontanea la domanda: cosa occorre fare quando legge positiva e moralità sono in palese contrasto?

Antigone ha scelto per la prima, rifiutando di sottomettersi alla legge dello Stato. Non per niente Antigone è donna. In lei – ricordiamoci quale fosse la condizione della donna nella società greca – la voce della natura, del sangue, dell’immediatezza degli affetti è più forte di ogni altra cosa. D’altro canto, Creonte rappresenta la “razionalità” del diritto positivo, della legalità al servizio dello Stato. Se Antigone è assolutamente personalizzata nei suoi affetti (ella agisce come sorella di Polinice e figlia di Edipo), Creonte si spersonalizza in quella che in età moderna si chiamerà “ragion di stato”. Hegelianamente parlando – e qui provo ad interpretare l’affermazione del tuo prof – entrambe le visioni devono – non possono non – sintetizzarsi in una visione superiore, in osservanza alla legge della dialettica hegeliana (tesi-antitesi-sintesi). In questo senso la contraddizione tra legge divina e legge umana (diritto naturale, moralità individuale-familiare e diritto positivo) dà luogo ad una forma di diritto superiore in cui moralità e giurisprudenza si incontrano, individuo e stato si compenetrano. Quella che Hegel chiama “eticità”, Stato etico. Il passaggio “sintetico” si realizza con la morte di Antigone. Antigone deve morire affinché la vicenda possa avere un esito “dialettico”.

Hegel nichilista? Azzardo un’interpretazione. Riducendo il Dio della teologia cristiana (Hegel era figlio di un pastore luterano) a Spirito assoluto – immanente (e non trascendente) alla realtà-mondo – Hegel ha contribuito a dare un colpo decisivo alla teologia trascendentista di matrice medievale. Lo Spirito è Storia dell’umanità. Dio è Umanità. C’è qualcosa di più blasfemo? A ben guardare, il passo da Hegel a Marx e a Feuerbach (sinistra hegeliana) è abbastanza breve. Nichilista, dunque, in questo senso (e non propriamente in senso nietzschiano).

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).