Pubblicato in: scuola

Ci lascerete la possibilità di fare scuola in maniera decente?


Con gratitudine riceviamo e pubblichiamo questo appello in difesa della scuola pubblica scritto da una studentessa del liceo “Ignazio Vian” di Bracciano, Roma.

14 Novembre 2012

In questo momento di proteste e manifestazioni più che note -significativa è questa data per i numerosi cortei romani- vogliamo far sentire anche la nostra voce.

Ogni giorno entriamo in una scuola dove non ci sono più fondi per le supplenze e non esiste più alcun POF (piano dell’Offerta Formativa). Ferme le supplenze per malattia, ogni qualsiasi tipo di progetto, corsi supplementari di lingua, e forse ciò accadrà anche per i corsi di recupero per gli studenti, uscite didattiche e orientamento universitario. Per una qualsivoglia iniziativa alcuni professori propongono poche attività che, con sacrificio, vengono portate avanti. La nostra nave sembra tenersi a galla per qualche misteriosa fortuna.

Entriamo in una scuola dove la crescita umana, il perfezionamento, il premiare e l’aiutare sono costretti e dipendono esclusivamente da quelle ore passate in classe, gestite da insegnanti sempre più preoccupati. Eppure è la nostra scuola, quasi la nostra casa, e non vogliamo vederla cadere a pezzi. E’ in ballo la nostra formazione culturale e umana, il nostro futuro in ogni sua sfaccettatura: è in ballo, con un nostro contributo, il futuro delle prossime generazioni, a cui non vogliamo lasciare questa scomoda e triste realtà. Ma alzare la testa, farsi sentire, sembra un’impresa sempre più difficile, gli obbiettivi che ci vengono posti sempre più ardui da raggiungere poiché ci sentiamo colpiti, insicuri, non abbastanza certi se questa battaglia avrà mai fine. E ci dite che siamo dei “bamboccioni”, che siamo troppo schizzinosi nello scegliere un lavoro durante o dopo l’università, sempre che ci si arrivi. Mettendoci queste etichette ci svilite, ci fate sembrare dei mostri.

Eppure… eppure “c’è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità.” Siamo orgogliosi del lavoro che stiamo facendo, di come stiamo combattendo per il nostro diritto ad avere una formazione umana, culturale e professionale, degna e in conformità ai dettami della Costituzione repubblicana. Per questo non mi sento, non ci sentiamo mediocri: penso che queste difficoltà ci rendano più coraggiosi, più degni, più onorevoli in un mondo di pescecani e di gusci vuoti.

La nostra istruzione, la nostra crescita è oggi affidata ad insegnanti che in molti casi dedicano la vita solo a questo scopo: creare una generazione capace, forte. Come se non perdessero mai la speranza di vedere le cose cambiare, e che un giorno possiamo essere proprio noi a cambiarle. Siamo splendidi, ricchi umanamente, come moltissimi altri nel nostro Paese: eppure ciò non sembra abbastanza per valorizzarci tutti.

Non valutate le persone per la capacità di saper mettere crocette (come si vorrebbe fare rendendo obbligatori i cosiddetti test INVALSI), valutateci per il fatto di saper costruire un discorso sensato e produttivo, o argomentare un pensiero in maniera autonoma e critica, secondo legge: è questo che dovremmo saper fare in qualunque lavoro, è questo quello per cui ci prepariamo. Ad essere i nuovi cittadini democratici.

L’ars oratoria, la capacità di saper comunicare in modo efficace, è uno dei pilastri dell’istruzione e della formazione di ogni persona: la rende capace di interagire con gli altri. Se invece continuate a dividerci, ad automatizzarci, ci renderete sempre più soli, incapaci di comunicare: rifiutiamo una politica basata sul “dividi et impera”. Un bravo politico dovrebbe conoscere altrettanto bene la storia e imparare da essa: noi, nipoti di Machiavelli, conosciamo i trucchi del potere.

Inoltre ci opponiamo all’abrogazione dell’articolo 12 del Testo Unico sulla scuola che tutela il diritto di riunione degli studenti negli spazi e nelle ore scolastiche, così come è prevista dal ddl Aprea. Tale disegno di legge va chiaramente in direzione di una privatizzazione della scuola pubblica, cosa che provoca sdegno nei cittadini: l’istruzione e le attività scolastiche devono rimanere pubbliche per poter essere alla portata di tutti e nessun estraneo le deve regolare con un secondo fine (ciò è chiaramente indicato dagli artt. 33 e 34 della Costituzione).

Vogliamo diplomarci e laurearci in Italia, e possibilmente rimanerci a vivere, non vogliamo essere costretti ad andare via, “raminghi di gente in gente”, per vedere riconosciute e apprezzate le nostre qualità e la nostra voglia di fare.

Ce ne darete la possibilità?

Flavia Lamagna

La pensate come me?

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

Un pensiero riguardo “Ci lascerete la possibilità di fare scuola in maniera decente?

  1. Ce la mettiamo tutta per non farvi sentire “raminghi” e non vi lasciamo di certo soli…cerchiamo di offrirvi sempre più opportunità di crescita, nonostante le pressioni esterne, e continueremo a farlo!!!
    UNA DOCENTE

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