Pubblicato in: filosofia

FRIEDRICH NIETZSCHE: AFORISMI CONTRO IL CRISTIANESIMO


Io condanno il cristianesimo, io levo contro la chiesa cristiana la più terribile accusa che mai un accusatore abbia pronunciato. Essa è per me la più grande di tutte le corruzioni pensabili, essa ha voluto l’estrema corruzione possibile. La chiesa cristiana non ha lasciato intatto niente nel suo pervertimento, ha fatto di ogni valore un non-valore, di ogni verità una menzogna, di ogni onestà un’abiezione dell’anima.

Questa eterna accusa contro il cristianesimo io voglio scriverla dovunque ci siano dei muri – ho dei caratteri che faranno vedere anche i ciechi… Io dichiaro il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unico grande istinto di vendetta per cui nessun mezzo è abbastanza velenoso, segreto, sotterraneo, meschino; lo dichiaro l’unico immortale marchio d’infamia dell’umanità. L’Anticristo

Sono stato capito? – Quello che mi divide, che mi esclude rispetto a tutto il resto dell’umanità, l’avere scoperto la morale cristiana. Perciò avevo bisogno di una parola che abbia il senso di una sfida a tutti. Non avere aperto gli occhi su questo punto è per me la più grossa porcheria che l’umanità abbia sulla coscienza, un autoinganno divenuto ormai istinto, la volontà di fondo di non vedere nessun accadere, nessuna causalità, nessuna realtà, una falsificazione psicologica che sconfina nel crimine. La cecità di fronte al cristianesimo è il crimine par excellence – il crimine contro la vita. Ecce Homo

Cristianesimo come antichità. – Quando la domenica mattina sentiamo rimbombare le vecchie campane ci chiediamo: Ma è mai possibile! suonano per un ebreo crocifisso duemila anni fa, che diceva di essere figlio di Dio. La prova di una tale asserzione manca. – Certo per i nostri tempi la religione cristiana è un’antichità arrivata fino a noi da un lontano passato, e il fatto che si creda a quell’asserzione – mentre di solito si è così severi nella verifica di eventuali rivendicazioni – è forse la cosa più vecchia di questa erediti. Un dio che genera un figlio con una donna mortale, un saggio che invita a non lavorare più, a non giudicare, e a fare attenzione invece ai segni dell’imminente fine del mondo; una giustizia che accetta l’innocente come vittima vicaria; uno che ordina ai suoi discepoli di bere il suo sangue; preghiere di interventi miracolosi; peccati commessi contro un dio, espiati da un dio; paura di un Aldilà la cui porta è la morte; la figura della croce come simbolo, in un’epoca che non conosce più il significato e l’ignominia della croce – che vento di orrore soffia da tutto ciò, come dalla tomba di un passato antichissimo! Chi crederebbe che si creda ancora a cose simili? Umano, troppo umano

L’idea di un Dio inquieta e umilia finché ci si crede, ma su come essa sia nata, allo stadio attuale della scienza che si occupa di comparazione dei popoli non ci può più essere alcun dubbio; e quando si ha consapevolezza di questo processo si spegne ogni fede. Il cristiano che paragona la propria natura a Dio si sente come Don Chisciotte, che sottovaluta il suo coraggio perché ha in mente i prodigi degli eroi dei romanzi cavallereschi; il metro usato per misurare in entrambi i casi appartiene al regno del mito. Ma se scompare l’idea di Dio, scompare anche il sentimento del «peccato» in quanto trasgressione delle prescrizioni divine, in quanto macchia su una creatura votata a Dio. Umano, troppo umano

Dunque: una certa falsa psicologia, un certo tipo di fantasia nell’interpretazione dei motivi e delle esperienze sono il presupposto necessario per diventare cristiani e sentire il bisogno della salvezza. Quando ci si rende conto di questo smarrimento della ragione e della fantasia, si cessa di essere cristiani. Umano, troppo umano

Ma voi, se la vostra fede vi rende beati, datevi da conoscere come beati! Per la vostra fede le vostre facce sono sempre state più dannose delle nostre ragioni! Se la lieta novella della vostra Bibbia vi stesse scritta in faccia, non avreste bisogno di imporre così rigidamente la fede nell’autorità di questo libro. Ma se doveste desiderare di uscire da questa vostra insufficienza di cristiani, riflettete allora sull’esperienza di due millenni: che, espressa in modesta forma interrogativa, suona così: «Se Cristo voleva veramente salvare il mondo, non si dovrebbe pensare che ha fallito?». Umano, troppo umano

La preghiera. – Pregare, questa usanza di altri tempi non ancora del tutto scomparsa, aveva un senso solo a due condizioni: doveva essere possibile indurre la divinità a qualcosa o farle cambiare idea, e chi pregava doveva sapere esattamente di che cosa aveva bisogno, che cos’era per lui veramente auspicabile. Entrambe le condizioni, accettate e tradizione in tutte le altre religioni, vennero invece negate proprio dal cristianesimo; se esso mantenne tuttavia la preghiera, pur con la sua fede in una ragione che tutto sa e a tutto provvede in Dio, in virtù della quale la preghiera diveniva fondamentalmente senso, e addirittura empia, anche qui dimostrò la sua ammirevole abilità di serpente; un chiaro comandamento «non pregare» avrebbe infatti portato i cristiani a diventare, per noia, non cristiani. Umano, troppo umano

La credenza nella malattia come tale. – È stato il cristianesimo che ha introdotto il diavolo nel mondo; è stato il cristianesimo che ha portato il peccato nel mondo. La fede nel rimedio da esso offerto contro ciò gradualmente è scossa fino alle radici più profonde: ma sussiste tuttora la credenza nella malattia che esso ha insegnato e diffuso. Umano, troppo umano

Per quanto riguarda cordialità e benevolenza, l’Europa non è all’altezza: ciò testimonia contro il cristianesimo. Frammenti postumi

La natura è malvagia, dice il cristianesimo; non sarebbe dunque il cristianesimo una cosa contro natura? Altrimenti, in base al suo giudizio, sarebbe qualcosa di malvagio. Frammenti postumi

È deplorevole che Gesù Cristo non sia vissuto più a lungo, forse sarebbe stato il primo a rinnegare la sua dottrina, e forse avrebbe anche imparato a ridere e avrebbe pianto meno spesso. Frammenti postumi

Il cristianesimo è derivato dal giudaismo e da nient’altro, ma si è integrato nel mondo romano e ha prodotto frutti che sono sia ebraici che romani. Questo cristianesimo crocifisso ha trovato nel cattolicesimo una forma in cui l’elemento romano ha preso il sopravvento, e nel protestantesimo un’altra in cui predomina l’elemento ebraico; non perché i germani, i rappresentanti dell’idea protestante, siano più affini agli ebrei, ma perché sono più lontani dai romani che non la popolazione cattolica dell’Europa meridionale. Frammenti postumi

Il fine della moralità cristiana non è la felicità terrena, ma l’infelicità terrena. Il fine del cristiano pratico, che vive nel mondo, non è il successo mondano, ma il non-dover-più-agire o addirittura l’insuccesso. Questa infelicità e questi insuccessi sono mezzi e gradi del distacco dal mondo. Esiste ancora cristianesimo? Pare che abbia già raggiunto lo scopo di distaccarsi dal mondo, e cioè di uscire dal mondo. Ma prima di congedarsi ha lasciato sui muro un’iscrizione che non è ancora scomparsa: il mondo è spregevole, il mondo è cattivo, il mondo è corruzione. Frammenti postumi

La filologia del cristianesimo. – Quanto poco il cristianesimo educhi al senso dell’onestà e della giustizia, lo si può ben valutare dal carattere degli scritti dei suoi dotti: essi presentano sfrontatamente le loro congetture come se fossero dogmi, e raramente capita loro di trovarsi in onesto imbarazzo nell’interpretazione di un passo della Bibbia. Ogni volta ripetono: «Ho ragione, perché così sta scritto»; e segue un’interpretazione sfacciatamente arbitraria, tanto che un filosofo che la senta resta a mezzo tra collera e riso. Aurora

Il dubbio come peccato. – Il cristianesimo ha fatto di tutto per chiudere il cerchio, dichiarando peccato anche soltanto il dubbio. Nella fede si deve venire proiettati per miracolo, senza intervento della ragione, e poi nuotare in essa come nel più limpido e nel più univoco degli elementi: anche solo uno sguardo alla ricerca di una terraferma, il pensiero che forse non siamo qui solo per nuotare, il minimo moto della nostra natura anfibia: è peccato! Si osservi però che in tal modo sono esclusi come peccaminosi anche la motivazione della fede e ogni riflessione sulla sua origine. Quello che si vuole è cecità, stordimento e un eterno canto sulle onde in cui è affogata la ragione. Aurora

Rimedio per gli scontenti. – Già Paolo riteneva che fosse necessario un sacrificio per cancellare la profonda irritazione di Dio in merito al peccato: e da allora i cristiani non hanno cessato di sfogare il proprio scontento di sé su una vittima sia essa il «mondo» o la «storia» o la «ragione» o la gioia o la pacifica tranquillità di altri esseri umani: qualcosa di buono deve morire (anche se solo in effigie) per i loro peccati! Aurora

Senz’odio. – Vuoi liberarti dalla tua passione? Fallo, ma senz’odio per essa! Altrimenti avrai un’altra passione. L’anima del cristiano che si è liberato dal peccato solitamente viene rovinata, in seguito, dall’odio per il peccato. Aurora

Per redimersi dai peccati in passato si consigliava di aver fede in Gesù Cristo. Ma oggi io dico: il mezzo è: non credete al peccato! Questa è una cura più radicale. Quella precedente voleva rendere più sopportabile un delirio con un altro. Frammenti postumi

Una decisione pericolosa. – La decisione dei cristiani di vedere il mondo come brutto e cattivo ha reso il mondo brutto e cattivo. La gaia scienza

Il cristianesimo diede da bere a Eros il veleno: esso non lo fece morire, ma degenerare in vizio. Al di là del bene e del male

Ironia verso coloro che credono il cristianesimo superato dalle moderne scienze naturali. I giudizi cristiani di valore con ciò non sono assolutamente superati. «Cristo in croce» è il simbolo più sublime, tuttora. Frammenti postumi

Ho dichiarato guerra all’anemico ideale cristiano (compreso ciò che gli è intimamente affine), non nell’intento di distruggerlo, ma solo per porre fine alla sua tirannia e far posto a nuovi ideali, a ideali più robusti… La continuità dell’ideale cristiano è tra le cose più auspicabili che esistano: anche per via degli ideali che vogliono imporsi accanto e forse al di sopra di esso: hanno bisogno di avversari forti per diventare forti. Così noi immoralisti abbiamo bisogno del potere della morale. il nostro istinto di sopravvivenza vuole che i nostri nemici rimangano forti – solo che vuole arrivare a dominarli. Frammenti postumi

Anche il prete sa come tutti lo sanno, che non esiste più nessun «Dio», nessun «peccatore», nessun «Salvatore» che la «libera volontà», l’«ordine morale del mondo» sono menzogne, la serietà, il profondo autosuperamento dello spirito non permette più a nessuno di non esserne a conoscenza… L’Anticristo

Già la parola «cristianesimo» è un equivoco. In fondo è esistito un unico cristiano, e questo morì sulla croce. Il «Vangelo» morì sulla croce. Ciò che da quel momento si chiamò «Vangelo» era già il contrario di ciò che egli aveva vissuto. L’Anticristo

Oggi una vita di tal genere è ancora possibile, per certe persone addirittura indispensabile: l’autentico, l’originario cristianesimo sarà possibile in ogni epoca… Non una fede, ma un fare, soprattutto un non-fare-molte-cose. L’Anticristo

Lutero, questo monaco funesto, ha rimesso in piedi la chiesa e anche, cosa che è mille volte peggio, il cristianesimo, proprio quando stava soccombendo… Il cristianesimo, questa negazione della volontà di vivere fatta religione!… Ecce Homo

[fonte: http://www.rodoni.ch/busoni/nietzsche/nietzsche2.html]

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).