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Nietzsche: rivoluzionario o reazionario?


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Prof. Salve!! Un chiarimento.. Non ho capito perché nel pensiero di Nietzsche convivono sia elementi di rottura sia componenti reazionarie!! Me lo può spiegare?? E poi… In che senso negli ultimi decenni alla figura di un Nietzsche nazista ne è subentrata una ‘progressista’?!! Grazie:)

Cara ***, sugli elementi di rottura ci siamo soffermati in classe. Se la sua condanna del Cristianesimo non è di rottura rispetto al passato cosa lo è? Ma al di là dei contenuti è il suo modo di fare filosofia “a colpi di martello”, “intingendo la penna nel sangue” che è nuovo, di rottura, non professorale o accademico come lo era stato quello degli hegeliani. L’annuncio di un mondo nuovo, di un “oltreuomo” cui spetta il compito di scolpire nuove tavole di valori crea uno spartiacque decisivo con la civiltà europea come la si era conosciuta sin a quel momento, un punto di non ritorno.

Il termine “reazionario” si riferisce a chi, volendo conservare un mondo superato, fatto a pezzi da una rivoluzione, si appella a valori passati per “reagire” al nuovo che avanza. Insomma, reazionario suona come “controrivoluzionario”. Nietzsche è contro la modernità, o meglio un certo tipo di modernità, post mortem Dei, una modernità quella positivista, scientista, marxista o nazionalista che ha sostituito al mito ormai al tramonto di Dio, altri miti, il “Progresso”, la “Scienza”, il “Socialismo”, il “Sol dell’avvenire”, la “Patria”, ecc.

Questi i nuovi “idoli” contro cui Nietzsche si mostra “reazionario”. Andando alle radici della storia del pensiero occidentale egli si rifà ad un mondo che non c’è più, proiettandolo al futuro: il mondo di una Grecità arcaica, splendida e feroce, elementare e profonda al tempo stesso, l’Ellade dei Presocratici, di Eraclito in particolare. Tale mondo si espresse in maniera incommensurabile nella tragedia di Eschilo e Sofocle (già con Euripide inizia la decadenza). Questo mondo è stato sotterrato dal platonismo prima e dal cristianesimo (platonismo volgarizzato) poi. Nietzsche nello Zarathustra prova a ridargli voce.

Il Nietzsche nazista, come vi ho detto, è in gran parte un’invenzione della propaganda nazista degli anni Trenta, basata sull’edizione interpolata e malintesa delle sue opere a cura della sorella Elisabeth (sposa di un noto antisemita). Il clima ideologizzato della Guerra e poi dell’immediato dopoguerra ha fatto sì che per molti anni le opere di Nietzsche giacessero in un colpevole dimenticatoio (colpevole da parte della cultura europea). A ritirarle fuori, con una nuova edizione filologicamente corretta, sono stati due grandi filosofi italiani, Mazzino Montinari e Giorgio Colli. A loro dobbiamo, in qualche maniera, la grande diffusione della filosofia nietzschiana negli ultimi due decenni del XX secolo. Ad un certo punto, quando il contenuto di rottura della filosofia nietzschiana è diventato evidente (a Nietzsche direttamente o indirettamente si rifanno grandi filosofi contemporanei come Heidegger, Foucault, Derrida) la sua spinta “futurista” è diventata sinonimo di progressismo, se così si può dire (ma Nietzsche il termine “progressista” l’avrebbe aborrito).

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).

Un pensiero riguardo “Nietzsche: rivoluzionario o reazionario?

  1. In che senso N. crede necessaria una schiavitù al di sotto del superuomo e non basta la volontà’ per divenire superuomo? …e un’altra cosa perché se parla di un universo caotico in cui non esiste alcuna cosa oltre al ”corpo” elabora la teoria dell’ eterno ritorno?

    su cosa esercitare la potenza se non su ciò che è sottomesso, inerte, sottoposto alla volontà? questo è ciò che intende per “volontà di potenza” (in sostituzione della volontà di vita di Schopenhauer)… il mondo è strutturato in maniera gerarchica… alto e basso… il superuomo è centrato su se stesso… il vero dominio sulle cose parte dal dominio di sé: signoreggia te stesso e il mondo ti apparirà una bazzecola (è una riedizione dell’antica morale stoica, almeno in parte)… corpo ed eterno ritorno non sono contrapposti perché mai dovrebbero esserlo? questa realtà qui corporea e psichica allo stesso tempo (due facce della stessa medaglia) dovrà ritornare in eterno, pura, fine a se stessa, meravigliosamente ricca… nulla da realizzare, nessun Dio presso cui accucciarsi… la vita come fine a se stessa, questo attimo unico, stupendo eternamente ritornante… non ti gira la testa baby? ;)

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