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Freud e l’interpretazione dei sogni


Uno dei testi più chiari e sintetici sull’interpretazione dei sogni freudiana. Vivamente consigliato ai miei studenti.

[Fonte: http://www.parodos.it/psicologia/freudsogno.htm]

Come si è visto, le libere associazioni sono diventate, per Freud, lo specifico metodo tecnico utilizzabile per indagare l’inconscio, lo strumento caratterizzante il nuovo metodo di cura, da allora in poi chiamato “psicoanalisi”.

Esso veniva a sostituire l’ipnosi, la catarsi, e la suggestione. Freud stesso dichiarò che il medesimo obiettivo — la conoscenza dell’inconscio — si può ottenere mediante altri due metodi: l’interpretazione dei sogni e quella degli atti mancati. Anzi, a un certo punto Freud considerò l’interpretazione dei sogni come “la via regia verso la conoscenza dell’inconscio“, e “il più sicuro fondamento della psicoanalisi“.

In sintesi, la teoria psicoanalitica dei sogni è la seguente. I sogni sono la forma che la attività psichica assume durante lo stato di sonno; più precisamente sono allucinazioni che si hanno durante il sonno, ma — a differenza delle allucinazioni osservabili nelle malattie mentali, nelle quali figurano come espressioni di patologia — si tratta di fenomeni psichici normali. Il sogno che viene raccontato dopo il risveglio, rappresenta solo il risultato finale dell’attività psichica inconscia che ha luogo durante il sonno. Ciò che si ricorda, viene chiamato contenuto onirico manifesto, scena manifesta del sogno, sogno manifesto. Ciò che produce il sogno — la sua forza motrice — viene chiamato contenuto onirico latente, ed è costituito da desideri, tendenze e pensieri inconsci. Il significato reale sogno non corrisponde mai — tranne rare eccezioni — al significato eventualmente individuabile nel sogno manifesto. Il processo che ha prodotto la trasformazione del contenuto latente nel contenuto manifesto del sogno è il cosiddetto lavoro onirico. Freud sottolinea come questa trasformazione-deformazione presente in un sogno corrisponda al processo osservabile nella formazione dei sintomi nevrotici. Il fattore principalmente responsabile della deformazione e dei travestimenti, che subisce il contenuto onirico latente fino a tradursi in sogno manifesto — i processi riassunti nel termine “lavoro onirico” — è la censura onirica, ossia quella funzione psichica che tende ad impedire ai desideri inconsci l’accesso diretto alla coscienza. Poiché essa costituisce una barriera tra il sistema inconscio e-quello conscio, la censura onirica rappresenta l’aspetto notturno della rimozione che, per quanto allentata, continua a funzionare anche durante lo stato di sonno, costringendo così il sogno a camuffarsi per poter sfuggire alla sua azione. In altri termini, il sogno è “costretto” ad utilizzare vari processi di deformazione per poter consentire agli elementi rimossi di affiorare in qualche modo alla coscienza, e cioè eludendo la censura. I sogni rappresentano così una delle manifestazioni di quello che Freud ha chiamato “ritorno del rimosso“, allo stesso modo dei sintomi nevrotici. Se nel sogno gli elementi rimossi affiorano con minore difficoltà, ciò è dovuto al fatto che la censura onirica è meno severa della rimozione diurna; in altre parole, durante il sonno la rimozione subisce una attenuazione, poiché in tale stato le tendenze rimosse sono sentite come meno pericolose in quanto, a differenza della veglia, non possono essere soddisfatte mediante l’azione, bensì solo in forma allucinatoria. In questa prospettiva il sogno e il sintomo nevrotico risultano essere formazioni di compromesso tra le tendenze dell’inconscio e le difese dell’lo (nel sogno sotto forma di censura).

Quali sono dunque le operazioni psichiche inconsce che si attivano nel lavoro onirico? Sono principalmente le seguenti: elaborazione primaria, che comprende drammatizzazione, spostamento, condensazione, dispersione, simbolizzazione (rappresentazione simbolica), e inoltre elaborazione secondaria.

La drammatizzazione è quel processo per cui nel sogno i pensieri vengono trasformati in immagini, soprattutto immagini visive. Il sogno cioè consiste soprattutto di scene concrete, tanto che potrebbe essere descritto come un film o un dramma teatrale il cui regista è il sognatore, il quale ,a sua volta può figurare come attore o anche solo come spettatore.

Nella condensazione più pensieri latenti vengono rappresentati da un unico elemento del contenuto manifesto, il quale perciò combina insieme, in un’unica rappresentazione, diversi elementi aventi qualche aspetto in comune. Così, per esempio, quattro persone A, B, C, D del contenuto latente appaiono nel contenuto manifesto come una sola persona, che presenta alcune caratteristiche di A, veste come B, ha i modi di fare di C e vive nella casa di D e, in questo modo, rappresenta nel sogno manifesto le quattro diverse persone del contenuto latente. Pressoché in tutti i sogni agisce la condensazione, che raccoglie molti elementi inconsci, cerca analogie e punti di contatto tra di essi per poterli rappresentare in un solo elemento manifesto. Esiste una costante sproporzione tra gli elementi del sogno manifesto, che sono relativamente pochi, e il contenuto latente, che è infinitamente più ricco. Il processo della condensazione, perciò, spiega perché, una volta terminata l’analisi di un sogno, il contenuto latente si riveli sempre molto più lungo e complesso del sogno manifesto, che ne costituisce quindi solo un’espressione abbreviata e concentrata, appunto condensata. Conseguenza della condensazione è che ogni sogno e ogni elemento del sogno contengono una molteplicità di significati: sono cioè sovradeterminati, sono quindi passibili di interpretazioni molteplici e non contraddittorie tra loro. Di passaggio, è da notare che la sovradeterminazione dei sogni è lo stesso fenomeno che si esprime nei sintomi nevrotici.

La dispersione degli elementi è il contrario della condensazione; essa fa sì che a una persona od oggetto o situazione del contenuto latente corrispondano più elementi del contenuto manifesto i quali, in tal modo, rappresentano diverse caratteristiche dell’unico elemento latente.

Lo spostamento (o spostamento di accento) consiste nella tendenza a trasferire l’accento, l’intensità, l’importanza emotiva di determinati elementi del sogno ad altri elementi, in modo da eludere la censura e superarne gli ostacoli. Il risultato è che nel sogno manifesto viene accentuato, reso importante qualcosa che nei pensieri latenti ha solo un valore secondario, mentre all’elemento latente, più significativo e importante, viene attribuito, nella scena del sogno, un ruolo secondario o indifferente. Analogamente la tonalità emotiva di un elemento può essere convertita nel suo opposto: cosi il dolore può apparire come gioia, l’amore come odio, e così via. Poiché dunque ciò che è significativo viene reso inessenziale e ciò che è poco importante passa in primo piano, l’analista deve porre particolare attenzione ai casi in cui il paziente, che racconta un sogno, afferma che la tal cosa “non conta”, “non ha niente a che fare con il resto”, che di quel piccolo episodio ricorda poco, male, o confusamente. Sempre per effetto dello spostamento, i pensieri latenti possono apparire nella scena del sogno non come sono, ma soltanto in parte o in forma di allusione (in modo simile alla figura retorica della metonimia).

La simbolizzazione (o rappresentazione simbolica o trascrizione simbolica) può essere considerata una forma particolare di spostamento, Quando un elemento rimosso del contenuto onirico latente viene rappresentato da qualche altro elemento concreto nel sogno manifesto, quest’ultimo elemento è un simbolo; ovviamente l’elemento rimosso è il simbolizzato. Da questa definizione risulta immediatamente che nell’accezione psicoanalitica il concetto di simbolo è più delimitato di quello ordinario: mentre cioè nel linguaggio quotidiano il simbolo si avvicina al concetto di metafora (come per esempio nelle espressioni “i denti sono perle”, o anche “le sue perle”, sempre per indicare “i suoi denti”), per poter considerare il simbolo un elemento concreto del contenuto manifesto del sogno, occorre che l’elemento simbolizzato sia stato rimosso. Mentre i simboli scoperti dalla psicoanalisi sono molto numerosi, in pratica infiniti, — e ciò perché ogni persona, oggetto o situazione è passibile di diventare simbolo — i simbolizzati invece sono relativamente pochi, fondamentalmente i seguenti: le relazioni di parentela più semplici — padre, madre, genitore, bambino, fratello —, il corpo umano e le sue parti, gli organi sessuali maschili e femminili, i rapporti sessuali, la nudità, la nascita e la morte. In generale il rapporto esistente tra il simbolo (significante) e il simbolizzato (significato) è un rapporto di analogia o somiglianza formale, come in ogni altro genere di simbolismo: per fare solo qualche semplice esempio, ogni oggetto concavo, atto a contenere (vaso, grotta, scatola), può simbolizzare il corpo femminile o la vagina; i frutti possono rappresentare i seni; ogni oggetto allungato (matita, bastone, sigaretta, fucile) può simbolizzare il pene. Occorre però aggiungere che i simboli non sono univoci, nel senso che possono significare cose diverse e anche opposte, per cui solo il contesto del sogno può chiarirne di volta in volta il significato specifico.

La elaborazione secondaria è quel processo di rimaneggiamento del sogno per cui si tende ad eliminare le apparenti assurdità, contraddizioni, incoerenze, per presentarlo in una forma il più possibile logica, coerente e comprensibile, eventualmente mediante aggiunte e trasposizioni. Costituisce una seconda fase del lavoro onirico in quanto opera su prodotti già elaborati dagli altri meccanismi più sopra menzionati (che insieme formano l’elaborazione primaria): tuttavia Freud ritiene che l’elaborazione secondaria incominci ad agire già mentre si sta sognando, e che intensifichi la sua azione quando ci si avvicina allo stato di veglia, soprattutto quando si racconta il sogno. In realtà si tratta di un processo contemporaneo al sogno in ogni suo momento.

Per quanto riguarda il materiale con il quale viene costruito il sogno, occorre distinguere tra materiale attuale o relativamente recente e materiale infantile. Benché il sogno evochi situazioni spesso diverse da quelle della veglia, i singoli elementi concreti, che formano la scena manifesta del sogno, frequentemente riproducono ricordi, frammenti di eventi reali, situazioni vissute dal soggetto in precedenza, nel giorno prima, nel passato recente, talvolta nel passato remoto: si tratta dei cosiddetti resti diurni, dei residui cioè dell’attività allo stato di veglia. Altri elementi, che possono comparire in un sogno, sono gli stimoli sensoriali, come la fame, la sete, i disturbi digestivi, il bisogno di urinare e defecare, il dolore causato da ferite, il caldo e il freddo eccessivi, il suono della sveglia, ecc. E’ evidente l’azione svolta dai resti diurni e dagli stimoli sensoriali nel produrre l’attività onirica, ma non sono essi gli specifici fattori che danno origine al sogno. Entrambi vengono per così dire “stravolti” dal sogno: infatti le situazioni attuali o passate riprodotte vengono sempre modificate, frammentate, risistemate, in modo tale che la scena onirica risulta come qualcosa di interamente nuovo rispetto a ciò cui, quindi, tutt’al più allude; gli stimoli sensoriali, per esempio, quasi invariabilmente vengono “tradotti” nel sogno in qualche cosa d’altro, come ad esempio il suono della sveglia che può apparire in sogno sotto forma dei rintocchi di una campana o del rumore dei piatti che cadono e vanno in frantumi. Vi è cioè qui una prova del fatto che se i resti diurni e gli stimoli sensoriali contribuiscono a costruire il sogno, sono anzi indispensabili, tuttavia non lo spiegano: in termini più precisi essi vengono utilizzati dal sogno per realizzare finalità proprie e specifiche; essi entrano cioè nel sogno, ma non lo determinano, poiché in se stessi sono incapaci di promuovere il sogno se non interviene qualcosa di più essenziale. Il sogno viene determinato essenzialmente dai desideri del soggetto, e ne costituisce una realizzazione, benché in forma allucinatoria e deformata (mascherata). Si può trattare del desiderio di dormire; di desideri rimasti inappagati durante la veglia; di desideri recenti, ma che sono stati rimossi, cioè respinti nell’inconscio; e infine — i più essenziali per la formazione del sogno —di desideri rimossi di origine remota, infantile, stabilmente appartenenti all’inconscio. Questi ultimi — caratteristici della prima infanzia — sono desideri libidici, aggressivi, perversi, con fini orali, anali, uretrali, fallici, e possono essere di tipo sadico, masochistico, omosessuale, esibizionistico, voyeuristico. Anche se, come visto, si possono distinguere differenti desideri, attuali e recenti, oppure remoti, consci o inconsci, tuttavia in ogni sogno sono presenti più desideri, per cui la sovradeterminazione dei sogni consente l’appagamento di diverse tendenze in un unico sogno. Cionondimeno, questi desideri non possono essere messi sullo stesso piano come determinanti l’attività onirica: benché in concomitanza e in concorrenza con desideri recenti, consci e preconsci, occorre supporre sempre attivi desideri infantili rimossi, che sono sempre più potenti dei primi. Freud ritiene che un desiderio recente rimasto inappagato non abbia in se stesso una forza sufficiente ad innescare il processo di formazione di un sogno: questa capacità l’avrebbero solamente i desideri infantili rimossi, quali elementi costitutivi e indistruttibili dell’inconscio, che fin dall’infanzia mantengono inalterata la loro forza e costantemente ricercano un appagamento. Di conseguenza tutti i sogni sarebbero promossi essenzialmente da un desiderio infantile rimosso, per cui i desideri recenti, come semplici fattori concomitanti, svolgerebbero nella formazione del sogno la stessa funzione dei resti diurni e degli stimoli sensoriali, tanto da poter essere considerati resti diurni di tipo particolare.

Da questo esposto risulta chiaro come, per Freud, il sogno costituisca la realizzazione allucinatoria e deformata di un desiderio infantile rimosso. Un’eccezione a questa tesi è rappresentata dai sogni dei bambini (più precisamente da una parte di essi) e dai cosiddetti sogni di tipo infantile negli adulti, da quelli cioè in cui la censura non esercita la sua azione, poiché i desideri, che cercano soddisfazione (ad esempio bere, mangiare, ecc.), non appaiono incompatibili con le difese del soggetto; in tali casi quindi i desideri possono esprimersi direttamente senza che si manifesti la dualità di contenuto manifesto e contenuto latente; i due contenuti, perciò, tendono a coincidere. In generale, tuttavia, i comuni sogni degli adulti si differenziano dai sogni infantili, e questo per il fatto che i desideri, che in essi ricercano l’appagamento, sono rimossi in quanto incompatibili per l’ lo, e incontrano pertanto, nel loro tentativo di appagarsi mediante il sogno manifesto, l’ostacolo della censura. Tali desideri, non potendo dunque pervenire alla coscienza in maniera diretta, sono costretti a venire a un compromesso con la censura; essi possono cosi giungere alla coscienza solo indirettamente, ossia utilizzando l’insieme — preconscio — dei resti diurni (in senso ampio: compresi quindi gli stimoli sensoriali e i desideri recenti) in modo da poter venire da essi rappresentati nella coscienza. I desideri infantili rimossi, cioè, riescono a superare gli ostacoli della censura solo -trasferendosi” sui resti diurni, servendosene come di una copertura; si può qui vedere quanto il sogno sia una formazione di compromesso e quanto possa trarre in inganno l’osservatore.

Può risultare ora utile un semplice esempio dei processi che intervengono nel sogno: “Mettiamo che il soggetto che sogna sia una donna e che una parte del contenuto onirico latente derivante dal rimosso sia costituito da un desiderio — originatosi nel corso della fase edipica — di una relazione sessuale col padre. Questa situazione nel sogno manifesto, in accordo con una fantasia appropriata a quel periodo della vita, potrebbe essere rappresentata dall’immagine di lei stessa e di suo padre che stanno lottando tra di loro, con una concomitante sensazione di eccitamento sessuale. Ma se le difese dell’Io si oppongono a questa espressione non mascherata di tale desiderio edipico, l’eccitazione sessuale non può diventare cosciente, col risultato che gli elementi onirici manifesti consisteranno unicamente nell’immagine di se stessa, che lotta col padre, senza alcuna eccitazione sessuale.

Se anche questa rappresentazione risulta troppo vicina alla fantasia originaria per potere essere tollerata dall’lo senza ansia o colpa, può accadere anche che non compaia nemmeno l’immagine del padre e può apparire invece nel sogno una immagine nella quale lei sta lottando con un’altra persona, per esempio col proprio figlioletto. Se l’immagine della lotta è ancora troppo vicina alla fantasia primaria, essa può venire rimpiazzata da qualche altra attività fisica, come per esempio la danza, così che gli elementi del sogno manifesto sarebbero lei che sta danzando col figlio. Anche questo può essere obiettabile da parte dell’Io ed allora, invece degli elementi del sogno manifesto ora menzionati, potrà comparire nel sogno l’immagine di una donna estranea, con un ragazzino che è suo figlio, in una stanza con un pavimento pulito.

Bisogna proprio finire questa serie di esempi con le parole ‘e cosi via…’, perché le possibilità di mascherare la vera natura di ciascun elemento del contenuto onirico latente sono in numero praticamente infinito. Perché evidentemente è proprio l’equilibrio tra la forza delle difese e la forza degli elementi latenti del sogno quello che determina quanto strettamente o quanto invece alla lontana il sogno latente sia in relazione con quello manifesto, cioè la quantità di travestimento imposto agli elementi latenti del sogno nel corso del lavoro onirico” (Brenner, 1967).

Questo esempio, naturalmente, vale solo a titolo di illustrazione di alcuni processi, per cui non è certo esauriente.

Riguardo alla funzione del sogno, Freud afferma che esso è “un custode del sonno”: infatti, fornendo ai desideri inconsci una piccola e innocua espressione sotto forma di appagamento allucinatorio, sufficientemente mascherata per non “turbare” la censura, il sogno permette la continuazione del sonno. Pertanto esso costituisce un riuscito compromesso tra il desiderio di dormire e le tendenze rimosse. Viceversa, i sogni di angoscia e i sogni che determinano il risveglio, come ad esempio gli incubi, indicano che è venuta meno la loro funzione specifica, e ciò accade quando è insufficiente il mascheramento dei desideri inconsci oppure quando questi ultimi irrompono troppo violentemente nella coscienza. Normalmente, comunque, il sogno non produce risveglio e permette di liquidare, seppure in modo parziale e momentaneo, le tendenze rimosse, agendo così come una valvola dì sicurezza contro una loro eccessiva pressione. Se non esistesse la possibilità di sognare, tale eccessiva pressione turberebbe gravemente il sonno e non solo il sonno, tanto che si può affermare che il sogno non solamente è custode del sonno, bensì è anche custode della salute mentale.

Resta ora da vedere l’utilizzazione dei sogni nel trattamento psicoanalitico. La concreta interpretazione dei sogni viene condotta mediante la combinazione di due distinte tecniche: l’analisi simbolica e le associazioni libere. L’analisi dei simboli, da sola, non è sufficiente; in primo luogo perché non sempre un elemento del sogno manifesto “sta per” qualche altro elemento (rimosso), non sempre cioè figura come simbolo; in secondo luogo perché il valore simbolico di un dato elemento può anche non essere univoco; pertanto è solo il contesto complessivo del sogno che può far decidere per la traduzione più corretta nel caso specifico. Quindi la sola interpretazione simbolica non sostituisce il metodo delle associazioni libere. A loro volta, comunque, anche le libere associazioni non sono sufficienti da sole per comprendere i sogni, poiché, se da un lato permettono di ripercorrere in senso inverso i vari processi di trasformazione subiti dal sogno (elaborazione primaria e secondaria), dall’altro esse non sembrano in grado di effettuare lo stesso percorso a ritroso con la trascrizione simbolica: non si riesce cioè con le sole associazioni libere a ritornare dal simbolo al simbolizzato. Di conseguenza è solo con la combinazione di entrambe le tecniche che si può raggiungere il significato inconscio dei sogni. Nell’ambito della seduta analitica, in pratica, per associazioni al sogno si intendono non solo, in senso stretto, le associazioni alle singole parti del sogno, ma anche, in senso più ampio, tutto ciò che il paziente riferisce nella seduta, prima e dopo racconto del sogno. La migliore utilizzazione terapeutica e tecnica del sogno avviene, cioè, quando il suo ricordo emerge spontaneamente, magari in modo inatteso, nel corso di altri pensieri; in tal modo il sogno può essere analizzato — come un qualunque altro “materiale” — alla luce di quanto lo ha preceduto e di ciò che Io ha seguito. In effetti, se è vero che l’interpretazione dei sogni costituisce uno dei capisaldi della tecnica psicoanalitica, occorre anche tener presente che essa è solo uno dei procedimenti utilizzati dallo psicoanalista nel trattamento; di fatto, le associazioni libere sono la regola fondamentale data al paziente, e la loro applicazione ai sogni rappresenta solo un caso particolare; l’analisi dei lapsus, degli atti mancati, dei sogni ad occhi aperti, dei comportamenti più diversi, sono alcuni tra gli altri metodi usati. Per Freud, inoltre, tutti questi procedimenti caratterizzano in modo specifico la psicoanalisi solamente quando vengono utilizzati all’interno di una sistematica analisi del transfert e della resistenza.

METONIMIA E METAFORA

La metonimia, elemento di rilievo nella retorica, viene intesa da Jakobson come una sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo un rapporto di contiguità. Esempio: “vela” può significare “barca”; “capo” può stare per “uomo”, ecc. In questi esempi è evidente la relazione “pars-pro-toto”. Od ancora: “si guadagna il pane con il sudore della fronte” (con il lavoro che causa sudore: scambio dell’effetto con la causa); “il discorso della corona” (il discorso del re).

Sempre secondo Jakobson invece, nella metafora, altra figura importante della retorica, vengono messi a confronto due termini che, pur appartenendo a campi semantici diversi, hanno tra loro una relazione di somiglianza. Esempio: “la vecchiaia è la sera della vita”, dove l’equiparazione della vita col giorno porta all’equiparazione della vecchiaia con la sera.

Da: MANTESE A., Dizionario di retorica e di stilistica, 158 -166, Mondadori, Milano, 1978.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).