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Nietzsche: sull’eterno ritorno dell’uguale



Caro prof., stiamo studiando Nietzsche, l’eterno ritorno. Questa frase non mi è chiara: «Il senso dell’essere non è fuori dell’essere ma nell’essere stesso». Mi aiuta a capire?

L’eterno ritorno dell’uguale, dottrina che N. riprende dai filosofi presocratici e dallo stoicismo antico, rappresenta una concezione “circolare” (o” ciclica “, dal greco kyklon, circolo) del tempo. Tale concezione si contrappone a quella di origine giudaico-cristiana, che si può invece rappresentare in maniera “rettilinea”, con una “alfa” ed una “omega” che rappresentano i limiti estremi della linea (quindi si tratta di un segmento orientato, un vettore, che dall’alfa punta verso l’omega). Nella concezione giudaico-cristiana ogni punto del tempo (e quindi della storia del mondo, che va dalla creazione -alfa- al giudizio finale -omega-) è unico, irripetibile. In quella circolare, invece, esso si ripete costantemente, ad ogni giro di ruota (un po’ come si ripetono le stagioni nel corso dell’anno: gli stoici infatti parlano di un grande anno astronomico – come sumeri, aztechi, ecc.). Dunque, questo preciso istante, questo mio digitare sulla tastiera rispondendo alla tua domanda “ritornerà” in eterno. Il mondo finirà, si annienterà in una esplosione cosmica. Da cui si genererà un nuovo uovo cosmico che, attraverso un nuovo – ma sempre uguale – big bang genererà un altro, ma sempre identico a se stesso, universo.

Nel caso della concezione del tempo (e della storia) rettilinea, l’essere (inteso come ciò che esiste, questo mondo qui) trae senso e significato da ciò che è esterno all’essere, che oltremondano, trascendente, ovvero dall’Essere (con la E maiuscola: Dio). La retta è orientata dall’alfa verso la omega. Alfa e omega rappresentano il suo destino, scelto dal “di fuori” dell’essere, e “insufflato”, “calato” nella storia attraverso la Provvidenza.

Nel caso di una concezione del tempo ciclica, il senso dell’essere non è esterno all’essere stesso. Non esiste un Essere oltremondano. L’essere è anche Essere (scusa il gioco di parole). Ovvero Dio e il Mondo sono la stessa cosa. Il senso dell’essere, dunque, non è esterno, bensì implicito, immanente, interno all’essere stesso. Ogni attimo è assolutamente fine a se stesso. È quello che vogliamo che sia (non quello che un Dio, dualisticamente separato dal mondo, ha voluto, stabilito che fosse). Ogni attimo è un dire-sì e amen. Il senso della vita, detto in altre parole, deve essere ricercato nella vita stessa e non al di fuori di essa (in qualche mondo dietro il mondo: paradisi più o meno artificiali).

ti consiglio di vivere così! :)))

ti appiccico un bacione!

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).