Pubblicato in: filosofia

La dialettica servo-padrone nella Fenomenologia dello Spirito di Hegel


Il cammino della filosofia – Aforismi

di Hans-Georg Gadamer

Nella società nobiliare c’erano due forme di riconoscimento. La prima, molto nota, è il concetto feudale di “onore”. Da esso discende l’idea del duello: chi aveva offeso qualcuno poteva riconciliarsi di nuovo con lui, se accettava di battersi in un duello di spada, che poteva essere anche mortale. Per il fatto di essersi esposti, in tal modo, non si correva più il pericolo di avere la coscienza rosa dal rimorso. Attraverso il combattimento si riaffermava la propria libertà. (E la libertà dell’altro, poi?). In questo modo, però, si ottiene una conferma di sé evidentemente assai effimera. Certo, si è superata un’offesa. Ma non si è ottenuta una duratura affermazione della propria autocoscienza. A tal fine entra in gioco la figura del servo, dello schiavo. La sua è infatti una dedizione continua. Questa si esprime anche in certe locuzioni che erano in uso nella società feudale. Ad esempio, quando il servo diceva: “abbiamo dormito bene?” si riferiva in prima persona al padrone. Il sonno del signore è il “nostro” sonno; ecco il vero servo! Ma questa abnegazione può mai fungere da base all’autocoscienza? Che cosa può essere in grado di fondarla durevolmente? In questo caso noi facciamo un’esperienza sorprendente: che il padrone non ha una autocoscienza duratura. Egli è, per così dire, incatenato alle cose che il servo gli predispone.

Una rivoluzione sociale, come quella avvenuta nel nostro secolo in Russia, ha evidenziato, in modo addirittura sconcertante, che anche un’autorità consolidata (come l’asservimento patriarcale dei contadini al proprio padrone – magari molto amato), ha generato grandi forme di autocoscienza. Alexandre Kojève, il grande hegeliano russo… (il suo cognome originario era Kojevnikov) è diventato hegeliano dopo aver vissuto la rivoluzione russa, durante la quale suo padre (un proprietario fondiario amato e riverito) era stato improvvisamente ucciso dalla folla inferocita. Egli intraprese studi hegeliani, affrontando il capitolo sul rapporto servo-padrone, e imparando molte cose (come può accadere a ciascuno di noi).

Qual è veramente la base per un’autentica autocoscienza? Non è il dominio sugli altri, bensì… il lavoro: saper fare qualcosa, è questo che ci rende consapevoli di noi stessi. Tutti noi lo sappiamo. Negli anni instabili dell’adolescenza, l’autocoscienza è labile, oscilla tra una smodata arroganza e un’altrettanto eccessiva autocommiserazione. Chi non conosce il carattere precario degli anni della pubertà! Sappiamo, però, che un poco alla volta matura una coscienza di sé, una capacità di orientarsi.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).