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“Scuola di cani” di Angela Dipalo


 

 

PUBBLICATO il primo libro illustrato di Angela Dipalo (mia figlia) “SCUOLA DI CANI” per i tipi de “Il Giardino dei Pensieri” di Bologna

 

Dalla quarta di copertina

Scuola di cani, come dice il titolo, è un libro sulla scuola. La nostra. I cani, quelli bravi e quelli malvagi, i birichini e gli imbranati, siamo noi, scolari e maestri. La scuola come luogo di sofferenza, ma anche di emancipazione. Un luogo dove, con le buone o con le cattive, si impara comunque a conoscere se stessi, sin dalla più tenera età. Lo leggiamo e ci sembra di guardarci allo specchio. Protagonista del racconto è Popi il westie, una specie di pinocchio peloso al quale ne capitano di tutti i colori. Rimarrete sbalorditi nel constatare quanto sia sottile il confine tra fantasia e realtà… A proposito: se qualcuno dovesse riconoscersi nei protagonisti di questa storia, soprattutto le maestre cattive, non sarà stato per caso ma a causa della sua coscienza sporca…

 

Angela Dipalo, italo-brasiliana, ha dieci anni e frequenta la quinta elementare presso l’Istituto comprensivo “Tommaso Tittoni” di Bracciano. Scuola di cani è il suo primo libro. Le piace osservare la realtà e scrivere anche se non ha ancora deciso cosa farà da grande. Un’altra sua passione è viaggiare, ma vorrebbe tanto rimanere in Italia e non dover emigrare perché questo paese, nonostante tutto, grazie a persone come la maestra Giuseppina, è ancora un posto bellissimo in cui crescere e diventare cittadini del mondo.

 

Introduzione

Non so a quanti padri sia capitato sinora di scrivere l’introduzione al libro della figlia. Soprattutto tenendo conto che si tratta d’una bambina di dieci anni. Sento che dovrei esserne sorpreso. Sarebbe naturale, peraltro. Ma non è così. Mi sovviene quando, ancor prima di compiere un anno, Angela andava gattonando per il mio studio tra libri e riviste e si sedeva accanto a me stringendo tra le manine la sua “preda” cartacea. Poi la sfogliava con quell’indicibile, meravigliosa, espressione curiosa e concentrata. Avevano ragione i Greci: le colpe dei padri ricadono sui figli. E non solo le colpe.

Scuola di cani è un racconto in cui fantasia e spunti autobiografici – ebbene sì: anche a dieci anni si matura una coscienza autobiografica! – si fondono insieme in maniera semplice, immediata, divertente. Uomini-cani. Segno che l’animale mantiene intatta la sua funzione totemica in questo scorcio di XXI secolo. E i bambini ne percepiscono la “voce”, nonostante l’onnipresente ronzio dei tele-apparecchi. Per questo l’espressione “nativi-digitali” ha poco senso. Di nativo gli esseri umani hanno solo una naturale predisposizione alla conoscenza, una curiosità irrefrenabile, nonché la capacità di guardare la realtà per quella che è. Non vedono simboli astratti, segni di potere, non rimangono impigliati in schemi mentali, non soffrono ancora dell’idiotismo che c’affligge da adulti. Animali filosofici, insomma. La funzione della scuola – ci lavoro anch’io, pur occupandomi di “bambini grandi” – dovrebbe essere proprio questa: aiutare gli esseri umani ad affinare le loro capacità istintive di sentire, vedere, ascoltare, dialogare, provare, sperimentare, assecondandoli. O, quanto meno, permetter loro di non smarrirle fra le pieghe di esistenze sempre più alienate e disfunzionali. Tutto il resto poi verrà da sé: una strada nella vita la si trova, se si è attrezzati a camminare. Ma di questo – senza bisogno di scomodare Jean-Jacques Rousseau o Maria Montessori – ci dimentichiamo quasi sempre, idioti militanti.

Le vicende del cagnolino Popi ci rappresentano proprio questo scenario, senza infingimenti: emozioni in presa diretta, difficoltà relazionali da superare, capacità di adattamento, creatività, e un buon nocciolo di senso critico. Nonostante le maestre “cattive” – a dieci anni i giudizi etici sono ancora ben polarizzati: la cataratta del “grigio” è ancora ben lungi dall’appannarci la vista – il nostro simpatico protagonista impara un sacco di cose e alla fine “vince” una scuola migliore. A proposito: Popi è davvero così come lo racconta e lo ritrae Angela. E anche i suoi amichetti. Se non vuoi esser addentato, tu che leggi, dovrai scegliere da che parte stare. Bau!

Francesco Dipalo

 

Costo 16 euro 90 pp.

ne abbiamo poche copie. vi consiglio di prenotarlo… è fichissimo venderà sicuramente più di quelli del padre… utili al massimo per addormentarsi la sera…

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).