Pubblicato in: scuola

DICO DI NO PER MOTIVI ETICI E TERAPEUTICI


«Cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no.» (Camus, L’uomo in rivolta)

Commento all’articolo di Micro Mega on line:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/dalla-scuola-progettificio-alla-scuola-dei-progetti/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+MicroMega-online+%28MicroMega.net%29

Insegno in un liceo statale della provincia di Roma, il “Vian” di Bracciano. Confermo quanto detto nell’articolo. Questa è la realtà effettuale delle cose. Aggiungo solo che, per chi si impegna veramente – e non solo sulla carta – l’esiguità delle risorse del FIS (ma ancora più grave il non poter sapere a settembre quanto si è effettivamente guadagnato l’anno precedente, analiticamente, voce per voce) e il non poter minimamente prevedere se e quanto si potrà guadagnare l’anno successivo rende del tutto impossibile, in assenza di risorse, un impegno mirato, professionalmente congruo, adeguatamente dispiegato nel corso dell’a.s. Nessun professionista al mondo può impegnarsi in un’attività degna di questo nome se non ha quanto meno una vaga idea del valore professionale del suo lavoro. I DS questo lo sanno benissimo, ovvio, ma in sede di collegio dei docenti non possono che ripetere – giustamente – il mantra che le questioni “sindacali” sono escluse dal dibattito. Ma questo problema, oramai, non riguarda più la sola questione della contrattazione d’istituto. È un problema di sostanza, che investe direttamente l’essenza della nostra professione (senza considerare “gli scatti di merito” di cui blaterano i nostri governanti). Se non lo si affronta apertamente, ogni discorso, ogni attività rischia di essere vana, insensata, immorale, grottesca, anti-professionale. I casi, generalmente, sono due: 1) o ci si “impegna” “alla carlona”, facendo poco o nulla e accontentandosi di poco o nulla, “tirando a campare”; 2) oppure si lavora sodo e con competenza – ma in una prospettiva – è un dato di fatto – che rasenta il “volontariato”, ma non lo è nel senso nobile della parola: si configura piuttosto come auto-sacrificio, auto-umiliazione o, al più, soddisfacimento di esigenze personali – con tutte le contraddizioni e le ipocrisie del caso: l’ “utenza”, a buon ragione, ti chiede conto delle responsabilità che ti sei assunto, senza sapere che non solo per quei compiti non sarai retribuito adeguatamente – o affatto – ma che, con tutta la buona volontà, manchi dei mezzi – strutture, luce, riscaldamento, collegamento ad internet, LIM, carta igienica, ecc. – dell’appoggio dei colleghi (uno per tutti, ognun per sé – ma lo si capisce, è così, ci sono le bollette da pagare, i figli da accudire, ecc.), dell’assistenza a livello sistemico (chi fa qualcosa, normalmente, la fa da solo, gratis et amore Dei, e la porta avanti, in genere, non “grazie” ma “nonostante” il sistema). Continuare in questo modo significa, ne sono convinto, sostenere tale stato di cose, rendersene complici, trascinare ad infinitum una situazione che peggiora di anno in anno, diventando sempre più grottesca, anti-etica, persino anti-economica (perché quei pochi quattrini alla fine pagano professionalità scarsamente o malamente impiegate, poco assistite e dunque, in ultima istanza, inefficaci). Sarebbe il caso piuttosto, che chi può, si dedicasse ad attività collaterali di volontariato nella società civile – effettivo e dichiarato – e che le poche risorse disponibili venissero investite in toto in attività per gli studenti, visibili, chiare, abolendo tutti i passaggi burocratici (gran parte delle ore dei progetti vengono spese nella compilazione di carte su carte, che nessuno, mai, leggerà, salvo ricorsi al TAR da parte dell’utenza – ecco, spesso si lavora, terroristicamente, in previsione di casi del genere) e le cariche “pleonastiche”, uso ancora l’aggettivo di prima, mi si perdoni la ridondanza, e “grottesche” (figure strumentali, capi dipartimento, coordinatori, capi commissione, ecc.). Le ore che da contratto devono essere dedicate alle attività di progettazione e di supporto alla didattica (40+40), di anno in anno, vengono spese in inutili ed improduttive disquisizioni su nulla e per nulla (si ripassa in padella l’aria fritta, creando un clima di tensione parossistica, in cui coloro che dovrebbero – ne abbiamo tutti assai bisogno – solidarizzare e aiutarsi vicendevolmente condividendo problemi, materiali e soluzioni didattiche, si arrovella e si “scanna”, idiosincraticamente, su questioni del tutto marginali). Il che spesso si riduce ad una guerra tra poveri di spirito, un vano gioco al massacro, di meschineria in meschineria. Un mucchio di asini che ragliano – e che, paradossalmente, si lamentano del raglio dei loro studenti. Continuare a supportare questo sistema e queste modalità – eterodirette, è ora di prenderne coscienza, i presidi hanno le mani legate, sono sotto scacco, sotto ricatto, oberati di burocrazie, di circolari spesso contraddittorie e mal scritte, di firme da apporre per legittimare la frittura dell’aria – significa NON avere a cuore la scuola, NON avere a cuore il futuro dei nostri giovani e, soprattutto, NON avere rispetto per sé e per gli altri.

In questa situazione, continuare a prestarsi a funzioni strumentali e lavori che richiedono professionalità qualificate – che il sistema normalmente sfrutta e tende a squalificare con retribuzioni pari ad un caffè al giorno, a delle “mancette” non più di 20-30 euro al mese netti per incarichi di responsabilità che comportano svariate ore di lavoro aggiuntivo alla settimana – significa cooperare affinché il sistema funzioni sempre peggio. Se si vuole agire PER la scuola, PER il paese, PER la propria e altrui dignità, ebbene, si svolgano le medesime attività presso associazioni culturali, enti preposti al volontariato, sportelli civici e quant’altro (p.e. consulenza scolastica e tutoraggio, orientamento universitario, approfondimento e sostegno, corsi di informatica, sportelli di ascolto ed aiuto psicologico, visite guidate a siti archeologici, ecc., ognuno secondo le proprie competenze e la propria disponibilità di tempo). Oppure le si svolga pure nell’edificio scolastico, in orario extra-scolastico, lasciando ben chiaro alla cittadinanza che si tratta di impegno civile, attività culturale gratuita a supporto della cittadinanza.

Personalmente non vedo altre strade. Vale almeno la pena di provarci. Sempre che dignità della persona e libertà di insegnamento non siano in vendita per i classici 30 denari. Ma così facendo, vendendoci per 30 denari, dico, che razza di educatori saremmo? Che modelli potremmo rappresentare per i nostri ragazzi? Che forza avrebbero le nostre parole a fronte di un quotidiano agire che le rende vane, se non ipocrite? Che razza di professionisti saremmo? No, signori, è una questione di moralità, di civiltà, di tenuta “auto-terapeutica”. Teniamo l’asinità e l’onagrocrazia d’apparato fuori dalle nostre aule. Diamo una chance ai nostri ragazzi: magari povera, frugale di mezzi (ieri mancavo anche del cancellino), magari non informatizzata, senza annunci pirotecnici, ma vivaiddio, VERITIERA, AUTENTICA, DIGNITOSA di cui non dovremo in futuro vergognarci.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).