Pubblicato in: filosofia

Tra pensiero greco e buddismo


Comunemente noi pensiamo che tutto ciò che esiste, esista oggettivamente, al di là della soggettività che chiamiamo “io”. Per esempio, riteniamo che questo mondo comprendente tutto ciò che esiste e che noi chiamiamo “ventesimo secolo”, sia preesistente e tutt’altro da questo “io”; crediamo che “io sono nato” voglia dire che “io” ho fatto ingresso in questo mondo, in questa società; e ancora pensiamo che “io muoio” voglia dire uscire dalla scena di questo mondo. Noi, senza alcun fondamento, abitualmente pensiamo in questo modo. L’insegnamento di Sakyamuni inizia proprio dal mutamento di questo modo di pensare. Se ora io, accanto ad un’altra persona, sto guardando il panorama con i suoi monti, fiumi e terra, posso pensare che, sia lui che io, stiamo osservando gli stessi monti, gli stessi fiumi, la stessa terra: eppure in realtà non è così. Io vedo dal mio angolo visuale, egli dal suo, ciascuno in base alla propria capacità visiva, secondo le condizioni della luce, secondo il proprio particolare stato d’animo. Insomma, anche se io posso vedere l’occhio di quella persona che guarda la montagna, il fiume, la terra, non posso in nessun modo vedere quel monte, quel fiume, quella terra che egli sta guardando […] Io vedo il panorama soltanto mio, lui vede il panorama che è soltanto suo. È un’astrazione pensare di guardare identiche montagne, stessi fiumi, uguale terra. Il pensiero di origine greca, che idealizza in Venere la bellezza femminile, che concepisce l’idea di cerchio a partire da cose rotonde, benché sia definito “ragione universale” è, in sostanza, astrazione, è pensiero concettuale. L’insegnamento di Sakyamuni invece non è pensiero astratto, concettuale, ma consiste nel vedere la realtà dalla base della mia concreta esperienza della vita.

Koho Watanabe

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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