Pubblicato in: filosofia

Intorno ai presocratici: alcune annotazioni


Secondo Aristotele i presocratici si occuparono fondamentalmente di rintracciare l’arché, ovvero la sostanza (dal latino substantia) primordiale, da cui tutto deriva: ciò che permane nonostante il cambiamento o che “sta dietro” il movimento e la molteplicità degli enti.

Aristotele li definisce “oi physikòi” perché attribuisce loro un particolare interessamento per la natura (physis) o meglio per la sua causa/e materiale/i.

Le loro teorie, a maggior ragione in quanto giunteci solo attraverso pochi frammenti e testimonianze, sono state sottoposte a varie interpretazioni.

Sapere è potere e conoscere l’arché equivale a dominare la natura, ad anticipare quel che sarà diminuendo la portata terrifica dell’ignoto.

Vi sono diverse correnti di pensiero:

–    Monismo: l’arché deriva da un unico principio.

–    Dualismo: l’arché deriva da due principi.

–    Pluralismo: l’arché deriva da più di due principi.

Quello che ci è rimasto dei loro scritti (frammenti e testimonianze ricavati dalla letteratura greca e latina) è stato raccolto nel 1900 nel volume “Frammenti e testimonianze dei presocratici” dai filologi tedeschi Diels e Kranz.

Probabilmente i padri della chiesa, che si occuparono di tramandare il sapere, decidendo quali fossero le scritture da mantenere, ritennero che quelle dei presocratici non fossero sempre degne o interessanti (medioevo). Peraltro, può darsi che i loro scritti andarono persi a causa di varie vicissitudini (incendi, devastazioni, ecc.).

Anassimandro

Se i confini danno forma alla materia, l’àpeiron di Anassimandro, che non ne ha, rappresenta l’infinito-indeterminato.

L’àpeiron concerne l’Essere e da lui, in un ciclo infinito, si separano gli enti opposti per tornare a farne parte, dopo aver pagato il fio della propria esistenza.

Modi di dire ciò che è

L’essere è descritto da tre sfere: logica (pensiero), ontologica (realtà), linguistica (parola).

Per gli antichi, che avevano un pensiero naturalmente olistico, le tre sfere risultavano inseparabili e in rapporto diretto tra loro.

[I pitagorici, ad esempio, affermavano che i numeri della sfera logica esprimessero realmente l’essenza della natura e che rappresentassero l’arché (“l’intero mondo è armonia e numero e i numeri sono elementi di tutte le cose che sono”). Per questo, di fronte ad armonie e rapporti irreali od immaginari, rimangono sgomenti. Se il mondo è prevedibile, mi fa meno paura; i numeri irrazionali meravigliano e sgomentano nella loro incommensurabilità (ciò che non capisco, mi spaventa). Prevedere equivale a curare.]

Verità e realismo

–    La verità scaturisce dal confronto tra idea e realtà, che consiste nel mètron ultimo.

–    Posso dire di pensare in maniera realistica, se penso conformemente alla realtà.

Eraclito

“Nello stesso fiume siamo e non siamo.”

Eraclito è un sapiente e, come tale, non è alla ricerca del sapere, ma cerca di spiegare cosa sa (per certo), nonostante i più non possano capirlo, perché dormienti e con una visione offuscata del mondo.

Il suo non è un tipo di sapienza intellettualistico, ma riguardante la vita: il lògos della natura e del mondo.

•    Il lògos è la legge della natura, per Eraclito, presente nelle tre sfere di percezione ed immutabile.

•    Il suo lògos sentenzia che la natura sia fluida ed in continuo divenire: mutabile. La guerra (pòlemos) è la perfetta metafora che descrive il costante precario equilibrio del divenire; dallo scontro deriva inoltre consapevolezza, forza, realismo, e la giustizia, al suo interno, è contesa (la legge rappresenta una parziale quiete, ma è discutibile).

•    Il lògos è comune e bisogna prenderne parte.

Parmenide

Parmenide instaura un rapporto diretto con la divinità, dalla quale gli viene rivelata la verità.

La dea si mostra a Parmenide e lo accoglie nella sua dimora in seguito ad un viaggio propriamente concreto (costellato di sole figure femminili, che simboleggiano il concetto di accoglienza); a lui vengono aperte le porte, perché sapiente. La dea parla alla ragione di Parmenide e permette che lui possa analizzare le sue sentenze.

La dea detta a Parmenide i veri e propri fondamenti di ciò che diverrà la logica occidentale, ovvero quei principi che solo successivamente verranno teorizzati e codificati da Aristotele:

•    A ≡ A (Principio di identità).

•    A = B (Principio di uguaglianza).

•    A ≠ -A ( Principio di non-contraddizione).

Tutto ciò è valido per Parmenide solo nel presente e non è possibile che ad uno stesso soggetto venga attribuita e contemporaneamente negata una uguale caratteristica (aut/aut, tertium non datur). Questa considerazione contraddice Eraclito: per lui, essere e non essere coesistono nel divenire del tempo (et/et).

Ma se il divenire è illusorio, nasconde l’immutabilità dell’essere; l’immutabilità dell’essere è il punto di vista divino.

–    Essere e non essere rappresentano il dilemma esistenziale dell’uomo, da sempre.

–    Attorno alla filosofia di Parmenide, ruota il mondo occidentale odierno (è una considerazione e-stremamente pratica: l’occidente scientifico ragiona in questo modo, applicando praticamente questo tipo di forma logica).

Dinanzi all’uomo si aprono sostanzialmente due vie:

•    Alètheia: la verità basata sulla ragione, che porta alla conoscenza dell’Essere vero;

•    Dòxa: il sentiero dell’opinione, che porta alla conoscenza dell’Essere apparente.

L’alètheia consiste in: “l’essere è e non può non essere, mentre il non essere non è e non può essere” [principi di identità e di non-contraddizione].

L’Essere vero è un presente eterno, ingenerato ed imperituro, immutabile ed immobile, unico ed omogeneo, finito; se così non fosse, sarebbe implicato in qualche modo il non-essere.

Tutto ciò che implica il non-essere equivale a pura illusione.

La dòxa può essere fallace, se nei suoi ragionamenti include il non-essere (violando il principio di non contraddizione), o plausibile, se nei suoi ragionamenti esclude il non-essere (facendo leva sul dualismo luce-notte).

Il tempo e lo spazio sono qualcosa di diverso dal non essere e dall’essere, ma per Parmenide:

–    Il dio è eterno e assume la prospettiva dell’eternità.

–    L’essere non ha tempo, non scorre in nessun fiume, non c’è nessun fiume. Tutto è presente come visione divina, da sempre e per sempre.

–    Il dio ragiona con “è” e non può “non-essere” (visione unilaterale).

–    La visione del tempo che scorre e del mondo in divenire è prettamente umana.

–    La dimensione del tempo che scorre e del mondo immutabile è illusoria.

–    L’essere che scorre nel tempo contraddice l’unicità (“essere e tempo” di Melisso, tendenzialmente pluralista).

Il tempo è relativo rispetto allo spazio; la velocità è il tempo in cui un oggetto attraversa lo spazio.

Alcuni filosofi pluralisti manterranno il concetto di essere di Parmenide (di tipo monista), ritoccandolo, perfezionandolo ed ampliandolo con l’aggiunta di innovazioni.

A cura di Alessandro De Pauli

Annunci

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).

Un pensiero riguardo “Intorno ai presocratici: alcune annotazioni

I commenti sono chiusi.