Pubblicato in: pratica filosofica

Il ventre secco del consumatore perfetto


Ingurgita gas per un caos infruttifero, sempre uguale a sé stesso. Che non trova requie. Perché s’è fatto convinto che il suo equilibrio organico e psichico dipenda da continui innesti provenienti dall’ambiente esterno. In realtà il sistema intra-relazionale biologico e neurologico – quello che chiamiamo “individuo”, “essere umano” – è ampiamente autosufficiente ed autoreferenziale. Sostanzialmente “chiuso”. Con l’ambiente circostante intrattiene rapporti adattativi. Acqua, aria, proteine, richiami sessuali, sociali, affettività. Di questo ha bisogno la vita. La potenza espansiva del vivente è un fatto energetico. Nell’uomo essa si genera fondamentalmente a partire dalla mente. Il baricentro è lì. Senza baricentro c’è solo caos disadattativo. Il consumatore compulsivo è continuamente sbilanciato verso un “esterno” illusorio. È in affanno, perché crede – articolo di fede, religione del mercato – che il soddisfacimento dei suoi istinti predatorii disfunzionali ed iperstimolati gli donerà sollievo. Diciamo “disfunzionali” perché la predazione in tutte le specie animali è fenomeno adattativo, volto ad introiettare quel che è necessario al sostentamento dell’organismo con il minimo dispendio d’energie possibile e il minimo impatto sulla biosfera circostante. Il fine è il mantenimento dell’organizzazione organica interna. Solo a queste condizioni è possibile che si realizzi una qualsivoglia espansione strutturale. La smodatezza predatoria del consumatore à la mode, dunque, genera disequilibrio, dispersione dell’energia vitale. Nell’essere umano medio la bulimia consumista delle società turbo-capitaliste d’inizio millennio ha come effetto il progressivo scemare della creatività, immaginativa, intellettiva, progettuale-esistenziale – dovuto all’incapacità di “concentrarsi”. Le potenzialità espressive e linguistiche si contraggono. Disperdendosi nell’illusorio oltre-mondo delle merci, ci si ripiega su se stessi. Con l’assumere elementi sempre più bio-incompatibili, ci s’intossica d’artificiale. S’arriva a compromettere irreparabilmente la propria organizzazione interna. La struttura permane – ruoli, maschere, simboli di stato sociale. Ma è un guscio vuoto. Perché i gas elementari che si è ingollato non trovano centri di gravità intorno a cui organizzarsi. Ne risulta un caos improduttivo. Nessuna stella danzante da partorire. Al massimo aborti. Di statiche plastiche.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).