Pubblicato in: storia

 Storia della cultura italiana tra trecento e cinquecento in pillole


da L’Italia dei secoli d’oro Montanelli/Gervaso

Idea chiave

Rinascimento/Rinascenza: fu il Vasari nelle sue Vite de’ più eccellenti Architetti, Pittori e Scultori italiani a coniare il termine riferendosi ai secoli dal 300 al 500

INTENDEVA: la resurrezione della cultura classica dopo mille anni di tenebre medievali, una sorta di vendetta dell’elemento “latino” su quello “germanico”

SEGUENDO QUESTA INTERPRETAZIONE: ciò avvenne in ITALIA perché minore era stato il peso delle invasioni barbariche e più forte la permanenza dell’elemento culturale latino (diritto, cristianesimo) e Roma era la capitale della “Chiesa” (per pregare dio e parlare col papa i barbari dovettero imparare il latino)

MA QUESTA INTERPRETAZIONE RIGUARDA più precisamente quel fenomeno della rinascenza che va sotto il nome di Umanesimo

Petrarca ne è, in qualche modo, l’iniziatore e il simbolo

“Umanisti” furon detti quei diligenti topi di biblioteca che si dedicarono alla scoperta dei testi classici scampati alle distruzioni e alle dispersioni del Medio Evo e racchiusi nei monasteri benedettini che li avevano conservati e spesso trascritti

Ciò AVVENNE IN ITALIA perché soprattutto in Italia tali testi si trovavano

MA NON SI LIMITARONO ALLA SEMPLICE IMITAZIONE: fu quello che aggiunsero ai modelli classici a fare del rinascimento la più grande esplosione del genio umano dal secolo d’oro ateniese (età di Pericle)

[parallelismo tra la polis greca e il comune/signoria italiano del 300/400]

FATTORI DETERMINANTI

1) l’urbanesimo più presente in Italia che nel resto d’Europa e mai cessato, nemmeno nei secoli “bui” dell’Alto Medio Evo

[civiltà viene da civitas, città, intesa come entità sociale, economica e politica]

2) posizione geografica dell’Italia, crocevia degli scambi mediterranei tra occidente ed oriente bizantino ed islamico (all’epoca assai più sviluppato, economicamente e culturalmente dell’occidente – stoffe, seta, spezie, algebra, geometria, scienza aristotelica)

3) sviluppo commerciale e presenza di una forma di proto-capitalismo, basato sui traffici marittimi trans-mediterranei e sull’uso, mai cessato del tutto, della moneta (mentre il resto d’Europa, fortemente ruralizzato, nell’Alto Medio Evo era retrocesso ad un’economia di scambio in natura)

[repubbliche marinare, industria degli oboli vaticani che drena in Italia denaro da gran parte dell’Europa, sviluppo del capitalismo finanziario con i banchieri fiorentini]

SENZA IL DENARO PROVENIENTE DA TALI COMMERCI NON CI SAREBBE STATA LA FIORITURA CULTURALE DEL RINASCIMENTO: fu esso a render possibile il MECENATISMOdei signori italiani

4) ascesa sociale della classe borghese italiana – il punto di riferimento costante di tale ascesa sociale rimane l’aristocrazia feudale – non potendo contare su blasoni o crociate, il diritto a tale ascesa viene acquistato in denaro sonante, finanziando l’edificazione di un edificio pubblico o gli affreschi di una chiesa cittadina

Il Rinascimento deve molto allo snobismo dei borghesi

MA non essendo più la CHIESA l’unica committente in grado di finanziare l’arte, si assiste ad un progressivo MUTAMENTO DEI REGISTRI E DEGLI STILI ARTISTICI E LETTERARI, ossia ad una progressiva LAICIZZAZIONE DELLA CULTURA (Dolce Stil Novo cui Dante aderisce, Canzoniere di Petrarca, Decamerone di Boccaccio) – uso del VOLGARE accanto al LATINO lingua sacra della Chiesa

5) maggiore velocità di circolazione delle idee dovute ai circuiti più ristretti della città e della signoria, rispetto alla dimensione “nazionale” che gli altri paesi d’Europa vanno assumendo (Guerra dei Cent’anni tra Francia ed Inghilterra, Reconquista in Spagna)

Mentre Francia, Spagna, Inghilterra producevano generali, ammiragli e funzionari, noi producevamo artisti e li esportavamo anche nel resto del mondo. Ecco perché si parla più di uomini che di vicende. Quando un popolo non ha una Nazione, non ha nemmeno una storia. E infatti il nostro Rinascimento non è che una collezione di cronache ma che hanno per protagonisti dei giganti.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).