Pubblicato in: scuola

Apologia del liceo classico


di Giorgio Gagliano

<<Non saprei che senso avrebbe mai la filologia classica nel nostro tempo, se non quello di agire in esso in modo inattuale- ossia contro il tempo, e, in tal modo, sul tempo e, speriamolo, a favore di un tempo venturo>>.
F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita

A coloro che già hanno udito le considerazioni che sto per fare sul liceo classico, dico: perdonatemi se mi ripeto su questo punto, ma avverto il bisogno di socializzare anche sui social network il cuore della mia riflessione in proposito.
La critica fondamentale che viene diretta al liceo classico e alla cultura umanistica in genere da parte della imperante cultura tecnocratica è che il liceo classico sarebbe il retaggio di un mondo scomparso; che, per questo, risulterebbe totalmente inutile alla formazione dei giovani del mondo in cui viviamo. In-utile, in quanto favorisce lo sviluppo di conoscenze e competenze totalmente in-attuali rispetto alle necessità e alla domanda del mondo del lavoro.
Non mi stupiscono affatto tali critiche. Mi stupisce, più che altro, la risposta degli umanisti. Che da umanisti non è.
I difensori del liceo classico troppo spesso, per difendersi, utilizzano le medesime armi dei difensori della ragione strumentale; di quelli che conoscono i mezzi per fare tutto, ma non si pongono neanche il problema di quali obiettivi tali mezzi debbano raggiungere.
Tali avvocati del diavolo sostengono che il liceo classico è ancora utile: perché ciò che è classico è, per definizione, <<senza età>>; perché anche le materie umanistiche sviluppano la razionalità e il rigore del pensiero deduttivo; perché il greco favorisce la medesima logica binaria che è alla base della programmazione dei computer; perché non si può comprendere il processo che ha condotto alla situazione presente senza lo studio della situazione passata etc. etc.
Tale elenco potrebbe accrescersi a dismisura. Non discuterò qui la bontà o meno di tali argomentazioni. A mio parere, qui c’è un problema di metodo.
Sostenere che il liceo classico sia utile e attuale, è, nel migliore dei casi, un’ingenuità; ma, più spesso, è una consapevole falsità.
Bisogna per forza partire, quando si parla di liceo classico, dalla sua inutilità e inattualità. Il problema sta nel valore che si dà alle cose inutili e inattuali.
Il liceo classico è disfunzionale per il semplice fatto che non è funzionale al “sistema”.
Il nostro sistema si basa sostanzialmente su fattori economici. Il liceo classico presuppone un umanesimo radicale, che risulta essere in netto contrasto con i valori generali del nostro mondo.
Paradossalmente, proprio qui sta il suo grande, incomparabile valore. Il liceo classico non è utile al nostro sistema, cioè non è servo di un sistema economico disumano.
Definisco il nostro sistema economico come <<disumano>> semplicemente perché tale sistema non è volto al fiorire dell’umanità, ma alla semplice perpetuazione di se stesso.
Il sistema illude i suoi membri che il possesso di oggetti, il desiderio illimitato di beni, l’egoismo, l’egoità e la competitività siano il modo per raggiungere la felicità di tutti e di ciascuno. In realtà, lo sviluppo dei sentimenti e degl’ istinti peggiori dell’essere umano è solamente finalizzato a mantenere in vita il sistema.
Il sistema si basa sulla compra-vendita, e perciò deve produrre in continuazione nuovi beni; ma per poterne determinare l’acquisto, deve anche produrre, sempre, nei suoi membri, il desiderio, anzi il bisogno fisico e psicologico di tali beni. Il problema è che la roba che bisogna far desiderare ai singoli membri è assolutamente in-utile, cioè disfunzionale, alla felicità dei singoli stessi. Ma poiché ciò è utile alla sopravvivenza del sistema, bisogna far credere che sia utile anche ai singoli. Ma questa è una grossa falsità.
E’ forse la prima volta nella storia della umanità in cui il valore di tutte le cose viene stabilito in base al fatto che siano più o meno funzionali alla sopravvivenza del sistema, e non in base al fatto che siano funzionali alla sopravvivenza o alla felicità o alla qualità della vita degli uomini che compongono tale sistema.
Vedete come il sistema è infine riuscito ad entrare nel nostro cervello: perfino il nostro giudizio di valore sulle cose si basa sulla funzionalità o meno ai fini del sistema.
Un vero umanista non ha nessun interesse alla sopravvivenza o alla fioritura di un sistema economico ipertrofico, che pretende di stabilire anche il valore della cultura sulla base del proprio opinabilissimo metro (<<cos’è utile al sistema? ciò che è utile, è buono, ciò che è dannoso al sistema, è dannoso in generale>>).
Un vero umanista difende il liceo classico per il suo essere inattuale e inutile, perché il nostro liceo rappresenta l’ultimo baluardo di un mondo scomparso. Un mondo che era forse più civile, forse più a misura d’uomo.
In ogni caso, un mondo in cui non si era servi di spregevoli criteri di giudizio.
Difendiamo il valore di ciò che non è utile e funzionale a un sistema che produce soltanto sofferenza negli esseri umani.
Difendiamo il liceo classico. Lottiamo per una società in cui si giudichi finalmente in modo assolutamente non-utile e non-funzionale.
Questa sì che sarebbe una società dotata di senso.

Giorgio Gagliano

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).