Pubblicato in: politica mente

It’s always the same song


Semplicemente nell’età del neoliberismo globalizzato e galoppante la selezione delle classi dirigenti dei paesi occidentali (soprattutto nella vecchia Europa) avviene, generalmente, in base al criterio della maggiore capacità ed impatto massmediatico dei soggetti prescelti nel dissimulare agli occhi di masse d’individui (sempre più disarticolate: il concetto di “classe” o “categoria” è diventato anacronistico) la sistematica e progressiva distruzione del welfare e dello stato novecentesco, attraverso una serie di “riforme”, dolorosamente necessarie oppure virtuose ed espansive.

Il mantra è sempre lo stesso: il dato “metafisico” ed incontestabile della “crisi”, come fatto “naturale” che non dipende minimamente dalle politiche messe in atto sin qui – dalle quali al contrario, non è difficile intuirlo, ormai è storia, origina la crisi medesima; la necessità di riformare lo stato (ovvero smantellare il welfare nato nel secondo dopoguerra a seguito del celebre Beveridge Report), attribuendo la colpa (anch’essa metafisica) a questa o quella categoria di cittadini, ora ai burocrati, ora agli insegnanti, oggi ai piccoli imprenditori, domani ai giudici, ai politici corrotti (che vengono eliminati per faide interne, ma poi ricicciano sempre fuori), all’anti-politica, e additandola nella sua generalità al pubblico ludibrio; incensando le virtù miracolose di “governance”, “impresa”, “aziendalismo”, “devolution”, “mercato”, “concorrenza”, ecc. (anche e soprattutto in settori, come scuola e sanità, dove tali idee sono dei palesi ossimori, stando almeno alle costituzioni novecentesche – ferrivecchi da rottamare, ma “delicatamente”, lasciandoli arrugginire pian piano, salvandone le forme per svuotarne la sostanza).

La tattica comunicativa è quella, sperimentatissima, del “divide et impera”, aggiornata ai tempi della rete e della comunicazione globale. Una schiera di tecnici – più o meno inconsapevoli, così devono essere, “pre-alienati” – funge da complice solerte. Alle competizioni elettorali, di facciata perché i luoghi e le istituzioni dove si prendono le decisioni che contano, BCE, WTO, FMI, ecc. sono per loro natura messe al riparo da qualsivoglia pericolo “democratico”, vince dunque il “venditore di fumo” del momento, quello che sa come mandare avanti le politiche neoliberali (le stesse da quasi trent’anni) facendole sembrare “diverse”, “accattivanti”, “necessarie” (un ultimo sforzo e poi… la ripresa). Questo il copione che viene messo in scena da un paio di lustri da Berlino a Roma, da NY a Londra a Parigi, ecc. con differenze anche consistenti, dovute alle diverse tradizioni politiche e culturali. Il risultato è sempre lo stesso: distruzione delle classi medie, proletarizzazione dei ceti più bassi, precarizzazione del lavoro e della vita, concentrazione dei capitali nelle mani di grandi agenzie finanziarie. In due parole: i ricchi diventano più ricchi, i poveri più poveri.

Funzionale a questa messinscena è il creare un clima di terrorismo internazionale – basta poco invero – suscitando nemici veri o presunti a destra e a manca, e additando tra le nebbie del televisivo pericoli d’ogni sorta. Guerra di poveri con altri poveri, di meno poveri che, per terrore di perdere quel po’ che hanno, si prestano a fare il lavoro sporco per chi, da dietro le quinte, si gode potere, prestigio e ricchezza. Poveri Cristi. L’ignoranza è una malattia che non va combattuta, bensì, possibilmente, diffusa (spettacolarizzazione, overload di informazioni, manipolazione, riscrittura della storia: il Grande Fratello orwelliano al confronto era un dilettante).

Ecco perché nell’odierna classe politica – “destra”, “sinistra” sono termini svuotati d’ogni significato se li confrontiamo con le ideologie otto-novecentesche (per fortuna, aggiungo, in alcuni casi) – spicca soprattutto il tipo dell’ “imbonitore”, del “televenditore”, il mercante d’aria fritta, quello che deve venderti il contratto truffa, nonostante tutto. Dal Berlusconi che sigla il celebre “contratto con gli italiani” (un milione di posti di lavoro! – in realtà le macerie di un paese che negli ultimi 20 anni è stato sistematicamente predato e smantellato) al Renzi che fa la lezione con i gessetti colorati ai docenti (ma in realtà sta strizzando l’occhio ad un’opinione pubblica già da anni divisa, prevenuta, arrabbiata, come un cane alla catena, tutti contro tutti: genitori contro docenti, prof contro presidi, studenti contro tutti e tutto, precari contro stabilizzati, bidelli contro colletti bianchi, ecc. ecc.) il passo, a ben guardare è breve. Solo un piccolo cambio generazionale, un “aggiustamento” alle nuove tecnologie. Su questo il sig. Renzi è stato quanto meno esplicito: “rottamare” è un termine del tutto appropriato.

Ma insomma, it’s always the same song.

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).