Pubblicato in: filosofia nel giardino

I Pluralisti


Empedocle di Agrigento

A vicenda predominano nel ciclo ricorrente
periscono l’uno nell’altro e si accrescono nella vicenda del loro destino.
Questi soli, appunto, sono gli elementi, ma , precipitando l’uno nell’altro,
nascono gli uomini e le altri stirpi di fiere,
una volta riuniti a opera dell’Amicizia in un solo cosmo,
una volta separati ciascuno per sé a opera dell’odio della Contesa.
(DK 31B26, 1-6)

Ma un’altra cosa ti dirò: non vi è nascita di nessuna delle cose
mortali, né fine alcuna di morte funesta,
ma c’è solo mescolanza e separazione di cose mescolate,
ma il nome di nascita, per queste cose, è usato dagli uomini.
(DK 31B8)

Ma da ogni parte è uguale a se stesso, e ovunque senza confini,
lo sfero rotondo che gioisce di avvolgente solitudine.
(DK 31B28)

O dèi, stornate dalla mia lingua follia di argomenti,
e da sante labbra fate sgorgare una limpida sorgente.
E a te, musa agognata, o vergine dalle candide braccia,
io mi rivolgo: ciò che spetta agli effimeri ascoltare,
tu porta, guidando avanti il carro ben governato dell’amore devoto.
Ma non ti turbi il cogliere fiori di nobile gloria
fra i mortali con un discorso, ricolmo di santità,
che sia ardimentoso; e allora tu giunga leggera alla vetta della saggezza.
(DK 31B3)

È vaticinio della Necessità, antico decreto degli dèi
ed eterno, suggellato da vasti giuramenti:
se qualcuno criminosamente contamina le sue mani con un delitto
o se qualcuno <per la Contesa> abbia peccato giurando un falso giuramento,
i demoni che hanno avuto in sorte una vita longeva,
tre volte diecimila stagioni lontano dai beati vadano errando
nascendo sotto ogni forma di creatura mortale nel corso del tempo
mutando i penosi sentieri della vita.
L’impeto dell’etere invero li spinge nel mare,
il mare li rigetta sul suolo terrestre, la terra nei raggi
del sole splendente, che a sua volta li getta nei vortici dell’etere:
ogni elemento li accoglie da un altro, ma tutti li odiano.
Anch’io sono uno di questi, esule dal dio e vagante
per aver dato fiducia alla furente Contesa.
(DK 31B115)

Onde, uccidendoli e nutrendoci delle loro carni, commetteremo ingiustizia ed empietà, come se uccidessimo dei consanguinei; di qui la loro esortazione ad astenersi dagli esseri animali e la loro affermazione che commettono ingiustizia quegli uomini «che arrossano l’altare con il caldo sangue dei beati», ed Empedocle dice in qualche luogo: Non cesserete dall’uccisione che ha un’eco funesta? Non vedete che vi divorate reciprocamente per la cecità della mente?
(DK 31B136)

 

Democrito di Abdera

Democrito ritiene che la materia di ciò che è eterno consiste in piccole sostanze infinite di numero; e suppone che queste siano contenute in altro spazio, infinito per grandezza; e chiama lo spazio con i nomi di “vuoto” e di “niente” e di “infinito”, mentre dà a ciascuna delle sostanze il nome di “ente” e di “solido” e di “essere”. Egli reputa che le sostanze siano così piccole da sfuggire ai nostri sensi; e che esse presentino ogni genere di figure e differenze di grandezza.
(DK fr. 68A37)

Bisogna supporre che in tutti gli aggregati ci siano molte cose e di ogni genere e semi di tutte le cose aventi forme d’ogni sorta e colori e sapori.
(DK fr. 59B4)

Massime morali

È opportuno che chiunque voglia conseguire la tranquillità dell’animo non si infervori molto in attività né personali né pubbliche e conviene che, nel caso in cui si applichi a una qualche attività, non scelga quelle che sono superiori alle sue forze e alla sua natura; al contrario, conviene che vigili su se stesso, al punto da limitarsi e da non mirare a quanto eccede le sue possibilità, anche se la sorte sembri sostenerlo e sospingerlo e condurlo a mete sempre più alte. Infatti, la misura in rapporto alle proprie forze è sempre più sicura dell’eccesso.

Per convenzione il dolce, per convenzione l’amaro, per convenzione il caldo, per convenzione il freddo, per convenzione il colore, secondo verità gli atomi e il vuoto.

Quando la conoscenza oscura non può piú spingersi ad oggetto piú piccolo né col vedere né coll’udire né coll’odorato né col gusto né con la sensazione del tatto, ma si deve indirizzar la ricerca a ciò che è ancor piú sottile.

Astieniti dalle colpe non per paura ma perché si deve.

La felicità non consiste negli armenti e neppure nell’oro; l’anima è la dimora della nostra sorte.

Gli uomini invocano la salute dagli dèi con le preghiere, e non sanno ch’essa è in loro potere; ma siccome per intemperanza operano contro di essa, sono essi stessi che tradiscono la propria salute a causa delle passioni.

Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità.

Al saggio tutta la Terra è aperta, perché patria di un’anima bella è il mondo intero.

L’amicizia di una sola persona intelligente vale più di quella di tutti gli altri messi insieme.

Saggio è colui che non si lamenta per le cose che non ha, ma sa apprezzare quelle che ha.

 

Anassagora di Clazomene

Nous, la più sottile di tutte le cose, ha cognizione completa di tutto e il più grande dominio sulla realtà.
(DK 59B12)

E qualunque [cosa] doveva essere e qualunque fu che ora non è, e quante adesso sono e qualunque altra sarà, tutte l’intelletto ha ordinato, anche questa rotazione in cui si rivolgono adesso gli astri, il sole, la luna, l’aria, l’etere che si vengono separando. Proprio questa rivoluzione li ha fatti separare e dal raro per separazione si forma il denso, dal freddo il caldo, dall’oscuro il luminoso, dall’umido il secco.

In ogni [cosa] c’è una particella di ogni [cosa], eccezion fatta per l’Intelletto: ma ci sono [cose] in cui v’è anche l’Intelletto. (DK fr. 11)

Infatti come potrebbe generarsi il capello dal non-capello e la carne dalla non-carne? (DK fr. 10)

Tutte le altre [cose] hanno parte a tutto, mentre l’Intelletto è infinito e signore assoluto e a nessuna cosa è mescolato, ma solo lui sta in se stesso. Se non stesse in se stesso, ma fosse mescolato a qualcos’altro, sarebbe partecipe di tutte le cose, se fosse mescolato a una qualsiasi. Poiché in ogni [cosa] c’è una particella di ogni [cosa], come ho detto in precedenza: le [cose] mischiate ad esso lo limiterebbero cosicché non avrebbe potere su nessuna cosa come l’ha quando sta solo in se stesso. Perché è la più leggera e la più pura di tutte le cose: ha conoscenza totale su tutto e la più grande potenza su tutto e di quante (cose) sono viventi, le maggiori e le minori, su tutte ha dominio l’Intelletto. e sull’intero rivolgimento l’Intelletto ebbe potere tanto da darne l’inizio. E in principio ha dato inizio a tale rivolgimento dal piccolo, poi la rivoluzione diventa più grande e diventerà più grande. E le [cose] che si mischiano insieme e si separano e si disgiungono, tutte l’Intelletto ha conosciuto. E qualunque [cosa] doveva essere e qualunque fu che ora non è, e quante sono al presente e qualunque altra sarà in avvenire, tutte le ha ordinate l’intelletto, anche questa rotazione in cui si rivolgono ora gli astri, il sole, la luna, l’aria, l’etere che si vengono separando. Proprio questo rivolgimento li ha fatti disgiungere e per disgiunzione dal raro si forma il denso, dal freddo il caldo, dall’oscuro il luminoso, dall’umido il secco. In realtà molte [cose] hanno parte a molte [cose], ma nessuna si separa o si disgiunge del tutto, l’una dall’altra, eccetto l’Intelletto. L’Intelletto è tutto quanto eguale, e il più grande e il più piccolo. Nessun’altra [cosa] è simile ad altra, ma ognuna è ed era le [cose] più appariscenti che in essa sono in misura massima. (DK fr. 12)

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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