Pubblicato in: amore filosofico, filosofia

Breve antologia filosofico-letteraria su amore nel mondo antico


eros e psiche

Esiodo –  daTeogonia (vv. 116-122, 191-206)

Dunque per primo fu Caos, e poi
Gaia dall’ampio petto, sede sicura per sempre di tutti
gli immortali che tengono la vetta nevosa d’Olimpo,
e Tartaro nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade,
poi Eros, il più bello fra gli immortali,
che rompe le membra, e di tutti gli déi e di tutti gli uomini
doma nel petto il cuore e il saggio consiglio. (…)
E dalla spuma del mare una figlia
nacque, e dapprima all’isola di Citera, divina,
giunse, e di lì poi giunse a Cipro molto lambita dai flutti;
lì approdò, la dea veneranda e bella, e attorno l’erba
sotto gli agili piedi nasceva; lei Afrodite, (…)
chiamano dei e uomini, perché dalla spuma
nacque (…).
La accompagna Eros, e Desiderio bello la segue
da quando, appena nata, andò verso la stirpe degli dei.
Fin dal principio tale onore lei ebbe e sortì,
come destino fra gli uomini e gli dei immortali,
bisbigli di fanciulle e sorrisi e inganni
e il dolce piacere e affetto e blandizie.

Saffo

  1. 16 (incipit) – Una schiera di cavalieri, dicono alcuni, altri di fanti, altri di navi sia la cosa più bella sulla nera terra, io dico ciò che amiamo.
  2. 48 – Sei venuta, hai fatto bene, io ti cercavo. Hai dato refrigerio al mio cuore che brucia di desiderio.
  3. 130 – Eros che scioglie le membra, di nuovo, mi sconvolge, dolce amara invincibile fiera.

Archiloco, La brama

Così forte una brama d’amore fa viluppo al cuore.
E una coltre di buio agli occhi cala,
ruba dal petto la gracile anima…

Empedocle – fr. DK 31 B 21

Durante il dominio dell’Odio, tutto è contorto e in contrasto, mentre quando [sopravviene]

l’Amore gli elementi che costituiscono tutti gli esseri che furono, sono e saranno si accostano

l’uno all’altro desiderandosi, e così si generano alberi, uomini e donne, fiere ed uccelli,

e i pesci che vivono nell’acqua, i numi eterni ed eccelsi.

Gorgia – da Encomio di Elena

Se dunque lo sguardo di Elena, rallegrato dal corpo di Alessandro, inspirò all’anima ardore e desiderio di amore, che c’è di strano? E se Eros è un dio e ha degli dei la divina potenza, come avrebbe potuto un essere più debole respingerlo e difendersi? E se è malattia umana e ignoranza dell’anima, non deve essere biasimata come errore, ma compianta come sventura. Venne dunque, come venne, per gli inganni della sorte e non per volere della mente, per necessità d’amore e non per i mezzi dell’astuzia. Dunque, come si può considerare giusto il biasimo di Elena, che, se ha compiuto quel che ha compiuto o per amore, o persuasa dalla parola, o strappata con la violenza, o costretta da necessità divina, in ogni caso sfugge all’accusa?

Sofocle – da Antigone (vv. 781-891)

Eros invincibile,
Eros, che sulle tue prede ti abbatti,
e sulle tenere guance
della fanciulla la notte ti posi,
tu che vaghi sul mare
e sulle campagne:
nessuno ti sfugge,
né uomo né dio. E la mente impazzisce.

Chi ha l’animo giusto,
sai renderlo ingiusto, e lo porti a rovina,
sei tu che infiammi la lotta
fra uomini legati dal sangue.
Ma splendente trionfa negli occhi
della bella sposa
il desiderio, che siede accanto alle leggi
supreme. È il gioco ridente
di Afrodite divina.

Euripide – da Ippolito (vv. 525-543)

Eros, che stilli per gli occhi
il desiderio e dolce delizia
infondi in ogni anima che assali,
il tuo apparire non mi sia sventura,
la tua venuta non mi sia violenza!
Non di fuoco, non di astri è così forte il colpo,
quanto la freccia di Afrodite,
che lancia con le sue mani
Eros, figlio di Zeus.

Invano a Zeus, sulle rive dell’Alfeo,
invano a Febo, nelle case di Pilo,
offre l’Ellade il sangue dei buoi,
se Eros, tiranno degli uomini
– lui che dell’amata alcova di Afrodite
ha le chiavi – non veneriamo:
lui che fra morte e rovina
si apre la strada,
quando arriva a noi.

PlatoneSimposio il discorso di Aristofane

E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. […] È per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. […] Queste persone quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straordinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamorano e non sanno più vivere senza di lei – per così dire – nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa si aspettano l’uno dall’altro. Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza: […] riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più due, ma un’anima sola.

Platone – Simposio la contemplazione dell’assoluto

A chi sia stato educato nelle questioni d’amore attraverso la contemplazione graduale e adeguata delle diverse bellezze, una volta giunto al grado supremo dell’iniziazione amorosa, all’improvviso si rivelerà una bellezza meravigliosa […]: bellezza eterna, che non nasce e non muore, non s’accresce né diminuisce, che non è bella per un verso e brutta per l’altro, né ora sì e ora no […], né bella per alcuni ma brutta per altri. […] Questo, o nessun altro, caro Socrate, […] è il momento degno di essere vissuto per l’uomo: quando contempli la bellezza in sé. Se un giorno tu la scorgerai, sperimenterai che il suo valore non può commisurarsi con la ricchezza o il lusso, o gli stupendi fanciulli e giovani, vedendo i quali ora rimani smarrito […]. Credi forse che sia uno sciocco l’uomo che voglia fissare lo sguardo su di essa e contemplarla con la mente e vivere in sua compagnia?

Aristotele: tre specie di amicizia

Tre dunque sono le specie di amicizie, come tre sono le specie di qualità suscettibili d’amicizia [il buono, il piacevole e l’utile, n.d.r.]: e a ciascuna di esse corrisponde un esplicito ricambio di amicizia.

Quelli che si amano reciprocamente a causa dell’utile non si amano per se stessi, bensì in quanto deriva loro reciprocamente un qualche bene; similmente anche quelli che si amano a causa del piacere. […] Quindi coloro che amano a causa dell’utile amano per via del bene che proviene a loro, e quelli che amano a causa del piacere amano per via di ciò che di piacevole proviene a loro e non in quanto la persona amata è quella che è, bensì in quanto essa è utile o piacevole. Perciò queste amicizie sono accidentali; infatti colui che è amato non viene amato per via di quello che è, ma in quanto procura chi un bene chi un piacere.

Quindi simili amicizie sono facilmente caduche, poiché le persone non restano sempre eguali: se infatti esse non sono più piacevoli o utili, cessano di essere in amicizia. […]

L’amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù. Costoro infatti si vogliono bene reciprocamente in quanto sono buoni, e sono buoni di per sé; e coloro che vogliono bene agli amici proprio per gli amici stessi sono gli autentici amici (infatti essi son tali di per se stessi e non accidentalmente); quindi la loro amicizia dura finché essi sono buoni, e la virtù è qualcosa di stabile; e ciascuno è buono sia in senso assoluto sia per l’amico.

Etica Nicomachea, 1156a-b

Plotino: l’Afrodite celeste e l’Afrodite volgare

Essendo essa qualcosa di diverso dal dio e tuttavia derivante da lui, l’anima è necessariamente innamorata di lui e, finché è lassù, è colma di amore celeste, mentre, quaggiù, è piena di amore volgare; lassù infatti essa è Afrodite celeste, ma quaggiù essa diventa simile a una cortigiana, Afrodite volgare. Ogni anima, dunque, è un’Afrodite; e a ciò intendono alludere la nascita di Afrodite e la nascita di Eros che le si accompagna. L’anima, dunque, è innamorata, per sua natura, di Dio e desidera unirsi a Lui, come una vergine ama nobilmente il suo nobile padre; ma se, entrata nel mondo del divenire, si lascia sedurre dalla brama di pretendenti e passa, per la lontananza del padre, ad altro amore terreno, cade nel disonore; ma poi, disprezzando le violenze del mondo, essa si purifica da ogni cosa terrestre e, pronta a tornare al padresuo, ritrova la sua gioia. […] Soltanto lassù è il vero oggetto del nostro amore, al quale è dato unirsi veramente partecipando di lui e possedendolo veramente, non già dall’esterno per mezzo dell’amplesso carnale. […] Qui l’uomo può vedere e Lui e se stesso, finché è concesso vedere se stesso splendente, ripieno di luce intelligibile, o meglio, diventato luce pura, lieve, senza peso, che sta diventando dio, o meglio, che è già dio, tutto infiammato in quell’attimo… a meno che non ricada sotto il suo peso e vada, per così dire, spegnendosi.

Enneadi, VI 9, 9

Agostino: “ama e fa ciò che vuoi”

Considerate bene quanto qui insegniamo, che cioè i fatti degli uomini non si differenziano se non partendo dalla radice della carità. Molte cose infatti possono avvenire che hanno una apparenza buona ma non procedono dalla radice della carità. Anche le spine hanno i fiori: alcune cose sembrano aspre e dure, ma si fanno per instaurare una disciplina, sotto il comando della carità. Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. […]

Non credere allora di amare il tuo servo, per il fatto che non lo percuoti; oppure che ami tuo figlio, per il fatto che non lo castighi; o che ami il tuo vicino allorquando non lo rimproveri; questa non è carità, ma trascuratezza. Sia fervida la carità nel correggere, nell’emendare; se i costumi sono buoni, questo ti rallegri; se sono cattivi, siano emendati, siano corretti.

Non voler amare l’errore nell’uomo, ma l’uomo; Dio infatti fece l’uomo, l’uomo invece fece l’errore. Ama ciò che fece Dio, non amare ciò che fece l’uomo stesso. Amare quello significa distruggere questo: quando ami l’uno, correggi l’altro. Anche se qualche volta ti mostri crudele, ciò avvenga per il desiderio di correggere. Ecco perché la carità è simboleggiata dalla colomba che venne sopra il Signore (cf. Mt 3, 16). Quella figura cioè di colomba, con cui venne lo Spirito Santo per infondere la carità in noi. Perché questo? Una colomba non ha fiele: tuttavia in difesa del nido combatte col becco e con le penne, colpisce senza amarezza. Anche un padre fa questo; quando castiga il figlio, lo castiga per correggerlo.

Commento alla lettera di San Giovanni, omelia 7, 8 e 11

vedi anche:

Mario Trombino, Eros come tema della filosofia

Elio Rindone, Eros, Agape, Charitas

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).