Pubblicato in: pratica filosofica, scuola

La filosofia non serve a niente! (ebook liberamente scaricabile)


“A che serve la filosofia? Proprio a niente!”

Una risposta pronta, apparentemente banale, che nei testi di un gruppo di ragazze e ragazzi del liceo classico “Ignazio Vian” di Bracciano diventa tutto un programma… di riflessione, confronto, analisi introspettiva, critica, ironia, scoperta di sé…

Un luogo comune che si può volgere in paradosso. Basta un po’ di intelligenza e di creatività. Perché proprio a questo non serve il fare filosofia.

Una testimonianza polifonica del fatto che si può praticare la filosofia – perché filosofia è fondamentalmente un “fare” per se stessi e per gli altri, non una serie di nozioni astratte – anche a scuola, grazie alla scuola, a volte, nonostante la scuola, nonostante tutto… Basta – pare semplice, eh! – mettere al centro le persone. Anzi, lasciare spazio e tempo alle persone, creare spazio e tempo per le persone.

Con le giuste condizioni ambientali, a tempo debito, i fiori sbocciano da soli.

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Notizia su adnkronos: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2018/01/18/filosofia-non-serve-niente-sfida-del-prof-agli-studenti_MYVOfUsac4vnJ6KiIxyDcO.html

Dall’introduzione

Questo libretto nasce da un’occasione particolare, la Notte bianca del liceo classico, giunta alla sua quarta edizione. La scelta del periodo dell’anno non è casuale: gennaio è il mese delle preiscrizioni alle scuole di ogni ordine e grado. E la causa del liceo classico, da anni in crisi di “preferenze”, va sostenuta. Noi, che a scuola ci lavoriamo, crediamo ne valga la pena. Ecco, i testi qui raccolti, ognuno a modo suo, ne spiegano il perché.

Lo fanno da una prospettiva speciale, quella della filosofia, dando voce ai veri protagonisti dei nostri licei: i giovani. L’idea è semplice. Dal momento che si è deciso di dedicare alla filosofia uno spazio ad hoc di letture pubbliche, ho pensato che a parlare non dovessero essere direttamente i classici della filosofia, bensì i loro semi vivi, piantati – per dirla alla maniera di Platone – in queste anime feconde, pronte a partorirne i frutti.

Questo anche per accentuare la valenza eminentemente pratica e formativa di tale disciplina, che, insieme alle lingue classiche, da più parti, ahimè anche istituzionali, viene sovente additata all’opinione pubblica come “inutile” o puramente “cosmetica”: a che servono, del resto, un po’ di Aristotele o di Kant se non a darsi delle arie? E invece no: queste testimonianze, che sgorgano a volte un po’ verdi ed incerte, altre un po’ scolastiche (si sta a scuola, del resto!), ma sempre vive, immediate e appassionate, stanno lì a dimostrare che le cose stanno in maniera ben diversa.

Ovvero, che se misuriamo l’utilità soltanto secondo parametri tecnici ed economici, dimenticandoci che tecnica ed economia vengono dall’uomo e sono per l’uomo, ne svuotiamo il concetto di ogni reale valore. Ecco, la “realtà” (produttiva, lavorativa, sociale…), quella cifra ipotetica tante volte invocata per giustificare la necessità di sempre nuove riforme delle riforme, è fatta di persone, giovani donne e uomini, la cui dimensione “pratica”, vale a dire del “saper fare”, è fondamentalmente intessuta di emozioni, intuizioni, valori, progetti, sogni. Dalla qualità umana e morale delle persone dipende anche la loro “spendibilità” sul piano socio-economico. Sempre che si voglia avere a che fare con “libere teste pensanti”, “esseri umani integrali”, e non con meri “ingranaggi” messi a sistema. La scuola è, deve essere, spazio di relazione formativa, non laboratorio di ingegneria socio-economica o, peggio, di alternanza con il lavoro. Al contrario, è “tempo libero” (dal greco scholè), ovvero “liberato” dall’urgenza della necessità economica. In tal senso, è contrassegno di civiltà.

L’insegnamento della filosofia, dunque, inteso come “pratica filosofica” mira proprio al cuore dello studente, allo sviluppo consapevole della sua dimensione autobiografica, emozionale e relazionale, di cui le forme della razionalità sono elementi portanti, ma non esclusivi. Potremmo dire che si tratta di una disciplina eminentemente “laboratoriale”, giacché è un “fare” delle persone con se stesse e tra di loro. Come dice Epitteto: «l’arte di vivere (la filosofia) ha come materia la vita di ciascuno».

Il progetto si è svolto tra novembre e dicembre 2017. I ragazzi del triennio classico sono stati chiamati a partecipare, in maniera assolutamente libera, ad una specie di “concorso letterario”, da cui si sarebbero selezionati i due-tre testi da leggere in pubblico durante la Notte bianca. Queste le tracce loro fornite:

  • Studiando filosofia mi è capitato di cambiare la mia visione del
  • È vero studiare filosofia non serve proprio a niente. Ma proprio per ..
  • Non mi sentivo a mio agio con me stesso/a. Poi leggendo quel libro/testo di filosofia ho iniziato a pensare ..
  • Senza la filosofia non avrei mai fatto quell’esperienza che mi ha cambiato profondamente.

Beninteso, si trattava di tracce puramente indicative. Peraltro, i partecipanti erano liberi di trattare i contenuti che sentivano più congeniali alla loro esperienza personale, utilizzando un genere letterario a loro scelta: una pagina di diario, un testo autobiografico, un “discorso” da tenersi in pubblico, una favola, ecc.

Come unica condizione stringente è stata posta una “non-condizione”: la parresia, ovvero la “libertà di dire tutto”, in maniera franca, sincera, autentica. Sembra facile, ma vi assicuro che si tratta di una delle pratiche più ardue e complesse che si possano realizzare non solo a scuola, bensì in ogni piega della vita quotidiana. I risultati, come il lettore avrà modo di constatare da solo, se eserciterà la pratica della “pazienza”, sono più che confortanti: riscaldano dentro, motivano, meravigliano. Non a caso, una delle parole che più frequentemente ricorre, da un testo all’altro, è proprio “meraviglia”.

E a conoscerli, ve lo assicuro, sono tutti quanti persone meravigliose.

Buona lettura!

Gennaio 2018
Prof. Francesco Dipalo
Liceo Classico “Ignazio Vian”

filosofia

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nell'aprile del 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Nel giugno del 2005 ho partecipato come relatore al convegno "Pratiche filosofiche e cura di sé" presso l'Università di Venezia "Cà Foscari". Tra il settembre 2006 e il giugno 2007 ho curato il ciclo di seminari "La filosofia come arte di vivere" presso la Biblioteca Comunale di Rieti "Paroniana" con il beneplacito dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Rieti. Nell'anno accademico 2006-2007 sono stato docente a contratto per il master in Consulenza Filosofica attivato presso l'Università di Roma3. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X).

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