Pubblicato in: amore filosofico, filosofia

È Eros a muovere il filosofo


Canova, Eros e Psyche

Platone, Simposio, 201d–204c

Adesso ti lascerò un po’ in pace. Ecco il discorso su Eros che ho ascoltato un giorno da una donna di Mantinea, Diotima, molto competente su questo come su tanti altri argomenti. Fu lei che una volta, prima della peste, fece fare agli Ateniesi quei sacrifici che ritardarono di dieci anni l’epidemia. Proprio lei mi ha fatto capire molte cose su Eros.

Adesso cercherò di fare del mio meglio per riportarvi le sue parole, partendo da tutto quello su cui Agatone ed io ci siamo trovati d’accordo. Come tu stesso hai detto, Agatone, bisogna innanzitutto chiarire la natura di Eros, i suoi attributi e le sue azioni. Forse la cosa più semplice è seguire nella mia esposizione lo stesso ordine che seguì la straniera nell’esame che mi fece. Io, infatti, le rispondevo un po’ come adesso ha fatto Agatone con me: io dichiaravo che Eros è un grande dio e che ama le cose belle. Lei mi dimostrava che ero in errore con le stesse argomentazioni di cui mi sono servito discutendo con Agatone: Diotima diceva che Eros non è né bello, per usare le mie parole, né buono. E io le dicevo:

“Ma come Diotima? allora Eros è cattivo e brutto?”

“Che dici? Questa è una bestemmia! – mi rispose –. Credi forse che tutto ciò che non è bello debba essere per forza brutto?”

“Ma certo!”

“E perché mai? Chi non è sapiente deve per forza essere ignorante? Non ti sei mai accorto che c’è una via di mezzo tra la sapienza e l’ignoranza?”

“E qual è?”

“Avere un’opinione giusta, senza però saperla giustificare. Questo non è vero sapere: come posso parlare di scienza, se non so dimostrare che è vero quello che penso? Ma non è neppure piena ignoranza, perché per caso la mia opinione potrebbe corrispondere ai fatti. L’opinione giusta è quindi, suppongo, simile a quel che dicevo: sta a metà strada tra la piena conoscenza e l’ignoranza.”

“È vero”, risposi.

“Dunque, chi non è bello non per questo è per forza brutto, né chi non è buono deve essere cattivo. E così è per Eros: poiché tu sei d’accordo con me che non può essere né buono né bello, non devi per questo credere che sia necessariamente cattivo e brutto. Eros – così mi disse Diotima – è a metà tra questi estremi.”

“Però – ripresi io – tutti concordano nel pensare che Eros sia un dio potente.”

“Dicendo tutti, parli degli ignoranti o di coloro che parlano sapendo cosa dicono?”

“Io parlo proprio di tutti.”

Diotima si mise a ridere. “Come possono dire di lui che è un dio potente se dicono che non è affatto un dio?”

“Ma chi dice questo?” dissi io.

“Tu per esempio – disse – ed anch’io!”

Ed io: “Ma cosa dici?”

“È tutto semplice – rispose –. Dimmi: non sei forse convinto che tutti gli dèi sono felici e belli? o oseresti sostenere che qualcuno degli dèi non è né bello né felice?”

“lo non oserei proprio”, risposi.

“Ma chi è felice? non è chi possiede cose buone e belle?”

“Certo.”

“Ma tu hai riconosciuto che Eros, mancando delle cose buone e belle, le desidera proprio perché gli mancano.”

“È vero, ero d’accordo con te su questo.”

“E allora come può essere un dio se le cose buone e belle gli mancano?”

“Sembra impossibile, in effetti.”

“Come vedi – disse –, anche tu ritieni che Eros non sia un dio.”

“Chi sarà dunque Eros? un mortale?”

“No di certo.”

“E allora?”

“E come negli esempi precedenti, la sua natura è a mezza via tra il mortale e l’immortale”.

“Che vuoi dire, Diotima?”

“È un dèmone potente, Socrate. I demoni, infatti, hanno una natura intermedia tra quella dei mortali e quella degli dèi.”

“Ma qual è il suo potere?” chiesi.

“Eros interpreta e trasmette agli dèi tutto ciò che viene dagli uomini, e agli uomini ciò che viene dagli dèi: da un lato le preghiere e i sacrifici degli uomini, dall’altro gli ordini degli dèi e i loro premi per i sacrifici compiuti; e in quanto è a mezza via tra gli uni e gli altri, contribuisce a superare la distanza tra loro, in modo che il Tutto sia in se stesso ordinato e unito. Da lui viene l’arte divinatoria, ed anche il sapere dei sacerdoti sui sacrifici, le iniziazioni, gli incantesimi, tutto quel che è divinazione e magia. Il divino non si mescola con ciò che è umano, ma, grazie ai dèmoni, in qualche modo gli dèi entrano in rapporto con gli uomini, parlano loro, sia nella veglia che nel sonno. L’uomo che sa queste cose è vicino al potere dei dèmoni, mentre chi sa altre cose – chi possiede un’arte, o un mestiere manuale – resta un artigiano qualsiasi o un operaio. Questi dèmoni sono numerosi e d’ogni tipo: uno di essi è Eros”.

“Chi è suo padre – domandai – e chi sua madre?”

“È una lunga storia – mi disse –. Adesso te la racconto. Il giorno in cui nacque Afrodite, gli dèi si radunarono per una festa in suo onore. Tra loro c’era Pòros, il figlio di Mètis. Dopo il banchetto, Penìa era venuta a mendicare, com’è naturale in un giorno di allegra abbondanza, e stava vicino alla porta. Pòros aveva bevuto molto nettare (il vino, infatti, non esisteva ancora) e, un po’ ubriaco, se ne andò nel giardino di Zeus e si addormentò. Penìa, nella sua povertà, ebbe l’idea di avere un figlio da Pòros: così si sdraiò al suo fianco e restò incinta di Eros. Ecco perché Eros è compagno di Afrodite e suo servitore: concepito durante la festa per la nascita della dea, Eros è per natura amante della bellezza – e Afrodite è bella.

Proprio perché figlio di Pòros e di Penìa, Eros si trova nella condizione che dicevo: innanzitutto è sempre povero e non è affatto delicato e bello come si dice di solito, ma al contrario è rude, va a piedi nudi, è un senza-casa, dorme sempre sulla nuda terra, sotto le stelle, per strada davanti alle porte, perché ha la natura della madre e il bisogno l’accompagna sempre. D’altra parte, come suo padre, cerca sempre ciò che è bello e buono, è virile, risoluto, ardente, è un cacciatore di prim’ordine, sempre pronto a tramare inganni; desidera il sapere e sa trovare le strade per arrivare dove vuole, e così impiega nella filosofia tutto il tempo della sua vita, è un meraviglioso indovino, e ne sa di magie e di sofismi. E poi, per natura, non è né immortale né mortale. Nella stessa giornata sboccia rigoglioso alla vita e muore, poi ritorna alla vita grazie alle mille risorse che deve a suo padre, ma presto tutte le risorse fuggono via: e così non è mai povero e non è mai ricco.

Vive inoltre tra la saggezza e l’ignoranza, ed ecco come accade: nessun dio si occupa di filosofia e nessuno desidera diventare sapiente, perché tutti lo sono già. Chiunque possegga davvero il sapere, infatti, non fa filosofia; ma anche chi è del tutto ignorante non si occupa di filosofia e non desidera affatto il sapere. E questo è proprio quel che non va nell’essere ignoranti: non si è né belli, né buoni, né intelligenti, ma si crede di essere tutte queste cose. Non si desidera qualcosa se non si sente la sua mancanza”.

“Ma allora chi sono i filosofi, se non sono né i sapienti né gli ignoranti?”

“È chiaro chi sono: anche un bambino può capirlo. Sono quelli che vivono a metà tra sapienza ed ignoranza, ed Eros è uno di questi esseri. La scienza, in effetti, è tra cose più belle, e quindi Eros ama la bellezza: è quindi necessario che sia filosofo e, come tutti i filosofi, è in posizione intermedia tra i sapienti e gli ignoranti. La causa di questo è nella sua origine, perché è nato da un padre sapiente e pieno di risorse e da una madre povera tanto di conoscenze quanto di risorse.

Così, mio caro Socrate, è fatta la natura di questo dèmone. L’idea, però, che tu ti eri fatta di Eros non mi sorprende per nulla: da quel che capisco dalle tue parole, tu credevi che Eros fosse l’amato, non l’amante. Per questa ragione, senza dubbio, ti sembrava che fosse pieno di ogni bellezza. Infatti, l’oggetto dell’amore è sempre bello, delicato, perfetto, sa dare ogni felicità.

Ma l’essenza di chi ama è differente: è quella che ti ho prima descritto”.

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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