Pubblicato in: pratica filosofica, zendo

Thich Nhath Hanh: Libero dovunque tu sia


Dal discorso tenuto al Penitenziario di Stato del Maryland, U.S.A. nel 2000

Per me non c’è felicità senza libertà e la libertà non ce la dà nessuno, la dobbiamo coltivare noi stessi. Condividerò con voi come ottenere una maggiore libertà per se stessi. Per tutto il tempo in cui sediamo, camminiamo, mangiamo o lavoriamo all’esterno, noi coltiviamo la nostra libertà. La libertà è ciò che pratichiamo ogni giorno. In qualunque condizione o luogo vi troviate, se avete la libertà siete felici.

Io ho molti amici che hanno scontato condanne ai lavori forzati e che, sapendo come praticare, hanno sofferto molto meno. In realtà la loro vita ha avuto una crescita spirituale, cosa che mi rende molto orgoglioso di loro. Per libertà intendo la libertà dalle afflizioni, dalla rabbia e dalla disperazione. Se in te c’è rabbia, la devi trasformare per poter ottenere di nuovo la tua libertà. Se in te c’è disperazione devi riconoscere questa energia e non permetterle di sopraffarti. Devi praticare in modo da trasformare l’energia della disperazione e raggiungere la libertà che meriti: la libertà dalla disperazione.

Puoi praticare la libertà ogni momento della vita quotidiana: ogni passo che fai può aiutarti a recuperarla, ogni respiro ti può aiutare a svilupparla e coltivarla. Quando mangi, mangia da persona libera. Quando cammini, cammina da persona libera. Quando respiri, respira da persona libera. Lo si può fare dovunque. Coltivando la libertà per te stesso sarai in grado di aiutare le persone con cui vivi. Se pratichi sarai una persona molto più libera, molto più solida, anche se continui a vivere nello stesso posto e nelle stesse condizioni fisiche e materiali. Gli altri, osservandoti, saranno colpiti dal modo in cui cammini, dal modo in cui siedi, dal modo in cui mangi. Vedranno che la gioia e la felicità ti sono accessibili, e vorranno essere come te, che sei padrone di te stesso, non più vittima della rabbia, della frustrazione e della disperazione.

La pratica alla quale mi dedico in quanto monaco buddhista è la pratica della libertà. Quando sono diventato novizio, il mio maestro mi diede un libretto dal titolo: “Passi nella libertà – manuale del novizio”. Essere capaci di inspirare ed espirare è un miracolo. Una persona sul letto di morte non riesce a respirare liberamente e presto smetterà di farlo. Io invece sono vivo: posso inspirare e rendermi consapevole dell’inspirazione; posso espirare e rendermi consapevole dell’espirazione. Sorrido all’espirazione e sono consapevole di essere vivo. Quindi, quando inspirate siate consapevoli della vostra inspirazione. “Inspirando so che questa è la mia inspirazione”. Nessuno può impedirvi di godere della vostra inspirazione. Quando espirate, siate consapevoli che questa è la vostra espirazione. Respirate da persone libere. Per me, essere vivo è un miracolo. È il miracolo più grande in assoluto. Sentire che sei vivo e che stai inspirando è realizzare un miracolo – un miracolo che puoi fare in qualunque momento.

Il maestro Lin Chi, famoso maestro di meditazione vissuto nel IX secolo, diceva che il miracolo non è camminare sull’acqua, è camminare sulla terra. Tutti camminiamo sulla terra, ma alcuni camminano come schiavi, del tutto privi di libertà. Sono assorbiti dal futuro o dal passato e non sono capaci di stare nel qui e ora, dove è disponibile la vita. Se nella vita di tutti i giorni siamo preda delle nostre preoccupazioni, della nostra disperazione, dei nostri progetti, del rimpianto per il passato e della paura del futuro, non siamo persone libere. Non siamo capaci di stabilirci nel qui e ora.

In contatto con i miracoli

Secondo il Buddha, mio maestro, la vita è disponibile qui e ora. Il passato non c’è più e il futuro deve ancora venire; c’è un solo momento in cui posso vivere: il momento presente. Quindi, la prima cosa che faccio è tornare al momento presente. Così facendo entro in contatto profondo con la vita. La mia inspirazione è vita, la mia espirazione è vita; ogni passo che faccio è vita. L’aria che respiro è vita. Posso entrare in contatto con il cielo blu e con la vegetazione. Posso sentire il canto degli uccelli e la voce di un altro essere umano. Se siamo capaci di tornare al qui e ora siamo in grado di toccare le tante meraviglie della vita che sono a nostra disposizione.

Molti di noi pensano che la felicità non sia possibile nel momento presente. La maggior parte di noi crede che ci siano altre condizioni da realizzare prima di poter essere felici. È per questo che siamo assorbiti dal futuro e non siamo capaci di essere presenti nel qui e ora. È per questo che non ci accorgiamo di tante meraviglie della vita. Se continuiamo a fuggire nel futuro, non possiamo essere in contatto con le molte meraviglie della vita, non possiamo essere nel momento presente, là dove c’è guarigione, trasformazione e gioia.

Tu sei un miracolo

Quando mangio un’arancia, la posso mangiare come un atto di meditazione. Tenendo l’arancia nel palmo della mia mano, la guardo con consapevolezza. Mi prendo un bel po’ di tempo per guardare

L’arancia con consapevolezza: “Inspirando, c’è un’arancia nella mia mano. Espirando, sorrido all’arancia”. Per me un’arancia è un miracolo, nulla di meno. Quando guardo un’arancia qui e ora, posso vederla con gli occhi dello spirito: il fiore d’arancio, il sole e la pioggia che passano tra i fiori, le piccole arance verdi e poi l’albero che lavora lungo per far crescere l’arancia.

Guardo l’arancia nella mia mano e sorrido. È un vero e proprio miracolo. Inspirando ed espirando in consapevolezza, divento pienamente presente e pienamente vivo, e ora vedo me stesso come un miracolo.

Cari amici, non siete altro che un miracolo. Può essere che delle volte vi sentiate privi di valore ma siete un vero e proprio miracolo. Un fagiolino contiene in sé tutto il cosmo: il sole, la pioggia, la terra intera, il tempo, lo spazio e la coscienza. Anche voi contenete l’intero cosmo. In ogni cellula del corpo noi conteniamo il Regno di Dio, la Terra Pura del Buddha. Se sappiamo come vivere, il Regno di Dio si manifesterà per noi qui e ora. Con un solo passo possiamo entrare nel Regno di Dio.

Non occorre che moriamo per entrare nel Regno di Dio, anzi dobbiamo essere assolutamente vivi. Anche l’inferno è in ogni cellula del nostro corpo. Sta a noi scegliere: se continuiamo a innaffiare ogni giorno il seme dell’inferno dentro di noi, l’inferno sarà la realtà in cui viviamo ventiquattro ore al giorno; se invece sappiamo come innaffiare ogni giorno il seme del Regno di Dio in noi, il Regno di Dio diventerà la realtà in cui viviamo ogni attimo della nostra vita quotidiana. Questa è la mia esperienza.

Momento meraviglioso

Ho un esercizio di respirazione che vorrei offrirvi. Sono sicuro che se seguirete questo esercizio nei momenti difficili, ne trarrete sollievo.

Inspirando, so che sto inspirando.

Espirando, so che sto espirando.

Inspirando noto che l’inspirazione si è fatta più profonda.

Espirando noto che l’espirazione si è fatta più lenta.

Inspirando, mi calmo; espirando, mi sento a mio agio.

Inspirando, sorrido; espirando, lascio andare.

Inspirando, dimoro nel momento presente.

Espirando, so che è un momento meraviglioso.

Questi versi possono essere riassunti nel modo seguente:

Dentro, fuori; profondo, lento;

calma, agio; sorrido, lascio andare;

momento presente, momento meraviglioso.

Prima pratichiamo ”inspiro”, “espiro”: inspirando, diciamo in silenzio “inspiro”, per nutrire la consapevolezza dell’inspirazione. Quando espiriamo, diciamo “espiro”, consapevoli che stiamo espirando. Ogni parola è una guida che ci aiuta a tornare al respiro nel momento presente. Possiamo ripetere ”inspiro”, “espiro” finché non sentiamo che la nostra concentrazione è solida e piena di pace. Quindi, alla successiva inspirazione diciamo “profondo” e alla successiva espirazione diciamo “lento”. Quando respiriamo in modo consapevole, il respiro si fa più profondo e più lento, più tranquillo e piacevole. Continuiamo a respirare, “profondo, lento, profondo, lento” finché non vogliamo passare alla frase successiva, che è “calma, agio”. Calma significa che calmiamo il nostro corpo, che portiamo pace al nostro corpo. Inspirando, porto l’elemento della calma nel mio corpo. Se abbiamo una sensazione o un’emozione che ci fa sentire meno tranquilli, calmare vuol dire calmare quella sensazione o emozione. Inspirando, calmo le mie emozioni. Espirando, calmo le mie sensazioni. Quando espiriamo, diciamo “agio”, che significa essere leggeri, rilassati, sentire che nulla è importante quanto il nostro benessere.

Quando abbiamo dimestichezza con “calma, agio” passiamo a “sorrido, lascio andare”. Quando inspiriamo, anche se in quel momento non sentiamo molta gioia, possiamo comunque sorridere. Quando sorridiamo, la gioia e la pace in noi si fanno più salde e la tensione svanisce. Quando espiriamo, diciamo “lascio andare”. Lasciamo andare ciò che ci fa soffrire: un’idea, una paura, una preoccupazione, la rabbia. E alla fine torniamo a “momento presente, momento meraviglioso”. “Inspirando, dimoro nel momento presente. Espirando sento che è un momento meraviglioso”. Ricordate, il Buddha ha detto che il momento presente è il solo momento in cui la vita ci è disponibile. Quindi, per poter entrare in contatto profondo con la vita dobbiamo tornare al momento presente. Il respiro è come un ponte che collega il corpo e la mente. Nella vita quotidiana il nostro corpo può stare in un luogo e la nostra mente altrove, nel passato o nel futuro: è detto uno “stato di distrazione”.

Il respiro è un collegamento fra il corpo e la mente. Quando iniziate a inspirare e a espirare con consapevolezza, il vostro corpo tornerà alla vostra mente in un istante; e quando iniziate a inspirare ed

espirare con consapevolezza, la mente tornerà al corpo. Sarete in grado di realizzare l’unità di corpo e mente e diverrete pienamente presenti e pienamente vivi nel qui e ora. In quel momento avrete la possibilità di entrare in contatto profondo con la vita. Non è difficile. Tutti possono farlo.

Il sorriso come pratica

Nell’esercizio “inspirando, sorrido” potreste chiedervi: perché dovrei sorridere se in me non c’è gioia? La risposta a questa domanda è: sorridere è una pratica. Il vostro viso ha più di trecento muscoli: se siete arrabbiati o impauriti si tendono, e la loro tensione genera una sensazione di durezza. Se invece sapete come inspirare e fare un sorriso, la tensione scomparirà: è quello che io definisco “yoga della bocca”.

Fate del sorridere un esercizio: basta inspirare e sorridere per far scomparire la tensione e farvi sentire molto meglio.  Ci sono momenti in cui la gioia genera un sorriso; ci sono anche dei momenti in cui un sorriso dà rilassamento, calma e gioia. Io non aspetto di provare gioia per sorridere; la gioia verrà dopo. A volte, quando sono solo nella mia stanza, al buio, pratico il sorridere a me stesso. Lo faccio per essere gentile con me, per prendermi cura di me, per amarmi. So che se non so prendermi cura di me, se non mi so amare, non so prendermi cura di nessun altro. Essere compassionevoli nei confronti di se stessi è una pratica molto importante. Quando sei stanco, arrabbiato o disperato, dovresti sapere come tornare a te stesso e prenderti cura della tua stanchezza, della tua rabbia e della tua disperazione. È per questo che pratichiamo il sorridere, il camminare, il respirare, il mangiare in consapevolezza.

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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