Pubblicato in: filosofia

Jaspers – Il naufragio


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei – Jaspers, Essere, esserci, esistenzialismo, naufragio, cifra, trascendenza – Presentazione in https://padlet.com/francesco_dipal/xcwzu9sj6le7nk1e

Alla fine c’è il naufragio; lo dimostra l’orientazione nel mondo che inesorabilmente si attiene ai fatti. Ma c’è di più, il naufragio è l’ultimo evento che attende tutto ciò che in generale viene chiamato alla presenza dal pensiero; ogni validità raggiunta nell’ambito logico naufraga nella relatività; portato ai suoi limiti, il sapere viene a trovarsi tra antinomie che fanno naufragare ogni tentativo di pensare senza contraddizioni; oltre i limiti del sapere si annuncia sovrastante la verità non razionale. Per l’orientazione nel mondo naufraga l’esserci del mondo per l’impossibilità di comprenderlo in sé e per sé; esso, infatti, non è un essere in sé concluso che si possa considerare nella sua unità, né d’altro lato il processo conoscitivo è in grado di giungere a una totalità organica.

Nella chiarificazione dell’esistenza naufraga l’inseità dell’esistenza, perché là dove sono propriamente me stesso, non sono solamente me stesso. Nella trascendenza naufraga il pensiero che si affida alla passione per la notte.

[…] Ciò che naufraga non è soltanto l’esserci che vien meno, non è soltanto la conoscenza che si infrange da sé nel tentativo di comprendere l’essere nel suo significato autentico, non è soltanto l’azione che fallisce nel tentativo di raggiungere uno scopo finale capace di mantenersi stabile e duraturo. Nelle situazioni-limite diventa manifesto che tutto ciò che per noi è positivo è legato al negativo corrispondente. Non c’è un bene che non sia anche un male possibile e reale, non c’è verità senza falsità, non c’è vita senza morte; ogni felicità è congiunta al dolore, ogni realizzazione al rischio della perdita. La profondità dell’animo umano, in cui la trascendenza fa sentire la sua parola, è connessa di fatto al disordine, alla patologia, alla stravaganza, e questa connessione, nella molteplicità insospettata delle sue manifestazioni, sfugge ad ogni interpretazione univoca.

In ogni esserci posso scorgere una struttura antinomica.

Mentre i diversi modi del naufragio che si presentano come realtà oggettiva o come inevitabili ipotesi mentali significano sempre, in un modo o nell’altro, un naufragio nell’esserci in quanto esserci, il naufragio dell’esistenza si colloca su un altro piano. Quando, partendo dall’esserci, giungo con la mia libertà alla coscienza dell’essere, allora, proprio nella più chiara decisione che il mio me-stesso assume in ordine all’azione, sono costretto a sperimentarne anche il naufragio. Infatti l’impossibilità di porre in sé il proprio fondamento ultimo non nasce solo dai legami che ci vincolano all’esserci che effettivamente va in rovina, ma dalla stessa libertà, per la quale io divento in ogni caso colpevole, perché non posso diventare tutto. […]

Di fronte ai molti modi in cui si può naufragare rimane ancora aperta la questione se il naufragio è annichilimento puro e semplice, dal momento che ciò che naufraga va realmente in rovina, o se invece nel naufragio viene a manifestarsi un essere, per cui il naufragare non sarebbe soltanto un naufragare ma anche un eternare […] l’esistenza deve prendere parte al naufragio, innanzitutto nell’attività che implica un proprio rischio, quindi nell’abbandono al proprio naufragio. La decisa manifestazione della cifra non la si ha con la contemplazione che si limita ad accoglierla passivamente, ma con l’esistenza, che, perdendosi come esserci, risorge come libertà, nel senso che, infrangendosi come esistenza, trova in ciò il fondamento che la rinvia all’essere della trascendenza.

La contraddizione del naufragio rimane come apparizione fenomenica. La soluzione non è nota, ma è nell’essere che rimane nascosto e che può essere incontrato da chi, seguendo il proprio destino, percorre gradi esistenziali. Questo essere non lo si può presupporre, e nessuna autorità può disporne o servirsene; esso riluce solo per colui che, osando, gli si avvicina.

Volere direttamente il naufragio sarebbe un pervertimento che condurrebbe di nuovo l’essere nell’oscurità del nulla. Non ogni trapasso, non ogni annientamento, o abbandono di sé, o rinunzia, o rinnegamento esprimono l’autentico naufragio che rivela. La cifra dell’eternare nel naufragare si chiarisce solo quando io non voglio il naufragio, ma, rischiando, l’affronto. Io non posso fare dei piani in base alla lettura della cifra del naufragio, perché i piani li posso fare solo con ciò che mi garantisce durata e stabilità. La cifra non si manifesta quando io lo voglio, ma quando faccio di tutto per evitarne la realizzazione. Essa si manifesta nell’amor fati; ma sarebbe un falso fatalismo quello di chi si arrendesse prima del tempo, precludendosi così la possibilità di giungere al naufragio.

Se dunque il naufragio a cui mi abbandono volontariamente non è altro che il nulla vuoto, allora il naufragio che mi coinvolge quando ho fatto veramente di tutto per evitarlo non può essere solo naufragio. Così, sperimento l’essere quando, nell’esserci, ho fatto quello che potevo per difendermi; e analogamente, quando, come esistenza, rispondo completamente di me e da me tutto esigo, ma non quando, nella coscienza della mia nullità di creatura di fronte alla trascendenza, mi abbandono alla caducità propria dell’esser creatura.

(K. Jaspers, Filosofia, trad. it. di U. Galimberti, Utet, Torino 1978, pp. 1165-1167, 1169-1171)

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

2 pensieri riguardo “Jaspers – Il naufragio

  1. Ha se avessi avuto un prof.cosi’ in terza liceo classico … Bravissimo lo ascolto adesso a sessant’anni dopo aver letto un po’ di filosofia e ritorno giovane Grazie.

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    1. Grazie a Lei della considerazione. Visto che, sovente, alcuni giovani di rimaner giovani allenando intelligenza e senso critico non hanno granché voglia mi fa piacere sapere che c’è qualcuno che grazie al mio lavoro possa tornare a sentirsi giovane.

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