Pubblicato in: filosofia, pratica filosofica

Elevazione: i cieli come specchio dell’eternità. Sentirsi parte del tutto: dalla polis alla cosmopolis


La natura da contemplare: esercizi spirituali e filosofia antica – Antologia di passi scelti (sulla scorta dell’insegnamento di Pierre Hadot) – Parte Seconda

Platone, Teeteto, 173c-174b
SOCR. Parliamo dunque di costoro, se così ti piace; ma, naturalmente, dei corifèi soltanto, perché degli altri, che trattano la filosofia con leggerezza, non c’è niente da dire. Anzi tutto i veri filosofi, fino da giovanotti, non conoscono la via che mena al fòro; non sanno dov’è il tribunale, dov’è il consiglio, o altro luogo di adunanze pubbliche della città; leggi e decreti, o recitati o scritti, non leggono né ascoltano. Brighe di consorterie per acquistar cariche pubbliche, e convegni e banchetti e festini in compagnia di aulètridi, sono tutte cose che nemmeno in sogno vien loro in mente di fare. Che uno in città sia nato di famiglia nobile o ignobile; che qualche segno di ignobiltà sia derivato a un altro dai suoi antenati per parte di padre o di madre: e queste e simili ciarle il filosofo non sa niente più di quel che sappia, come si dice, quanti bicchieri di acqua ha il mare. E neppure sa di non saperle; ché non se ne tiene lontano per aver fama di uomo singolare. E il vero è che il suo corpo soltanto si trova nelle città e ivi dimora, ma non la sua anima; la quale tutte codeste reputandole cose da poco e anzi da nulla, e avendole in dispregio grande, trasvola, come dice Pindaro, da ogni parte, e ora scende giù nel profondo della terra, ora ne misura la superficie, ora sale su nel cielo a mirare le stesse, e tutta quanta investiga in ogni punto la natura degli esseri, ciascuno nella sua universalità, senza mai abbassare se stessa a niente in particolare di ciò che le è vicino. TEOD. Che cosa vuoi dire, o Socrate, con questo? SOCR. Quello stesso, o Teodoro, che si racconta anche di Talete, il quale, mentre stava mirando le stelle e avea gli occhi in su, cadde in un pozzo; e allora una sua servetta di Tracia, spiritosa e graziosa, lo motteggiò dicendogli che le cose del cielo si dava gran pena di conoscerle, ma quelle che avea davanti e tra i piedi non le vedeva affatto. Questo motto si può ben applicare egualmente a tutti coloro che fanno professione di filosofia. Perché il filosofo in verità non solo non si avvede di chi gli è presso, né del vicino di casa che cosa faccia, ma nemmeno, si può dire, se è uomo o altro animale; ma se si tratti invece di ritrovare che cosa l’uomo è, e che cosa alla natura dell’uomo, a differenza dagli altri esseri, conviene fare e patire, egli adopra in codesto ogni suo studio.

Epicuro, Gnomologio vaticano, 10
Ricordati che sei nato a sorte mortale ed a finito tempo di vita: ma con i tuoi ragionamenti sulla natura sei sorto all’infinità ed all’eternità, e hai contemplato tutte le cose che sono ora e che saranno o che furono nel tempo trascorso.

Lucrezio, Della natura, II, 1044-55
Cessa, dunque, di rigettare dall’animo questa dottrina,
spaurito dalla novità per sé stessa, ma piuttosto
pondera tutto con acuto giudizio; e, se ti sembra vera,
arrenditi; se è falsa, accingiti a contrastarla.
E in verità, dato che l’intero spazio è infinito fuori dalle mura
di questo mondo, l’animo cerca di comprendere cosa ci sia
più oltre, fin dove la mente voglia protendere il suo sguardo,
fin dove il libero slancio dell’animo da sé si avanzi a volo.
In primo luogo, per noi da ogni punto verso qualunque
parte, da entrambi i lati, ‹sopra› e sotto, per il tutto
non c’è confine: come ho mostrato, e la cosa stessa di per sé
a gran voce lo proclama, e la natura dello spazio senza fondo riluce.

Cicerone, Della natura degli dei, I, 21, 54
È in spazi innumerevoli, infiniti, che lo spirito prende lo slancio e si dispiega per percorrerli in ogni direzione, in modo da non vedere mai alcun confine, alcun limite di fronte al quale potersi fermare.
Poiché lo spazio si estende all’infinito al di là delle muraglie del mondo, lo spirito cerca di sapere ciò che si trova in questa immensità nella quale può tuffare lo sguardo lontano quanto vuole, e nella quale può prendere il volo con uno slancio libero e spontaneo.
Le muraglie del mondo volano via. Vedo nel vuoto immenso nascere le cose… La terra non mi impedisce di distinguere tutto ciò che, sotto i miei piedi, si compie nelle profondità del vuoto. Di fronte a questo spettacolo sono colto da un brivido di piacere divino.

Filone di Alessandria, Delle leggi speciali, II, 44-45
Tutti coloro che, tra i greci e i barbari, si esercitano nella saggezza, conducendo una vita immune da biasimo e da rimprovero, astenendosi volontariamente dal commettere l’ingiustizia o dal restituirla ad altri, evitano le relazioni con la gente intrigante e condannano i luoghi che frequentano questi individui, tribunali, consigli, pubbliche piazze, assemblee, tutte le riunioni e i gruppi di gente sconsiderata. Aspirando ad una vita di pace e di serenità, contemplano la natura e tutto ciò che si trova in essa, esplorano attentamente la terra, il mare, l’aria, il cielo e tutte le nature che vi si trovano, accompagnano con il pensiero la luna, il sole, le evoluzioni degli altri astri erranti o fissi, e, se i loro corpi restano sulla terra, danno ali alle loro anime affinché, elevandosi nell’etere, osservino le potenze che vi si trovano, come si addice a coloro che sono divenuti realmente cittadini del mondo, considerano il mondo come la loro città ai cui cittadini è familiare la saggezza, che hanno ricevuto i loro diritti civili dalla Virtù, la quale è incaricata di presiedere al governo dell’Universo. Così, colmi di perfetta eccellenza, abituati a non tenere più conto dei mali del corpo e dei mali esterni, esercitandosi ad essere indifferenti alle cose indifferenti, armati contro i piaceri e i desideri, insomma sempre ansiosi di tenersi al di sopra delle passioni… senza piegarsi sotto i colpi della sorte poiché ne hanno calcolato in anticipo gli attacchi (giacché, fra le cose che accadono senza che le si vogliano, persino le più penose sono alleviate dalla previsione, quando il pensiero non trova più nulla di inatteso negli eventi ma smussa la percezione come se si trattasse di cose vecchie e logore), è ovvio che per gli uomini siffatti, che trovano il piacere nella virtù, tutta la vita sia una festa.
Sono, certamente, un piccolo numero, tizzone di saggezza mantenuto nelle città affinché la virtù non si estingua del tutto e non sia strappata alla nostra specie.
Ma se ovunque gli uomini avessero gli stessi sentimenti di questo piccolo numero, se diventassero veramente tali quali la natura vuole che siano, immuni da biasimo e rimprovero, innamorati della saggezza, lieti del bene perché è il bene e convinti che il bene morale sia l’unico bene… allora le città sarebbero colme di felicità, liberate da ogni causa di afflizione e di timore, colme di tutto ciò che costituisce la gioia e il piacere spirituale, di modo che nessun momento sarebbe privo di vita lieta e che tutto il ciclo dell’anno sarebbe una festa.

Seneca, Lettere a Lucilio, 102, 21
Dimmi piuttosto come è conforme alla natura dispiegare la mente nell’immensità dell’universo. L’anima dell’uomo è una cosa grande e nobile; non sopporta che le siano posti altri limiti se non quelli comuni anche agli dèi. Prima di tutto non accetta un’umile patria, sia essa Efeso o Alessandria o qualunque altra terra anche più popolosa e più ricca di case: la sua patria è quella che cinge l’intero universo nel suo cerchio, è tutta la volta celeste entro cui giacciono mari e terre, entro cui l’atmosfera distingue e insieme congiunge l’umano e il divino, in cui sono distribuite tante divinità che attendono vigili all’adempimento delle proprie funzioni.

Seneca, Questioni naturali, I, prefazione, 17
Esaminare a fondo questi problemi, studiarli, lasciarsi assorbire totalmente da essi non significa forse oltrepassare i limiti della propria condizione mortale e passare in una condizione migliore? «Che giovamento ne trarrai?», chiedi. Se non altro, certamente questo: mi renderò conto della limitatezza di tutte le cose, quando avrò misurato Dio.

Marco Aurelio, A se stesso, IV, 23
È in armonia con me tutto ciò che è in armonia con te, o cosmo; nulla di ciò che per te cade al momento opportuno è precoce o tardivo per me. È un frutto per me tutto ciò che recano le tue stagioni, o natura: tutto da te, tutto in te, tutto a te. Quel tale dice: «O cara città di Cecrope»; e tu non dirai: «O cara città di Zeus»?

Marco Aurelio, A se stesso, IX, 32
Puoi eliminare molte cose superflue tra quelle che ti disturbano, in quanto risiedono completamente nella tua opinione: e ti ricaverai subito un ampio spazio. Abbraccia col pensiero l’intero universo, comprendi nella mente l’eternità infinita e considera la rapida trasformazione delle parti di ciascuna cosa: come sia breve il tempo che scorre dalla nascita fino al dissolvimento, immenso quello che precede la nascita, e, ugualmente, infinito quello che segue al dissolvimento.

Marco Aurelio, A se stesso, X, 17
Ricorri continuamente alla rappresentazione dell’intera eternità e dell’intera sostanza, e del fatto che ogni singola parte è, di fronte alla sostanza, un granello di fico, di fronte al tempo, un giro di trapano.

Marco Aurelio, A se stesso, XI, 1
Le proprietà dell’anima razionale: vede se stessa, articola se stessa, rende se stessa quale vuole, raccoglie essa stessa il frutto che produce (i frutti delle piante e i prodotti degli animali, infatti, li raccolgono altri), raggiunge il proprio fine, ovunque cada il termine della vita. Diversamente da quanto avviene nella danza, nelle rappresentazioni teatrali e in analoghe situazioni – dove l’intera azione rimane incompiuta se qualcosa la interrompe –, in qualunque parte, in qualunque circostanza l’anima venga colta, realizza pienamente e senza lacune il suo proposito, sì da poter dire: «Ho avuto ciò che è mio». Ancora: spazia per il cosmo intero, per il vuoto che lo circonda e per la struttura che conforma il cosmo, si protende verso l’infinito dell’eternità, abbraccia e comprende col pensiero la periodica rigenerazione dell’universo, e osserva che chi verrà dopo di noi non vedrà nulla di nuovo, e che nulla di più ha visto chi è venuto prima di noi, ma in certo qual modo chi ha superato la soglia dei quarant’anni, se ha un minimo di intelligenza, ha visto, in virtù dell’analogia che li lega, tutto il passato e tutto il futuro. Proprio dell’anima razionale è, inoltre, amare il prossimo, coltivare la verità e il pudore, non onorare nulla più di se stessa – il che è proprio anche della legge. Così, appunto, non c’è nessuna differenza tra ragione retta e ragione della giustizia.

Antologia Palatina, IX, 577 (epigramma attribuito all’astronomo Tolomeo)
Lo so, sono mortale e non duro che un giorno. Ma quando accompagno nella loro corsa circolare le fitte schiere degli astri, i miei piedi non toccano più terra, vado accanto a Zeus stesso a saziarmi di ambrosia come gli dei.

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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