Pubblicato in: filosofia, pratica filosofica

Lo sguardo dall’alto


La natura da contemplare: esercizi spirituali e filosofia antica – Antologia di passi scelti (sulla scorta dell’insegnamento di Pierre Hadot)

Platone, Teeteto, 714e
E quando sente dire di uno che possiede una estensione immensa di terra perché ne possiede dieci mila plettri e anche più, gli pare cosa estremamente piccola, abituato com’è a riguardare la terra tutta quanta.

Cicerone, Della repubblica, VI, 9, 16
Guardando da quella via [Lattea] tutto l’universo, mi parve vederlo pieno di magnificenze e di meraviglie. V’erano infatti quelle stelle che mai vedemmo dal nostro emisfero e la loro grandezza era tale che noi non sapremmo mai immaginarla. La più piccola era quella che, situata ai confini del cielo, e la più vicina alla Terra, luceva di luce altrui. La grandezza delle stelle era di gran lunga maggiore di quella del globo terrestre. E la Terra mi parve così piccola da vergognarmi io quasi del nostro impero che vi figura appena come un punto.

Cicerone, Lucullo, 41, 127
Non penso che si debba rinunciare ai quesiti dei fisici. L’osservazione e la contemplazione della natura sono una specie di alimento naturale per le anime e per gli spiriti. Ci raddrizziamo, ci dilatiamo, noi guardiamo dall’alto le cose umane e, contemplando le cose superiori e celesti, disprezziamo le cose umane per essere meschine e ristrette. La ricerca delle cose più grandi e nello stesso tempo più oscure ci procura piacere: se in questa ricerca ci si presenta qualcosa di verosimile, il nostro spirito si riempie di un nobile piacere umano.

Ovidio, Metamorfosi, XV, 147 sgg.
Voglio incamminarmi in mezzo agli astri elevati, voglio abbandonare la terra, questo soggiorno inerte, voglio lasciarmi trasportare dalle nubi… di lassù vedrò gli uomini errare all’avventura, tremando di paura, senza ragione, all’idea della morte.

Seneca, Questioni naturali, I, prefazione, 7-10
L’anima raggiunge il bene pieno e perfetto della condizione umana quando, calpestato ogni male, si volge verso l’alto e penetra nel seno più profondo della natura. Allora, mentre vaga in mezzo agli astri, gioisce nel deridere i pavimenti dei ricchi e tutta la terra con il suo oro, e intendo non soltanto quello che è stato estratto e consegnato alla zecca per essere coniato, ma anche quello che essa conserva nascosto per l’avidità dei posteri.
Non può disprezzare portici e soffitti a cassettoni risplendenti d’avorio e boschetti tagliati con cura e corsi d’acqua deviati per farli giungere nei palazzi, prima di aver fatto il giro di tutto l’universo e di aver detto, guardando dall’alto in basso il mondo angusto e per gran parte coperto dal mare, con vaste regioni desolate anche nelle terre emerse e con zone o bruciate o ghiacciate: «È tutto qui quel punto che viene diviso col ferro e col fuoco fra tanti popoli?
Oh come sono ridicoli i confini posti dagli uomini! Il nostro impero tenga lontani i Daci al di là dell’Istro, blocchi i Traci con l’Emo, l’Eufrate ostacoli i Parti, il Danubio segni il confine fra i territori dei Sarmati e quelli dei Romani, il Reno ponga un limite alla Germania, i Pirenei innalzino le loro creste in mezzo fra la Gallia e la Spagna, una vasta landa desolata e sabbiosa si estenda fra l’Egitto e gli Etiopi.
«Se si desse alle formiche l’intelletto umano, non dividerebbero forse anch’esse un’unica aia in molte province? Ma quando ti sarai innalzato a quelle realtà veramente grandi, ogni volta che vedrai eserciti marciare a bandiere spiegate e i cavalieri, come se si facesse qualcosa di importante, ora precederli in avanscoperta, ora portarsi ai lati, ti verrà voglia di dire: va per i campi la nera fila: questo è un andirivieni di formiche che si affaticano in uno spazio angusto. Che differenza c’è fra noi e loro, se non le dimensioni di un minuscolo corpicciolo?».

Marco Aurelio, A se stesso, VII, 35
«A chi dunque ha una mente magnanima e l’attitudine ad abbracciare col pensiero la totalità del tempo e dell’essere, davvero tu credi che la vita umana possa sembrare una cosa molto importante? – Impossibile – disse quello. – E quindi un uomo di questo genere giudicherà forse la morte qualcosa di terribile? – No, affatto».

Marco Aurelio, A se stesso, VII, 47
Osserva il corso degli astri, come ruotando insieme con essi, e considera continuamente il reciproco trasformarsi di un elemento nell’altro: la rappresentazione di queste cose purifica dalla lordura della vita su questa terra.

Marco Aurelio, A se stesso, VII, 48
[Bello il pensiero di Platone!] E parlando degli uomini occorre anche osservare le cose terrene come da un luogo elevato si guarda verso il basso: mandrie, eserciti, campi coltivati, matrimoni, divorzi, nascite, morti, clamore di tribunali, terre deserte, popolazioni barbariche varie, feste, lamentazioni, mercati, tutto questo gran miscuglio e l’armonioso ordine che nasce dagli opposti.

Marco Aurelio, A se stesso, IX, 30
Osserva, dall’alto: mandrie innumerevoli, innumerevoli cerimonie, varia navigazione tra tempeste e bonacce, molteplice diversità di esseri che nascono, convivono, scompaiono. Considera anche la vita vissuta in passato da altri, quella che verrà vissuta dopo di te e quella che ora si vive tra i popoli barbari; considera quanti non conoscono neppure il tuo nome, quanti ben presto lo dimenticheranno, quanti che forse ora ti lodano ben presto ti biasimeranno; considera come il ricordo che lasciamo ai posteri non abbia valore, e non lo abbiano né la gloria né, in assoluto, altro.

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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