Pubblicato in: filosofia

Breve antologia baconiana


Sapere è potere

Considerando poi i desideri e le ambizioni degli uomini, Bacone distingueva tre specie di ambizione, anche se una di esse non è forse degna di questo nome. La prima è quella di coloro che lavorano senza posa per aumentare la loro personale potenza nella loro patria: questa è volgare e degenere. La seconda è quella di coloro che cercano di aumentare la potenza della loro patria nel mondo: questa ha in sé più dignità, ma non minore cupidigia. La terza è quella di coloro che cercano di instaurare ed esaltare la potenza e il dominio dell’uomo stesso, o di tutto il genere umano, sull’universo: quest’ambizione è senza dubbio più sana e più nobile delle due precedenti.
Il dominio dell’uomo consiste solo nella conoscenza: l’uomo tanto può quanto sa; nessuna forza può spezzare la catena delle cause naturali; la natura infatti non si vince se non ubbidendole.
Bacone ha lungamente meditato per cercare esempi capaci di illustrare non solo la forza pura e semplice delle scoperte, ma anche il modo in cui quella forza si congiungeva con il valore e il beneficio per l’uomo. Essa si manifesta certo con grande evidenza in quelle tre invenzioni che erano ignote agli antichi e le cui origini restano ancora per noi oscure e ingloriose: l’arte della stampa, la polvere da sparo, la bussola. Queste tre invenzioni, che son poche di numero e non sono molto lontane dalle vie ordinarie della ricerca, hanno cambiato la faccia del mondo e le condizioni della vita sulla terra: la prima nella cultura, la seconda nell’arte militare, la terza nella navigazione. Da esse derivarono infiniti mutamenti che si rivelano assai notevoli ad un accurato esame, tanto che nessun impero, nessuna sètta, nessuna stella sembra avere esercitato, sulle cose umane, un maggior influsso ed una maggiore efficacia di queste tre invenzioni meccaniche. Per rendersi conto del valore delle opere, basterà considerare la differenza che passa tra la vita degli uomini in una regione europea altamente civilizzata e quella che si conduce in un qualche territorio barbaro e selvaggio della Nuova India. La differenza è così grande che si può dire con ragione che un uomo può apparire a un altro uomo come un Dio, non solo per gli aiuti e i benefici che può dare, ma anche per il confronto fra le condizioni di vita. Tale differenza non deriva dal terreno, né dal clima, né dalla costituzione fisica, ma dalle arti. Ma il nuovo mondo delle scienze non deve accordarsi con il Nuovo Mondo della geografia nell’essere molto meno coltivato del vecchio mondo. Al contrario, bisogna che i nuovi ritrovati delle arti si rivelino molto più importanti di ciò che è già a nostra disposizione e siano tali da non limitarsi solo a guidare gentilmente la natura, ma capaci di vincerla, di sottometterla e scuoterla dalle fondamenta. Accade quasi sempre che le scoperte raggiunte con facilità diano luogo a opere deboli: le radici delle cose, dove risiede la forza, sono nascoste nel profondo.
Può darsi che qualcuno, che dedica alla contemplazione tutto il suo amore e la sua venerazione, avverta qualcosa di sgradevole in questa continua esaltazione delle opere. Sappia costui che, così pensando, va contro ai suoi stessi desideri perché in natura le opere non sono soltanto benefici per la vita, ma anche pegni della verità. Quello stesso che si richiede giustamente nella religione, che cioè la fede sia dimostrata dalle opere, vale anche nella filosofia naturale: anche la scienza deve essere dimostrata dalle opere. La verità emerge ed è dimostrata più dall’indicazione delle opere che dalle argomentazioni o dall’osservazione.
(Cogitata et visa. Pensieri e conclusioni sulla interpretazione della natura o sulla scienza operativa, in Scritti filosofici, a cura di P. Rossi, utet, Torino 1975, pp. 389-391)

***

Formiche, ragni, api

Coloro che trattarono le scienze furono o empirici o dogmatici. Gli empirici, come le formiche, accumulano e consumano. I razionalisti, come i ragni ricavano da se medesimi la loro tela. La via di mezzo è quella delle api, che ricavano la materia prima dai fiori dei giardini e dei campi, e la trasformano e la digeriscono in virtù di una loro propria capacità. Non dissimile è il lavoro della vera filosofia che non si deve servire soltanto o principalmente delle forze della mente; la materia prima che essa ricava dalla storia naturale e dagli esperimenti meccanici, non deve esser conservata intatta nella memoria ma trasformata e lavorata dall’intelletto. Così la nostra speranza è riposta nell’unione sempre più stretta e più santa delle due facoltà, quella sperimentale e quella razionale, unione che non si è finora realizzata.
(La grande instaurazione, libro I, aforisma XCV)

Bacone non ignora che, fra gli empirici, alcuni non vogliono essere considerati meri empirici, e che, fra i dogmatici, alcuni ambiscono ad essere stimati industriosi e intelligenti nel fare esperienze. Ma si è trattato e si tratta di artifici per aumentare la propria reputazione e per eccellere sugli altri nell’una o nell’altra delle due sette. In realtà il divorzio, che è quasi un odio, fra queste due facoltà è sempre esistito. Per questo Bacone ha pensato che possono derivare molte cose fauste da una più stretta e santa unione.
(In Scritti filosofici, p. 395)

***

Gli “idoli” della mente

XXXIX. Quattro sono i generi di idoli che assediano la mente umana. Per farci intendere abbiamo imposto loro dei nomi: chiameremo il primo genere idoli della tribù; il secondo idoli della spelonca; il terzo idoli del foro; il quarto idoli del teatro.
XL. Ricavare i concetti e gli assiomi per mezzo dell’induzione vera: questo è senza dubbio il rimedio adatto per scacciare e rimuovere gli idoli. Anche l’indicazione degli idoli è tuttavia di grande utilità. Infatti la dottrina degli idoli sta all’interpretazione della natura
come la dottrina degli elenchi sofistici sta alla comune dialettica.
XLI. Gli idoli della tribù sono fondati sulla stessa natura umana e sulla stessa tribù o razza umana. Pertanto si asserisce falsamente che il senso è la misura delle cose. Al contrario, tutte le percezioni, sia del senso sia della mente, derivano dall’analogia con l’uomo, non dall’analogia con l’universo. L’intelletto umano è simile a uno specchio che riflette irregolarmente i raggi delle cose, che mescola la sua propria natura a quella delle cose e le deforma e le travisa.
XLII. Gli idoli della spelonca sono idoli dell’uomo in quanto individuo. Ciascuno infatti (oltre alle aberrazioni proprie della natura umana in generale) ha una specie di propria caverna o spelonca che rifrange e deforma la luce della natura: o a causa della natura propria e singolare di ciascuno, o a causa dell’educazione e della conversazione con gli altri, o della lettura di libri e dell’autorità di coloro che vengono onorati e ammirati, o a causa della diversità delle impressioni a seconda che siano accolte da un animo già condizionato e prevenuto oppure sgombro ed equilibrato. Cosicché lo spirito umano (come si presenta nei singoli individui) è cosa varia e grandemente mutevole e quasi soggetta al caso. Perciò giustamente affermò Eraclito che gli uomini cercano le scienze nei loro piccoli mondi privati e non nel più grande mondo a tutti comune.
XLIII. Vi sono poi gli idoli che derivano quasi da un contratto e dalle reciproche relazioni del genere umano: li chiamiamo idoli del foro a causa del commercio e del consorzio degli
uomini. Gli uomini infatti si associano per mezzo dei discorsi, ma i nomi vengono imposti secondo la comprensione del volgo e tale errata e inopportuna imposizione ingombra straordinariamente l’intelletto. D’altra parte le definizioni o le spiegazioni, delle quali gli uomini dotti si sono provveduti e con le quali si sono protetti in certi casi, non sono in alcun modo servite di rimedio. Anzi, le parole fanno violenza all’intelletto e confondono ogni cosa e trascinano gli uomini a innumerevoli e varie controversie e finzioni.
XLIV. Vi sono infine gli idoli che sono penetrati nell’animo degli uomini dai vari sistemi filosofici e dalle errate leggi delle dimostrazioni. Li chiamiamo idoli del teatro perché consideriamo tutte le filosofie che sono state accolte e create come altrettante favole presentate sulla scena e recitate, che hanno prodotto mondi fittizi da palcoscenico. Non parliamo soltanto dei sistemi filosofici attuali o delle antiche filosofie e delle antiche sètte, perché è sempre possibile comporre e combinare molte altre favole dello stesso tipo: le cause di errori diversissimi possono essere infatti quasi comuni. Né abbiamo queste opinioni solo intorno ai sistemi filosofici, ma anche intorno a molti principî e assiomi delle scienze che sono invalsi per tradizione, credulità e trascuratezza. Ma di ognuna di queste specie di idoli bisognerà parlare più diffusamente e partitamente per mettere in guardia l’intelletto umano.
(Nuovo Organo, I, 1, in Scritti filosofici, cit., pp. 559-562)

«In tutte le cose, e specialmente nelle più difficili, non ci si deve aspettare di seminare e mietere nel medesimo tempo, ma è necessaria una lenta preparazione, affinché esse maturino gradatamente.»
(Francis Bacon, De officio judicis)

***

La filosofia è stata un sapere sterile

Il filosofo inglese, dopo aver rifiutato l’autorità degli antichi in nome della luce che viene direttamente dalla natura, condanna la filosofia per essere stata un sapere sterile, finalizzato non alla verità ma alle discussioni e alle dispute.

F. Bacon, Temporis partus masculus

Nella sua grande enciclopedia intitolata De dignitate et augmentis scientiarum che fu pubblicata nel 1623 Bacone traccia questo breve quadro della civiltà del suo tempo:

Quando considero le condizioni di questi tempi nei quali la cultura sembra essere ritornata per la terza volta fra gli uomini e allorché osservo la grandezza e la varietà dei mezzi e degli strumenti di cui essa è fornita, la profondità e l’altezza dei molti ingegni di questa epoca, le opere ammirevoli degli antichi scrittori che splendono dinanzi a noi come faci, l’arte della stampa che distribuisce generosamente i libri agli uomini di qualunque condizione, il seno ormai dischiuso dell’Oceano e il mondo percorso da un capo all’altro onde è stata portata a nostra conoscenza una quantità di esperimenti sconosciuti agli antichi e si è grandemente arricchita la storia naturale… la pace di cui godono la Gran Bretagna, la Spagna l’Italia, la stessa Francia e non poche altre regioni… quando penso a tutto questo, non posso fare a meno di esser trasportato dalla speranza che questa terza epoca del sapere supererà di gran lunga le due epoche precedenti che si verificarono presso i Greci e presso i Romani.

Ma per realizzare questa “speranza”, per dar luogo a questa nuova età era anche necessario chiarire e approfondire le ragioni, le cause, i motivi del fallimento di tutto il sapere tradizionale. Di fronte alle filosofie del passato è necessario assumere un atteggiamento di netto rifiuto: cercare di richiamare in vita la scienza dalle “tenebre dell’antichità” invece che dalla “luce della natura” appare a Bacone errato e colpevole. Nella critica alla tradizione non si tratta quindi di andar confutando i singoli errori e le singole menzogne, non si tratta di gettarsi nella mischia e nella lotta tra le varie scuole o “sètte” filosofiche prendendo le difese di una delle parti in lotta, ma occorre disperdere di colpo le tenebre che i secoli hanno addensato e rendersi conto che la accanita lotta che vien condotta dalle varie scuole filosofiche è solo una lotta di “larve” e di “ombre”, di una “turba venale di professori”. Dal punto di vista di questa decisa rottura con il passato tutte le filosofie trascorse possono, in qualche modo, esser poste sullo stesso piano; sono tutte degne delle stesse accuse e soggiacciono allo stesso tipo di critica. La nuova filosofia che dovrà sostituirsi ad esse non potrà più muoversi sul loro stesso terreno, non potrà piú accettare i loro principî, i loro presupposti, i loro argomenti, le loro dimostrazioni; dovrà essere la conseguenza di un nuovo atteggiamento dell’uomo di fronte alla natura, e questo atteggiamento nuovo richiederà un nuovo concetto di verità, una nuova moralità ed una nuova logica.

La dura condanna di Bacone ha in realtà il tono di una condanna morale. Di quale colpa si sono resi rei i filosofi del passato? Essi, secondo il nostro Lord Cancelliere, hanno peccato di superbia intellettuale trasformando la filosofia da paziente e umile indagine delle “cose” e della natura in uno strumento raffinato di prevalenza nelle discussioni e nelle dispute. Il sapere filosofico è diventato cosí tutto verbale, sterile di opere, si è confessato incapace di trasformare il mondo. Questa sterilità, d’altro lato, è appunto la conseguenza della duplice pretesa che i Greci lasciarono in eredità al genere umano: la pretesa di sostituire perfette costruzioni di parole ai faticosi tentativi di sfogliare le pagine del gran libro della natura e la pretesa di rinchiudere per sempre, entro una dottrina particolare, la universalità del metodo e la totalità della natura. La filosofia, quel tipo di filosofia, ha quindi una grande responsabilità: quella di aver distolto gli uomini dalla riflessione sulle cose per costringerli ad una sterile riflessione sull’interiorità. In questo modo essa ha posto la contemplazione al posto delle opere, è diventata una scuola di rassegnazione invece che uno strumento di possibilità di nuove per il genere umano.

(Il pensiero di F. Bacon, a cura di P. Rossi, Loescher, Torino, 1974, pagg. 4-6)

***

La Casa di Salomone

Ne La nuova Atlantide – che viene spesso inserita fra le opere utopiche ed accostata all’Utopia di Thomas More e alla Città del Sole di Campanella – F. Bacone immagina che un gruppo di naviganti, spinti da condizioni atmosferiche avverse, siano sbarcati sulla misteriosa isola di Bensalem (una nuova Betlemme?), su cui incontrano un Padre della “Casa di Salomone”, che racconta di una società di dòtti, tutta dedita al miglioramento delle condizioni dell’umanità attraverso la conoscenza scientifica e la tecnica, per la realizzazione di un sempre piú ampio dominio dell’uomo sulla natura.

(da F. Bacon, La nuova Atlantide)

Tre giorni dopo Joabim tornò a farmi visita e mi disse:

“Siete davvero fortunati! Il Padre della Casa di Salomone, avvertito della vostra presenza in città, mi ha ordinato di riferirvi che vuole ammettervi tutti alla sua presenza e che desidera avere una conversazione privata con uno di voi che voi stessi sceglierete: per questa udienza egli ha fissato le ore antimeridiane di dopodomani per potervi impartire la sua benedizione”.

Ci presentammo tutti al giorno e all’ora stabiliti. Io stesso ero stato scelto dai miei compagni per il colloquio privato. Trovammo il Padre in una bellissima camera riccamente tappezzata il cui pavimento era coperto da un tappeto. Egli sedeva sopra una poltrona bassa, non sollevata da terra da nessun gradino e riccamente adornata. Sopra di lui era un ricco baldacchino di seta azzurra ricamata. Vestiva lo stesso abito che gli avevamo visto sulla portantina ma, invece della toga, aveva un mantello e un cappuccio, entrambi di un bel panno nero, fermati intorno alle spalle.

Nessuno era con lui ad eccezione di due giovani paggi, elegantemente vestiti di bianco posti di qua e di là dal trono. Entrando, come ci era stato insegnato, ci inchinammo profondamente e quando fummo giunti vicino alla sua poltrona egli si levò in piedi levando alta la sua mano nuda in atto di benedizione. Ad uno ad uno ci piegammo a baciare la sua stola. Poi gli altri compagni si ritirarono e io rimasi solo con lui. Il Padre fece cenno ai paggi di allontanarsi dalla stanza e dopo avermi invitato a sedere accanto a lui cosí mi parlò esprimendosi in spagnuolo:

“Dio ti benedica, figlio mio. Io ti darò la gemma piú preziosa che possiedo: ti svelerò infatti, per amore di Dio e degli uomini, la vera organizzazione della Casa di Salomone. E per fartela conoscere, figlio mio, seguirò quest’ordine: in primo luogo ti rivelerò il fine della nostra istituzione; in secondo luogo i mezzi e gli strumenti che possediamo per i nostri lavori; in terzo luogo i diversi impieghi e funzioni assegnati a ciascuno dei nostri fratelli; in quarto luogo infine le norme e i riti che osserviamo.

“Fine della nostra istituzione è la conoscenza delle cause e dei segreti movimenti delle cose allo scopo di allargare i confini del potere umano verso la realizzazione di ogni possibile obiettivo.

“I mezzi e gli strumenti sono i seguenti: abbiamo ampie caverne piú o meno profonde, le piú profonde delle quali si addentrano nella terra fino a seicento cubiti. Alcune di esse sono state scavate sotto alte colline o montagne, cosicché, se si somma l’altezza della collina e la profondità della caverna, si arriva (in alcuni casi) a circa tre miglia di profondità. Abbiamo scoperto infatti che la profondità di una collina e la profondità di una caverna dalla superficie si equivalgono giacché entrambe sono ugualmente remote dal sole, dai raggi celesti e dall’aria aperta. Chiamiamo queste caverne “regioni inferiori” e ce ne serviamo per esperienze di coagulazione, indurimento, refrigerazione e conservazione dei corpi. Ne usiamo anche, a imitazione delle miniere naturali, per la produzione di nuovi metalli artificiali mediante la combinazione di vari materiali ivi giacenti da moltissimi anni. Ma ti stupirà molto sapere che usiamo talvolta queste caverne anche per la cura di certe malattie e per esperienze sul prolungamento della vita che facciamo su alcuni eremiti che hanno scelto di vivere laggiú. Essi, ben provvisti di tutto il necessario, vivono infatti molto a lungo e da loro noi apprendiamo anche molte cose.

“Abbiamo anche fosse scavate in terre di diversa natura dove poniamo diverse specie di cementi, come fanno i cinesi con le loro porcellane. E come i cinesi anche noi abbiamo porcellane, ma in maggior varietà e alcune molto pregiate. Siamo provvisti anche di ogni sorta di concimi e di limo per rendere ferace la terra.

“Possediamo inoltre alte torri, la piú alta delle quali misura un mezzo miglio. Alcune di esse sorgono su alte montagne cosicché, sommando l’altezza della torre con quella della montagna, si raggiunge, nella torre piú alta, l’altezza dei tre miglia. Chiamiamo questi posti “regioni superiori”, considerando l’aria compresa fra le regioni alte e le basse come “regione intermedia”. Ci serviamo di queste torri, in relazione alle loro diverse altezze e posizioni, per esperimenti di insolazione, di refrigerazione e di conservazione e per l’osservazione dei fenomeni atmosferici come i venti, le piogge, la neve, la grandine e i meteoriti ignei. Anche su qualcuna di queste torri vivono degli eremiti che visitiamo ogni tanto istruendoli sulle osservazioni che debbono compiere.

“Disponiamo anche di grandi laghi d’acqua dolce e di acqua salata per l’allevamento di pesci e di uccelli acquatici. Ce ne serviamo anche per la macerazione di alcuni corpi naturali: e troviamo una grande differenza nei processi delle sostanze seppellite sotto terra o esposte all’aria o immerse nell’acqua. Abbiamo anche stagni in alcuni dei quali purifichiamo l’acqua dal sale, e altri nei quali artificialmente trasformiamo l’acqua dolce in salata. Abbiamo scogli in mezzo al mare e argini costruiti sulle spiagge per alcuni esperimenti nei quali si richiedono l’aria e il vapore del mare. Possediamo inoltre impetuose cascate e cateratte di cui ci serviamo per produrre forza motrice e abbiamo macchine per moltiplicare e accrescere la forza dei venti.

“Siamo provvisti anche di un buon numero di pozzi e sorgenti artificiali fatte a imitazione delle sorgenti naturali e di vasche contenenti vetriolo, zolfo, acciaio, rame, piombo, salnitro e altri minerali. Abbiamo inoltre piccoli pozzi, per l’infusione di molte sostanze, nei quali l’acqua sprigiona la sua virtù più rapidamente e meglio che nei vasi e nelle bacinelle. Fra le altre abbiamo un’acqua che chiamiamo “acqua del paradiso” perché, in relazione alle nostre operazioni su di essa, è davvero sorprendente per la salute e il prolungamento della vita.

“Abbiamo anche case grandi e spaziose, dove imitiamo e riproduciamo i fenomeni metereologici, come la neve, la grandine, la pioggia, le piogge artificiali di corpi non acquosi, i tuoni, e i fulmini. In queste case sperimentiamo anche la generazione aerea di animali come le rane, le mosche e molti altri.

“Disponiamo anche di alcune stanze che chiamiamo camere di salute dove condizioniamo l’aria per renderla salubre e adatta alla cura di varie malattie e alla conservazione della salute.

“Possediamo inoltre bagni belli e spaziosi, con diverse qualità di acque, per la cura delle malattie e per ristorare il corpo umano dall’eccessiva aridità, e altri per il rinvigorimento dei muscoli, degli organi vitali e della stella linfa e sostanza del corpo.

“Abbiamo costruito poi grandi frutteti e giardini dalle diverse colture, nei quali non guardiamo tanto alla bellezza quanto alla varietà del terreno e alla sua idoneità alla coltivazione di piante ed erbe diverse: in alcuni di essi, molto spaziosi, crescono, oltre ai vigneti, alberi e arbusti fruttiferi con i quali prepariamo diversi tipi di bevande. Qui pratichiamo una serie di esperimenti di innesti e inoculazioni, sia su piante selvatiche sia su piante da frutta, e otteniamo importanti risultati. In questi stessi frutteti e giardini facciamo nascere artificialmente piante e fiori più presto o più tardi della stagione in cui esse nascerebbero naturalmente e li facciamo fiorire e fruttificare più rapidamente del normale. Siamo in grado anche di ottenere piante molto più grandi delle normali, e i frutti di queste piante sono più grandi, più dolci e differenti di gusto, profumo, colore e forma dagli altri della specie originaria. E molti di questi frutti così trattati acquistano virtù medicinali.

“Conosciamo anche dei sistemi per far nascere, mediante combinazioni di terreni, varie piante senza semi, per produrre nuove specie di piante diverse dalle comuni e infine per trasformare una pianta in un’altra.

“Disponiamo anche di parchi e di recinti per animali e uccelli di ogni tipo, i quali ci servono non tanto come spettacolo curioso, quanto per esperimenti di dissezione, mediante i quali gettiamo luce sugli studi intorno al corpo umano. In questo campo abbiamo raggiunto straordinari risultati, come la continuazione della vita quando diversi organi, che voi considerate vitali, sono morti o asportati, la resurrezione dei corpi che all’apparenza sembrano morti e così via. Esperimentiamo anche su di essi veleni e medicinali e li sottoponiamo a cure mediche e a esperimenti chirurgici. Riusciamo a renderli artificialmente più grossi o piú alti degli altri membri della loro specie, o viceversa piú piccoli, arrestando il loro sviluppo. Li rendiamo piú fecondi e prolifici del normale oppure sterili e infecondi. Possiamo variarne il colore, la forma, le attività. Riusciamo a fare incroci e accoppiamenti diversi che generano nuove specie, e non sono infecondi come reputa l’opinione comune. Otteniamo numerose specie di serpenti, vermi, insetti e pesci da sostanze in putrefazione e alcuni di questi animali sono arrivati a essere creature perfette come gli animali e gli uccelli: provvisti di sesso e capaci di propagarsi. E nulla di tutto ciò avviene per caso giacché sappiamo in antecedenza quale specie di creatura nascerò da una determinata materia o incrocio.

Pubblicità

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...