Pubblicato in: didattica, scuola

Del rientro a scuola, costi quel che costi


So che magari questa considerazione potrà sembrare irrilevante ai più. Ma in essa c’è la scuola, quella vera, al di là del vaniloquio, del chiacchiericcio e delle strumentalizzazioni politiche. Da domani, so per certo (per averlo già sperimentato nei mesi precedenti, con l’ulteriore aggravante dei cambiamenti di orario e della recrudescenza epidemica) tornando a scuola alle condizioni pazzesche che ci vengono imposte, la qualità del mio/nostro lavoro didattico – mio/nostro perché si lavora per gli studenti e con gli studenti – scadrà in maniera consistente e, salvo colpi d’ala dell’ultimo momento (da parte mia o di qualche studente: dalle istituzioni non mi aspetto niente di positivo), andrà peggiorando col passare del tempo.

A chi convenga, cui prodest, mi sfugge (parlo della gente che la scuola la vive in prima persona). Magari, per qualche collega sarà diverso. Avrà i suoi buoni motivi.

Per come la vedo io: cinque-sei ore di lezione con la fp2, in aule gelide (occorre areare!), ad orari improbabili, con strumenti non all’altezza di quelli di cui disponiamo a casa, con dieci-quindici alunni impietriti ai loro banchi e col volto coperto e dieci-quindici invisibili in collegamento da casa (sempre che il collegamento funzioni, che il PC non faccia le bizze, che il collega dell’ora precedente non abbia cambiato la password, ecc. ecc.) avranno, probabilmente, un impatto scarsamente produttivo anche sui più motivati. Potremo quanto meno dialogare? La fisicità ci sarà d’aiuto? Immaginatevi dieci personaggi in cerca d’autore, alcuni dei quali preoccupati o angosciati per la paura di covid o l’imbarazzo della situazione, infreddoliti, ammutoliti dalla fp2, costretti a rimaner seduti al loro posto, con la sola possibilità, al massimo, di recarsi al bagno, luogo metafisico per eccellenza, in solitudine. Potranno addentare il panino che si sono portati? Di questo non sappiamo ancora nulla… Stando alla normativa in vigore parrebbe di no. Ad ogni modo, io non mi assumerò la responsabilità di far loro togliere la mascherina, nemmeno per un minuto (salvo indicazioni più puntuali da parte della Dirigenza).

Ma qualcuno potrebbe dire: «Al diavolo la didattica e l’apprendimento, l’importante è uscire di casa, è la relazione, è socializzare». D’accordissimo. Socializzeranno dove e come? Dentro le aule alle condizioni che illustravo sopra? Difficile… per quanto l’umano, soprattutto in giovane età, abbia risorse sorprendenti… Allora fuori dai cancelli, alla fermata dell’autobus (arriverà all’orario giusto per tutti? vedremo…), tornando a casa o aspettando di entrare a scuola al baretto qui vicino…

Ma, benedetto iddio, chi impedisce loro di far la stessa cosa di pomeriggio? Cambia qualcosa nella qualità della relazione? Mi sfugge… Beninteso: sto parlando di ragazzi/e di età compresa tra i 17 e 20 anni (alcuni dei quali in altri contesti scolastici starebbero al primo o al secondo anno di università).

Ad ogni modo: sursum corda! Faremo del nostro meglio… qualcosa ci inventeremo

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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