Pubblicato in: didattica, filosofia

LETTERE DALL’ANTROPOCENE


A conclusione di un percorso didattico multidisciplinare (fisica, chimica, bioetica, medicina, psicologia, filosofia etica e politica) dedicato alla questione ambientale e al rapporto uomo-natura, abbiamo chiesto ai nostri studenti del triennio classico (sez. X), Liceo “Ignazio Vian” di Bracciano, di redigere un testo tenendo presenti queste consegne: “Da giovane a giovane. Scrivi una lettera ad un giovane di domani, ad un non-ancora-nato, provando a spiegare la tua visione del mondo, i tuoi dubbi, le tue speranze in merito alla questione ambientale e al rapporto uomo-natura. Tu cosa stai facendo di concreto? Cosa pensi di fare nel tempo che verrà?”

Alcune studentesse e alcuni studenti hanno affidato alle onde della rete i loro “messaggi nella bottiglia”, sorta di crononauti in visita a figli e nipoti non ancora nati. Vi invitiamo a leggere queste lettere, testimonianza di un’umanità moderna ed antica allo stesso tempo, che conosce ancora il sapore del bello, e che, nonostante tutto, non si arrende. Persone meravigliose. Sono loro la nostra speranza. A loro rendiamo onore.

Il percorso, valido anche come PCTO, si è articolato in una serie di incontri pomeridiani in videoconferenza, che hanno visto la partecipazione di esperti esterni. Alcune tematiche sono state introdotte, riprese e supportate anche attraverso la didattica ordinaria, in presenza e in DDI. Superfluo sottolineare la rilevanza della materia in termini di educazione civica ed orientamento universitario (ed esistenziale).

Alleghiamo a questo post una serie di materiali online che sono stati condivisi con gli studenti per la produzione dei loro interventi, in modo che, volendo, possano essere utilizzati da colleghi di altre scuole (ma che possono tornare utili anche ai cultori della materia).
I testi degli studenti che hanno aderito alla proposta di pubblicazione su questo blog sono fruibili nella sezione “commenti” del presente post.

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

13 pensieri riguardo “LETTERE DALL’ANTROPOCENE

  1. Si può davvero salvare il mondo senza prima crollare sotto il peso di questa responsabilità?

    Voglio dirti la verità: non credo sia possibile; non sappiamo nemmeno se la Terra si possa veramente guarire…

    Forse è questo il problema della nostra generazione, siamo così schiacciati dalla stessa speranza e dalla stessa voglia di combattere per il nostro futuro, per un mondo dove delle ferite aperte da i nostri progenitori rimangono solo le cicatrici, che ci affanniamo verso una fantasia probabilmente irrealizzabile. Siamo ironicamente schiavi del nostro desiderio di libertà, seppur sia l’unica cosa che ci spinge ad andare avanti e al contempo il motivo della profonda delusione che proviamo nei confronti della realtà in cui viviamo, la quale non possiamo né fuggire né sanare.Tiriamo avanti in un mondo che si sta deteriorando sempre di più e sempre più velocemente, avendo ben chiaro che il vostro futuro dipende quasi esclusivamente dalle nostre azioni.

    È proprio con questa consapevolezza che stiamo affrontando uno dei conflitti più significativi della nostra epoca, ovvero quello tra Uomo e Natura.

    Nel 2020 gli Stati Uniti hanno registrato il record di catastrofi meteo-climatiche annuali con un numero di ben 22 disastri ambientali, tra cui 13 tempeste, 7 cicloni e una gravissima stagione di incendi in California. Questi sono i dati raccolti e forniti dalla NCEI ( National Centers for Environmental Information ), i quali attestano che i cambiamenti climatici dovuti all’impatto dell’uomo sul pianeta sono veramente allarmanti, oggi più che mai.

    Tra le vittime immediate di questa tragedia ci sono gli animali: perdita e deterioramento degli habitat, inquinamento, sfruttamento, commercio illegale e bracconaggio, mutamento del clima e della composizione dell’ambiente circostante, ecosistemi sull’orlo dello spegnimento; queste sono alcune delle cause principali dell’estinzione prossima del 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli che vivono sulla Terra ( come riportato dai dati del WWF ).

    E tutto questo per colpa dell’uomo, colui che vive grazie a ciò che questo mondo generosamente gli concede e che avrebbe dovuto ringraziare sua Madre per la vita che gli ha donato. Dunque, a questo punto, una domanda sorge spontanea:

    L’uomo ha mai davvero amato la Natura?

    Dubbiamente il nostro avvizzimento nei riguardi del creato è solamente il frutto di un decadimento morale, in quanto è desiderio intrinseco dell’uomo quello di ideare, plasmare e concepire la sua stessa esistenza, ovvero la brama di essere padroni di se stessi.

    Padroni…

    C’è un equivoco.

    Sì, un errore fondamentale che sta al principio di questa visione e di questa disgrazia. Forse è marginale e insignificante, ma, anche se tenue e pallido su una vista così impressionante e screziata, io lo vedo chiaramente e te lo voglio per questo spiegare. Tuttavia, lo farò a modo mio.

    In un mondo antico, ricco e fecondo, Geb regnava mantenendo la pace. Egli era il dio della terra ed ebbe con la sorella Nut, dea del cielo, quattro figli: Osiride, Iside, Nefti e Seth. Un giorno Geb, ormai stanco poiché aveva regnato a lungo sulle terre egizie, decise di lasciare il trono ad uno dei suoi figli. Scelse quindi Osiride come civilizzatore del mondo per via del suo animo benevolo e mite divenendo, così, il primo vero faraone; egli, assieme alla moglie e sorella Iside, continuò il governo pacifico che il padre aveva fondato, insegnando persino l’agricoltura e la navigazione all’umanità. Purtroppo il clima sereno creato dal nuovo Re fu presto interrotto: Seth, infinitamente invidioso del fratello, fece costruire un sarcofago che avrebbe regalato a chiunque fosse riuscito ad entrarci perfettamente ed Osiride, tentando l’impresa, fu chiuso al suo interno e gettato nel Nilo sotto ordine del dio malefico. Il sarcofago viaggiò rapidamente lungo il fiume fino a sfociare nel mare, proseguendo senza rotta finchè non si impigliò tra i rami di un’acacia a Biblo. Non molto tempo dopo l’albero, con all’interno il sarcofago contenente “il maestro di vita” ( così viene menzionato nel Libro dei morti ), venne tagliato e usato per costruire un pilastro per il palazzo del re della città. Iside, dopo anni in cerca del marito, ritrovò il corpo dell’amato nella colonna e, nel tentativo di resuscitarlo, rimase incinta di Horus; allora la dea addolorata nascose il cadavere ritrovato a Buto per paura dell’ira del dio carnefice nel caso fosse venuto a sapere della sua riesumazione. La sfortuna volle che Seth, un giorno, vedesse il corpo del fratello che aveva ucciso e, per far sì che nessuno lo ritrovasse un’altra volta, lo smembrò disperdendone i pezzi per tutto l’Egitto. Sarebbe quindi spettato a Horus, figlio di Iside e Osiride, sconfiggere lo zio per vendicare il padre.

    Ovviamente il mito continua, ma è su questa prima parte che mi voglio soffermare. È proprio all’inizio della storia che tutto è andato storto e la vera indole dell’uomo si è disvelata.

    Proprio perché gli dei sono rappresentazioni della vita umana e del mondo che la circonda, come in questo caso lo dimostra l’Enneade di Eliopoli, è quindi vero che simboleggiano anche i meccanismi e la più intima tempra di chi li ha creati.

    Geb, la Terra, ci ha lasciato un terreno fertile sul quale vivere e prosperare; ci ha perfino donato Osiride, ovvero il permesso, ma anche lo stesso bisogno umano, di esplorare e di coltivare il mondo che ci ha concesso. Noi, piuttosto che ringraziare e sfruttare al meglio il privilegio che abbiamo ricevuto, ci siamo invece sentiti come Seth, sottomessi e condizionati da un’autorità, seppur benevola, diventando invidiosi del potere che solo la Natura può avere. Abbiamo abusato di Osiride e abbiamo creato desolazione. Non a caso Seth è il dio della violenza, del disordine e principalmente del deserto, simbolo dell’aridità per eccellenza, la quale sia morale o fattuale.

    Volevamo e vogliamo essere padroni sopra ogni cosa, senza renderci conto dell’errore più grande. Slavoj Žižek lo spiega perfettamente nel suo libro Vivere alla fine dei tempi:

    «Il modo di liberarci dei nostri padroni non sta nel far diventare il genere umano stesso il padrone collettivo della natura, ma nel riconoscere l’impostura nella nozione stessa di Padrone.» ( capitolo terzo, pag. 320 )

    Lo sbaglio, infatti, sta proprio nel non rendersi conto della falsità che si cela dietro la concezione di Padrone. Si può essere padroni opprimenti della natura solamente dopo essere diventati padroni opprimenti del genere umano, di conseguenza diventando noi stessi la prima causa del nostro malessere e deterioramento. Siamo così sia sfruttati che sfruttatori, e la stessa sottomissione a cui abbiamo sottoposto la Natura è riflessa nella nostra vita: abbiamo tramutato la Terra in un oggetto e anche noi lo siamo quindi diventati; basti pensare alla divisione sociale e economica che scinde il genere umano assieme alla ormai consueta gerarchia di cui facciamo parte.

    Questo paradosso, già individuato da Max Horkheimer e Theodor W. Adorno nella Dialettica dell’illuminismo, è il motivo per cui, nonostante ci sia chi cerca in tutti i modi di migliorare la situazione catastrofica in cui viviamo, finiamo sempre per distruggere ciò che ci circonda. Ce ne siamo accorti troppo tardi e in un momento come questo l’unica via per la salvezza è un cambiamento drastico e immediato, cosa che purtroppo sfiora l’impossibile.

    Arrivati a questo punto della lettera, se mai la riceverai, avrai certo capito che non credo che l’umanità sia in grado di salvare il nostro pianeta da tutto ciò che lo minaccia; questo però non significa che io non abbia speranza per un futuro migliore.

    Prima avevo parlato Horus, colui che combatterà molteplici volte contro Seth per vendicare il padre Osiride e ristabilire la pace nel regno. Egli è sicuramente la divinità più complessa del pantheon egizio, ma anche la più significativa: Horus vincerà la battaglia contro lo zio e diventerà faraone, ma la pace non sarà ristabilita finché i due dei non convivranno in armonia.

    Giustamente mi chiederai come sia possibile la prosperità e la serenità esclusivamente se il dio del caos è presente, dopotutto non dovrebbe tornare il benessere dopo la sconfitta della personificazione del male?

    Ebbene, la chiave è un piccolo particolare del mito.

    Seth, durante lo scontro finale, trafisse l’occhio sinistro di Horus, il quale aveva poteri magici guaritori, e lo divise in 6 parti; solo alla fine del combattimento e la vittoria del dio falco l’organo fu ricomposto e risanato da Thot.

    L’occhio di Horus, tra i simboli più importanti della cultura egizia, è l’emblema della percezione profonda e corretta, della capacità di vedere il bene e gli aspetti positivi intorno a sé per emettere un giudizio equilibrato; allo stesso tempo è anche un occhio che guarda nell’interiorità e nel profondo delle sensazioni.

    Come Horus che prima di combattere si chiede cosa deve distruggere in se stesso per vincere, noi dobbiamo guardare dentro di noi e smontare quei precetti e modelli che hanno portato alla nostra rovina per fare scelte e decisioni adeguate. Questo, però, è possibile soltanto grazie a Seth che, distruggendo l’occhio che non era capace di vedere la vera essenza della realtà, fa sì che Horus, cominciando l’introspezione con l’occhio rimastogli, si renda conto della parte di sé che sarebbe potuta essere il motivo della sua sconfitta.

    Le guerre non scaturiscono dalla serenità e non si combattono nella pace: come ci spiega il conflitto tra Seth e Horus, se non ci fosse il caos non saremmo in grado di trovare ciò che ci spinge a sperare per un futuro migliore. Proprio come l’occhio di Horus rinasce dalla disgrazia, anche noi saremo in grado di riemergere da questa catastrofe, rendendoci conto che non tutto può essere salvato ma ancora molte cose possono essere custodite e strappate dalla morte che abbiamo creato.

    Ti prego quindi di non arrenderti mai anche se il peso sembra troppo grande. Ci sarà sempre qualcosa per cui è giusto lottare e molto può essere sanato finchè ci rendiamo conto dei nostri limiti e delle nostre capacità.

    Non sapremo mai come andranno veramente le cose se non proviamo a farci spazio verso il futuro che speriamo.

    Di certo non so cosa sia avvenuto e non so in che condizioni si trovi il mondo in cui stai vivendo, ma di questa lettera da un passato ben lontano voglio che ti ricordi una sola cosa, l’unica cosa che accomuna le persone di ogni secolo:

    Il nostro futuro è un premio che va guadagnato e se non combattiamo, non possiamo vincere.

    "Mi piace"

  2. Io sono Flavia e non nego che a volte il Mondo mi fa paura. Stai entrando in un qualcosa di assurdo dove io vivo da sedici anni, eppure non riesco a spiegarmi la maggior parte delle cose che succedono qui dentro. E’ difficile darti dei consigli quando servirebbero anche a me ma proverò a dirti come provo ad affrontare certe cose, in modo tale che tu possa avere un minimo di appoggio quando ti servirà. Penso che il nostro pianeta, seppure a noi esseri umani ci sembri così enorme, in realtà sia minuscolo e che faccia parte di un qualcosa che noi conosciamo appena e quindi siamo spinti a porci molte domande.
    Grazie al progresso tecnologico sappiamo che esistono galassie, sistemi, pianeti, comete, stelle…ecco io non capisco come tutti questi corpi siano arrivati dove sono adesso, certo ci è stato detto che in seguito ad una grandissima esplosione di energia si sia formato quello che noi chiamiamo “Universo”, ma tu ci credi seriamente? Io penso che anche se è stato accertato da moltissime analisi e preso come vero, è talmente incredibile che quasi sono portata a non crederci. La cosa che più non capisco del Pianeta Terra è la razza umana, compresa quindi me stessa. Questo essere vivente si è evoluto nel corso del tempo fino ad arrivare ad essere quello più intelligente e sviluppato di tutti, (anche se a me a volte mi sembra quello più indietro) ti basta guardarti intorno per capire di cosa sto parlando, in Francia trovi la Torre Eiffel, a Londra la London Eye e a Roma il Colosseo. Come ci siamo arrivati? Come abbiamo fatto? Non farti ingannare, potremmo sembrare intelligenti sotto il punto di vista dell’intelligenza ma quando si tratta dell’anima proprio non ci sappiamo fare, pensa c’è gente che sostiene di avere il diritto di dire a qualcuno chi amare, come vestirsi e cosa fare, ecco in questi casi non penso che possiamo essere definiti umani. Quando dico “anima” dico anche rispetto per gli altri e per l’ambiente e mi dispiace che tu debba nascere in un mondo dove non potrai sentirti al sicuro perché le generazioni precedenti alla tua non sono state capaci di salvaguardare la nostra casa. Spero vivamente che un giorno tutti i danni che stiamo causando al nostro pianeta saranno eliminati e che si possa tornare a respirare aria pulita, invece che inquinamento, che si possa tornare ad ammirare le foreste, a nuotare senza trovare della plastica nel mare e che gli animali siano sempre protetti. Voglio che tu sia rispettoso con la natura perché il rapporto che stabiliamo con essa è molto importante: dobbiamo contemplarla, farci delle domande, interessarci di essa e solo allora la conosceremo veramente. Riguardo a questo discorso ci sono stati dei grandi “filosofi” che hanno affermato che guardando ciò che ci piace ed è più grande di noi ci sentiamo piccoli e ci vergogniamo di noi stessi sentendoci inutili, io non voglio farti sentire inutile ma spesso pensiamo di essere a capo di tutto, quando in realtà siamo una goccia insignificante in un oceano vastissimo e molto spesso dimentichiamo il nostro posto. Il Mondo mi fa paura proprio per questo motivo, perché fondamentalmente io non conto nulla, per esempio in ambito ambientale nella mia famiglia abbiamo deciso di evitare la consumazione della plastica: compriamo acqua in vetro, imballaggi in carta e se usiamo la plastica la differenziamo sempre, però quattro persone contro sette miliardi sono una nullità, solo nel mio paese infatti ci sono sacchi dell’immondizia ovunque e la cosa peggiore è che chi li lascia per strada non viene punito, se io fossi il sindaco provvederei a multare severamente chiunque inquini, perchè è sbagliato. Non so di preciso che cosa si possa fare per rimediare anche solo ad un terzo dei problemi che ci siamo causati da soli, secondo me è troppo tardi per fare qualcosa, sono convinta però che almeno dobbiamo cercare di non peggiorare ulteriormente la situazione e per questo siamo sempre in tempo. Chiedo a te di fare da tramite dalla mia alla tua generazione e di dire a chiunque non rispetti la natura che quella che sta danneggiando è la sua casa e non la riavremo indietro una seconda volta perchè la vita è una e sta a noi viverla al meglio, facendo del bene. Sono molto arrabbiata con gli adulti, ci hanno lasciato un pianeta che va a rotoli e poi se vedono qualcuno buttare una sigaretta per terra lo rimproverano, ma secondo te la colpa di chi è? Dell’incivile oppure di chi gli ha dato l’esempio e la possibilità di farlo? Per evitare che questo cattivo esempio vada ad influenzare i miei futuri figli insegnerò loro come osservare e interrogarsi su quello che si cela di fronte ai loro occhi, che non sarà mai un qualcosa di scontato e prevedibile poiché tutto ha un secondo aspetto più nascosto visto solamente dai più curiosi, voglio infatti che i miei figli siano molto curiosi e altrettanto vogliosi di apprendere ma mai ignoranti, l’ignoranza porta solo alla confusione al contrario della cultura e la contemplazione che sole portano all’equilibrio interiore. Mi impegnerò a fargli capire che il rispetto per gli altri e per l’ambiente sarà quel fattore con cui, in un modo o nell’altro, dovranno avere sempre a che fare e quindi devono saperlo maneggiare per bene. Credo che ormai chi realmente conti siano i bambini, sono molto più intelligenti di quanto pensiamo e proprio per questo dobbiamo fargli affrontare i problemi più grandi sin da subito. Loro non si fanno problemi e non dicono mai di no davanti alle novità, dobbiamo solo essere capaci di rendere i problemi divertenti per farglieli conoscere e solo così saranno capaci di risolverli in futuro. Spero che leggendo questa lettera non ti sarai annoiato, spero che tu abbia capito in che situazione di pericolo ci siamo cacciati e la sua importanza, spero che farai qualcosa nel tuo piccolo e che vivrai una vita che possa darti sicurezza, che questo secolo ci sta portando via.
    Saluti,
    Flavia

    Piace a 1 persona

  3. Cara me del futuro,

    che tu sia ancora viva o abbia avuto la grandissima sfortuna di esserti reincarnata in questo “fantastico” mondo che va sempre più a pezzi, mi chiedo se tu possa ancora respirare aria pulita senza doverti portare appresso una borraccia di ossigeno; o poter vedere distese d’acqua azzurre e limpide, piuttosto che nere e schiumose; o ancora, se tu possa aver mai provato la sensazione che si riesce a sentire solo quando, una volta raggiunta la vetta di una montagna, si guarda in basso verso un paesaggio mozzafiato composto di alberi, alti e verdi, qua e là ricoperti di neve, e poi di fiumi, uccelli che volano in alto nel cielo, cerbiatti e scoiattoli che si nascondono tra i rami.
    Questo mi chiedo… eppure ho la sensazione che alla tua risposta non potrò che rimanere delusa, con un’amarezza in bocca di chi sa che anche tu avresti potuto provare queste cose, se solo non fosse stato per la nostra negligenza, ignoranza, e poca volontà di cambiare il tuo futuro in meglio.
    Perché a tali domande, ho paura che tu non possa nemmeno immaginare la formulazione di una risposta sensata dato che, probabilmente, non sarai riuscita a comprendere mezza delle mie parole.
    Alberi? Distese d’acqua azzurre? Cerbiatti? Scoiattoli? E con quale coraggio può una sconosciuta come me chiederti se puoi respirare aria pulita? Le multinazionali sarebbero alle mie calcagne se scoprissero una tale eresia: il solo pensiero di non dover pagare per respirare, in fin dei conti, mi sembra assurdo. Che storia senza senso sarebbe mai questa?
    Ma vedi, la verità è che non sono altro che un’eretica.

    Dopotutto, in un mondo in cui è vietato far sentire una voce diversa dal gregge, in cui le persone combattono contro un qualcosa senza sapere di star contribuendo a quella stessa cosa con le proprie azioni; decidere di essere diversi dagli altri, e non solo a parole, sembra quasi un’eresia.
    Perché protestare in piazza per i cambiamenti climatici è semplice, ma rinunciare alla propria quotidianità fatta di mezzi di trasporto, bibite in lattina e plastica, sigarette buttate senza cura tra le strade ed hamburger delle più svariate catene fast food; l’avere tutto e subito, senza pensare ai rischi che questa mentalità da consumatore comporta: tutto questo è difficile.
    Ma sfortunatamente per loro, che parlano tanto ma non dicono nulla di concreto, solo chi è pronto a rinunciare a ciò a cui tiene di più sarà in grado di cambiare le cose.

    Poor soul, the center of my sinful earth, these rebel powers that thee array; // Povera anima, centro della mia peccaminosa terra schiava di queste brame ardenti che ti ammantano.

    Avere senso della responsabilità, farsi delle domande su di un futuro lontano o vicino che sia, cercare di dire basta a quello che la società ci ha sempre imposto di fare perché considerato “normale”: è questo che forse renderebbe me, così come tanti altri, un’eretica che semplicemente non riesce ad adeguarsi al mondo.
    Come se al mondo, del lusso che ci siamo ipocritamente creati per distinguerci gli uni dagli altri come se non venissimo tutti dallo stesso pianeta, gliene importasse qualcosa. Come se alla terra, la nostra economia e la nostra scienza, che ormai superano tutti i limiti immaginabili moralmente imposti, creerebbe qualche problema.

    Why dost thou pine within and suffer dearth, Painting thy outward walls so costly gay? // Perché dentro ti struggi e miseria sopporti per decorar le tue pareti di costosa ostentazione?

    L’uomo, che si è ormai sganciato da ogni responsabilità e non sa far altro che puntare il dito contro la terra, come se sua fosse la colpa della limitatezza di risorse che può fornire agli esseri umani.
    L’uomo, che ormai è abituato allo scrollarsi dalle spalle tutto ciò che meno gli è comodo; l’uomo, che ruba alla natura tutto ciò che può servire la sua specie e rigetta indietro gli scarti di una società ormai in rovina.

    Shall worms, inheritors of this excess, Eat up thy charge? Is this thy body’s end? // Dovranno forse i vermi, eredi di tanti eccessi, divorar ogni ricchezza? È tale il fine del tuo corpo?

    A lungo non ci siamo resi conto, e molti continuano a non rendersi conto, delle ripercussioni che le nostre azioni avranno sul futuro, che non solo stanno danneggiando il nostro ecosistema, ma stanno danneggiando irrimediabilmente anche tutti noi.
    Perché inizio a pensare che sarebbe buono e giusto estinguerci per tutte quelle specie che noi uomini siamo riusciti a far scomparire dalla faccia della terra con le nostre stesse mani. Dopo tutte le atrocità che siamo riusciti a compiere a sangue freddo; con i soldi nel petto e la scienza nella testa, siamo riusciti ad andare avanti per questa strada sanguinosa, terra bruciata dai nostri passi che non sembrano volersi mai fermare per girarsi e vedere la distruzione che si è fatta alle proprie spalle.

    Then soul, live thou upon thy servant’s loss, And let that pine to aggravate thy store; Buy terms divine in selling hours of dross; Within be fed, without be rich no more: // Allora anima sfrutta la rovina del tuo servo e lascia che patisca per aumentar le tue risorse; compera eternità divine vendendo ore di fango, patisci del tuo spirito, senza più sfarzo esterno:

    Perché è sempre più semplice fingersi ciechi, così com’è comodo pretendere di essere ignoranti solo dinanzi ciò che ci ricorderebbe i nostri limiti, e che le nostre azioni avranno delle conseguenze; che nelle nostre mani, per quanto sporche, vi è ancora una grande responsabilità nei confronti del nostro pianeta, di tutte le specie che la abitano e ovviamente nei confronti di voi: il nostro futuro.

    In fin dei conti, proprio come disse lo zio Ben: da un grande potere, derivano grandi responsabilità. (Ma chissà se, anche questa volta, non hai idea di ciò che sto parlando, dato che non posso sapere se i fumetti siano sopravvissuti fino a te).
    Siamo dei supereroi, dei pessimi supereroi, dei geni che sono riusciti ad evolversi a tal punto che l’esistenza di Dio, e di un suo possibile intervento, sembrano ormai imbarazzanti ed inutili. Spinti dalla sete di poter fare sempre di più, di poter conquistare sempre di più, e di poter ottenere l’infinito nel finito, ci siamo convinti di essere i legittimi dei della terra, e come tali finiremo con il non essere niente; ed infine, il corpo martoriato dai nostri innumerevoli delitti, si riprenderà tutto indietro e noi semplicemente svaniremo, come è giusto che sia.

    So shalt thou feed on Death, that feeds on men. And Death once dead, there’s no more dying then // Così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre e con Morte morta, si estinguerà il morire.

    Non so se qualcuno leggerà mai questa lettera, né tanto meno se sarò io stessa a rileggerla a poca distanza dalla fine di tutto; oppure se, al contrario, proprio come veri supereroi, saremo riusciti a proteggere il tuo futuro, anzi la tua stessa esistenza.
    Ma, nel remoto caso in cui questa lettera sia davvero giunta alle me del futuro di un’altra vita, ti prego di imparare dai nostri errori passati e di rendere il mondo un posto migliore per le generazioni future.
    Sempre nella remota possibilità che voi possiate perdonarci.

    Le mie più sincere scuse,
    una vostra misera antenata ad un nessuno di certo nel futuro.

    Piace a 1 persona

  4. Caro figlio del figlio, o giovane del futuro, ho quasi 17 anni e della vita non ne so molto o meglio ho anche io come te domande che non trovano risposta domande sulla natura dell’anima, sulla mente dell’uomo su concetti in cui non ti posso aiutare, al momento ti posso dire cosa ho scoperto del mondo, dell’anima, e dell’uomo. Credo che il mondo sia un luogo abbastanza ambiguo sta a te viverlo nel modo corretto o nel modo in cui ti senti libero/a di essere chi sei senza filtri cosa che purtroppo ora come ora sono all’ordine del giorno e lo scopo è quello di apparire ciò che “la società” vuole vedere a partire da canoni estetici fino ad arrivare alla non accettazione di orientamenti sessuali diversi che non siano nel “canone del normale” ecco questo è un concetto che non capirò mai il “Normale”, ma siamo certi che sia un qualcosa di così potente da arrogarsi il diritto di far sentir qualcuno diverso o sbagliato? Ecco in realtà credo solo ci sia un modo più sano e nobile (intesa come nobiltà d’animo) per vivere una vita piena di sfide. Molti aspetti della vita ormai non vengono più rispettati come se stessi, gli altri, il senso morale e soprattutto l’ambiente ciò che ci dovrebbe essere più caro e che invece trascuriamo così tanto. Sai i filosofi ci dicono che la natura e la fisica ad esso collegata possono dare all’uomo equilibrio e serenità, la contemplazione della natura porta a stabilità ma nel contempo anche ad un senso di inferiorità verso un mondo così grande e immenso a sua volta però minuscolo in confronto alla galassia in cui siamo immersi che a sua volta si trova in un luogo chiamato universo di cui ancora non hanno trovato i confini. A volte ci rifletto e mi vengono i brividi, pensare che abbiamo l’occasione di vivere è già un dono straordinario e insieme a questo c’è stata data la possibilità di farlo in un ambiente, fino a qualche decennio fa, straordinario. Ad oggi però sono pochi i luoghi rimasti incontaminati basti pensare all’Amazzonia “Il polmone della terra” che l’uomo con la sua smania sta deforestando causando irreparabili danni o la continua emissione di gas nocivi attraverso la combustione di fossili oppure basti pensare ad un evento catastrofico avvenuto abbastanza recentemente nel 2019 in Brasile una diga presso la miniera di ferro subisce un guasto catastrofico, liberando una colata di fango composta da circa 12 milioni di metri cubi di materiali di scarto della miniera. Secondo gli esperti, i metalli contenuti in essi saranno probabilmente incorporati nel suolo del fiume e potrebbero continuare a influenzare l’intero ecosistema della regione. Nella città di Brumadinho, molte aree agricole sono state colpite o totalmente distrutte e l’industria zootecnica locale ha subito danni enormi, oppure Venezia sempre nel 2019 il cambiamento climatico sta creando l’innalzamento del livello del mare con il relativo scioglimento dei ghiacciai portando così ad un’inevitabile inondazione. Possiamo pensare anche alla caccia di animali come leoni bianchi, di cui sono rimasti pochi esemplari, di rinoceronti, elefanti e altre specie che potrebbero portare ad un profitto pecuniario. Si potrebbe andare avanti all’infinito, ma non credo che parlare dei disastri che l’uomo ha causato ti possa far ammirare questa razza anzi… Ciò che ti posso dire è di imparare ad ammirare l’ambiente che hai intorno cercare di scrutare ogni dettaglio, provare ad apprezzare gli sprazzi di terra incontaminata che ci sono rimasti e se provi a chiudere gli occhi potrai sentire quella sensazione di vuoto, come se fossi all’apice delle montagne russe e stessi scendendo di colpo, ad un tratto ti sentirai piccolo in uno spazio così immenso ma libero da qualsiasi catena ti leghi. Proverò ad insegnare questo principio ai miei figli e nipoti provando a far capire loro quanto rispettare l’ambiente sia importante in primo luogo per noi stessi, nel mio piccolo provo a fare del mio meglio anche se può sembrare poco. La filosofia ci propone la contemplazione della natura e della sua magnificenza io ti propongo di riflettere e di guardare dentro di te, una sorta di introspezione che possa aiutarti a capire quanto tu sia fortunato ad essere al mondo e quanto tu debba tenere a quest’ultimo e non sto parlando solo della raccolta differenziata, ma di te dalle tue iniziative che, non per scoraggiarti, non salveranno il pianeta tantomeno polmoni invasi da un tumore dovuto allo smog, ma sicuramente potrai salvare te stesso la tua famiglia e i tuoi figli e così creare un effetto domino che se espanso potrà salvare tante generazioni, possiamo e potrete ricominciare; rinascere da una terra bruciata e logorata in cui però c’è speranza, ma tutto dipende da me da te da chi verrà dopo di noi e chi dopo ancora. Come ti ho detto non so molto della vita, ma so che se c’è speranza essa si può cogliere e coltivare con cura e determinazione per dar vita a qualcosa di duraturo e qualsiasi occasione ti si presenti davanti combatti, per i tuoi principi il tuo spirito che è automaticamente spirito della natura che ti circonda cerca dentro di te la parte più intima della tua anima e tienila stretta abbine cura e fa che sia solo tua, è proprio la nostra parte più intima che ci rende forti, fragili, cupi, apatici, solari, estroversi, malinconici insomma unici e tu con la tua unicità potrai creare un mondo migliore partendo da te stesso ascolta il respiro della tua anima attraverso la natura, una cosa che adoro fare è sedermi sugli scogli o sulla spiaggia e vedere il mare in tempesta, non ho bisogno di parlare eppure tutti i miei pensieri e/o dolori sembrano fare un rumore assordante tanto che ho paura che le persone che passano possano sentire, ma l’impatto del vento che sbatte sulle onde il rivoltarsi di quest’ultime su se stesse con questa cadenza quasi frastornante è in grado di portare via qualsiasi cosa e tutto svanisce con l’onda che lentamente si ritira dalla riva. Spero che di questi consigli tu possa farne tesoro e che tu possa costruire un mondo migliore a partire da te.
    Cordialmente Azzurra!

    Piace a 1 persona

  5. E’ il 2021, mi trovo nel bel mezzo di una pandemia mondiale e le strade sono vuote: trascorro la maggior parte del tempo a casa e vivo giornate monotone da circa un anno; riprendere la quotidianità di sempre, al momento, sembra essere un programma utopistico. In questi giorni splende il sole e gli uccelli iniziano a cinguettare, sono spuntati i fiori e c’è un clima ideale per andare a passeggiare e praticare attività fisica all’aperto. Ogni tanto, infatti, previa organizzazione ed analisi delle previsioni meteorologiche, mi incontro con qualche amico/a, che naturalmente abita a poca distanza da me, per fare una camminata tra i campi di Anguillara Sabazia; cogliamo l’occasione per farci una chiacchierata, anche se i temi affrontati sono sempre gli stessi, dal momento che non disponiamo di novità interessanti, degne di un’esposizione approfondita e prolungata.
    La scorsa settimana, percorrendo una strada sterrata piuttosto isolata, ho notato la presenza di un dirupo sulla mia sinistra ed, incuriosita, mi sono affacciata per vedere il fiume che presumevo si trovasse al di sotto: una montagna alta, altissima, di rifiuti colorati, vari, a partire da una lavatrice fino ad un armadio, aveva ricoperto il breve corso d’acqua che scorreva tra la rigogliosa natura. Ero con una mia amica e, sbalordite da tanta turpitudine, abbiamo proseguito la nostra escursione, trattando, da quel momento, unicamente il tema della natura, legato a quell’episodio, e dell’influenza negativa dell’uomo su di essa.
    Credo che alla base delle immorali ed indegne azioni che l’uomo compie, interferendo vergognosamente e letalmente sul mondo naturale, ci sia la tecnologia, la quale, alimentata dalla scienza e schiava del profitto, diviene molto pericolosa. Lo sviluppo tecnologico ha reso l’uomo arrogante e lo ha posto nella condizione di assumere il ruolo di “padrone del mondo”, ed invero, il suo dominio, purtroppo o per fortuna, non consiste nella conoscenza, a differenza di quanto sosteneva Francesco Bacone, il quale ha spogliato la natura di ogni dimensione, rendendola “oggetto” del sapere dell’uomo e del suo dominio manipolatorio.
    A questo punto, sostengo che sia necessario citare il filosofo che si è occupato di un’etica del limite, che proponesse una riforma dello sguardo morale, utile per un orientamento più proficuo nell’ambito naturale: Hans Jonas. Quello che il filosofo in questione ha chiesto alla scienza è di non essere superbamente fiera delle proprie conquiste, ma di conciliarsi con la realtà naturale.
    Anticamente, infatti, la natura era inviolabile e permanente, e la tecnica moderna ha inserito delle sventure, rispetto alle quali l’uomo può essersi sentito smarrito: forse, proprio questo disorientamento, ha trasmesso all’essere umano la concezione scorretta di “libertà”, definendola come la capacità di un continuo e sfrenato mutamento, invece di affiancarla alla virtù della responsabilità. La libertà non deve andare oltre la necessità (noi siamo nella natura e ne condizioniamo l’esistenza attraverso ogni minimo passo compiuto) e va coniugata con la responsabilità del soggetto stesso, attraverso la quale è ineluttabile affrontare il senso del dovere.
    Noi, esseri umani, non siamo solo penetrati, ormai da anni, nei cosiddetti “segreti della natura”, ma la stiamo mutando radicalmente, influenzando, talvolta in maniera irreversibile, gli equilibri ecologici del pianeta, non curandoci delle sue leggi ed esercitando degli interventi negativi, dettati spesso da interessi personali ed economici.
    Un concetto certo è che l’uomo appartiene al mondo perché vive nel mondo e con la natura forma un unico ecosistema, per questo, l’interazione tra l’uomo e la natura deve essere giusta ed equilibrata, approntata al rispetto reciproco.
    Sono preoccupata per il mio futuro: se è necessario “vivere”, è basilare garantire che l’umanità continui ad esistere e che le azioni compiute non siano distruttive, bensì direttamente proporzionali e non dannose per la vita umana sulla terra… Ma a questo scopo diviene necessario avere il timore di danneggiare la natura, affinché si trovino dei mezzi per non farlo; provo a spiegarmi meglio: la nostra vita, come ha riportato anche Jonas, è una continua proiezione del presente verso il futuro; e per questa ragione risulta inevitabile controllare le proprie azioni, ed agire presupponendo che la scelta attuale andrà ad incidere inesorabilmente sulla futura integrità dell’umanità.
    Noi giovani, avendo delle ottime capacità comunicative, ci stiamo prodigando per sensibilizzare i governanti sulle giuste politiche da adottare riguardo allo sviluppo sostenibile: si sono creati ed attivati molti movimenti, capeggiati da ragazzi motivati, finalizzati ad un apprensione maggiore da parte di coloro che hanno il potere di intromettersi in termini più incisivi sul mondo naturale e, di conseguenza, sul nostro futuro. E’ stato bello trovarsi insieme a migliaia di miei coetanei, instaurare nuove amicizie e scovare tratti in comune. Il senso di appartenenza ad una comunità solidale, in quel contesto, è stato facilmente riconoscibile, ed è proprio da queste occasioni che la forza della comunità unita diviene visibile agli occhi di tutti. Insieme ci si sente più forti e pronti ad affrontare le problematiche spesso trascurate.
    Greta Thunberg, una studentessa svedese, nata nel 2003, in pochissimo tempo è diventata il simbolo di tutti quei giovani intenzionati ad impegnarsi nella battaglia per l’ambiente e contro i cambiamenti climatici. È l’ideatrice dei Fridays For Future, pacifiche manifestazioni volte a promuovere politiche e comportamenti sostenibili, che hanno condotto nelle piazze e nelle strade tanti giovani nelle città di tutto il mondo; la sua è una reazione contro la mancanza di decisioni da parte di coloro che sono investiti di responsabilità politica.
    Quella del rapporto uomo-natura e scienza-potere è una questione drammaticamente presente nel dibattito culturale e politico attuale: da una parte è chiamato in causa il dominio dell’uomo sulla natura, reso possibile dalla scienza e dalle sue applicazioni tecnologiche; dall’altra, è in discussione se ed in quale misura le diverse forme di potere, a partire da quella religiosa, fino ad arrivare a quella economica, possano o debbano interferire con la ricerca scientifica.
    Uno dei pochi lati positivi della pandemia che stiamo vivendo, come dicevo inizialmente, è che le strade sono vuote e la dimensione naturale, a poco a poco, sembra che stia riprendendo forma. I social sono invasi da fotografie e filmati che ritraggono animali selvatici che gironzolano negli ambiti urbani di abituale pertinenza umana; sembra una rivendicazione, una riappropriazione di qualcosa che un tempo c’era, e che negli ultimi tempi non c’è più.
    Mi auguro che i principi, gli articoli e le testimonianze, come la mia, sui movimenti attuati dalla nostra generazione riguardo alla questione ambientale, pervengano a te e alla tua generazione, e che saranno apprezzati, tramandati e condivisi, come eventi importanti della storia
    Ed infatti, studiando la storia, apprendiamo di giorno in giorno che le conquiste democratiche e l’affermazione di valori umani ed etici, sono frutto di grandi eventi e movimenti del passato, come ad esempio la lotta femminile per la conquista dei diritti delle donne, o la battaglia dei neri americani per i diritti civili. Auspico che con il passare del tempo, il tema dell’ambiente, così rilevante, venga sempre affrontato con massima serietà, senza demagogia.
    Il tempo infatti non è infinito, ed un mancato tempestivo intervento potrebbe portare ad un cataclisma improvviso, con un sovvertimento totale della nostra vita sulla terra. Ed allora, forse, non essendo a conoscenza dei limiti entro i quali possiamo muoverci in questo arco di tempo relativamente ristretto, e non avendo alcun tipo di certezza relativa alle distruttive strategie politiche, messe in atto dai poderosi governanti, risulta necessario agire il prima possibile.

    Piace a 2 people

  6. Caro non-nato,

    Io ti scrivo questa lettera in primo luogo perché ne ho la necessità. Ho l’incessante bisogno di sentire che i miei pensieri scivoleranno oltre la morte e aleggeranno attraverso l’universo, per arrivare sino a te. In questo modo, avremo instaurato una connessione emotiva ed io avrò reso la mia volontà tua.
    Di connessione emotiva, in questi tempi bui, ce n’è poca. Nessuno sembra più poter provare empatia per niente e nessuno; tutti troppo occupati, o distratti, non vanno oltre l’apparenza di ciò che hanno davanti. E se badano solo alle apparenze, come possono scavare a fondo e trovare un qualche tipo di legame che permanga nella loro coscienza per più di cinque minuti? Credo che sia perché viviamo nell’era degli Smartphone e di Internet, e quindi a farla da padrone sono le connessioni virtuali, le quali, non mentirò, sono utili per comunicare a distanza di chilometri, ma sono tutte uguali, vuote, prive di un’autentica intenzione. Non come quelle emotive. Una connessione emotiva come si deve è così diretta e potente da superare anche la morte. Ciò che mi preoccupa più di tutto ora è che la connessione emotiva più importante è stata spezzata. Il cordone ombelicale, fatto di istinti, di carne e ossa, di acqua e di ossigeno, che ci lega al pianeta è distrutto. Non empatizziamo con estranei, non empatizziamo con amici, non empatizziamo più nemmeno con noi stessi, ma è perché in generale non empatizziamo con il naturale, la caverna da cui tutti proveniamo. La nostra visione attuale nei confronti della natura è di tipo utilitaristico. Per noi esseri umani del ventunesimo secolo essa non è nient’altro che una fonte inesauribile di energia, cibo, acqua e aria. Siamo disconnessi dalla natura fuori di noi, ma ancor di più da quella dentro di noi; dagli istinti e dalle pulsioni che ci accomunano a tutti gli altri animali. Sconvolti dalla scoperta di non essere poi così diversi da loro, ci siamo ribellati, e ora viviamo le passioni, la paura e la sessualità, come iper-espressioni di noi stessi, ostentandole al mondo, per renderle più “speciali” ai nostri occhi. Ma rimaniamo insoddisfatti da ciò, poiché dentro di noi sappiamo di essere parte di qualcosa di molto più importante. Forse è anche per questa ragione che lasciamo una così grande impronta su questo pianeta: per far sentire la nostra presenza. Antropocene è l’epoca in cui viviamo, un tempo in cui i mutamenti geologici sono direttamente proporzionali all’azione industriale dell’uomo. E così attraverso le deforestazioni, l’inquinamento atmosferico, le coltivazioni e gli allevamenti intensivi gridiamo alla Terra: «Ci siamo anche noi!» Ma tu lo sai. Se vivi, vivi tra i resti dell’Antropocene, tra le rovine abbandonate di una civiltà un tempo fermamente convinta di essere padrona del mondo. Comunque, io non sono una scienziata o un’antropologa, sono una ragazza a cui piace l’arte. Però, una cosa la so, una cosa importante. Anche da artisti, e con le migliori intenzioni, si può commettere l’errore di scambiare la natura per un mero oggetto da modellare a proprio piacimento. Mi spiego meglio. C’è chi dice che la natura non sia bella; che la realizzazione di un’opera sia possibile solo quando l’artista, allontanandosi dalla natura, riesce a percepirla come un qualcosa di estraneo da sé, da contaminare con le proprie emozioni. Non vi è nulla di naturalmente bello nel mondo; siamo noi che con un dipinto o una sinfonia creiamo la bellezza. Il motivo, raccontano, è che non può preesistere il sentimento nelle foreste e nei laghi; che un tramonto è sereno esclusivamente poiché l’Uomo mentre l’ammira prova serenità. Una tempesta è rabbia e frustrazione e paura poiché l’occhio che la osserva scorge queste emozioni. La natura per molti è indifferente e amorale. Questa è la cruda verità. Ogni cosa di lei è l’esatto opposto dell’immaginazione, della creatività e della fantasia umana. E continuano a ripetere ipocritamente che l’arte, scontro della fine astrattezza del pensiero umano con la fredda concretezza del mondo, è la perfetta dimostrazione materiale che l’uomo vede la natura, il Resto, in una maniera unica. E se invece io dicessi che un fiume è bello solamente perché scorre, un uccello perché vola e due persone perché parlano e respirano? Una creatura vivente è bella per il semplice fatto che vive, e una creatura non vivente allo stesso modo poiché non vive. Non c’è poesia in tutto ciò, né fantasia. Ognuno fa quello che ha sempre fatto dal momento in cui si è trovato su questo pianeta. Io voglio essere un’artista e sto dalla parte della bellezza, davvero, ma sto anche dalla parte della natura. Quello che intendo è che nessun vero artista dipinge quadri, scrive poesie, compone melodie, parlando del mondo, senza pensare che questo sia già di per sé meraviglioso. Dal mio punto di vista, la vera bellezza, quella primordiale, si manifesta quando tutto funziona e vi è armonia, ed il mondo ruota tranquillo intorno al sole, sul proprio asse, al passo con la vita ed il tempo. I fiumi scorrono, i pesci nuotano nel mare, gli uccelli volano nel cielo, gli alberi si innalzano dal terreno, l’acqua disseta, l’aria riempie i polmoni e il fuoco brucia. Riproduzione, nascita, riproduzione, morte. Il ciclo continua senza interrompersi. Sarai confuso ora. Ti domanderai cosa può avere a che fare questo discorso riguardo la bellezza artistica della natura con il problema ambientale, che sia io sia tu conosciamo bene. Ebbene, è solamente da ciò che la connessione emotiva con la natura di cui ti parlavo prima può rigenerarsi: semplicemente, dalla coscienza di come il mondo, la natura, la vita, funzionano. Una volta avuto il coraggio di capire il meccanismo naturale, assistito alla sua armonia, non si avrà più paura di ammettere a se stessi di esserne parte integrante. Non credo serva essere artisti per poter vedere la bellezza del mondo. D’altronde questa è l’eccezionale predisposizione naturale degli uomini: comprendere. Loro sono, devono essere, consapevoli di tutto ciò, accettarlo per com’è, ed apprezzarlo sinceramente. E sapere che facciamo parte della natura, non dimenticare la caverna dentro cui siamo nati, è il primo passo per recuperare il legame perduto. Riconquistare la connessione emotiva con il mondo, credere che la vita sia bella per il solo fatto che esista è la spinta necessaria affinché a me importi di te, Non-nato. Il presente per il futuro. Lungimiranza e presa di responsabilità da parte della generazione qui ed ora per quella che verrà, dettate dalla semplice idea che l’esistenza su questo pianeta debba continuare solo perché funziona (e non vi è cosa più bella). L’ho detto: una connessione emotiva è così potente da superare anche la morte. Tu ancora non sei, ma io ti scrivo lo stesso una lettera, e dentro di essa racchiudo i miei pensieri, ciò che io sono, i quali spero sopravvivano sino a te, tanto quanto desidero che tu nasca per farli tuoi.

    Piace a 1 persona

  7. Caro amico del futuro,
    come stai? Com’è la situazione climatica al giorno di domani? Spero che tu e gli altri 999999999 circa di persone che credo vivano ormai su questa nostra povera Terra, stiate bene. Certo mi auguro anche che voi gente del futuro non siate come noi degli inizi del Ventunesimo secolo, altrimenti posso immaginare che non va la passiate proprio bene neanche voi… Ora, mentre ti sto scrivendo questa lettera, siamo nel 2021, che come l’anno appena trascorso si sta rivelando un anno duro a causa di un brutto virus, il Cov-Sars 19, che è molto probabilmente una delle conseguenze della crisi climatica, che è in atto ormai da decenni sulla Terra, a causa del cosiddetto “homo sapiens”, che di “sapiens” non ha nulla; in effetti sembra che il fatto che gli animali, che poi ci mangiamo, vivano in ambienti molto, ma molto ristretti, causi l’insorgenza di virus, che poi si trasmettono anche agli esseri umani. Bisogna dire, però, che se davvero il covid, altro nome di questo fatidico virus, ( sì, lo chiamano in diversi modi: covid, Cov-Sars 19, Coronavirus) è nato a causa di questi allevamenti intensivi, beh allora ce la siamo proprio cercata! Vedi, devi sapere che è dagli anni 70-80 del Ventesimo secolo che gli scienziati parlano di cambiamento climatico, denunciando il fatto che un mancato intervento per migliorare la situazione, potrebbe avere come effetto l’innalzamento della temperatura e di conseguenza, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento dei livelli dei mari, l’estinzione di alcune specie animali, tra cui noi; ma sostanzialmente fino ai primi anni del 2000, la maggior parte degli abitanti del pianeta se non ha mostrato neanche il minimo interesse nei confronti dei cambiamenti climatici. Per fortuna negli ultimi anni sembra che qualcuno, soprattutto giovani, stia iniziando a interessarsi al futuro della nostra, almeno prima che arrivasse l’uomo, meravigliosa casa che è la Terra. Il problema, però, è che l’azione di pochi non basta; la scienza parla chiaro: continuando a consumare le risorse del pianeta come facciamo ora, entro il 2050 arriveremo a consumare 3 pianeti all’anno! Cosa intendo per “3 pianeti all’anno”? Intendo che consumeremo le risorse che di regola dovrebbero costituire non 1, non due, ma ben 3 pianeti e in fondo già ora non siamo molto lontani dal questo drammatico traguardo, dato che consumiamo già 1 pianeta e mezzo all’anno! Io sto cercando di spiegarti una situazione, decisamente drammatica, in maniera ironica, ma purtroppo non c’è nulla da ridere. Chi dovrebbe preoccuparsi e vergognarsi davvero dell’impatto che le proprie azioni hanno sul cambiamento climatico, dunque politici, proprietari di industrie come Amazon ( nome che a pensarci ricorda la foresta Amazzonica, che però in pratica non esiste più…), non lo fa! Perché? Eh perché siamo avidi di denaro, ne vogliamo avere sempre di più, anche quando non sappiamo più che cosa farcene. Compriamo le cose più inutili solo per far vedere agli altri che le abbiamo, acquistiamo cellulari super costosi e decisamente inquinanti, e magari neanche li sappiamo usare, e in tutto ciò delle conseguenze che hanno le nostre sciocche, sciocchissime azioni sull’ambiente e sulla vita delle altre persone e delle altre specie non ce ne importa niente! Ora capisci perché di “sapiens” la nostra specie non ha niente?! Purtroppo, ormai, non possiamo tornare più indietro, abbiamo già distrutto buona parte del pianeta e fatto estinguere molte specie. L’unica cosa che possiamo fare e che dobbiamo, tutti insieme, fare è tentare di non far degenerare ancora di più la situazione. Dobbiamo cercare di usare le energie rinnovabili, come la luce del Sole, l’energia del vento e dell’acqua; dobbiamo iniziare a mangiare vegetale, ad esempio, dato che l’industria della carne causa da sola circa il 14% delle emissioni di anidride carbonica, per non parlare della deforestazione dovuta alla produzione di cibo per gli animali e soprattutto senza contare che mangiando animali stiamo uccidendo delle vite! Poi dovremmo RICICLARE. Questa è una delle parole chiave utilizzate quando si parlare di cambiamenti climatici, il problema è che non deve rimanere solo una parola, deve diventare un fatto concreto. Non puoi capire, almeno mi auguro, come abbiamo ridotto i mari attraverso i nostri rifiuti; stiamo facendo morire la barriera corallina e senza di lei tutto l’ecosistema marino scomparirà nel giro di poco tempo; le acque sono piene di microplastiche, che poi, dopo essere state ingerite dai pesci, finiscono nei nostri piatti e nel nostro stomaco, che di certo non fa i salti di gioia per questo. Tutto questo è assurdo! Ma ti racconto un’altra assurdità: ormai le microplastiche non finiscono più solo nei cibi che ingeriamo, che siano essi pesce, carne o anche verdure (eh sì, anche i suoli in quanto ad inquinamento non se la passano bene…), devi sapere, infatti, che le microplastiche ora si possono trovare anche nella placenta umana! Già, infatti, durante uno studio dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma e del Politecnico delle Marche sono state analizzate le placente di sei donne sane, tra i 18 e i 40 anni; alla fine i ricercatori hanno rilevato campioni di microplastiche nella placenta di quattro delle sei donne, che hanno partecipato allo studio, e questo è terribile, poiché, a causa di queste microplastiche, nella peggiore delle ipotesi il/la bambino/a potrebbe morire. Ti rendi conto di ciò che stiamo facendo? Di come stiamo riducendo il nostro povero pianeta? So che è brutto da dire, ma noi per la Terra siamo come dei parassiti, le stiamo succhiando via la vita e ce la stiamo togliendo anche noi da soli. Bisogna agire ora se vogliamo salvare la nostra casa, perché la stiamo uccidendo, ma sinceramente io non sono per nulla fiduciosa. La nostra specie ha molti difetti, ma soprattutto uno: siamo estremamente individualisti; non ci importa davvero se stiamo assumendo il titolo di assassini della Terra. Sai a volte mi è capitato di parlare di ambiente con alcuni miei conoscenti e vuoi sapere cosa mi hanno risposto quando io ho detto che uccidendo il nostro pianeta moriremo anche noi? Mi hanno risposto “tanto prima o poi dobbiamo morire tutti”. Mai sentita una frase più sciocca e più egoista di questa. Io spero che la mia generazione e voi persone del futuro riusciremo a fare qualcosa per la Terra, ma lo dico con estrema sincerità: non credo che ci sia più niente da fare se non tamponare la ferita; al massimo riusciremo a consumare “solo” 2,5 pianeti all’anno entro il 2050, ma ormai vedo il nostro futuro su questo pianeta molto incerto. Non ti voglio scoraggiare, magari voi giovani del futuro riuscirete a fare grandi scoperte e a salvare la nostra abitazione comune, in fondo nella vita bisogna lottare fino alla fine con tutte le forze che si possiedono, ma come ti ho detto non credo che il participio “sapiens” si addica molto a noi… però tentar non nuoce! Nel mio piccolo sto cercando e cercherò di fare il possibile per la salvezza della Terra e per tutti voi che verrete ad abitare qui nei prossimi decenni e giuro che non smetterò mai di lottare per voi! Buona fortuna amico del futuro, vedrai che te ne servirà…

    Piace a 1 persona

  8. LETTERE DALL’ ANTROPOCENE

    Caro Futuro,
    ti scrivo e non so chi tu sia. Non so dove sei nato, quando sei nato o se sei effettivamente nato. Non conosco ciò che pensi, ciò che dici e cosa fai. Non so neanche con precisione quale forma tu abbia. L’unica cosa che so con certezza è che quello che sei o non sei lo decido io ora.
    Potrà questa sembrarti una presunzione eccessiva, e forse lo è dal momento che la mia decisione dovrà poi passare al vaglio di molte altre istituzioni superiori, le quali, riunitesi, decreteranno se e come attuare le mie proposte. Il Tempo, personaggio ostico e molto autorevole, potrebbe ad esempio decidere che non è più disposto a sostenermi, e lo stesso potrebbe fare la Natura, magari rivendicando torti passati.
    In ogni caso io, Umanità, ho molta fiducia nelle mie capacità. Ricordo infatti quando non mi era neanche possibile partecipare a questa assemblea, della quale conoscevo solamente il vago nome: “de Decretione Institutum Organum” (D.I.O.) . Oggi però so di aver acquisito un discreto peso. Con la cultura ho guadagnato autonomia rispetto alla Natura e attraverso la tecnologia ho imposto con prepotenza la mia autorità, ritagliandomi un ruolo decisamente influente. Ho anche deciso di nominare l’attuale fase politica “Antropocene”, proprio per celebrare il mio ingresso al “tavolo dei grandi”.
    Nonostante io sia molto orgogliosa dei risultati, caro Futuro, ti confesso che le critiche arrivano incessantemente. C’è infatti chi critica la mia inesperienza, definendola “inconciliabile con il potere che ho assunto”, oppure chi rimprovera la mia ingordigia. Ma sono sicura che a parlare sia solo la gelosia! E non ti preoccupare, quello che ho guadagnato lo proteggerò con le armi e con il fuoco! Perché lo aveva detto sai, Prometeo, lui che ci vedeva lungo, quando ancora se ne stava incatenato in Scizia; lo aveva detto che qualcuno, prima o poi, avrebbe preso il comando dell’intero pianeta! E io so che si riferiva a me! Lui che fu l’unico fra tutti a dimostrarmi fiducia, donandomi il fuoco e la tecnologia.
    Devo anche ammettere però che queste critiche mi hanno fatto molto riflettere. Nell’intimo più profondo ritengo infatti di non essere stata fin dal principio all’altezza del ruolo che io stessa mi sono procurata e, per quanto mi sia difficile ammetterlo, penso anche di essermi comportata in modo troppo impulsivo, arrogante, egocentrico e a tratti infantile.
    Questa inferiorità in cui continuo a scoprirmi mi crea quindi molto imbarazzo. Ho paura che tutti possano sottovalutarmi o peggio ancora deridermi per queste mie debolezze. Che paradosso! Io che mi sono costruita tutta da sola, Io l’ industriosa, forte, giovane Umanità sono costretta a vergognarmi. Ciò mi fa stare molto male. Per quanto infatti possa sforzarmi, non riesco mai a sentirmi rilevante, soddisfatta… all’altezza! Urlo, sbraito, mi dimeno e nessuno sembra accorgersene. Distruggo, incendio, divoro tutto, e nulla sembra realmente cambiare. Mi sembra tutto così insensato: perché nessuno si accorge di me? Perché nessuno vuole riconoscere la mia potenza? Perché esisto se nessuno se ne riesce ad accorgere?
    Non lo so e sono sempre più confusa, arrabbiata. Mi sento come una belva feroce che ferita nel profondo continua a correre nella foresta, sbattendo ovunque, divorando qualsiasi cosa incontri, senza avere una precisa meta. So anche che se mi fermassi, sarebbe molto peggio. Sentirei infatti le risate degli altri, che divertiti dalla mia goffa angoscia, se ne starebbero a guardare con i loro visi rugosi. Oppure non sentirei niente: e ciò sarebbe insopportabile.
    Sono dunque millenni che corro senza sosta e senza meta, scappando dalle angosce e cercando solamente uno straccio di approvazione che nessuno, ostinatamente, vuole concedermi!
    A questo punto, ti starai chiedendo, perché io non abbia ancora chiesto aiuto a qualcuno di più esperto, per esempio come la Natura. La risposta in questo caso sarebbe molto semplice: sono troppo orgogliosa per farlo. L’orgoglio, caro Futuro, è una brutta malattia: ti soffoca la mente, trasformando anche la più genuina richiesta di aiuto in un attacco brutale. In particolare poi con la Natura ho un bruttissimo rapporto. Questa infatti continua a dirsi mia genitrice, cercando in tutti i modi di inserirmi in una logica familiare e gerarchica per la quale io occuperei un posto subordinato al suo. Ovviamente io questo non lo posso assolutamente accettare ed anche qualora si rivelasse vero, non potrei comunque confermarlo pubblicamente. Verrebbe infatti meno tutta l’impalcatura ideologica sulla quale ho fondato la mia ascesa al potere. Insomma è una questione di affermazione! Così è molto tempo che non ci parliamo, e io continuo a rimarcare le distanze rivolgendomi a lei con brutale violenza.
    In questa situazione però so che non posso continuare a vivere e che devo fare qualcosa per cambiare. Potrei dunque decidere di distruggere tutto, me compresa: mandare all’aria l’intero pianeta solo per il gusto di avere l’ultima parola. Mi frena però il terribile dubbio che il Tempo, che di certo sopravviverà anche dopo la mia morte, possa ancora una volta dimenticarsi di me e tutto il mio sforzo risulterebbe nuovamente vano. Dunque l’unico modo che mi è rimasto per vincere, per riscattarmi, è continuare ad esistere. Ed è per questo che ho deciso di conoscerti caro Futuro.
    Sfortunatamente però non so se sia ancora possibile: soprattutto nell’ultimo periodo, a seguito di alcuni miei eccessi, l’atmosfera qua sulla Terra si è scaldata molto e temo che gli altri si stiano organizzando per farmi fuori. Sto in una situazione molto delicata in cui un solo passo falso potrebbe convincerli a farmi precipitare per sempre nell’oblio.
    Ho deciso pertanto di cominciare a muovermi con maggiore cautela, ponderando le mie mosse e cercando di prevederne le conseguenze. Inoltre devo riuscire in qualche modo a risanare il rapporto con gli altri membri, in particolare con la Natura, alla quale devo molto. Devo quindi imparare ad assumermi le mie responsabilità, evitando di scaricare costantemente i miei problemi sugli altri. Ma soprattutto devo imparare a riconoscermi in una dimensione che va oltre quella ristretta della mia esperienza, una dimensione comunitaria, collaborativa, dalla cui perfetta sinergia potrai scaturire tu, Futuro. Sta a me quindi riuscire a sconfiggere il mio individualismo esasperato, la mia egocentricità , il mio egoismo infantile.
    Spero dunque che oggi le mie proposte possano essere ascoltate. Resto fiduciosa e ti scrivo, caro Futuro, per avvertirti e per evitare che tu possa essere troppo sorpreso, vedendomi arrivare più matura, carica di ricchezze e dignità.
    Cordialmente,
    l’Umanità.

    Piace a 1 persona

  9. Ehilà, ciao.
    Spero tu possa sentirmi, possa leggere questa lettera digitale che ti sto lasciando; specifico digitale perché la sto scrivendo nella speranza che possa conservarsi a lungo negli anni, e diciamocelo, già qui ed ora nel ,per te, lontano 2021, la carta fa molto vintage, figurarsi più in là negli anni, rischio solo che venga buttata come carta straccia in qualche cassonetto, accanto alle cartacce di qualche hamburger unticcio.
    A proposito, avete ancora la carne? Qui ultimamente si fa un gran parlare dei nuovi cibi, del cibo che ci nutrirà negli anni a venire: sintetico si, ma estremamente nutriente e “nature friendly”.
    Per non parlare degli insetti, che sembrano già essere una realtà assodata nel campo dell’alimentazione, e stavolta non parlo per ipotesi, dato che qualche mese fa ho provato dei biscotti prodotti con farina di insetti e devo dire che non sono male per niente: e se davvero fosse vero il fatto che la loro produzione, compresa l’intero allevamento delle creature stesse, fa decisamente meno male all’ambiente della realizzazione di una singola cena per due, beh allora sarebbe meraviglioso no?
    Ma questo mia cara (o mio caro) devi dirmelo tu: sei la persona del futuro: ce l’abbiamo fatta? Abbiamo aggiustato il tiro?
    Dico “aggiustare il tiro” e non salvare il pianeta perché basta guardarsi un po’ intorno e leggere qualche libro di storia per capire che il mondo, in fondo, non ha affatto bisogno di noi per stare bene, anzi, piuttosto è il contrario: ripensiamo a Chernobyl, all’esplosione di una centrale nucleare che ha portato alla propagazione di una tale quantità di particelle tossiche e nucleari da rendere la zona limitrofa alla vecchia centrale assolutamente invivibile… per l’uomo: già perché intanto a Chernobyl, quasi quarant’anni dopo l’esplosione, la natura è tornata a vivere e prosperare, sì in maniera diversa, ma non per questo peggiore.
    Ti faccio un esempio, se non mi credi: nel 2020, l’anno scorso per me, probabilmente più di un decennio fa per te, c’è stata un’incredibile pandemia che ha cambiato radicalmente le nostre abitudini quotidiane, e che tutt’oggi, mentre ti scrivo questa lettera mi impedisce di vivere una vita normale (roba da perderci la testa credimi; anzi sarei curioso di sapere se siamo finiti sui libri di scuola) e che tu ci creda o meno, moltissime aziende e fabbriche hanno smesso di lavorare e produrre per almeno 3 mesi, sia beni sia inquinamento.
    Ed incredibilmente, il tasso di anidride carbonica annua prodotta in tutto il mondo è calato quasi del 6%, più o meno come se l’Europa intera avesse smesso, per un anno intero, di produrre CO2.
    Insomma, cara mia futura lettrice, come vedi alla Terra bastano pochi mesi senza che l’uomo la sfrutti pesantemente per tirare una boccata d’aria, e stavolta non solo in senso metaforico.
    Perché vedi, la verità, è che siamo noi, come specie umana, ad aver bisogno della natura, e non il contrario.
    Senza di lei non potremmo esistere nella maniera che conosciamo: saremmo costretti a cambiare, ad evolvere (o forse involvere) in maniera radicale, abbandonando quel letto di finte sicurezze e quei benesseri futili, ma dei quali ci siamo, noi stessi e con mirabile abilità, convinti di non poter fare a meno.
    E questo ci terrorizza.
    Ci terrorizza perché per la prima volta in decenni, non siamo pienamente in grado di immaginare, o meglio vedere, attraverso precisi calcoli scientifici e con quella lucida chiarezza che ha caratterizzato il progresso dell’uomo nell’ultimo secolo, il futuro che dinanzi a noi si staglia: non riusciamo a farlo perché il nostro modo di vivere e di consumare, in maniera così sconsiderata, ci impedisce, da un lato di rimanere al passo con quanto i nostri dati processano, e dall’altro ci vieta troppo spesso, di ammettere i nostri sbagli.
    E lo sai perché, mia giovane (o mio giovane) amico?
    Perché è comodo. E’ comodo rimanere nella propria “comfort zone”, nella propria quotidianità e nella convinzione, assolutamente falsa, che altri possano, anzi debbano, preoccuparsi del nostro futuro.
    Eppure, da questi esigiamo che svolgano un certosino lavoro di tutela del futuro secondo le nostre condizioni… secondo condizioni che non gli appartengono, come hanno ormai avuto modo di dimostrare in questi anni, facendo orecchie da mercanti mentre i cambiamenti climatici iniziavano a minacciare le colture, la calotta artica e mentre il mondo iniziava pericolosamente ad aumentare la propria temperatura; e questo succede perché troppo spesso i bisogni di pochi riescono con disarmante semplicità ad assoggettare, sopprimere ed infine far sparire in un battito di ciglia le necessità di miliardi di persone.
    Purtroppo abbiamo perso un’importante concezione di appartenenza, quando come esseri umani ci siamo convinti di poter stare al disopra della natura stessa, di poterla liberamente piegare ai nostri bisogni: partendo dal pensiero puramente Romantico di una natura assolutamente ammaliante, potente e sublime, abbiamo iniziato a sfruttarla per accrescere le nostre ricchezze ed il nostro benessere, dapprima in una parabola crescente, poiché ancora assoggettati al timore inconscio che la natura e la sua maestosità ci induceva, per poi invece degenerare (così come idealmente avrebbero fatto tutte le forme di governo imperfette delle quali millenni fa ci parlavano i filosofi classici) confezionando noi stessi, per il nostro fallace piacere, l’illusione di una natura la quale, in quanto potente, potesse donarci risorse illimitate, senza poter mai deperire, garantendo una crescita del benessere umano non più progressiva, bensì esponenziale; di fatto, abbiamo trasformato la natura in uno strumento vero e proprio, ideale per la nostra evoluzione e convincendo il nostro stesso pensiero, in definitiva, che la Terra stessa fosse in essere unicamente per garantirci il successo in quanto specie vincitrice nella gara evolutiva, o peggio ancora, specie vincitrice per diritto di nascita.
    In definitiva, abbiamo smarrito una verità inoppugnabile, e cioè che non siamo altro che branco di scimmie diversamente cresciute e dal discutibile senso etico, nate per puro caso per mezzo di una natura e su di una Terra che per millenni ci ha sfamati in quanto facenti parte di un preciso ecosistema, in quanto parte integrante di quella stessa natura che ora stiamo distruggendo, ebbri di un potere e dell’avarizia senza pari.
    Viviamo in un mondo ipocrita, nel quale ci aspettiamo che dal minimo impegno nostro, possa scaturire il massimo impegno decine, di centinaia, di migliaia di altre persone e nel quale, in tutta onestà, molti fra noi giovani, fra coloro che dovrebbero, almeno ipoteticamente, rappresentare il futuro si interessano di quel loro stesso futuro solo per moda e mossi da quel timore di non poter continuare a vivere nell’agio.
    Perché credimi, tante volte negli ultimi mesi ho sentito dire da scienziati e personalità di spicco che l’uomo uscirà migliore, più forte e coeso dalla crisi pandemica che stiamo vivendo. Lo sento dire talmente tante volte che a volte rischio quasi di crederci.
    E poi, mi basta aprire un libro di storia per notare che l’uomo nel corso della sua storia, in definitiva, non è stato cambiato dalle guerre, dalle carestie, dalle vecchie epidemie; non ha smesso di costruire città sotto i vulcani anche quando il Vesuvio ha trasformato Pompei in un museo a cielo aperto, non ha smesso di costruire case vicino ai fiumi anche quando questi hanno distrutto interi villaggi durante le esondazioni; non ha mai smesso di fare del male a se stesso, dimenticando i propri limiti, eppure riuscendo in un modo o nell’altro a cadere sempre in piedi, convinto di stare sopravvivendo al mondo ed alle sue intemperie, mentre invece non faceva altro che sopravvivere alla propria -ὕβϱις-

    E spero tanto che il tuo mondo, anzi, il tuo uomo, sia, almeno un po’, almeno per il meglio, diverso da come lo è ora.

    -Anche se la Nebbia Oscura è, in teoria relativamente vicina all’umanità, essa è anche terribilmente nociva per gli uomini. Forse, questo riflette la crudeltà dell’uomo verso se stesso-
    Hidetaka Miyazaki, Dark Souls.

    Piace a 1 persona

  10. Istinto di sopravvivenza…di appartenenza
    Mio caro lettore, abbiamo fallito.
    Ti scrivo attualmente dal 2021 con la speranza che quando leggerai, le mie parole sapranno di un vecchio ricordo, ormai svanito nella florida vita che condurrai. Tuttavia, oggi, gravano sulla nostra coscienza più che mai. Gea, la dea greca della Terra, sta subendo il più grave degli abusi. Questa donna è ormai nuda, ferita e umiliata, e noi non solo continuiamo a lasciarla inerte, ma non ci preoccupiamo nemmeno delle conseguenze che poi dovremo affrontare dopo questa mancata premura. Passati vent’anni dall’alba del ventunesimo secolo la visione dell’uomo irrefrenabile è ancora viva, abbandonando definitivamente la modestia, perpetriamo ancora, il più grave dei delitti. La Natura che ci circonda è ormai stanca delle nostre ferree regole, essa si ritiene più forte, e noi, non accettiamo questa giusta sconfitta. L’idea di essere inferiori a certi meccanismi insiti nell’universo ci destabilizza, erriamo nel sapere, eppure, conoscere i nostri limiti ci spaventa più di ogni altra cosa. Spero, mio caro, che nella società in cui ti trovi, l’uomo abbia modificato il suo paradigma morale nei confronti della biosfera. La visione che governa la mia epoca, infatti, vede ancora la Natura come mezzo da sfruttare. Questa visione è coniugata in modo discendente in tutte le nostre manifestazioni: l’uomo non si fa scrupoli nel sottomettere non solo Natura ma anche popoli, etnie, gruppi, persone, fratelli. Dunque, caro, spero tu non abbia capito il motivo per cui siamo mossi a farci del male, perchè, se così fosse, avremmo fallito nuovamente. Ti dirò quindi che l’unica fonte di energia che ci muove è il denaro, se dunque lo avevi già intuito, l’uomo non è riuscito a liberarsi dalle proprie catene. La più grande beffa che ci raccontiamo nel quotidiano è che siamo liberi, ed è stata forse questa convinzione ad averci fatto travisare il concetto di libertà, sacrificato in nome di libertà relative e momentanee che hanno ben poco a che fare con la libertà generale o assoluta. Questo fraintendimento continua ad esserci quando noi stessi ci poniamo alla stregua degli dei, calpestando completamente i limiti che ci impegnavamo a rispettare. Il mio discorso, e spero tu l’abbia capito, non vuole risultare metafisico, tuttavia è proprio da questo che sorge il problema che ci tormenta da un po’: le religioni e la spiritualità, come enti metafisici, hanno sempre fatto parte dell’uomo, ora però, è mutato l’oggetto che abbiamo creato, il denaro, ed è da metafisico divenuto valore reale. L’illusione ha quindi preso il controllo della nostra mente, e noi, abbiamo dimenticato le regole del gioco e conduciamo la vita non memori della nostra invenzione.
    Siamo disposti a deforestare aree dell’Amazzonia grandi quanto la Spagna per sfruttare ogni bene dal quale possiamo trarre guadagno. Qual è lo scopo di tutto? Vorrei non aver capito che l’uomo si muove solo in base al mero compenso del potere; pensare che ogni patto politico si basa su una logica economico-sociale, mi convince sempre più che abbiamo smarrito non solo la ragione, ma anche ogni tipo di valore morale. Le nostre azioni sono incoerenti con la biosfera nella quale viviamo. Le responsabilità, che abbiamo nei confronti di quella, cessano di esistere ogni volta in cui ragioniamo non tenendo conto dei limiti che la natura ci impone. La tracotanza, condannata nell’antica grecia, è ormai l’unico valore etico al quale teniamo fede. Io nella mia piccola realtà posso contribuire un minimo nel rallentare questo decadimento dell’umanità e non mi risparmierò nel farlo, e credo che questo debba essere il messaggio da veicolare nella nostra società, al fine, non solo, di salvare il nostro futuro, ma di smuovere anche le viscere di questo meccanismo ideologico ed economico troppo radicato, che fatica a crollare. Il mito della megalomania ha reso l’uomo tanto più attento ai caratteri generali della società che alle condizioni particolari. L’imprenditore infatti non ha cura delle realtà particolari nelle quali le sue fabbriche inficiano e tanto meno della condizione dei suoi lavoratori. Anche noi, abituati ad una logica prettamente commerciale ed economica, pensiamo che le nostre piccole azione risultino irrilevanti su larga scala. Secondo questa logica allora, le personalità che hanno influenzato la storia non sarebbero ricordate o tanto meno avrebbe agito in nome dei loro ideali.
    Mio confidente, noi giovani siamo in prima persona chiamati a prendere coscienza della distopica situazione che ci aspetta nel prossimo futuro, maturiamo quindi prematuramente, ci sforziamo di capire numeri e statistiche che superano la realtà. Credo però che questo sia lo sforzo necessario affinché nasca in noi la responsabilità che l’uomo da qualche decennio ha perso verso la propria casa. Fare un viaggio nel mondo, oggi, significa guardare senza censure la negligenza dell’uomo e la sua completa perdita di qualunque etica. Dopo ciò credo fortemente in una involuzione dell’umanità, tenendo comunque ben chiaro che a differenza nostra i greci, per esempio, avevano creato un concetto limite oltre alle divinità, il métron, inevitabile affinché l’uomo non pretendesse ciò che non è in suo potere.
    Ora questo potere è completamente fuoriuscito dal nostro controllo, e le conseguenze iniziano già ad emergere. I potenti hanno il vantaggio del denaro che controllano e dal quale sono governati, tuttavia utilizzando mezzi semi-risolutivi, il problema permarrà e se non sarà il loro, sarà quello dei loro figli.
    Sono questi i discorsi che contornano il nostro quotidiano, parliamo di eredità più o meno degradate, tralasciando che una volta troppo tardi non ci sarà un secondo piano o una qualche soluzione possibile. Spero non arrivi mai il giorno in cui saremo destinati ad aspettare che il mondo imploda in se stesso. Difficile però continuare ad avere fiducia in questo tipo di umano, tuttavia, il futuro che ci aspetta, deve per forza avere un qualche tipo di epilogo positivo o negativo che sia. Quello che io e la mia generazione possiamo fare, non è solo sperare che sia un epilogo positivo, piuttosto guidare verso un nuovo destino la sorte della nostra sopravvivenza. Il mio, seppur impregnato di pessimismo, è un messaggio di speranza, non tanto per l’innovazione tecnologica riparatrice, bensì per la creazione di un nuovo paradigma pieno di nuovi obiettivi, che esula dalle prospettive economiciste.
    La ferita che abbiamo creato può essere ricucita solamente con un nuovo istinto di appartenenza che guardi al futuro e alla coesistenza simbiotica di biosfera e umanità.
    L’Umanità Tutta alla quale abbiamo spesso voltato le spalle, lasciando indietro milioni di persone, riducendole al termine Terzo Mondo, sfruttando i loro territori per arricchire noi stessi anziché sostenere la condizione di quelli, deve riacquistare la sua integrità.
    E’ arrivato il momento, dobbiamo cambiare o almeno sforzarci di far sorgere in noi un qualche sentimento empatico, utile alla ricostruzione di queste ferite. Non dovrebbe interessarci scoprire nuovi pianeti da infestare, se non abbiamo da prima cambiato la nostra indole sterminatrice.
    Mi rendo conto a questo punto, mio caro, che questo non sia un quadro positivo della nostra realtà tuttavia sta a noi portare avanti la discussione di queste tematiche. Spero che quando, e se, leggerai questa lettera, una volta alzati gli occhi all’orizzonte, ripenserai a queste parole con leggera malinconia, tuttavia allietato dalla limpida aria che respirerai e dal verde intorno a te impressionato dalla chiara luce del sole.

    Piace a 2 people

  11. Anno 2021

    Educarti alla bellezza. Questo è quello che cerca di fare la mia lettera. È una lettera difficile da scrivere, perché è spedita al futuro, ma parte dalla riflessione di ciò che siamo, noi esseri umani, e in che modo viviamo oggi nei confronti della natura che ci circonda. A te, che leggerai questa lettera sto quindi per rivelare il mondo in cui vivo, un mondo che la specie umana continua incessantemente a modificare e a stravolgere e che adesso è diventato anche il tuo mondo. Ma io non ho evidenze scientifiche da fornirti e neanche desidero farlo; infatti, per quello c’è il mondo dell’internet, o di quello che sarà in futuro, e immagino che, per quando leggerai questa lettera, non ti mancheranno le fonti per documentarti. Perciò, tornando all’incipit della mia lettera, la scrivo per educarti alla bellezza, non perché io abbia la presunzione di essere nella posizione di impartirti una lezione, ma perché vorrei che, attraverso le mie parole, anche tu decidessi di vivere guardando il mondo con occhi nuovi.
    È lì, sotto i nostri occhi, essa permea l’aria che respiriamo, è la melodia che sentiamo, genera in noi emozioni. È la bellezza. Ti chiederai come io possa dire tutto ciò in merito ad un concetto astratto come la bellezza, ma ti dimostrerò che è qualcosa di alquanto concreto. Il nodo cruciale sta nell’avere il coraggio di saper riconoscere, ammirare e preservare questa bellezza. E si tratta di partire dalle piccole azioni quotidiane che però non vanno svolte con la consueta frenesia che abbiamo nel fare e nel volere le cose, ma sulle quali ci si deve soffermare a riflettere in cosa consistano e in cosa di positivo (e straordinario aggiungerei) se ne possa ricavare.
    Penso a tutte le mattine, quando mi sveglio, apro la finestra e mi soffermo ad inspirare una boccata d’aria fresca e a guardare il silenzioso paesaggio di campagna che si staglia di fronte a casa mia. È l’aria che mi fa respirare, è lo scorcio naturale che mi ha accompagnato per tutta l’infanzia e che ho ancora la fortuna di ammirare in tutta la sua intatta originalità. Penso alla prima volta che ho visto il mare, quella distesa immensa di acqua che è in grado di rapirti lo sguardo con la sua danza sinuosa; la sensazione dell’acqua sulla pelle, poi, è ancora più straordinaria! Quel contatto è piacevole come un abbraccio, ma può anche essere impetuoso come uno schiaffo, se il mare non è calmo. Come puoi guardare il mare e vederci solo una distesa di acqua? E allo stesso modo, come puoi sentire il vento o toccare un albero e sentirci solo aria che si muove o vederci solo una pianta? Se è così, ti illudi. Tutta la natura è animata da una forza eterna che le permette di crescere, morire e poi rigenerarsi secondo un ciclo continuo e noi siamo costantemente spettatori e partecipi di questi fenomeni della natura, dal piccolo fiore che vediamo sbocciare nel giardino, alle intere distese di foglie marroni che vediamo ricoprire interi parchi, mentre gli alberi sono rimasti con le loro chiome spoglie. In ognuno di questi momenti, sia piccoli che grandi, prova a non vederci passivamente una fase di un processo ciclico, ma fermati a percepire con tutti e cinque i tuoi sensi la complessità di questa bellezza naturale. Ti dirò pure un’altra cosa: anche tu, giovane essere umano, sei un tassello di questa bellezza. Infatti, come tu sai, anche noi umani “macchine perfette” siamo parte di un processo ciclico, per cui nasciamo, cresciamo, moriamo e dopo di noi la vita continuerà a rigenerarsi in altri corpi ed in altri esseri. Inoltre, cosa ancora più importante, possediamo una capacità relazionale ed emotiva che ci lega a molti altri esseri umani, anch’esse creature straordinarie nella loro singolarità, con i loro pregi e difetti e (credo questo me lo possa confermare anche tu) che popolano la mia vita, quanto la tua con le loro risate, le loro lacrime, i loro pensieri, i loro ricordi. Ciò che mi affascina ancora di più però, è che gli uomini hanno la capacità di creare; infatti, non solo sono parte della bellezza di questo mondo, ma sono anche dei creatori a loro volta di bellezza. La mente umana ha pensato le idee più rivoluzionarie, più geniali, più potenti e con le mani ha dato vita concreta a queste idee attraverso l’architettura, la poesia, la musica, l’arte, la medicina, la filosofia e molto altro che ha saputo arricchire la conoscenza umana.
    La natura crea, gli esseri umani creano. La natura distrugge, gli esseri umani distruggono. La natura rigenera, gli esseri umani interferiscono in questa rigenerazione. La natura è sublime equilibrio tra la strenua collaborazione di un elemento con l’altro e le continue sopraffazioni dell’uno sull’altro; l’uomo per molto tempo ha saputo collaborare creativamente e vivere in simbiosi con la natura, ma alla fine parve non bastargli più e ha deciso che sarebbe stato solo lui l’artista, mentre la natura si sarebbe dovuta ridurre a semplice materia da poter sfruttare. L’uomo si è follemente insuperbito e si è così guadagnato il ruolo di distruttore. Ha preferito la predominazione alla collaborazione, ma la verità è che ha solamente deciso di mettersi in una situazione alquanto scomoda, dalla quale oggi sarà difficile uscire. Nell’anno in cui io ti parlo, il 2021, posso dire che la situazione è paragonabile ad una profonda ferita che si deve tamponare il più in fretta possibile e, se mai ci si riuscirà, la cicatrice che rimarrà sarà ben visibile. Nonostante ciò, quella bellezza di cui ti ho parlato precedentemente, io la vedo ancora e non voglio smettere di vederla, non perché stia girando la testa dall’altra parte per non dover accettare la realtà dei fatti, ma perché quella bellezza è la mia speranza. La speranza che “la bellezza salverà il mondo”, come diceva un famoso scrittore di nome Dostoevskij e che se riusciamo a tener sempre uno sguardo fisso su questa bellezza possiamo avere uno sprone in più per fare la nostra parte. Però, ciò che vorrei aggiungere a quanto detto da Dostoevskij è che la bellezza, se del tutto sola, non sarà in grado di salvare nulla. Infatti, come ho cercato di farti capire, la bellezza è insieme di moltissime cose, animate ed inanimate, semplici e complesse, e proprio l’unione che c’è tra loro è la base della loro sopravvivenza. Distruggi la bellezza della natura e distruggi quella degli umani. Perché se la natura viene stravolta e dilaniata dal cambiamento ambientale, non solo la bellezza perisce, ma ne risente anche l’evoluzione umana. Io mi trovo in una situazione indefinita, tra una parte dove c’è la speranza e da un’altra la realtà dei fatti, ma vorrei che le future generazioni (e quindi anche tu) potessero prendere in mano la speranza e usarla come arma per salvare la situazione e per poter iniziare una fase di rigenerazione del mondo. E tutto sta nella prima parola che ti ho scritto: educare. Bisogna educare il presente alla responsabilità dell’avvenire, prendendo coscienza che le nostre azioni hanno sempre delle conseguenze e per rendere migliore l’avvenire si deve studiare, indagare e ci si deve informare sulla storia del mondo e dell’umanità, traendo dalla memoria la consapevolezza di come poter agire. Come ci ha insegnato un filosofo di nome Hans Jonas, bisogna avere empatia per “sentire la prossimità con il remoto” e agire in modo che le conseguenze delle proprie azioni non distruggano la possibilità di una vita futura, preoccupandosi degli uomini e delle donne di domani. Io mi preoccupo per te, perché vorrei che il mondo in cui vivi sia un mondo che ha imparato dagli errori e ha saputo rinascere. Io mi preoccupo per te e nel mio piccolo presto attenzione alle azioni di tutti i giorni, mi prendo curo dell’ambiente naturale col quale vengo in contatto, mi prendo cura dell’acqua e, trovandomi nel secondo anno di una pandemia mondiale, benedico l’aria che respiro, anche se molto spesso oggi, filtrata da una mascherina. Ti basti sapere che, da tutto questo marasma di questi ultimi due anni, non solo ho potuto ammirare tutta la complessità della natura, ma ho anche imparato che bisogna prendersi cura il più possibile degli esseri umani. Pertanto, mi prendo cura degli altri esseri umani del mio presente, che sembra non dare alcun tipo di certezza in vista del domani e che porta gli uomini a concentrarsi solo sulla propria ristretta dimensione personale. Come far in modo che il loro orizzonte si ampli e che prendano coscienza della realtà che li circonda? Personalmente, non mi stancherò mai di dire che dalla cultura inizia il cambiamento. Se si è stati educati nel modo corretto, si è in grado di capire quali limiti hanno le nostre azioni ed i nostri comportamenti, limiti che ci impediscono di recare danni alla natura e all’uomo stesso. Inoltre, sempre se si è stati educati nel modo corretto, si sa che la conoscenza umana non può cedere ad una sfrenata voglia di strafare, perché il risultato rischierebbe di sopraffarci. Prendiamo ad esempio la tecnologia, che è diventata integrante di gran parte delle nostre azioni quotidiane, dal momento che sta andando a sostituire e a “modernizzare” ogni aspetto ritenuto obsoleto. Questo è l’esempio lampante del fatto che ci troviamo nella condizione di aver superato i limiti. L’innovazione, la tecnica hanno la loro utilità, ma mentre la tecnica antica imitava la physis, senza cambiare la natura, adesso questa tecnica cerca di cambiare o di cancellare elementi interi della natura. Di fronte a ciò, non vedo alcun tipo di cambiamento concreto. Nel mio presente, già i molto giovani (io fortunatamente posso dire di essermi “salvata” da ciò) vivono come normale una realtà dominata dalla tecnologia; telefoni cellulari usati fin dall’età del passeggino, televisione perennemente accesa, computer sempre in funzione, usati per essere collegati a chissà quali siti e la realtà di questi giovani si trasforma ben presto in una realtà virtuale. Non è questa la strada giusta da seguire, non è questa l’educazione di cui ha bisogno un giovane come te o qualsiasi altro giovane del futuro. Perciò, quello che faccio adesso di concreto nel mio piccolo e con l’aiuto di tanti altri straordinari esseri umani che hanno a cuore questa causa, è manifestare a gran voce questa bellezza naturale, umana e culturale e lo faccio partendo prima di tutto dalla scuola, dove noi lottiamo perché la nostra educazione proceda sulla strada della salvaguardia del mondo del futuro. Noi desideriamo che il nostro discorso possa allargarsi ad altre voci desiderose di unirsi al coro e più la nostra voce alza il volume, più ci auguriamo che un giorno (non troppo lontano) le autorità che detengono il potere lo usino per creare investimenti di grandi dimensioni a livello globale, in primis di tipo economico, da cui si potrà allora partire ad provvedere alla corretta tutela del nostro ecosistema e alla ricerca, che vuol dire crescita e sviluppo dell’Umanità. Questo progetto voglio portarlo avanti con tutta me stessa e spero che la vita mi riservi la possibilità di farlo, perché sono troppo spesso testimone della trascuratezza nei confronti del valore della bellezza, bellezza frutto di quella forza straordinaria della natura e di quelle azioni meravigliose di cui è capace l’uomo e che vanno seriamente valorizzate, quali la capacità di pensare, creare, combattere per i giusti valori. La bellezza così fungerà da fonte di sostentamento per il mondo, perché a buon diritto un conosciuto storico dell’arte chiamato Salvatore Settis ammoniva che “la bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza”.
    Infine, vorrei terminare questa mia lettera con un pensiero, che, se vorrai, potrai far tuo. Qualora un giorno la specie umana dovesse, per qualsiasi motivo, estinguersi sul pianeta, di tutta la bellezza che sarà stata preservata rimarrà sempre traccia. Anche un’eventuale rigenerazione di una nuova specie umana, ci dimostrerà ancora una volta la straordinarietà della natura, perpetuando ancora il proprio compito, far sì che sia possibile fruire di quelle testimonianze prodotte dall’ingegno umano, dimostrando l’universalità della bellezza in tutte le sue forme e nel tempo.

    Piace a 1 persona

  12. Caro amico,
    mi piace immaginarti come fossi mio amico, anche se non ti conosco. Voglio farti un breve resoconto della realtà nella quale mi ritrovo a vivere. Secondo diversi scienziati l’uomo è diventato potente come un agente geologico pari all’impatto di un meteorite o all’eruzione di un vulcano. Il pianeta terra e i suoi sistemi sono influenzati più dagli umani che dall’insieme di tutti gli altri processi naturali in questa era definita come Antropocene: la nuova epoca geologica, quella umana. Sono le attività dell’uomo e il loro sviluppo che proiettano la Terra verso questo nuovo orizzonte non proprio luminoso. L’essere umano è a tutti gli effetti l’unica specie che è riuscita a lasciare in maniera indelebile il proprio segno tanto da stravolgere l’ordine preesistente. La trasformazione è un processo inevitabile, naturale che noi stiamo storpiando. Il nome di questa nuova epoca dovrebbe suonare come un avvertimento: stiamo distruggendo la nostra casa comune e siamo tutti colpevoli. Colpevole è l’indifferenza umana che coinvolge tutti. E’ un’indifferenza pericolosa sulla quale ci adagiamo mollemente che ci sta trascinando verso un punto di non ritorno, verso una fine egoistica. Danneggiare la Terra equivale a danneggiare noi stessi che siamo solo degli ospiti poco rispettosi di un pianeta che ormai porta numerose ferite impossibili da rimarginare. Abbiamo superato il limite e ci ritroviamo catapultati al di là della palizzata, fuori da quel confine che sentivamo l’esigenza di abbattere. Verso quale prospettiva ci stiamo dirigendo? La figura che possiamo utilizzare per descrivere questa situazione è quella del “Prometeo scatenato” di Jonas. Prometeo ruba il fuoco (la tecnica) agli dei e lo dona agli uomini ma questo dono è “inquinato” (come è, ora, inquinato il pianeta) perché la tecnica prenderà il sopravvento. Abbiamo un disperato bisogno di recuperare l’idea del limite, del finito per contrastare quell’eccesso di libertà che si traduce in hybris. La tracotanza, infatti, ha danneggiato l’intero mondo vivente devastato e ignorato, che soffre in silenzio. La nostra illusoria presunzione di una libertà illimitata, senza catene, ci ha portato a utilizzare la tecnica per modificare la natura ed esempi di ciò sono le devastanti trivellazioni, deforestazioni, escavazioni. Forse è necessario rimettere le catene a Prometeo perché ciò che deve cambiare è il rapporto che abbiamo nei confronti della natura la quale, come ci dice, giustamente, Leopardi nel “Dialogo della Natura e un Islandese”, è indifferente nei confronti della specie umana. Noi invece ne siamo dipendenti ecco perché le questioni della biosfera riguardano ciascuno di noi. “Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?” chiede la Natura all’Islandese. Bisogna cambiare paradigma e concentrare le nostre forze con il solo e unico fine di dominare sulla nostra superbia per riuscire a rispettare la natura. Un punto di partenza c’è, come ci dice Jonas, ed è la presa d’atto del fatto che una nuova etica è necessaria. Ogni singola azione è inevitabilmente potenziata dalla tecnica e proprio per questo grande potere che ci ritroviamo nelle mani dobbiamo prenderci cura delle piccole cose dell’ecosistema. Bisogna iniziare a pensare non solo agli effetti sconvolgenti che possiamo arrecare al prossimo, che, seppur inquadrabile in una persona in particolare ci risulta ugualmente operazione faticosa selezionare le nostre azioni quotidiane in funzione del nostro vicino, ma anche per il remoto. Remoto, lontano nello spazio e nel tempo come sei tu. Non ti conoscerò mai, non sei ancora nato, eppure ho un’enorme responsabilità nei tuoi confronti. La forza della responsabilità risiede nel fatto che questo concetto respira, vive, per così dire, nella dimensione presente. La responsabilità si prende cura delle conseguenze, è attiva, eteronoma. L’unico modo che abbiamo per imparare la libertà è quello di assumerci la responsabilità della gestione della nostra casa che corrisponde all’umanità intera: una scelta impegnativa che dobbiamo cercare di mantenere per tutta la vita. Quanti sono disposti a fare questo? Seguendo la logica della presunzione e dell’egoismo umani nessuno o quasi sceglierebbe la strada più complicata. Questa responsabilità si porta con sé la paura e per rispondere a questa gravosa affezione c’è bisogno di formare una nuova etica poiché non si può relativizzare tutto, pena il venir meno di ogni fondamento etico estendibile all’intera umanità. E’ necessario andare oltre il mero soggettivismo. Essere nel mondo, condurre una vita autentica, secondo natura, non significa preoccuparsi solo del “hic et nunc”, ma anche, e soprattutto, avere a cuore il futuro riuscendo a spingersi al di là del nostro misero orticello quotidiano. Dobbiamo preoccuparci degli effetti dell’estinzione delle specie e la fine imminente della biodiversità perché i risultati dei nostri calcoli li troveranno le generazioni future con le quali dobbiamo empatizzare. E’ operazione estremamente complessa proiettarsi così avanti nel tempo e nello spazio e ancora più complicato è accordare con te, che non hai ancora un volto, un corpo, i propri stati d’animo o, forse, è impossibile perché dipende dalla sensibilità personale. Abbiamo il dovere di prendere consapevolezza di quello che siamo e di come possiamo essere influenti sulla realtà che non è, a differenza dell’uomo, consapevole. Dobbiamo svegliarci dal profondo sonno dell’inconsapevolezza che ci ha reso inermi. Quindi riconoscere e rivalutare i segni della nostra dominazione e della nostra aggressione nei confronti della Terra è l’inizio del cambiamento. Secondo Jonas la responsabilità verso il futuro implica una “euristica della paura” ovvero la possibilità di considerare la paura come uno strumento che ci consente di apprendere alcuni elementi utili alla risoluzione dei problemi che coinvolgono l’intera umanità. Dobbiamo recuperare la paura dal nostro bagaglio biologico e imparare ad usarla come uno strumento che ci induce alla prudenza. La nostra presunzione non è da sottovalutare e di fronte al dubbio che l’incertezza alimenta dobbiamo sempre considerare l’ipotesi peggiore, perché la posta in gioco è davvero troppo alta, e non possiamo affidarla al caso. La paura ci ricorda la nostra vulnerabilità, potremmo dire che è una specie di richiamo del nostro istinto di conservazione, e la nostra pochezza. La conoscenza è quell’elemento che fa da discrimine tra una paura irrazionale, che può sfociare nella superstizione, e una paura ragionevole, ponderata. Solo acquisendo un maggior numero di conoscenze siamo in grado di rispondere in modo corretto alla paura. Possiamo imparare molto anche dalla concezione del tempo ciclica dei greci. Ci serve questa visione che ci sembra così distante, perché le risorse che la terra ci offre sono limitate, proprio come lo siamo noi. La natura non produce rifiuti ma ogni elemento possiede una funzione, un valore e attraverso processi di trasformazione ogni “materiale di scarto” viene riutilizzato. Bisognerebbe riprendere questa logica ed estenderla alla dimensione economica creando un’economia circolare, più complessa ma più efficiente. I greci ci insegnano anche il concetto della morigeratezza con l’epiteto “Nulla di troppo” (Medèn agàn) di Cleobulo di Lindo. Questo non significa che dobbiamo ripudiare o demonizzare la tecnica a priori. La tecnica è deleteria quando modifica l’armonia della natura, armonia che non siamo più in grado di cogliere. Siamo in un territorio franco se riusciamo a rimanere consapevolmente all’interno dei confini. Saltare l’ostacolo inconsciamente mossi dal desiderio di un progresso cieco che è finalizzato a un’ipotetica produzione illimitata genera disastri. Ormai non riusciamo a concepire un orizzonte, abbiamo sdoganato l’infinito, desideriamo l’immortalità o meglio, allo stato attuale, la pretendiamo. Il pensiero greco ripudia anche il concetto di infinito perché l’idea che qualcosa si reiteri o si espanda indefinitamente, senza misura, fa a pugni con il concetto di unità e di ordine. Ma anche Hegel ci parla di “cattivo infinito”(das Schlechte-Unendliche) e riguardo al progresso all’infinito afferma: “questo continuo sorpassare il limite, che è l’impotenza di toglierlo e la perenne ricaduta in esso”. Sarebbe meglio quindi non guardare a questo tipo di infinito come ad un oggetto sublime o di culto perché lo smisurato non è necessario. Dopo la crescita smodata e contaminatrice dell’ultimo secolo ci è rimasta solo la terra e come scrive Nietzsche “Vi scongiuro, fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze! Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio [cioè diffondono il veleno]. Dispregiatori della vita essi sono, moribondi e avvelenati essi stessi, hanno stancato la terra: possano scomparire! Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrileghi. Commettere il sacrilegio contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile, e apprezzare le viscere dell’imperscrutabile più del senso della terra!”. Dopo aver perso tutti i punti di riferimento l’unico che ci rimane è il dovere che ognuno di noi ha di prendersi cura dell’ecosistema affrontando e portando avanti la scelta impegnativa che ha proposto Jonas. Il punto di partenza da cui ognuno di noi può iniziare, per intraprendere il lungo e tortuoso sentiero, è la presa di consapevolezza della realtà delle cose cercando la prudenza e imparando dagli errori del passato grazie all’ascolto dell’altro sia inteso come lontano da noi sia inteso come vicino.

    Piace a 1 persona

  13. Ciao Non-ancora-nato,
    quando leggerai questa lettera io probabilmente non ci sarò più, o forse anche tu non ci sarai mai. La situazione attuale non è delle migliori purtroppo e non penso che migliorerà. Ti chiederai perchè, ma probabilmente se esisterai davvero lo saprai da solo il motivo, poiché vivrai in un periodo ancor peggiore del mio, a causa della mia generazione e di quelle prima. Quindi ti darò forse delle informazioni in più rispetto a ciò che già sai e ti lascerò la mia testimonianza.
    L’uomo in passato viveva in armonia con la Natura, al punto che la contemplava, in quanto era la sua fonte principale di vita ed era maestosa. L’astronomo Tolomeo, in un suo epigramma contenuto nell’Apologia Palatina, disse: “Lo so, sono mortale e non duro che un giorno. Ma quando accompagno nella loro corsa circolare le fitte schiere degli astri, i miei piedi non toccano più terra, vado accanto a Zeus stesso a saziarmi di ambrosia
    come gli dei. ” Da queste parole possiamo percepire quanto era profonda la loro consapevolezza di non essere invincibili, mentre la Terra e l’Universo lo erano. E poiché amavano e veneravano quel che gli dèi avevano donato a loro, si sentivano immortali, percepivano di vivere insieme a quelle entità divine. Anche io quando ero bambina ero fortemente attratta dalla Natura e da ciò che era più grande di me. Nel mio giardino papà piantò una ghianda da cui nacque una quercia, e quando io ero bambina già era grande. Ricordo che ogni volta che giocavo in giardino la fissavo e iniziai anche a parlarci, per me quella pianta era viva. Effettivamente è così, anche loro come noi sono abitanti di questo pianeta, sono esseri viventi che si nutrono e che respirano. Piano piano crescendo smisi di parlarci, ma non smisi mai di venerare quella pianta, e lo faccio tutt’ora, ma non solo lei, ma tutto ciò che mi circonda che non sia stato creato dall’uomo, fatta eccezione per le varie forme d’arte. Perché rispetto e ammiro l’arte ti chiederai, semplicemente perché il disegno, la danza, la musica, il teatro, la scultura, la poesia ecc., sono tutte espressioni profonde dell’uomo, molto spesso legate alla Natura stessa. Molti artisti prendevano ispirazione (e lo fanno ancora) dalla natura che li circondava, attratti dalla sua armonia e dalla sua maestosità. Ho associato questa prima fase dell’uomo che contempla la Natura alla mia infanzia e all’arte perché per me corrispondo ad un periodo di purezza e di armonia. E quest’ultima infatti è essenziale nella nostra vita, l’uomo deve vivere in armonia con la Natura, perché ci fornisce tutto il necessario per sopravvivere, è come una madre; Marco Aurelio in A sè stesso, scrisse di questa armonia che provò verso il cosmo: “ È in armonia con me tutto ciò che è in armonia con te, o cosmo; nulla di ciò che per te cade al momento opportuno è precoce o tardivo per me. È un frutto per me tutto ciò che recano le tue stagioni, o natura: tutto da te, tutto in te, tutto a te.”, l’uomo non deve temere la Terra, lei se noi la rispettiamo ci sa accudire, sa come farci vivere in pace. Io,addirittura, mi trovo più in armonia con la Natura che con l’uomo, anzi con quest’ultimo vivo da sempre in conflitto, al punto che spesso sono arrivata ad odiare anche me stessa, perché faccio parte della specie che sta facendo del male a quel che mi circonda, perché non ha rispetto di ciò che gli dà la vita e di ciò che gli permette di respirare. Purtroppo covo rancore, la fase della purezza è superata, perché sono cresciuta e ho preso consapevolezza di quello che realmente mi accade intorno. Anche l’uomo è cresciuto, grazie o a causa del progresso, quel progresso che ha iniziato a far percepire la Natura come nostra nemica. Perché? Perché abbiamo iniziato a non amare più la Terra? Forse perché non riusciamo a controllarla? Eppure è lei che produce il cibo per noi, è lei che ci dona ossigeno, è lei che ci disseta, è lei che ci scalda, ci offre riparo e ci dona pace. Abbiamo smesso di essere felici nel momento che abbiamo messo la felicità nelle mani del denaro. Prima si venerava il mare, si ringraziava la pioggia, si pregava per un buon raccolto, mentre ora tutta la nostra gratitudine è verso il Dio Denaro, quel dio che ha spento la nostra empatia e sta oscurando sempre di più la nostra umanità.
    Hans Jonas fu uno dei primi a rendersi conto del problema a cui l’uomo stava andando incontro. Egli perse la madre ad Auschwitz e dopo l’orrore di quegli anni scrisse che non c’era più un Dio onnipotente, poiché si era ritirato dal nostro pianeta e lo aveva lasciato nelle nostre mani. Ciò che dice Jonas è vero, infatti per me con il declino della Fede e una sempre più avanzata laicizzazione si è arrivati alla distruzione o all’oscuramento di determinati valori. Ma non parlo solo del Dio cattolico, parlo di qualsiasi fede.
    Jonas, inoltre,dice che l’uomo deve imparare di nuovo ad avere paura, perché effettivamente è proprio quella che attiva l’istinto di sopravvivenza, è quella che ci fa riflettere. Noi ci sentiamo invincibili ad oggi, quando in realtà non siamo mai stati più fragili. Dobbiamo tornare ad avere paura della morte.
    Gli antichi Greci avevano delle festività in onore degli dei, dove avevano l’obbligo di partecipare e di recarsi a teatro per assistere alle tragedie. Quelli erano momenti di catarsi dove veniva messo in scena il vero dramma della vita, ovvero che siamo mortali, che il destino è più grande di noi e che noi non possiamo opporci, che noi siamo fragili o semplicemente che noi siamo umani. Loro sapevano bene quanto valore avesse la vita, loro contemplavano la natura; noi invece siamo diventati ignoranti; sì c’è stato il progresso su certi aspetti della nostra vita, ma a che prezzo? Siamo arrivati al punto che la Terra, che dovrebbe essere la nostra casa, la nostra culla, sta diventando per noi invivibile. Abbiamo distrutto parte degli esseri viventi che erano nostri coinquilini. E’ per questo che Jonas riteneva che serviva introdurre un altro concetto all’etica, ovvero quello della responsabilità. Io sono cresciuta non sono più una bambina che guarda con meraviglia la natura e corre felice per i prati e si stende sul manto d’erba e fiori ad ammirare le stelle e la Luna, ora sono cresciuta e devo assumermi delle responsabilità. Devo prendere le veci di un genitore e devo accudire il mio pianeta come lui ha sempre fatto. Dobbiamo incatenare di nuovo quel Prometeo che abbiamo liberato, dobbiamo porci limiti e freni. Non possiamo continuare così, dobbiamo assumerci le responsabilità anche per chi verrà dopo di noi, dobbiamo fare da genitore a chi vivrà in futuro, assicurandogli una permanenza serena sul pianeta. Lo dobbiamo fare per persone future come te, che ancora non esistono. Si deve capire che dalle nostre azioni derivano grandi conseguenze e più che tendere alla perfezione dobbiamo pensare alla salvaguardia.
    Telmo Pievani ha fatto presente in una conferenza che l’evoluzione già in passato ha avuto dei momenti di accelerazione con delle catastrofi, che hanno portato sempre all’estinzione dell’essere che dominava il pianeta, come ad esempio i dinosauri. Inoltre ha fatto notare che ogni grande catastrofe presenta uno schema comune, ovvero ogni qual volta c’è stata una grande catastrofe si sono presentate le seguenti condizioni: cambiamento climatico accelerato, alterazione della composizione atmosferica e stress ecologico drammatico e veloce. Il punto è che in passato questi cambiamenti repentini si generarono in modo più lento e partirono dalla natura, mentre i danni climatici, l’effetto serra, l’inquinamento, ecc, sono tutti fattori che l’uomo ha creato. Siamo noi col nostro progresso sfrenato che ci stiamo condannando a morte. Noi ci troviamo all’interno di un processo che potrebbe portare all’estinzione, proprio per questo non so se questa lettera giungerà mai a te. Infatti, negli ultimi cinque secoli abbiamo portato all’estinzione di un terzo delle altre forme di vita. E dal 2020 stiamo affrontando anche una pandemia, provocata da noi stessi. Perché siamo noi che abbiamo cambiato l’ambiente in cui viviamo, siamo noi che portiamo alla nascita di nuovi virus. La cosa più grave è che sappiamo quali sono le cause dell’impoverimento del nostro ecosistema, ma purtroppo ai piani alti sono tutti interessati al guadagno e al progresso, mentre i cittadini comuni sono annebbiati dal consumismo, accecati dalla smania di possedere e consumare. Poche sono le persone che contribuiscono alla salvaguardia, e queste persone devono urlare per farsi sentire, e nonostante ciò vengono ignorate.
    Basti pensare al Brasile che continua la deforestazione della Foresta Amazzonica, il “Polmone della Terra”. E questo processo va avanti dagli anni ‘40, ma delle conseguenze ambientali a chi comanda non interessano, perché per loro è più importante ricavare spazio per gli allevamenti intensivi, per fini agricoli, minerari o per il legname. Economia, commercio e guadagno sono più importanti per loro, perché non hanno a cuore il futuro di chi verrà dopo. E sai perché? Perché non hanno empatia, tanto saranno morti, cosa gli interessa di quello che accadrà ai figli dei figli dei loro figli? Nulla.
    Ovviamente la deforestazione è ovunque e a causa di questa avvengono molte più valanghe o frane, ed anche in Italia abbiamo riscontrato questo problema. Ed io essendo amante della natura ed avendo provato sin da piccola cosa significa sentirsi legati all’ambiente sto soffrendo molto per la situazione presente. Ho sempre avuto in me questa malinconia, ho sempre guardato al passato con tristezza, e non parlo solo della mia infanzia, ma delle vite passate in generale, della storia dell’uomo.
    Fortunatamente ci sono persone che donano la loro vita per queste cause, e ricordo che da piccola mia zia mi raccontò la storia di Julia Hill, una ragazza che rimase per circa due anni su un albero per salvarlo dall’abbattimento. Accadde che Julia ebbe un incidente d’auto grave e durante la terapia intensiva ebbe una presa di coscienza: nulla deve essere dato per scontato e i beni materiali che possediamo derivano da Madre Natura. In quegli anni la natura era stata danneggiata ed erano state emanate già delle leggi per proteggere l’ambiente. Però l’industria del legno Pacific Lumber aveva continuato nella deforestazione tramite un accordo col governo. Julia terminata la terapia si mette in viaggio fino a giungere nella foresta di Humboldt County dove incontra un gruppo di attivisti per la salvaguardia delle foreste e proprio in quella zona il proprietario della Pacific Lumber avrebbe fatto tagliare tutti gli alberi e incendiato l’area. Poiché le loro manifestazioni non funzionavano Julia si offrì volontaria per salire sull’albero più alto e più importante chiamato “Luna”: era una sequoia millenaria. Visse su una piattaforma e gli attivisti le portarono di tanto in tanto cibo e acqua. La ragazza stabilì un forte legame con la sequoia, affrontando il freddo e le intemperie sentendosi protetta da Luna. Julia poi scrisse anche un libro riguardo questa sua storia personale, intitolato “La ragazza sull’albero”. Questa storia mi colpì profondamente forse proprio perché io stessa ero e sono tutt’ora profondamente legata alla mia quercia.
    Un altro fattore per cui io stessa mi sono battuta è l’inquinamento, mi ha sempre toccato probabilmente anche grazie alla sensibilizzazione che ho ricevuto da mia zia e mia madre. Immagina una bambina che si sveglia la mattina, esce fuori e si trova davanti la campagna, vasti campi verdi, colline e montagne all’orizzonte e ad un tratto nota un qualcosa che stona con tutto il resto, ovvero una discarica. Questo è ciò che vedo da casa mia, un bellissimo panorama rovinato da Cupinoro, questa montagna enorme e nociva di scarti umani. Ebbene poco tempo fa volevano aprire un’altra discarica a Pizzo del Prete, vicino Fiumicino, dato che Malagrotta non riusciva più a contenere i rifiuti. Ma, poiché quella zona è importante per l’agricoltura, i cittadini si opposero da subito. Da qui nacque l’associazione Ecoallegro, fondata anche da mia zia e mia madre che in quegli anni presero parte alle manifestazioni e all’organizzazione di feste per sensibilizzare la gente sul tema ecologico. Ho da subito preso parte anche io alle proteste, perché non volevo che altri bambini come me dovessero vedere ogni giorno una discarica nel panorama. Le continue manifestazioni, a cui partecipò con grande sorpresa molta gente, ottennero come risultato una delibera dal comune di Fiumicino che dichiarò Pizzo del Prete zona bianca, di notevole interesse pubblico. Ovviamente la battaglia non è finita, ma finché c’è gente che lotta, nulla è perduto. Ed io questo ho capito dalle manifestazioni a cui ho preso parte, che l’unione fa la forza. Quindi finché è una persona a lottare per tutti non si andrà da nessuna parte, ma se siamo più persone a farci sentire qualche risultato lo otteniamo. Risultati che comunque non sono sufficienti a rallentare l’evoluzione che sta subendo l’ecosistema, perché quella è una situazione ancor più delicata e che riguarda tutti noi.
    L’inquinamento ha provocato anche l’effetto serra che ha alzato di 1° la temperatura terrestre e se non lo rallentiamo nel 2100 avremo l’aumento fino a 5°. Ciò comporterà danni enormi al clima, all’ambiente e soprattutto a noi stessi, perché mentre la natura si adatterà come ha sempre fatto, l’uomo non riuscirà a farlo in tempi così brevi. Per questo motivo nel dicembre del 2015 si è firmato un accordo a Parigi, per ridurre le emissioni che stanno facendo aumentare la temperatura e l’obiettivo è di alzare la temperatura di solo 1° fino al 2100. A causa dell’effetto serra, inoltre, stanno sparendo i ghiacciai anno dopo anno, e questo sta portando all’innalzamento del livello dei mari. E quando mi capita di vedere documentari o video dove ci sono scene di orsi polari malnutriti, pinguini che non sanno dove andare o il ghiacciaio stesso che si spezza, mi sento un’assassina io stessa, sento di aver fallito, perché invece di partecipare per alimentare la vita sulla terra, sto partecipando alla distruzione, e non è questa l’eredità che voglio lasciare ai posteri; è anche per questo che molte volte ho pensato di non voler avere figli in futuro, preferisco adottare chi è già condannato a questa vita, piuttosto che crocifiggere chi ancora non esiste. E forse potresti essere proprio te il mio figlio futuro e mi scuso perché vivrai in un mondo che ti offrirà neanche la metà di quel che offriva all’uomo in passato.
    Ci siamo chiamati Homo Sapiens, ma quanto di veramente sapiente c’è in noi? Noi che inquiniamo con plastiche e microplastiche i mari, fornendo quel veleno ai pesci, veleno che poi noi ingeriamo quando ci cibiamo di loro. Quanto possiamo essere intelligenti per provocare noi stessi incendi per poi costruire centri commerciali, ville di lusso, alberghi, ecc.? Quanto siamo bravi nell’uccidere insetti che permettono l’impollinazione e lo sviluppo dell’ecosistema? O nel distruggere le barriere coralline per prelevare i coralli e farci dei souvenir?
    Tutto ciò mi reca rancore e rabbia e gli unici momenti in cui mi sento bene è quando vado nel mio campo, in mezzo alla natura. Lì, da sola mi sento in pace e armonia. Senza nulla se non un blocco da disegno e una matita. E forse prima o poi farò come Thoreau o Christopher McCandless e mi ritirerò in una vita isolata circondata solo dalla natura.
    Thoreau in Walden scrisse: “Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici […].”, ed è questo quello che mi sento anche io di voler fare, c’è una parte nel profondo del mio spirito che ha sempre voluto ritirarsi isolata a vivere di quel che la natura aveva da offrirmi, lontana dalla tecnologia e dal consumo che ci annebbiano i sensi e non ci permettono di ascoltare quel che la Terra ha da dirci. Del resto anche Epicuro disse che il vero bene è il piacere, inteso come assenza di dolore. E questi piaceri sono quelli naturali e necessari, come mangiare, bere e dormire. E ritiene che l’uomo si debba staccare dai piaceri naturali e non necessari e ancor di più da quelli non naturali e non necessari (il consumo di oggi). I primi quando vengono soddisfatti cessa il dolore, mentre per gli ultimi in particolare, ogni qual volta vengono soddisfatti ritorna la smania di appagarli con ancora più violenza, giungendo poi a togliere le catene al Prometeo.
    Mi sento ancor più vicina a ciò che fece Christopher McCandless, rispetto a Thoreau, poiché non si fermò in un posto, ma viaggiò; del resto l’uomo è sempre stato un viaggiatore. Quando penso ad un viaggio ideale penso più alle escursioni, al campeggio in mezzo alla natura, ad esplorazioni in luoghi naturali mai visti rispetto che alle città tipo New York, Dubai,ecc., dove ciò che si può fare è solo contribuire al consumo. Christopher, noto anche come Alexander Supertramp, iniziò a viaggiare nell’ovest degli Stati Uniti per vivere per un pò di tempo in solitudine, finché non giunse in Alaska dove poi morì di fame. La sua storia ha ispirato Jon Krakauer che scrisse il libro Nelle terre estreme, che a sua volta è stato adattato in un film di Sean Penn, Into the Wild- Nelle terre selvagge, e di Christopher quello che mi ha colpito è il voler vivere in solitudine, viaggiando in mezzo alla natura, o per citare una sua frase estrapolata dal film: “Vivere soltanto vivere, in quel momento in quel luogo. Senza mappe, senza orologio senza niente. Montagne innevate, fiumi, cieli stellati. Solo io e la natura selvaggia.”. Inoltre, lo stesso personaggio di Christopher nel film esprime un altro mio pensiero: “C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso.Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale.”. Di questo discorso la parte su cui voglio farti porre l’attenzione è quella riguardo alla gente che vorrebbe cambiare la propria situazione, ma ha paura di farlo perché ciò significherebbe rinunciare alle cose che ci hanno reso dipendenti e che ci hanno fatto disimparare azioni che prima erano abituali per la nostra sopravvivenza. Molti di noi oggi non riescono a smettere di consumare proprio per questo, nonostante si debba farlo proprio perché rischiamo l’estinzione. Siamo succubi di ciò che noi stessi abbiamo creato, perché abbiamo soddisfatto per troppo tempo i piaceri non naturali e non necessari di cui ci parlava Epicuro. Quindi di sapiens forse abbiamo poco o niente sotto questo fondamentale punto di vista, in quanto in molti ci hanno avvertito, eppure non abbiamo colto in tempo i giusti segnali.
    Finché continuiamo a dipendere dall’artificiale non avremo molte possibilità di riuscire a rallentare o a stabilizzare il deterioramento dell’ecosistema. Ma continuerà ad essere un continuo declino, che porterà alla nostra distruzione.
    Ci sono progetti come quello di Parigi che mirano al rallentamento delle conseguenze che il nostro consumo ha portato. Tra questi progetti ce n’è uno dove hanno calcolato una percentuale della superficie terrestre da salvaguardare nei prossimi anni: l’obiettivo è di non sfruttare il 50%, ad oggi solo il 18% è al sicuro. Ma il problema è che non tutti i Paesi vogliono contribuire. Quindi a poco servono progetti e soluzioni se non si sviluppa una mentalità globalizzata: questo problema non riguarda solo l’Europa, ma riguarda tutti noi esseri umani.
    Arrivato a questo punto della lettera avrai capito che ci sono troppe cose che non vanno. Anche perché, finché vedrò gente gettare a terra i rifiuti perché i secchi sono a qualche metro di distanza e per loro è troppo faticoso percorrere quei due passi in più, allora mi dispiace ma non riuscirò mai ad avere una visione ottimista del futuro. Spero però che qualcosa sarà cambiato, che tutti noi ci renderemo conto di ciò che rischiamo continuando in questo modo. Spero che abbiate un futuro roseo, e pieno di aspettative, dove regna molta speranza, tutte cose che la mia generazione purtroppo non ha mai visto al 100% a causa di chi c’era prima. Non so se vedrai le stesse piante, gli stessi animali, lo stesso cielo che ho visto io. L’unica cosa che so è che abbiamo bisogno di tornare a provare paura, responsabilità, rispetto ed empatia, e di dare un valore concreto alla vita, perché è solo una la chance che abbiamo di viverla, non si potrà più tornare indietro, e questa vita se colta nella sua vera essenza, vale davvero la pena di percorrerla a pieno.
    Detto ciò se davvero esisti e stai leggendo ti auguro una buona vita, nella speranza che ci sia ancora per molto e che sia una vita degna d’essere vissuta, altrimenti se non esisti significa che non siamo stati abbastanza intelligenti da salvarci, e mi dispiace, perché forse quel che avevo da dire non giungerà mai a nessuno, perché tutte le cose belle che potevamo viverci le abbiamo bruciate, perché proprio a causa nostra ci siamo estinti.

    Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...