Pubblicato in: politica mente, scuola

Pandemia e strage dei congiuntivi


La scienza è scienza, ci mancherebbe… e chi non ha specifiche competenze professionali dovrebbe, a maggior ragione, praticare epoché (sospensione del giudizio) ed afasia (il non dire, il silenzio), lasciando la parola alle istituzioni e agli esperti (o sedicenti tali). Ma quanta inutile sofferenza fisica e psichica, quante morti, quante relazioni interrotte, quanto disagio sociale si sarebbero potuti evitare utilizzando in maniera appropriata, non dico la logica e l’arte dell’argomentare, ma, quanto meno, la lingua italiana in maniera corretta (la quale, come sappiamo, prevede modi del verbo alternativi all’indicativo e all’imperativo, congiuntivi dubitativi, ottativi, della possibilità, eventualità, probabilità, ecc., periodi ipotetici del primo, secondo e terzo tipo)? In ossequio, peraltro, all’empirismo-scetticismo che dovrebbe contraddistinguere il metodo scientifico moderno…
Chi risponde di questo? Chi se ne assume la “responsabilità”? Gli uomini e le donne delle istituzioni (coperti da scudo penale)? I giornalisti e i professionisti dell’informazione? I tanti concittadini che, spinti dall’urgenza delle passioni, non hanno saputo (e non sanno) resistere a balbettare in maniera avventata opinioni mal digerite, facendo, nel loro piccolo, da inconsapevole grancassa, alla grottesca propaganda di regime o alle “opposte” (e funzionali) idiozie fantapolitiche e fantascientifiche? Quasi mai una smentita, un chieder scusa, un “su questo punto ci eravamo sbagliati”…
L’idiozia, l’analfabetismo funzionale, il non praticare la “retta parola” (uno dei principi dell’Ottuplice sentiero buddista, nonché della morale cristiana) sono all’origine di una grande sofferenza che riguarda tutti noi. Tutti quanti siamo responsabili del diffondersi dei germi della paura, del rancore, della disperazione. Abbiamo bisogno di imparare molte cose, non solo da virologi e medici… La strage dei congiuntivi, la lenta agonia della scuola pubblica, il progressivo declino dei diritti socio-economici, non hanno nulla a che vedere con la biologia e le dinamiche di replicazione e diffusione dei virus.

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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