Pubblicato in: filosofia, politica mente

Sulla necessità del pensiero complesso


«Nelle questioni che contano (sia a livello teoretico che a livello pratico), non c’è peggior forma di ignoranza di quella che tende a voler ridurre la complessità del mondo (umano e non) al banale contraddittorio. Si tratta, peraltro, di un bias cognitivo evolutivamente funzionale: intravedendo qualcosa che sembrasse strisciare tra i piedi, a sopravvivere erano i soggetti i quali, temendo il morso di un serpente velenoso, presi dal panico, fuggivano precipitosamente via. Nel 99% dei casi si sbagliavano, pur sopravvivendo nel 100% dei casi. Chi si fermava ad indagare, d’altro canto, aveva la possibilità di cogliere la realtà effettuale del fenomeno nel 100% dei casi (un ramoscello mosso dal vento, una liana, una lucertola, ecc.), ma nell’1% dei casi trovava la morte. Dal punto di vista “scientifico” e, a maggior ragione, “filosofico” un bias cognitivo del genere, però, non paga. Anzi, potremmo serenamente affermare che non c’è nulla di più antiscientifico ed antifilosofico del sostare, inconsapevoli, in un atteggiamento del genere e dell’alimentarlo ad ogni piè sospinto. Anche perché, se è vero che il nostro corredo genetico e gli abiti più profondamente connaturati sono quasi identici a quelli degli antenati sapiens sapiens vissuti centoventimila anni fa, ebbene, di serpenti in mezzo ai piedi difficilmente ce ne potrà capitare uno facendo quattro passi nelle moderne giungle urbane. Per affrontare, con un minimo di speranza, i problemi e le sfide globali del presente, in gran parte autoprodotti dalla stessa umanità, avremmo bisogno, per converso, di sviluppare sempre di più la nostra attitudine al pensiero complesso. Il tempo, però, pare non essere dalla nostra parte. Chi si accontenta di banalizzazioni e semplificazioni contraddittorie non può certo dirsi “filosofo” e, sia pure spesso incolpevolmente, contribuisce a mettere una seria ipoteca sui futuri destini dell’umanità.» (Chico Xavier Pilado)

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Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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