Pubblicato in: politica mente

Pessimismo “green”


Gli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 verranno realizzati, in parte, nella misura in cui porteranno profitti alle élite economico-finanziarie (alle classi dominanti per dirla con Gramsci) oggi al potere. Il prezzo più alto sarà pagato dalle classi subalterne, dalle plebi del Terzo Mondo in primis, e da tutti noi in secundis. Finché si continuerà a privatizzare gli utili e a “spalmare” sui debiti pubblici le passività che il cambiamento recherà necessariamente con sé, procederemo al passo del gambero. Sensibilizzare le opinioni pubbliche – e in particolare le nuove generazioni – è importantissimo, va da sé, ma sarà tanto più (o tanto meno) efficace, quanto più (o quanto meno) i sistemi democratici saranno in grado di “tenere”. Il principale motivo di pessimismo deriva proprio da ciò. Mi sembra evidente che negli ultimi 20 anni le democrazie (occidentali e non) sia entrate in una crisi “strutturale”. L’idealtipo di “Postdemocrazia” risale al 2003 (Colin Crouch). È vecchio quanto “antropocene” per capirci. La ricerca e la comunicazione scientifica sono fondamentali. Ma la principale domanda “che fare?” mi pare necessiti di una risposta essenzialmente politica. Vedi l’esempio dei “vaccini” messi a punto in nove mesi ma non ancora condivisi con i paesi più poveri dopo quasi due anni…

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

Un pensiero riguardo “Pessimismo “green”

  1. La sua analisi è tanto veritiera quanto impietosa. Tuttavia condivido le sue osservazioni.
    Mi chiedo come si possa cambiare il sistema che privatizza gli utili e spalma le passività sul debito pubblico; quel sistema che è stato la leva dello sviluppo economico dal dopoguerra ad oggi.

    Dalle sue parole di cui sopra, mi pare di capire che una nota di pessimismo sia rivolta verso le teorie del liberismo economico, perchè il sistema è divenuto fine a se stesso a scapito della soddisfazione dell’individuo.

    Riascoltando le sue lezioni sull’Antropocene, di un anno fa, ho altrimenti notato che molte critiche sono state rivolte anche al materialismo storico e all’utopia della scienza come leva di un progresso senza limiti.

    Entrambe le critiche sono peraltro giuste: sia il liberismo economico quanto il socialismo materialistico hanno perso di vista l’obiettivo dell’essere umano come elemento dominante e responsabile delle sue azioni su questo pianeta.

    Sulla scia di Hans Jonas, si propone quindi un nuovo modo di concepire l’idea di progresso e l’idea di sviluppo; idea allargata alle generazioni a venire e a tutto il pianeta, e non più limitata al solo prossimo come sarebbe nella etica della religione cristiana.

    “Ama e rispetta le generazioni a venire e il tuo pianeta”. Ecco il nuovo imperativo che integra il detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

    Sono d’accordo su questi concetti.
    Mi chiedo però come agire su un sistema che pare ormai alimentarsi autonomamente.

    Personalmente ritengo che il progresso scientifico e un’etica della responsabilità, siano da considerare come fattori determinanti per il futuro della nostra umanità; là dove la sola provvidenza divina, dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, sembra aver lasciato l’uomo in solitudine.

    Ma la domanda è: “E’ sufficiente un’etica della responsabilità a piegare e dirigere un sistema in cui l’essere umano pare divenuto una pedina e non il fine della nostra umana esistenza?”

    Lei accenna a una risposta essenzialmente politica.

    Ma la politica siamo noi. Siamo noi esseri umani.
    E allora si ritorna all’etica della responsabilità e allo strumento della scienza al servizio dell’essere umano.

    Ma mi pare che così si finisca in un circolo autoreferenziantesi, in quanto la politica è lo stesso essere umano che è a sua volta eticamente responsabile per poter fare politica.

    Non è possibile. Contraddice le leggi della logica e del ragionamento.
    La politica siamo noi.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...