Pubblicato in: politica mente

Le guerre non le vince nessuno. Ma le perde sempre la povera gente


La “ragione” sta dalla parte dei mercanti di armi e di morte, dei politici corrotti, dei potenti psicopatici. Il “torto” sta dalla parte della gente comune, dei poveri disgraziati, i quali, da che mondo è mondo, vogliono solo pane e lavoro e tranquillità e amore in famiglia. Ecco, se proprio si ha bisogno di appiccare etichette, si usino queste e non “ucraini” vs. “russi”, “neri” vs. “bianchi”, “buoni” vs. “cattivi”. Se avete due minuti ascoltate questa gente. Si tratta di un reportage realizzato sul campo da Giorgio Bianchi, un fotoreporter indipendente che da anni documenta, perlopiù inascoltato, la guerra in corso nel Donbass. Una guerra vieppiù schifosa, come tutte le guerre civili, che dal 2014 ad oggi ha fatto, secondo una stima al ribasso, tra le 16.000 e le 17.000 vittime (https://uacrisis.org/…/60291-un-19th-report-human…), nel silenzio roboante della stampa nostrana e UE (come avviene per la gran parte dei conflitti che insanguinano il mondo). Dove erano i nostri urlatori da salotto, dove il ministero degli esteri, dove erano le diplomazie europee, dove l’ONU, dove le forze di peacekeeping, dove gli “esportatori di democrazia”? Dove sono adesso? Ascoltateli. Sono cittadini ucraini, ma parlano russo, greco, georgiano, armeno. A volte dentro la stessa casa si usano due o tre lingue diverse, come nella ex-Jugoslavia, tra croati, serbi, bosniaci, ecc. Si sentono “ucraini”, o, piuttosto, ormai non gliene frega più niente, persone e basta, vorrebbero semplicemente fare una vita normale, senza più bombe o tiri di artiglieria o cecchini del loro stesso esercito (ucraino) a sparargli addosso. Vorrebbero parlare la loro lingua quando entrano in un negozio o salgono su un bus o vanno a scuola (altro che Greenpass!). In santa pace. Alla stessa maniera dei papà e delle mamme e dei bambini di Aleppo in Siria o di Sana’a nello Yemen o di Bracciano. I mercanti di armi, molte delle quali made in Italy, tra il 2014 e il 2022 hanno rifornito impunemente sia l’esercito ucraino, impegnato a massacrare una parte del proprio popolo (in nome della democrazia?), sia l’esercito di Putin (vedi per esempio https://www.ilfattoquotidiano.it/…/guerra-in…/6513857/). Ora venderemo o meglio “svenderemo” ancora più armi, senza sapere bene in che mani finiranno, ma con la quasi certezza che ammazzeranno persone come quelle che vediamo nel reportage. Quelle armi, badate bene, le paghiamo noi in busta paga, con parte della nostra pensione, o quando andiamo a comprare il latte. Come i quintali di mascherine “Fiat Chrysler” che giacciono inutilizzate ed inutilizzabili nei corridoi delle nostre scuole (un milione al mese più settecentomila euro destinati al loro futuro smaltimento). Noi diventiamo più poveri, loro, i soliti noti, più ricchi. Ora ci stanno dicendo che i sacrifici bisogna farli per la vittoria della democrazia e per fargliela pagare a “quel porco” di Putin. Ieri era per combattere la pandemia, come un sol uomo, perché la gran parte dei problemi del nostro paese, politici, economici, sociosanitari erano da attribuirsi ad alcune migliaia di perversi “no-vax”. Il punto è questo: noi esseri umani siamo in guerra contro noi stessi. E da noi stessi, probabilmente, non ci salveremo.

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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