Pubblicato in: politica mente, scuola

La barbarie è servita


In questi ultimi anni noi insegnanti ci siamo letteralmente fatti in quattro e abbiamo tollerato di tutto. Ma c’è un limite di moralità, di dignità oltre il quale sento non si possa ulteriormente arretrare. Il confine della barbarie è sopportare che alcuni colleghi, che alcuni lavoratori, in nome di una disposizione ministeriale che non ha alcuna palese giustificazione sanitaria, di sicurtà o di opportunità educativa e didattica, dopo essere stati privati per mesi del salario e della loro attività lavorativa, siano costretti a riprendere servizio in condizione di “paria”, demansionati, impossibilitati finanche ad intrattenere sul posto di lavoro relazioni umane minimali. Comunque personalmente la si pensi, o la si sia pensata, a proposito dell’efficacia sanitaria della campagna vaccinale a scuola e della gestione politica e massmediatica della pandemia, ora che la magistratura, con i suoi tempi, ha costretto l’esecutivo a reintegrare i colleghi che non hanno voluto (o non hanno potuto) ottemperare all’obbligo vaccinale, sottoporli a tale trattamento è inutile, insensato, infame. Senza considerare che, con l’obbligo di sottoporsi a tampone ogni 48 ore, sono probabilmente le persone potenzialmente meno “infettive” che mettano piede a scuola.

I diritti perduti dai lavoratori in questo frangente storico – mi auguro di sbagliare grandemente – , difficilmente verranno recuperati. Siffatta è l’eredità che lasciamo ai nostri figli, noi che dai nostri padri ed avi non abbiamo imparato la lezione. Pessimi insegnanti, in questa caricatura di “Repubblica fondata sul lavoro”. Obbligati, peraltro, alla triste pantomima burocratica della “educazione civica”. Si aggiunga a ciò il requiescat dei sindacati, anzi dell’idea stessa di “sindacato”. La pietra continuerà a rotolare lungo la china: nei mesi a venire subiremo altri “tagli”, altre limitazioni, saremo ancor più individualizzati ed in solitudine. Altri diritti si andranno smarrendo nelle nuvolaglie indistinte del passato in nome di un eterno presente fatto di emergenze, di terrorismo, di guerra di tutti contro tutti.

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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