Pubblicato in: politica mente, scuola

Time out per la scuola pubblica


Sette anni fa l’ultimo sciopero unitario e relativa manifestazione di piazza degna di nota. Peraltro inconcludente. Era l’epoca della vergognosa “riforma Renzi” passata in maniera quasi integrale con gli effetti che conosciamo bene. La distruzione progressiva della scuola pubblica in direzione dell’attuale sistema buro-tecno-aziendalista è proceduta innanzi come un rullo compressore, senza incontrare ostacoli di sorta.
Con il mondo della scuola e la classe docente in particolare si sono utilizzate, a mo’ di sperimentazione, armi che abbiamo visto all’opera in maniera ancor più marcata e parossistica in questi ultimi due anni di infame gestione psico-politica della pandemia (ed ora della guerra non dichiarata ma effettiva): propaganda a reti unificate, su TV generaliste, stampa e, soprattutto, social, finalizzata alla denigrazione e allo svilimento della classe e della professione docente (il tormentone dei tre mesi di ferie e delle diciotto ore di lavoro e altre amenità del genere ripetute goebelsianamente fino alla nausea), alternata al mantra di ridicole blandizie o vuote promesse gettate in pasto ai futuri “elettori” al momento dell’insediamento di questo o quel ministro (ma ormai anche le “elezioni” si sono ridotte a farsa saramaghiana); nuove funzioni, incarichi e compiti aggiuntivi introdotti surrettiziamente a colpi di decreti-legge e di circolari ministeriali al grido “l’Europa lo vuole!” (leggi: la fondazione Agnelli lo vuole!), ovviamente a costo zero per la PA, quindi non retribuiti o retribuiti con mancette da garzone di bottega, a scapito dell’essenza della scuola ovvero la didattica e lo studio; il tutto accompagnato da inani carichi di ridondate, onnipervasiva burocrazia. Le piaghe aperte, purulente, del nostro sistema scolastico sono state lasciate lì a trasudare pus: edifici cadenti o bombardati, strutture laboratoriali insufficienti, classi-pollaio (da 30 e più studenti, nonostante il calo delle nascite), percorsi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro demenziali, tortuosi, liquidi, all’insegna della privatizzazione delle strutture pre-concorsuali e della formazione, vere e proprie “mazzette” da anticipare per poter avere un posto a tempo indeterminato (almeno una volta la tangente da pagare per superare un concorso pubblico, pur cospicua, era una tantum).
Nel frattempo, le istituzioni della Repubblica fondata sul Lavoro, sfruttavano (e sfruttano) il lavoro di decine di migliaia di precari… al punto che ora il MI non ha più fondi per risarcire gli autori delle cause passate in giudicato.
Ora, mentre il rinnovo del contratto scaduto nel 2018 langue (la nostra è l’unica categoria della PA rimasta senza contratto), l’ineffabile ministro Bianchi ha deciso di approfittare del clima “emergenziale” per dare il colpo di grazia a quel che rimane della scuola pubblica, con una riforma che mira ad introdurre per contratto a costo zero quelle (pseudo)attività aggiuntive non ancora contrattualizzate e ad estendere il calvario della formazione privatistico-oligarchica (e spesso banditescamente gestita) ai docenti in servizio, con la solita inascoltabile litania delle “nuove tecnologie”, dell'”inclusione”, della “resilienza”, ecc.
Che armi abbiamo? A mio avviso, il blocco delle attività aggiuntive, finché sarà possibile, è l’unica strada ancora legalmente percorribile, l’unica in grado di mettere davvero in crisi il sistema buro-tecno-aziendalista della scuola. Nessuno per contratto – ma ancora per poco come si è detto – è obbligato ad assumere incarichi extra (coordinamenti vari, progetti, incarichi, PCTO e altre goliardate a guadagno zero e ad alto impatto psico-burocratico).
Gli scioperi vecchia maniera si sono dimostrati sin qui inutili, un ferrovecchio del secolo scorso. Nelle scuole superiori – diverso, entro certi limiti, il caso di elementari e medie spesso assimilate a luoghi di “baby-sitting” – non creano alcun disagio, anzi sono i benvenuti da parte degli studenti e della PA che risparmia decine di migliaia di euro. A maggior ragione se si tratta di scioperi indetti da pur nobili ma corpuscolari sigle sindacali che viaggiano su una rappresentanza da zero-virgola. L’inazione dei fu grandi sindacati confederali, ridotti oramai a CAF di categoria, è stata sin qui vergognosa, provocando l’emorragia di migliaia di iscritti.
Bloccare gli scrutini è praticamente impossibile in base ad un codice di autoregolamentazione firmato dagli stessi sindacati nel 1999. Dunque, allo stato attuale dei fatti si tratta di una via “meontologica”.
Inutile ripeterlo però. La classe docente non esiste più: si è estinta con la fine del “Secolo Breve”. Il ruolo delle RSU nelle scuole è poco più che farsesco. Fino ad ieri è servito, fondamentalmente, a contrattare la distribuzione delle briciole dei fondi di istituto, cioè a giocare con la classica coperta di Linus. Non c’è più tempo. A maggior ragione, e in linea con quanto registrato sin qui, a mandare avanti le scuole in termini di studio e didattica sostanziale (con o senza LIM: la didattica è una faccenda “umana” non piegabile in senso “trans-umano”) dall’anno prossimo saranno un certo numero di sfigati “old style” con alcuni colleghi impegnanti strenuamente in eterei e snervanti corsi di formazione su pacchetti di “niente” con il miraggio di una mancetta da intascare da qui a tre anni. E a dire che Parmenide, il terribile padre dell’ontologia occidentale, aveva negato che la via del non-essere fosse percorribile…

Autore:

Ho studiato filosofia presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e mi sono laureato nel 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni, con una tesi in storia della filosofia antica intitolata "Vivere significa morire: analisi di alcuni frammenti eraclitei". Sono socio della SFI - Società Filosofica Italiana di cui curo il sito web. Da alcuni anni mi interesso di Pratiche Filosofiche e Consulenza Filosofica, collaborando con riviste scientifiche del settore, sulle quali ho all'attivo decine di pubblicazioni. Dal 2004 svolgo la professione di Consulente Filosofico e ho promosso una serie di iniziative filosofiche (Caffè Philo, Dialogo Socratico, Seminari di gruppo) aperte al pubblico. Attualmente insegno filosofia e storia presso il Liceo "I. Vian" di Bracciano (Liceo Classico sezione X). Utilizzo la filosofia in pratica sia durante le lezioni ordinarie che in altre "straordinarie" occasioni (passeggiate filosofiche nel bosco, dialoghi socratici a tema, ecc.). A scuola provo a tener aperto uno "sportello" di consulenza filosofica rivolto ai grandi ed ai meno grandi.

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